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Villa Faccanoni

Villa Faccanoni

Questa grande villa è collocata sulla strada che da Sarnico conduce a Predore, nella località denominata “Surre”. Fu l’ing. Luigi Faccanoni (Savona, 1867 – Sarnico, 1939) a commissionarne la costruzione all’arch. Giuseppe Sommaruga (1867-1917) nell’anno 1912, cosi come è ricordato da una targa decorata in cotto applicata sul fronte della villa.
L’ingresso è costituito da una grande cancellata in ferro battuto che si apre dalla strada, disposto ad esedra e affiancato su di un lato da un piccolo edificio adibito a portineria. Due grandi cancelli carrabili sono alternati con tratti di ringhiere poste su muretti rivestiti a bugnato. La struttura di base, piuttosto lineare, è intrecciata da innumerevoli elementi vegetali come viticci d’uva e dall’usuale motivo a nastro, prediletto dal Sommaruga.

L’Architetto realizzò un progetto “globale” occupandosi anche degli elementi decorativi che dovevano andare a completare ed arricchire l’edificio.

Attraversato l’ingresso ci si trova di fronte ad un complesso di vaste dimensioni ma dalla volumetria compatta che si sviluppa su tre piani con l’aggiunta, in posizione angolare, di una torretta a base quadrata con loggia panoramica.

Sommaruga si trovò in questo caso ad affrontare un progetto ex novo, e decise, non si sa se su esplicita richiesta del committente, ma certamente forte della sua autonoma personalità, di proporre qualcosa di diverso rispetto alla sua produzione precedente, rendendo esplicito ciò che era stato scritto su di lui dai critici coevi, ovvero il suo essere un architetto modernista ma ancora legato in maniera costruttiva alla tradizione.

Villa Luigi Faccanoni richiama certamente ad un vago clima rinascimentale ma è al manierismo che Sommaruga guarda quando progetta la facciata, costituita da una varietà di materiali, composti per successive addizioni di parti. Partendo dal basso si può osservare il basamento a bugnato rustico, interrotto da archi ribassati; la successiva parte decorata con cementi plastici in altorilievo; una fascia in ceramica lavorata a bassorilievo interrotta da una serie di aperture regolari quadrate e la gronda a guscio dove sono applicati inserti iridescenti che, su di uno sfondo a mattoncini in cotto, formano disegni geometrici.

Simili effetti luministici e cromatici sono ravvisabili anche nel seminterrato della villa, al quale è possibile accedere attraverso l’originale grotta artificiale, anch’essa di clima manierista, posizionata nel parco e antistante l’edificio. In questo ambiente, che un tempo ospitava degli acquari, sono presenti delle rocce sono inseriti degli elementi in ceramica colorata che ricordano vagamente, ma forse casualmente, certe opere del architetto modernista catalano Antonì Gaudì. In tempi successivi tale spazio fu adibito a cantina vitivinicola.

Notevoli sono gli altorilievi in cemento plastico, a cui si è accennato, che si stagliano sulla facciata della villa: essi rappresentano dei putti che, suddivisi in diversi gruppetti, giocano tra loro sorreggendo festoni di foglie e fiori. Tali altorilievi furono realizzati, su disegno di Sommaruga, dallo scultore-artigiano milanese Ambrogio Pirovano (1864-1920) che durante la sua carriera collaborò costantemente con l’architetto.

Restando all’esterno della villa si possono notare alcuni elementi particolari come il voluto contrasto cromatico tra la pietra bianca del rivestimento a bugnato e quella grigia utilizzata per gli architravi e i davanzali delle finestre e per i basamenti e capitelli delle colonne del portico.

Insoliti, rispetto alla precedente produzione di Sommaruga, sono anche la lunga balconata, sul lato sinistro dell’ultimo piano e l’ingresso della parte posteriore, sottolineato da due obelischi, che presenta una passatoia verso il giardino ad imitazione del ponte levatoio di un castello medioevale.

All’interno della villa il piano terra è destinato ad ambiente di rappresentanza e vi si trovano tre sale di ampie dimensioni. I pavimenti sono in parquet o in piastrelle con motivi colorati. Sul soffitto della sala da pranzo si trova una cornice in stucco entro cui è dipinto ad affresco un illusionistico graticcio ricoperto da rigogliose piante di frutti attraverso cui si può scorgere l’azzurro-grigio del cielo. Sempre nello stesso ambiente è possibile vedere una fascia decorativa in stucco piatta lavorata ad intaglio, che è stata ricostruita sul disegno originario durante gli ultimi restauri: entro uno schema ad andamento alternato lineare e curvo si dispongono rami fioriti, fronde cariche di melograni, grandi foglie dal contorno frastagliato tra cui si scorgono, insolitamente, alcuni animali come ad esempio un aquilotto che si reca al nido per nutrire i propri piccoli, un pavone, un coniglio e un’aragosta.

Sono autentici anche il camino in pietra nera, anch’esso lavorato ad intaglio, della sala centrale e i serramenti in legno, ognuno con un disegno differente ma sempre elegante; alcuni di questi sono chiusi da vetri colorati ed arricchiti da disegni a volute dal gusto rocaille.

In posizione centrale rispetto alla pianta dell’edificio è collocata la scala che porta al piano superiore che non ha dimensioni tali da poterla definire monumentale ma è di forte impatto soprattutto grazie alla ringhiera in ferro battuto dal disegno originale: la balaustra, con corrimano in legno, è posizionata in diagonale in modo da seguire l’andamento dei gradini in marmo, è formata da moduli rettangolari riempiti a grata e intervallati da nastri ed elementi floreali verniciati che riproducono piante di rose rampicanti.

I circa 34 ambienti che vanno a comporre l’edificio sono distribuiti in modo tradizionale e non mostrano la libertà di snodo e la continuità di progetti sommarughiani, forse a causa di specifiche esigenze e richieste del committente.

La villa è circondata da un vasto parco con piante secolari e innumerevoli varietà di fiori dove sono collocate diverse piccole strutture, alcune delle quali progettate dalla stesso Sommaruga, come serre, statue, panchine in pietra decorata, un gazebo, un’uccelliera e una fontana. Sempre nel parco, nella zona antistante la villa, sorge un edificio un tempo adibito a rimessa e a scuderia che è stato recentemente ristrutturato e trasformato in un centro congressi.

In origine un ponte in pietra e ad arco ribassato, sostituito nel 1982 con una passerella in ferro, era collocato nella parte destra della proprietà e collegava la villa al giardino e alla darsena che si trovano dall’altro lato della strada, in riva al lago.

Nel 1987 si avviarono una serie di opere di restauro conservativo mantenendo inalterate le caratteristiche originarie dell’edificio.

Attualmente la villa, denominata Villa Surre, è in perfetto stato di conservazione ed è utilizzata come location per eventi e come centro congressi.

 

Valentina Cristini

Scheda tecnica

  • Denominazione ricorrente Villa Surre
  • Altre denominazioni Villa Luigi Faccanoni
  • Indirizzo SARNICO, via Predore 5
  • Progettista Giuseppe Sommaruga
  • Committente Luigi Faccanoni
  • Anno/periodo di costruzione 1912
  • Bibliografia

    In posizione panoramica sul lago d’Iseo, la villa si protende verso il paesaggio con un gioco dinamico di volumi e di elementi in diagonale. Gli esterni sono rivestiti con vari tipi di pietra e decorati da elementi in cemento e ceramica. (P. Sacerdoti)

    -E. Bairati, Sommaruga e le arti applicate, in Giuseppe Sommaruga: un protagonista del Liberty italiano, catalogo della mostra tenutasi a Milano 28 Maggio- 30 giugno 1982, testi a cura di Eleonora Bairati e Daniele Riva, Milano 1982, pp. 28; 33.

    -A. Giorgi, Faccanoni. Note storiche e biografiche sul ceppo di Sarnico sino al 31 dicembre 1994, Predore (Bg) 1994, pp. 106-110.

    -Giuseppe Sommaruga: un protagonista del Liberty italiano, catalogo della mostra tenutasi a Milano 28 Maggio- 30 giugno 1982, testi a cura di Eleonora Bairati e Daniele Riva, Milano 1982, pp. 123-125; 127.

    -Il liberty a Sarnico, a cura della Biblioteca comunale di Sarnico, testi di Isa De Luca, fotografie e progetto grafico di Giuseppe M. Tobias Faccanoni; collaborazione Pro loco di Sarnico, Sarnico (Bg) 2006, pp. 74; 82; 84; 87.

    -U. Monneret de Villard, L’architettura di Giuseppe Sommaruga, prefazione di Ugo Monneret de Villard, Milano 1908.

    -C. Perogalli, M.G. Sandri, V. Zanella, Ville della provincia di Bergamo, Milano 1983, pp. 330-331.

    -S. Rebora (a cura di), Ernesto Pirovano 1901-1972, con la collaborazione di Carlo Migliavacca, Milano 2001, pp. 19-25.

    -D. Riva, Giuseppe Sommaruga tra tradizione e modernità, in Giuseppe Sommaruga: un protagonista del Liberty italiano, catalogo della mostra tenutasi a Milano 28 Maggio- 30 giugno 1982, testi a cura di Eleonora Bairati e Daniele Riva, Milano 1982, p. 18.

    -A. Vaini (a cura di), Sarnico, testimonianze e aspetti di ieri e di oggi, Sarnico (Bg) 1986, p. 75.

    -La pratica riguardante la ristrutturazione e il parziale cambio di destinazione d’uso dell’immobile è stata consultata presso l’Archivio dell’Ufficio Tecnico del Comune di Sarnico (Bg).

    Alcuni contenuti tratti dal sito giuseppesommaruga.org

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