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Il volto dell’arte Liberty a Grosseto

Il volto dell’arte Liberty a Grosseto

Lo stile liberty , fin dai primi anni del Novecento, ebbe in Grosseto un particolare successo rispetto a molti altri centri toscani. «Fu comunque adottato principalmente nell’edilizia civile privata, villette e case plurifamiliari, case popolari, alberghi, negozi, cinema e caffè, mentre per l’edilizia pubblica a carattere rappresentativo la cultura ufficiale impose il corrente linguaggio accademico neogotico o neorinascimentale…Il nuovo volto della città fu attuato da architetti ed ingegneri di eterogena formazione rappresentanti di una cultura eclettica che sommavano alla tradizione accademica il nascente linguaggio liberty» (F.ROTUNDO, Architettura a Grosseto …, p.90). Questi artisti «…si fecero interpreti del nuovo gusto e produssero opere originali anche se alcuni di essi non oltrepassarono il limite della loro cultura provinciale…Si produsse pertanto un vivace clima culturale aperto alle novità ed alla svariate influenze» (EADM, Ibidem). Ed è proprio l’architetto che ha dato alla città i due più significativi edifici in stile neogotico, Lorenzo Porciatti, che realizza nel 1900 anche la prima costruzione grossetana con elementi in stile liberty del secolo, il Villino Panichi, che comunque è d’impianto neorinascimentale.A questa, fuori delle mura, sulla Piazza Umberto I, fa seguito una lunga serie di edifici in questo stile nel centro storico, con la demolizione di quelli antichi di cui occupano l’area. Nel 1903, per la costruzione del Palazzo Cappelli, su progetto del Luciani, sono demoliti gli edifici addossati alla chiesa di San Pietro. Fra il 1906 ed il 1911, ancora sul Corso, vengono costruiti uno accanto all’altro il Palazzo del Genio Civile ed il Palazzo Tognetti, ed all’angolo fra il Corso e via Saffi la Palazzina Turillazzi – profondamente modificata successivamente – su progetto dell’ingegnere Corrado Andreini, lo stesso progettista del Villino Andreini (1909) e della Palazzina Tempesti (1913) di via Mameli. Del 1918 è il Palazzo Pallini, progettato da Luigi Ponticelli, con motivi decorativi Liberty nelle cornici e nel cornicione.

Nel decennio 1920-1930 vi è in Grosseto un’intensa attività edilizia di tipo popolare e residenziale, che particolarmente nella zona dell’odierna via Buozzi viene attuata secondo l’adozione, da parte dell’ingegnere Della Rocca, dello stile liberty con una serialità delle tipologie che permette una rapida realizzazione dei lavori. Sono costruite le “case per i ferrovieri”, quadrifamiliari su due piani, identiche, con poche varianti nelle decorazioni (mascheroni, festoni vegetali) e case unifamiliari con elementi decorativi realizzati a rilievo in grigio scuro su superfici bianche.

Fra le costruzioni più tarde sono il Palazzo Barth del 1928 sulla Piazza Umberto I, ben presto abbattuto per lasciare lo spazio al nuovo Palazzo delle Poste, il villino, anch’esso scomparso, edificato in via Gramsci dal geometra Scandola, la Casa Brogi di via Vinzaglio adiacente al Villino Magrassi, costruito nel 1928 su progetto dell’architetto Pistelli, autore anche del Villino Guastini in via Matteotti, con piano terra destinato a deposito e salone di macchine agricole. Del 1930 è la Casa Spagnoli nel viale Sonnino costruita circa il 1930 dall’Impresa Egisti. «Un’architettura più colta, improntata al recupero della tradizione classica e che si discosta dagli assunti lineari liberty, manifesta Umberto Tombari progettista delle villette signorili della “Cooperativa Edilizia Grossetana” costruite nel 1929 nel lotto compreso tra via Bruno Buozzi, via Trento e via Tolmino che presentano due tipologie. Si tratta di costruzioni a due piani caratterizzate da una chiara partitura architettonica ed da una calibrata decorazione che si ispira a modelli neoclassici soprattutto per l’adozione di fregi e colonnine. Al primo tipo corrispondono la villa Catelani in via Trento e la villa Ganelli in via Tolmino n. 8 con il portale d’accesso inquadrato entro un’ampio arco a tutto sesto sostenuto da colonnine e sormontato al piano superiore da una loggetta tripartita anch’essa da esili colonnine d’ordine ionico. In posizione angolare sporge il corpo della veranda con robusti pilastri ed archi su cui poggia la soprastante terrazza. Al piano superiore, oltre alla loggetta, sono finestre ad arco e un fregio a festoni a rilievo, di ispirazione classica, lungo tutti i prospetti. Alcune varianti a questo tipo si rilevano nella villa in Via Tolmino n.4-6 che reca nella chiave dell’arco di accesso il motivo a conchiglia e la loggetta superiore tripartita da colonnine d’ordine ionico, fiancheggiata da due balconcini semicircolari. Al secondo tipo appartengono invece la villa Luzzetti in via Trento n. 51-53, la villa Menci in via Bruno Buozzi n. 30, la villa Tombari in via Bruno Buozzi n. 34 e la villa dell’avvocato De Leone in piazza Dalmazia
dove il corpo del portico d’accesso con terrazza soprastante è collocato in posizione d’angolo. Allo stesso ambito culturale appartengono numerose altre costruzioni – tra le quali si segnalano in Via Matteotti la palazzina Francini al n.30 del 1927 e il villino al n. 84-86; la villa nel viale Mameli n.5 progettata dall’ingegner Francesco Pistelli nel 1926; la villa Mainardi in via Roma n. 2 o la villa Morandini in via Roma n. 23 del 1930 con portale tripartito, loggetta e finestre ad arco a sesto ribassato recanti cornici
a rilievo; la villa nel viale Manetti n. 9 come pure il villino Marsili nel viale Sonnino n. 12 realizzato su progetto dell’ingegner Pellizzari nel 1929 fino agli ultimi esiti rappresentati ad esempio dal villino Bonaccorsi in piazza Dalmazia realizzato su disegno di Tombari nel 1935 in cui la composizione architettonica della torretta angolare terminante nella loggetta scandita da colonnine, gli elementi decorativi diffusi e la bella cancellata in ferro che la circonda, conferiscono un carattere di raffinata dimora signorile o dal villino in Via Amendola n.5 risalente al 1936 con doppia loggetta tripartita al primo ed al secondo piano» (F.ROTUNDO, Architettura a Grosseto …, pp.120-123).

 

grosseto liberty palazzo tognetti

Nella foto qui sotto, sulla destra, è il Palazzo del Genio Civile, la cui facciata di impianto classico è caratterizzata dalla serie dei portali ad arco cui corrispondono le aperture ad arco sui piani superiori. Decorazioni floreali in cotto sottolineano le aperture, mentre il cornicione è
arricchito da decorazioni miste in laterizio e ceramica policroma con un motivo di ninfe palustri nelle parte superiore, e uno di frutti nelle parte sottostante. Negli spazi fra le finestre dell’ultimo piano spiccano gli scudi decorati con strumenti di ingegneria. Il marcapiano fra il piano terreno e il primo piano è invece decorato con un fregio, parte in laterizio, parte in ceramica in cui sono raffigurati festoni di grano interrotti da rappresentazioni di strumenti agricoli. Nelle mensole dei balconi sono rappresentati la Gorgone, divinità etrusca simbolo della Maremma, e la Chimera, simbolo della civiltà etrusca. Il palazzo d’angolo, tra corso Carducci e via Cairoli, è Palazzo Tognetti. Progettato dal Luciani presenta interessanti soluzioni sia nella partitura architettonica che negli elementi decorativi. I due fronti su tre livelli, sono sottolineati da fasce marcapiani e da lesene. Nelle lunette e nelle basi delle porte e delle finestre è una ricca decorazione in pietra artificiale a motivi floreali, che si ripete nel cornicione della terrazza alla sommità dell’edificio, e che determina una felice contrasto cromatico con l’intonaco delle facciate. L’impiego di materiali moderni come la pietra artificiale, usata per le parti decorative, crea un felice contrasto cromatico contro le superfici intonacate dei prospetti. La planimetria è organizzata intorno alla scala centrale dal disegno a spirale, terminante in un lucernaio. Al piano terra sono i locali che ancora conservano le vetrine originarie in legno intagliato della Calzoleria Menci.

 

s-l300Il Villino Panichi con la sua recinzione originaria. F.ROTUNDO, Architettura a Grosseto …, p..94: «Si tratta di una costruzione realizzata interamente a mattoni di impianto decisamente neorinascimentale ma con una ricca ed esuberante decorazione, in pietra artificiale, che investe la struttura architettonica esaltandone la robusta composizione. Questa trova espressione nelle comici di porte e finestre, nel cornicione e nei mensoloni di sostegno della copertura. Il gusto decorativo dell’artista si esprime anche nelle rostre e nelle grate in ferro di porte e finestre, nei riquadri dipinti con motivi floreali e nelle iscrizioni che contribuiscono ad accentuare il carattere effimero di questo edificio. Una particolare attenzione è riservata anche alla progettazione de! muro di cinta con bella cancellata in ferro, demolito per far posto all’edificio addossato successivamente sul fronte e che impedisce quasi completamente la visuale, e alla scala di accesso esterna ad L con robusta balaustra in pietra anch’essa soffocata nell’angustia del sito» (F.ROTUNDO, Architettura a Grosseto …, p.94).

 

palmameli

Viale Mameli. Palazzina Tempesti

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