Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!
Menu Navigazione
Villa Embassy

Villa Embassy

La “favola bella” dell’Embassy si intriga con la storia di Villa Cacciaguerra e per rievocarla è necessario partire proprio dal luogo dove si colloca la signorile abitazione: il viale Amerigo Vespucci.
Questo pezzetto di strada, che nel 1894 prenderà il nome del grande navigatore ed esploratore fiorentino, è il più antico “percorso turistico” del litorale adriatico, concretizzato nel 1877 su di un arenile interamente deserto e inospitale. La realizzazione di questo tratto favorisce e amplia l’urbanizzazione del lido, arricchendolo di anno in anno di nuovi deliziosi villini, dimore estive di gente danarosa che ama trascorrere al mare i mesi della calura: la cosiddetta villeggiatura. Tra questi insediamenti, proprio al centro del primo frammento di litoranea, che va dallo Stabilimento dei bagni al torrente Ausa, si erge il villino che dal cognome del proprietario sarà chiamato Cacciaguerra. La costruzione, dallo stile architettonico eclettico, spunta all’inizio degli anni Novanta (si veda in proposito l’articolo di Giovanni Rimondini nelle pp. 22-24) e non è azzardato dire che l’armonia delle linee misurate e sobrie e la deliziosa torretta ne fanno una delle abitazioni più aggraziate ed eleganti del viale.

3899317031_97c7d624ae_o
Il nome di questa residenza si mescola con l’oscuro episodio della morte di Ruggero Pascoli, padre del grande poeta Giovanni, avvenuta la sera del 10 agosto 1867 nei pressi di Savignano con una fucilata sparata – si dice – da due persone appostate dietro i cespugli della strada. Ruggero, che si trovava sul calesse, morì sul colpo e la cavalla proseguì il percorso trasportandolo a casa. Le indagini non riuscirono a scoprire i colpevoli dell’imboscata e la magistratura attribuì il crimine ad ambienti del brigantaggio romagnolo. Giovanni, invece, era convinto che gli esecutori dell’omicidio fossero due sicari pagati da Pietro Cacciaguerra, un possidente che dopo aver fatto fortuna in Sudamerica si era trasferito a Savignano divenendo una sorta di “boss” locale: un personaggio prepotente e senza scrupoli, che aveva avuto dei contrasti con Ruggero Pascoli proprio perché ambiva occupare il suo posto di amministratore della tenuta dei principi Torlonia. Non a caso, trascorso un anno dal fattaccio, Pietro Cacciaguerra venne assunto in quell’incarico, che lasciò nel 1875 dopo aver incrementato il proprio patrimonio.

45603633891_585fd9cb49_o
Per diversi anni il villino famiglia Cacciaguerra. Pietro, sposato con la cesenate Antonia Boni (1833-1913), ebbe tre figli: Silvia (1857- 1932), Ettore (1858-1914) ed Elettra (1860-1940).
Quest’ultima, che sposerà Maioli, nella spartizione dell’immensa eredità lasciata dal padre si aggiudicherà la Villa sul viale Amerigo Vespucci e una sfilza di campi retrostanti – poi lottizzati – fino alla ferrovia2. Come dimora vacanziera la Villa Cacciaguerra mantiene un silenzioso anonimato fino al 1934, quando nel suo piano terra e nel suo rigoglioso giardino si insedia un locale da ballo con l’esotico nome di Adriatic Embassy Club.

9900366813_141ddcbbb0_o

L’apertura di questo ritrovo, sfolgorante di luci e di compiacenti penombre, è un evento che manda in visibilio le cronache balneari. Il “Corriere del mare” parla addirittura di un dancing che nasce con l’intento di offrire «alla jeunesse dorée un luogo dove potersi appartare e vivere in completa dimenticanza del mondo che ci circonda». Per i patiti del ballo, l’Embassy, con le mille tentazioni del suo «giardino incantato», è la novità assoluta del divertimento notturno.

cacciaguerra2

Chi varca la soglia dell’ottocentesca Villa Cacciaguerra, si sbizzarriscono i reporter, entra in paradiso. Un vero eden di delizie: colori abbaglianti sulla pista, luce soffusa nel parco, frescura deliziosa in un meraviglioso scenario di verde e poi suoni e melodie che fanno sognare e coppie che «volteggiano e s’inebriano ai motivi del tango, velenosi come baci d’amore, ed ai ritmi vivaci di musiche esotiche, violente come l’amore dei vent’anni».

28148376785_799aa15fbb_o

Entusiasta della grande vitalità del dancing è anche il “Corriere Padano”, che tuttavia storce il naso sul nome troppo inglese del locale. «Meglio chiamarlo Circolo dell’Ambasciata», suggerisce. Un invito, questo, che anticipa di qualche stagione la campagna del regime fascista contro le parole straniere: una vera e propria “rivoluzione linguistica” che si abbatterà sulla riviera.

embassy
Cambierà il nome, ma la clientela del «giardino incantato» di Villa Cacciaguerra rimarrà sempre la stessa: giovane, allegra e con tanta voglia di divertirsi. Molte le serate importanti che si susseguono sul civettuolo «parterre» dell’Embassy. Ricordiamone alcune tra le più spettacolari dell’estate: il ricevimento in onore delle altezze reali, il Duca di Genova e il Duca di Ancona, che richiama i maggiori esponenti dell’aristocrazia italiana; il Gran Ballo del Tennis, che conclude i vari tornei internazionali con la partecipazione di tutte le delegazioni estere soggiornanti al lido e il grandioso Ballo della Vela, che sarà ripetuto annualmente dalla Società Nautica Riminese. (… di Manlio Masini – Ariminum-settembre-ottobre-2015)

fulvio_7990_152174

Scheda tecnica

  • Denominazione ricorrente Villa Embassy
  • Altre denominazioni Villa Cacciaguerrra
  • Indirizzo RIMINI, Viale Amerigo Vespucci 33
  • Progettista
  • Committente
  • Anno/periodo di costruzione 1870
  • Bibliografia

    www.italialiberty.it/sirenelibertyrimini

< Torna Indietro