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Villa Capel Badino

Villa Capel Badino

Villa Capel Badino ubicata in posizione centrale all’angolo tra via Rosmini e via Scavini, fu costruita nel 1934 da Giuseppe e Angela Capel Badino.
Esempio di architettura liberty, si caratterizza per la torretta che completa l’ampio giro di scale e si affaccia sulla terrazza superiore.Il disegno interno si snoda attorno alle scale ed alle ampie vetrate che rendono gli ambienti molto luminosi.
Abitata sempre dalla famiglia omonima, oggi vede in opera una importante ristrutturazione grazie all’impegno del nipote Marco Franchi che pazientemente sogna di riportarla agli antichi splendori. Apprezzabile la linea di ristrutturazione conservativa che tende a mantenere il sapore familiare dell’edificio, nel pieno rispetto delle proprie radici.

STILE LIBERTY A NOVARA: VILLA CAPEL BADINO
testo di Francesca Bressa

Camminando per la nostra bella città, fuori dal centro storico, veniamo circondati da alti palazzi che via via lasciano il posto a condominii più moderni, vigorosi, spesso volutamente inespressiva manifestazione di una vita rapida, di una architettura funzionale, di un’epoca dove lo spazio è ragionato più per occupazione che per bellezza. Così in questo scenario urbano fatto di frenesie e parcheggi a pagamento, in una delle strade più trafficate della città (per essere una via e non un viale o un corso) ad un certo punto lo sguardo viene catturato da una bella signora, così elegante e misteriosa da sembrare quasi un’ intrusa: è Villa Capel Badino con la sua torretta, il suo bel porticato, le tante finestre…eccola all’angolo tra via Rosmini e via Scavini, fu costruita su commissione di Giuseppe e Angela Capel Badino. Impresa non semplice: la progettazione comincia alla fine degli anni ’20 con l’acquisto del terreno all’epoca proprietà Doppieri. Un fazzoletto di terra in una posizione comoda per due giovani sposi da poco diventati genitori che sognano una casa dove crescere le loro bambine in un quartiere tranquillo, a due passi dal centro dove lavorano.
Iniziano così i disegni, i progetti, gli studi per costruire una casa che negli anni del razionalismo, trae invece ispirazione dalla corrente noveau. Da qui nasce un edificio unico nel suo genere, con una pianta squadrata che guarda curiosa verso l’art decò per poi inebriarsi con più entusiasmo verso quello stile liberty così elegante che caratterizza il portico frontale dove le linee diventano curve dando spazio all’ampia scalinata.
La torre maestosa ha una pianta squadrata e ospita un ampio giro di scale alleggerito da grandi vetrate colorate e una ringhiera che con i suoi decori vorticosi la riporta ancora una volta all’art noveau.
I lavori procedono con qualche variazione in corso d’opera e ci vogliono quasi 10 anni prima che la casa sia terminata e abitabile. Ci piace pensare a quelle due bambine, a cui un padre orgoglioso mostrava i progressi del cantiere, il loro primo sguardo col naso all’insù guardando quelle scale, i pomeriggi in giardino ad esercitarsi nelle “discipline donnesche” tra cucito e ricami in una scuola che, a balilla e giovani italiane, impone rigore e ubbidienza. Sono anni impegnativi, in cui quello sguardo incredulo di bimbe stupefatte lascia il posto alla paura. Arriva l’adolescenza e la  guerra, quella vera. Cosi quel padre, che solo pochi anni prima sognava un futuro a colori fatto di conchiglie e fiori incisi sulla facciata della sua amata villa, non riesce più a dormire. Ascolta sovente la radio, parla con gli altri commercianti, con altri padri, mariti. Forse ha paura ed è così che deposita in comune un altro progetto, quello del rifugio antibomba. Siamo nel ’43 e nel seminterrato ora c’è posto per una piccola cucinetta e una stufa a carbone, le belle inferriate sul muretto di cinta all’angolo tra via Rosmini e via Scavini, vengono confiscate perché alle armerie italiane serve ferro. Giuseppe Capel Badino, con dignità e coraggio, continua a lavorare nel suo negozio in centro come dimostrano le ricevute e i suoi appunti.
Poi ad un tratto la guerra finisce. Siamo nella seconda metà degli anni 40 e la famiglia Capel Badino inizia la ricostruzione che durerà fino ai primi anni 60. Altri lunghissimi anni in cui bisogna sistemare i danni e modernizzare gli impianti. La più piccola delle due sorelle, Lanfranca, si sposa con Michelangelo e nasce Marco. Sono anni felici di corredini in pizzo di san gallo, di berretti e calzoncini, di chiacchiere in giardino sotto al nespolo. Ma col passare del tempo la casa diventa più silenziosa perché ad abitarla restano solo due donne della famiglia, sole un po’ per scelta un po’ perché cosi va la vita, la prozia Luigina e l’altra figlia di Giuseppe, Mariuccia. Per molti anni queste donne Capel Badino convivono, ma è su Mariuccia che grava l’impegno di una casa esigente nelle cure quotidiane e ancor di più nelle manutenzioni straordinarie. Il tempo passa e con l’età che avanza le diventa difficile anche solo alzare le tapparelle di tutte quelle finestre. Sono questi gli anni in cui per la città la villa diventa disabitata, senza esserlo.
Poi, una decina di anni fa, iniziano i lavori di ristrutturazione ad oggi in corso, durante i quali passando da fuori resta da vedere solo una facciata decadente e un giardino incolto, ma il lavoro da fare è tanto e il progetto di Marco (quel bimbo nato alla fine degli anni 60) è forse troppo ambizioso. Lui che in questa casa ci è cresciuto, ma che ama di più dire che questa casa lo ha cresciuto, non può abbandonarla o venderla. Questa casa è la sua memoria, le sue radici, la sua storia e non c’è spazio per i timori nonostante i dubbi su come fare siano tanti.
Si comincia da quel rifugio nel seminterrato, bisogna consolidare le fondamenta, drenare il sottosulo, progettare impianti idrici e di riscaldamento inesistenti, bisogna lavorare strutturalmente per mettere in sicurezza l’edificio, piano dopo piano, stanza per stanza, ma Marco Franchi non si arrende catalogando e smistando ricordi di una vita intera, di una famiglia intera. È un lavoro lungo, ci vuole impegno e amore, tantissimo amore. Dove la logica direbbe “butta via tutto, chiama uno sgombero” vince invece il cuore e prima che gli operai inizino un nuovo intervento passano ogni volta intere settimane in cui si pulisce, si ritrovano fotografie, lettere, disegni, scampoli di stoffa, bottoni, ricevute, borsette, rossetti. Apri una cassettiera e cominci finché non vedi il fondo, il fondo di un cassetto rimasto chiuso per anni, ancora rivestito di una pagina di giornale… ma del 1939.
E intanto i novaresi continuano a passare davanti a questo incrocio pensando che la casa sia disabitata. Invece non é così, ci abitiamo. Finalmente dopo tanti anni questa villa è di nuovo “rumorosa” tra giochi di fratelli, screzi tra adolescenti infiammati dalla vita, risate di due piccole sorelle appena nate e che, di nuovo, un padre amorevole spera di veder crescere serene in questa casa di famiglia che sarà sempre un po’ in divenire, tra progetti, ristrutturazioni, variazioni… perché probabilmente questo è il suo essere: forte, protagonista, esigente, accogliente, meravigliosa e soprattutto viva.

Scheda tecnica

  • Denominazione ricorrente Villa Capel Badino
  • Altre denominazioni
  • Indirizzo NOVARA, Via Rosmini
  • Progettista
  • Committente Giuseppe e Angela Capel Badino
  • Anno/periodo di costruzione 1934
  • Bibliografia

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