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Raimondo D’Aronco

Raimondo D’Aronco

RAIMONDO D’ARONCO
(1857 – 1932)

 

Nato a Gemona del Friuli nel 1857, fu uno dei principali protagonisti dell’architettura Liberty in Italia. Poco promettente negli studi, fu inviato dal padre a Graz, dove frequentò una scuola per costruttori e lavorò come muratore. Tornò in Friuli nel 1874 e completò la sua formazione lavorando nell’impresa edile del padre, nella quale poté dedicarsi a una varietà di realizzazioni, ampliamenti e restauri di edifici religiosi. Proseguì autonomamente la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia (1887-1890), dove ottenne la patente di architetto. Da questo momento in avanti iniziò la sua carriera nel campo dell’insegnamento, con incarichi a Massa Carrara –(istituto teorico pratico, 1881), Cuneo (istituto tecnico F.A. Bonelli, 1885), Messina (Università di Messina, 1886-1872) e Palermo (istituto tecnico di Palermo, 1883-85) dove conobbe Ernesto Basile. A partire dal 1881, iniziò anche la sua pratica come architetto: si occupò di piccoli progetti ma partecipò anche a numerosi concorsi architettonici di rilievo nazionale, ottenendo in genere buoni piazzamenti e occasionali menzioni. Si aggiudicò il concorso Vittadini per la porta Tenaglia a Milano (1882) e quello per la facciata dell’edificio per l’Esposizione nazionale artistica di Venezia (1887). La pratica di questi anni oscillò tra elementi neoclassici e neogotici ma fu di notevole importanza nello sviluppo della sensibilità compositiva di D. – sebbene ancora lontano dai suoi sviluppi stilistici più maturi.

Le prime sperimentazioni con elementi di ispirazione moderna si riscontrano negli anni Novanta dell’Ottocento, con i progetti per l’ossario di Palestro (1991) e il monumento ai caduti di Dogali. La grande svolta nella carriera di D’Aronco avvenne grazie alla sua ricca corrispondenza con Torino e in particolare con il giovane architetto Annibale Rigotti; i rapporti con Torino lo portarono a partecipare (e vincere nel 1890) il concorso per la facciata della prima Esposizione di architettura a Torino. Sempre a Torino entrò in contatto con la corte di Costantinopoli, dove si trasferì permanentemente a partire dal 1893 in qualità di architetto del governo ottomano e del sultano Abdül Hamit II. In Turchia si dedicò sia a incarichi di insegnamento sia alla pratica architettonica; realizzò un grande numero di edifici pubblici, specialmente dopo il 1894, quando la Turchia fu colpita da un grave terremoto. In queste circostanze, D. fu tra i principali incaricati della ricostruzione. L’esperienza in Turchia fu un’opportunità per D. di sperimentare un eclettismo che combinava elementi stilistici europei con altri tipici della tradizione ottomana e, successivamente, anche ispirazioni moderniste, visibili per esempio nella moschea di la Merzifonlu. Anche negli anni di attività a Costantinopoli D. mantenne sempre i contatti con la madrepatria e in particolar modo con Udine, dove aveva lavorato a un progetto per il nuovo palazzo municipale già a partire dal 1888. Negli anni successivi si incaricò di altre commissioni nella città tra cui una cappella funeraria, un progetto per un’esposizione regionale (1902) e il progetto per la sede di una banca (1904). Nel 1900, D. visitò l’Esposizione Universale di Parigi e poi Vienna; conobbe l’architetto austriaco J.M. Olbrich ed ebbe modo di lasciarsi ispirare dai più moderni sviluppi artistici e architettonici della Secessione viennese.

Queste esperienze furono sicuramente di fondamentale importanza nello sviluppo del vocabolario modernista di D. La sua prova più conosciuta sono i padiglioni per l’Esposizione di Arte Decorativa moderna a Torino (1902). Lavorò al progetto in collaborazione con Annibale Rigotti, il quale assunse in seguito la direzione dei lavori per via degli impegni di D. in Turchia. Il padiglione riprendeva motivi della Secessione viennese, interpretandoli in chiave italiana, e fu di cruciale importanza per la divulgazione dell’architettura Liberty in Italia essendo tra i primissimi edifici rappresentativi a sfoggiare apertamente i nuovi motivi di origine europea. Mantenne l’incarico in Turchia per ben sedici anni; poi, nel 1909, le sommosse politiche dei Giovani Turchi portarono alla deposizione del sultano e all’instaurazione di un nuovo regime. Fu in questa occasione che D. rientrò stabilmente in Italia trasferendosi a Torino. Dopo il rientro in patria la carriera di D. subì un drastico rallentamento e nel corso degli anni – specialmente dopo la prima guerra mondiale – l’architetto andò in contro ad un progressivo declino sia morale sia professionale. Continuò a progettare ma nella corrispondenza con Rigotti, D. manifesta sempre più insofferenza vero la cultura architettonica contemporanea e verso il suo stesso lavoro. Le fantasie Liberty scomparvero, lasciando spazio solo a qualche cenno Art Decò, evidente soprattutto nel villino Tamburlini (Udine, 1924).

L’incarico più importante di D. nell’ultima fase della sua carriera fu la cattedra di architettura presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli, mantenuta dal 1917 al 1929. Si ritirò poi a San Remo, dove trascorse i suoi ultimi anni. Morì nel 1932.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

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