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Memorie liberty nel «Villino Nasi» a Trapani: le Naiadi di Mario Rutelli

Nell’estrema punta ovest della città di Trapani, in mezzo al mare e nel punto in cui il Tirreno si congiunge con il Mediterraneo, sorge «Villino Nasi».

Qui, su «Lo scoglio», un sito straordinariamente suggestivo compreso tra la Torre di Ligny (1671) e il Castello della Colombaia (sec. III a.C.– sec. XVI), l’onorevole trapanese Nunzio Nasi (1850-1935), fece costruire nel 1898 un villino, affidandone il progetto all’ingegnere Giuseppe Manzo, per il piano terreno, e successivamente, nel 1913, all’architetto Francesco La Grassa, per il piano superiore (f. 1).

Forse nella mente di Nasi scorrevano, come in un film, le immagini di questo luogo quando rivolgendosi all’onorevole Giolitti pronunciò la seguente frase: «…si ricordi Signor Ministro che l’Italia comincia da Trapani», alludendo alle tappe iniziali del percorso che portò all’Unità d’Italia, ma anche alla posizione geografica della città.

L’ingegnere Manzo ideò per le superfici esterne dell’edificio una soluzione di rivestimento a bugnato rustico al fine di preservarle dalle intemperie e dal mare; l’architetto Francesco la Grassa, allievo di Ernesto Basile, vi impresse l’inconfondibile sua firma – l’apertura tripartita – ereditata dal maestro[1].

Nunzio Nasi (f. 2), amico di artisti famosi, mecenate, cultore delle arti e fine collezionista, particolarmente affascinato dal Liberty, fece dipingere pareti e volte del villino con motivi floreali e lo arredò con mobili, lampadari ed oggetti dello stesso stile[2].

Le volte sono infatti un tripudio di fiori, foglie, viticci che, ispirati alla morfologia vegetale, privilegiano la linea curva: una linea che si attorciglia, si raddoppia, si moltiplica, fino a diventare, talvolta, il tipico colpo di frusta del Liberty (f. 3).

Una vera meraviglia è la «stanza degli aironi» dove non solo le volte ma anche le pareti sono dipinte. Qui il pittore trapanese Giuseppe Saporito, in tema con l’ambiente, creò il «trionfo» della natura: animali acquatici sostano tra piante marine[3](f. 4); aironi grigi svolazzano sull’acqua o, ad ali spiegate, volano liberi nell’aria; poi si vedono pesci, aragoste, ma anche rane e rondini.

Non mancano le anatre e le oche che, muovendosi tra i fiori di iris, offrono un quadretto suggestivo che emana senso di naturale freschezza; qui il bianco diventa il colore dominante e, associandosi al verde, attira l’attenzione su quei bellissimi fiori dei quali sembra quasi di sentire l’odore (f. 5).

La natura continua ad essere protagonista diventando la struttura di un tavolino attraverso le foglie e i fiori di calla (f. 6), o prendendo forma di seggiolino attraverso le foglie di edera.

Nell’area a nord ovest del villino, nel 1898 Nasi, su autorizzazione del Demanio, realizzò anche una «vasca-piscina», destinata a peschiera, che nel 1929 il Ministero della Marina ordinò però di eliminare annullando l’atto di concessione[4].

Nello spazio antistante l’edificio era situata una fontana con vasca e soggetti ornamentali, in parte visibile in una cartolina d’epoca, i cui pochi resti mostrano ancora oggi, incisa nella pietra, la firma dell’autore, lo scultore trapanese Giuseppe Croce[5].

Un rinvenimento fortuito, da parte mia, di due rare foto in bianco e nero che mostrano due inediti gruppi scultorei, rispettivamente l’uno diverso dall’altro, un tempo collocati nell’area adiacente al villino, mi ha indotto ad uno studio e ad una ricerca che mi hanno portato ad individuare in essi le statue delle ninfe Ondina e Oceanina del maestro Mario Rutelli (Palermo1859 – Roma 1941) (ff. 7 e 8).

Dei due gruppi scultorei oggi non rimangono più tracce, ma alcune cartoline d’epoca che ritraggono il villino documentano la loro collocazione in prossimità del mare. Una delle due foto, datata 1939, mostra una statua femminile nuda, distesa su di un grosso delfino anguiforme, l’altra, di epoca imprecisata, ritrae una statua di donna nuda, avvinghiata ad un cavallo scalpitante; considerando il tipo di abbigliamento delle persone ritratte nella seconda foto, presumo che anch’essa sia databile, all’incirca, allo stesso periodo[6].

L’altezza massima di ciascuna opera, se rapportata a quella delle persone ritratte, sembra essere intorno ai tre metri: il materiale con cui erano realizzate, di colore apparentemente bianco, difficilmente poteva essere marmo, considerata la superficie scabra e opaca, mentre è ipotizzabile che si trattasse di pietra stuccata o di impasto cementizio, di malta, di gesso, o di creta, materiali deperibili che potrebbero non averne consentito la conservazione a causa dell’esposizione alle intemperie.

Allo stato attuale delle ricerche, le uniche fonti documentarie sulle sculture sono solo le foto d’epoca: le due sopraindicate ed un’altra «Foto scattata da Saro Bonventre», presumibilmente del 1948, pubblicata sul giornale locale Cantachiaro che riporta la seguente didascalia «Immagine di una delle quattro statue che abbellivano una vasca piscina che esisteva “o scogghiu”. Altra statua di cui esiste documento fotografico un cavallo marino con la coda di pesce. Sarà possibile rintracciare l’immagine delle altre due?»[7].

Da quanto indicato nella didascalia e dal relativo interrogativo si desume che originariamente le statue erano quattro, lo stesso numero di quelle che ornano la Fontana delle Naiadi di Piazza Esedra a Roma, ora piazza della Repubblica, eseguite dallo scultore Mario Rutelli tra il 1897 ed il 1901.

Da un attento esame si evince che il soggetto dei due gruppi ritratti nelle foto è, rispettivamente, la Ninfa dei fiumi, ossia l’Ondina, sdraiata sopra un delfino anguiforme (f.9), e la Ninfa degli Oceani, l’Oceanina, aggrappata ad uno scalpitante cavallo marino. La fontana di Roma è tuttora composta da quattro gruppi bronzei raffiguranti le Ninfe delle acque dolci e precisamente, Ondina sul delfino anguiforme, Nereide con il caimano, Naiade con il cigno, oltre alla Ninfa marina Oceanina con il cavallo (f.10).

L’iconografia, la composizione ed anche l’aspetto formale dei due gruppi trapanesi rimandano inequivocabilmente alle statue romane, di identico soggetto, tanto da poterle considerare i modelli originali, realizzati dal maestro come prototipo per le opere definitive in bronzo da collocare nella fontana romana, oppure repliche ottenute con i calchi originali.

È ipotizzabile che le due statue mancanti raffigurassero, come a Roma, Nereide e Naiade.

Da foto e cartoline d’epoca si può anche individuare la collocazione dell’Ondina (f.11) nell’area ovest de Lo scoglio, protesa verso il mare aperto, e dell’Oceanina a nord-est, rivolta verso la città[8]. Un’altra foto con sullo sfondo Erice e la città di Trapani mostra, sul lato sinistro, le zampe anteriori e la testa del cavallo al quale è avvinghiata Oceanina[9]. Una cartolina d’epoca ritrae inoltre, in primo piano, una parte della fontana antistante il villino ed in profondità l’Ondina.

Allo stato attuale non si ha alcuna documentazione sulla provenienza delle opere né sulle vicende legate alla loro presenza a Trapani. L’uso di donare, da parte degli stessi autori, a musei, gipsoteche o privati i modelli in gesso o in altro materiale provvisorio, che consentivano all’artista di replicare l’opera più volte attraverso i calchi, mi induce ad ipotizzare che Nasi avesse avuto in dono direttamente da Rutelli, o avesse acquistato, i modelli originari dei quattro gruppi, la cui fusione in bronzo avvenne a Palermo nella «Fonderia artistica siciliana Rutelli», fondata dallo stesso maestro nel 1890 assieme al fratello, nell’angolo tra via Libertà e via Mazzini e dalla quale, fino a quando fu attiva –  anni venti del Novecento – uscirono molte delle sue opere.

Lo stesso scultore, nel 1924, donò alla Galleria d‘Arte Moderna di Palermo, tredici modelli in gesso comprendenti ritratti, stele, bassorilievi ed un bozzetto per la fontana di piazza Esedra [10].

Franco Grasso, studioso dell’opera di Rutelli, a proposito dell’alacre lavoro del maestro così scrive: «Preso da un febbrile slancio creativo, egli concepisce quattro fantastici gruppi, prova i bozzetti in una vasca del suo atelier palermitano, plasma i modelli come creature viventi, appresta i calchi, affronta … i rischi della fusione di varie tonnellate di bronzo…»[11].

Secondo quanto riferito dal pronipote Francesco Rutelli in una intervista del 2015, lo storico dell’arte Federico Zeri ebbe a dire che lo scultore palermitano fu il più grande fonditore dopo Benvenuto Cellini[12]. Come per la fusione del Perseo di Cellini, quella delle statue romane fu per Rutelli molto avventurosa, lunga e abbastanza complessa e richiese ben sedici tonnellate di bronzo[13].

Non meno travagliata fu anche la storia della stessa fontana di piazza Esedra!

Sorta nella zona Termini come «Mostra» dell’antico acquedotto dell’Acqua Pia Antica Marcia, ricostruito tra il 1865 e 1870 per volere di papa Pio IX che il 10 settembre 1870 inaugurò una fontana provvisoria in sostituzione di quella cinquecentesca, venne poi definitivamente realizzata per la parte architettonica nel 1885, su progetto di Alessandro Guerrieri, nella attuale piazza della Repubblica, a qualche decina di metri dall’ubicazione originaria[14]. Nel 1888, in occasione della visita dell’imperatore Guglielmo II, fu poi adornata con quattro leoni in stucco e quando, nello stesso anno, iniziarono i lavori di sistemazione urbanistica dell’area in cui si trovava, si ritenne opportuno modificarne la decorazione. Per ben tre volte fu bandito un concorso con esito sempre negativo e, alla fine, la commissione giudicatrice formata dall’architetto Gaetano Koch, direttore dei lavori della piazza, e dagli scultori Ettore Ferrari e Giulio Monteverde, decise di affidare l’incarico direttamente a Mario Rutelli che presentò un progetto con quattro possenti figure bronzee di Ninfe acquatiche in sostituzione dei leoni. I bozzetti vennero molto apprezzati dalla commissione e lo scultore cominciò a lavorare ai quattro gruppi nel 1897 portandoli a termine nel 1900, dopo intenso lavoro. Nel momento in cui la fontana stava per essere inaugurata, nella seduta del consiglio capitolino dell’8 febbraio 1901 i consiglieri conservatori e filopapali cercarono di impedire l’evento criticando veementemente le nudità delle figure e giudicando scandalosa e immorale l’avvenenza statuaria e sensuale delle sculture. Con il dilagare della polemica anche all’esterno del Campidoglio, l’architetto Giovan Battista Giovenale, persona di spicco nel panorama culturale romano, ebbe a dire che quelle figure erano «simili a robuste ed erculee donne, non ninfe inebriate dal piacere dell’acqua, ma ciociare atletiche ebbre di cattivo vino»[15].

Due giorni dopo, la sera del 10 febbraio, una folla di estimatori della fontana abbatté la staccionata in legno che la recingeva e, azionando i meccanismi per l’apertura dell’acqua, improvvisò una cerimonia di inaugurazione; contemporaneamente, un gruppo di studenti dell’Università “La Sapienza” si recò nello studio di Rutelli e, in trionfo, lo condusse alla fontana per condividere con lui l’anomala cerimonia.

Le polemiche non si placarono ed il 20 febbraio, in Campidoglio, si decise di aumentare i getti d’acqua in modo da mimetizzare i sensuali e procaci nudi delle Ninfe. (f.12). Ma le disavventure non finirono qui: dieci anni dopo, nel 1911, Rutelli completò la fontana con l’inserimento del gruppo centrale formato da tre Tritoni in lotta con delfini e una piovra: anche questa volta le critiche non mancarono ed il gruppo, provvisoriamente realizzato in materiale cementizio, venne ironicamente definito dai Romani «fritto misto» e, successivamente, spostato in Piazza Vittorio Emanuele II dove tuttora si trova. Rutelli realizzò poi, nel 1914, l’attuale forzuto Glauco avvinghiato ad un delfino dalla cui bocca fuoriesce un altissimo getto d’acqua.

I conservatori del tempo, evidentemente, non avevano compreso l’arte innovativa del maestro, la notevole forza espressiva e il carattere di modernità del suo linguaggio[16]!

Nunzio Nasi dovette essere, invece, fra coloro che apprezzarono l’operato di Rutelli e, da fine conoscitore di opere d’arte, forse rimase talmente affascinato da quelle monumentali sculture tanto da volerle nel suo villino. Quasi certamente vide le statue bronzee collocate nella fontana di piazza Esedra durante la sua permanenza a Roma per impegni parlamentari. Qualche giorno dopo l’inaugurazione, il 15 febbraio del 1901, sarebbe stato nominato Ministro della Pubblica istruzione nel ministero Zanardelli (19011903), dopo avere ricoperto la carica di Ministro delle Poste nel primo gabinetto Pelloux (18981899).

Non conosciamo gli avvenimenti, né vogliamo entrare nel merito delle vicende giudiziarie che colpirono Nasi dal 1904 al 1912, e delle accuse mossegli dai suoi avversari politici su illecite appropriazioni di materiale di cancelleria e di opere d’arte, che furono anche oggetto di diverse vignette satiriche. In particolare ci fa ora sorridere quella di Bartolomeo Augugliaro, pubblicata su «Il Corriere di Trapani» del 4 maggio 1913, dal titolo Verre e Nasi, nella quale il parlamentare è raffigurato carico di pacchi contenenti vasi, porcellane, candelabri d’argento, tappeti, francobolli, statue ed una scatola con la scritta «Calcografia», sotto lo sguardo di Verre.

Sicuramente le enormi statue di Naiadi non avrebbero potuto far parte di quel bottino!

Nasi possedeva anche un bozzetto di Oceanina, custodito fino a qualche anno fa nel villino, ora presso il Libero Consorzio Comunale di Trapani che è proprietario dell’immobile avendolo ricevuto dagli eredi del politico trapanese con atto di donazione e con il vincolo di riservarlo ad attività culturali[17].

È uno dei tanti bozzetti realizzati per la fontana di Roma, nel quale Rutelli blocca la veloce cavalcata della Ninfa degli Oceani, aggrappata ad un cavallo che simboleggia il mare (f.13).

Nel bozzetto è tangibile quel carattere di modernità che lo scultore volle conferire alla figura attraverso il moto serpentino, in linea con le istanze dell’Art nouveau: la resa dinamica della Ninfa protesa in avanti mentre avvinghia il cavallo, quasi attorcigliandosi su di esso, è infatti fedele adesione, da parte del maestro, a quel gusto modernista che dilagava in Europa e andava diffondendosi anche a Roma e a Palermo.

Numerosi sono i bozzetti delle Naiadi romane, di varie dimensioni, alcuni firmati dal maestro, oggi sparsi in diverse collezioni pubbliche e private[18]. Un “modelletto” o miniatura della fontana con statue bronzee di dimensioni ridotte si trova a Montecatini nel giardino dello Stabilimento Termale “Terme Tamerici”.

Tra i più noti bozzetti vanno ricordati quello bronzeo custodito a Palazzo Comitini a Palermo e l’altro, in gesso dipinto, presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Un «Bozzetto per Najade», in terracotta, raffigurante Ondina, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, fu esposto nella «Mostra dell’arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia» tenutasi a Roma nel 1953[19]. Un gruppo completo delle quattro figure femminili, agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, è stato acquistato dalla Regione Siciliana; nel corso degli anni, diverse case d’asta hanno inoltre venduto altri bozzetti[20].

La fortuna di queste sculture «in piccolo» si deve al grande fascino che ha suscitato, e tuttora suscita, la straordinaria fontana romana, considerata l’esempio più significativo del Liberty capitolino e dell’evoluzione del gusto ai primi del Novecento, oltre che espressione dello Stato unitario che voleva inserirsi nella tradizione delle «fontane di mostra» con un linguaggio nuovo e aggiornato.

Rutelli infatti aveva concepito i quattro gruppi scultorei, composti da Ninfe e misteriosi animali acquatici, come figure estremamente vitali nelle quali apparivano chiari i riferimenti stilistici al percorso storico della scultura, dall’antichità al Neoclassicismo, ossia dall’Ellenismo a Canova, con tappe nel Rinascimento e nel Barocco, vivificate però dalla sua capacità di rendere realistico il tutto.

Franco Grasso definisce la Fontana delle Naiadi «… un’opera che unisce felicemente le ispirazioni di discendenza barocca, l’armoniosa ricerca canoviana della “vera carne” (vedi la Paolina Borghese) la fresca vena naturalistica mediterranea, i suggerimenti del verismo francese, e infine la flessuosa eleganza decorativa del liberty in una misura che nulla toglie alla consistenza plastica dei corpi»[21].

Rutelli aveva appreso da ragazzo le tecniche della scultura a Palermo (1873-74), presso la scuola serale di «Plastica ornamentale», diretta dallo scultore e intagliatore Salvatore Valenti e, nel 1875, mentre si dedicava alla realizzazione del gruppo La Lirica da collocare nello scalone del teatro Massimo, studiava presso l’«Accademia del Nudo», fondata un secolo prima dal pittore Francesco Sozzi.  Nel 1879 si stabilì a Roma dopo aver viaggiato e visitato gallerie e musei delle maggiori città d’arte italiane come Roma, Firenze, Napoli, Venezia, Siena, ed essere stato anche a Parigi.

A Napoli era venuto a contatto con il Verismo: aveva conosciuto Vincenzo Gemito e le sue opere «palpitanti», impreziosite da libere variazioni di piani e da vivide vibrazioni luminose. Aveva frequentato Domenico Morelli e spesso si era incontrato con l’amico ennese Paolo Vetri che considerava suo «fratello d’adozione».

A Parigi era stato presso l’atelier di Rodin, «progenitore della scultura moderna», capace di  modellare figure umane cariche di realismo e di esaltare il carattere e la fisicità dell’individuo[22].

A Roma s’iscrisse alla Regia Accademia di Belle Arti e fu allievo di Giulio Monteverde, esponente del Realismo Borghese, e di Ercole Rosa che in quegli anni indirizzava il linguaggio romantico verso la modernità verista. In particolare, da Monteverde apprese le tecniche del  bozzetto, dallo stesso considerato un campo sperimentale per la trasformazione con una materia rapida, non aneddotica, più attenta ai dati della luce che alla correttezza del disegno[23].

Di tutti questi insegnamenti ed esperienze fa tesoro mettendoli a frutto nelle sue opere e, quando alla fine dell’Ottocento riceve l’incarico per le statue decorative della fontana di piazza Esedra, Rutelli ha raggiunto un «suo» linguaggio personale.

I corpi nudi e morbidamente modellati delle Naiadi, se pur rivelano reminiscenze dell’arte ellenistica, della plasticità di Michelangelo, della tensione del Bernini, della grazia muliebre di Canova, tuttavia palpitano del verismo napoletano e della notevole forza espressiva di Rodin; ma quello che le rese veramente «moderne», agli inizi del nuovo secolo XX, fu quel tocco di «modernismo» o di Liberty che dir si voglia, che le vivacizzava rendendole contemporanee allo sguardo dell’osservatore.

Le formose figure che giocano gioiose con animali, sotto gli schizzi dell’acqua, rivelano forme e movenze che sono caratteristiche dell’Art nouveau: le linee definite dai capelli al vento, il contorcersi di corpi, gli svelti e scattanti movimenti sono tutti elementi di modernità che riconducono al Liberty e all’Art nouveau in generale.

Questa modernità non fu compresa dalla parte più conservatrice della società romana, ma la cultura popolare apprezzò l’avvenenza statuaria e sensuale delle Naiadi, la procacità dei corpi e la rotondità delle forme. Mussolini definirà, in seguito, la fontana «esaltazione della eterna giovinezza, primo saluto dell’arte della capitale».

È considerata «una delle più belle fontane moderne di tutta Europa» e «tra le più compiute espressioni del gusto liberty in scultura»[24].

Si dice che a posare furono delle modelle di Anticoli Corrado, il cosiddetto «paese degli artisti e delle modelle», situato nella valle del fiume Aniene e dal quale, tra l’altro, proveniva l’Acqua Marcia, rinomato per l’avvenenza delle sue donne, alcune delle quali, tra Ottocento e Novecento, nell’epoca del Grand Tour, fecero da modelle a quegli artisti di tutto il mondo che vi soggiornarono nella ricerca di paesaggi e di atmosfere tipiche della campagna romana.

A sostenerlo sono Fortunato Bellonzi e Artemio Tacchia, mentre la nipote di Rutelli, Anna Maria Barbera Mirri, figlia di Maria, a sua volta figlia del maestro, a proposito della nonna Maria, moglie di Rutelli, scrive che «… ella fu la musa ispiratrice delle sue opere più importanti. Le naiadi della fontana dell’Esedra a Roma, ad esempio, raffigurano la nonna, non soltanto nel viso, ma anche nelle sembianze così matronali e fiorenti». Franco Grasso invece riferisce che «… Le modelle sembra siano state, piuttosto, avvenenti soubrettes»[25].

È probabile che in alcune sculture il maestro abbia riprodotto il viso della moglie, come induce a credere il gesso di una Testa di Naiade, ricavato dal calco originale, conservato in collezione privata, ma per le pose succinte forse si servì di modelle, donne anticolane o soubrette che siano state[26].

Ci rammarichiamo per non conoscere la fine delle Naiadi trapanesi, ma rendiamo merito a Nunzio Nasi di aver portato in città una ventata di «modernismo» con i quattro gruppi scultorei che riproponevano i bronzi romani[27].

 

Lina Novara

 

[1] Una scheda su villino Nasi si trova in: L. Novara – M.A. Spadaro, Il Liberty a Trapani, Trapani 1990, p. 48.

[2] Nasi fu amico degli scultori Carmelo Cernigliaro Melilli ed Ettore Ximenes al quale si deve un busto-ritratto dello stesso Nasi. Tra gli artisti che ritrassero il parlamentare trapanese o per lui eseguirono delle opere, figurano i nomi di Giacomo Balla, Francesco Jerace, Giuseppe Saporito, Corrier, Ettore de Maria Bergler, Antonino La Barbera, Francesco Garufi. Si veda in merito: G. Bongiovanni, Nunzio Nasi committente e collezionista: una traccia in «G. Bongiovanni, Studi e ricerche sulla pittura in Sicilia», Bagheria 2013, pp.390-397. Ibidem, Immagini di Nunzio Nasi: Ritratti, caricature e vignette satiriche, pp. 383-389.

[3]Su Giuseppe Saporito (1859-1938) si veda: L. Novara, Saporito Giuseppe in «L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani, Pittura», a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, ad vocem.

[4] Notizia della peschiera si trova in S. Costanza, L’Italia rovesciata Nunzio Nasi. Una biografia politica, Trapani 2020, p. 157 e not.14.

[5] Giuseppe Croce (1860-1942), figlio di Pietro e fratello di Leonardo, entrambi scultori, aveva fondato a Trapani lo «Studio Artistico-Industriale Giuseppe Croce». Cfr. S. Riccobono, Croce Giuseppe, in «L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani, Scultura», a cura di B. Patera, Palermo 1994, ad vocem. Nasi nel 1892 aveva inaugurato a Trapani, in piazza Vittorio Emanuele, la vasca dell’acquedotto Dammusi, da lui voluto, poi denominata «Fontana del Tritone».

[6] La foto datata 1939 si trova in un archivio privato. La foto non datata si trovava all’interno del villino Nasi dove è stata, a sua volta, fotografata da Nicola Calvino che l’ha pubblicata su www.trapaniantica.it, sez. «Mare, Villino Nasi», con il copyright e il proprio nome.

[7] La foto con didascalia e data 1948 (sovrimpressa) è stata pubblicata sul giornale locale Cantachiaro, anno XXXIV n. 2 (Nuova serie) Dicembre 2000; si trova inoltre su www.trapaninostra.it, «Pagina in omaggio alla sig.ra Anna Palazzo», fotografa e collaboratrice di Rosario Bonventre, autore della stessa foto. La signora Palazzo, poi titolare dello studio Bonventre, è la ragazza ritratta sulla statua, come si legge nella didascalia che accompagna la stessa foto, ripubblicata in Nunzio Nasi Storia di un dramma parlamentare, a cura di M. Megale, Trapani s.d., s. n. pp.

[8] La cartolina che ritrae il prospetto del villino e, a sinistra in lontananza, l’Ondina, è pubblicata su www.trapaninostra.it; l’altra cartolina con veduta del lato est dove è individuabile, in lontananza, l’Oceanina, è pubblicata su www.trapaniantica.it e fa parte della collezione Pietro La Corte. La foto in cui compare il cavallo è riprodotta in Nunzio Nasi s.d…cit., s. pp. e non riporta il nome dell’autore.

[9] L’immagine, poco chiara è pubblicata su Nunzio Nasi s.d.cit., s. pp.

[10] Cfr. S. Grandesso, Scultura palermitana come scultura nazionale: una collezione per l’Ottocento e il Novecento, in «Galleria d’Arte Moderna di Palermo», catalogo delle opere, a cura di F. Mazzocca, G. Barbera, A. Purpura, Cinisello Balsamo 2007, pp. 50-59.

[11] F. Grasso (a cura di), Mario Rutelli, catalogo della mostra alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Palermo (8 maggio-6 giugno 1998), Palermo 1998, p. 35.

[12] P. Mattei, Mario Rutelli, il mio bisnonno. Intervista con Francesco Rutelli sul grande scultore siciliano, 15 gennaio 2015, in www.italianways.com/it.

[13] F. Grasso, Mario Rutelli. Uno scultore tra due secoli, supplemento alla rivista «Kalós», n. 1, 1989, p. 2. Su Rutelli si veda, tra l’altro: M.A. Spadaro, Rutelli Mario, in «L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani, Scultura», a cura di B. Patera, Palermo 1994, ad vocem; R. Messina, Ottocento siciliano dimenticato. Tre scultori palermitani: Benedetto Civiletti, Vincenzo Ragusa e Mario Rutelli, in «Dialoghi di storia dell’arte: rivista internazionale di storia dell’arte medievale, moderna e contemporanea», N. 7 (1998), pp. 112-129; D. Lacagnina, Studi e bozzetti di Mario Rutelli per la fontana delle Naiadi, in «Lazio ieri e oggi», XL (2004), 5, pp. 138-141; S. Greco, Amleto e la Riscossa del Vespro. Immagini inedite di due opere giovanili disperse di Mario Rutelli, in «Arte in Sicilia», a cura di G. Bongiovanni, Palermo 2018, pp. 125-129; F. Grasso 1998…cit.

[14] Sulla fontana si veda: S. Delli, Le fontane di Roma, Roma 1985; B. Brizzi – E. Rodriguez Almeida, Le fontane di Roma, 2ª ed., Roma 1998; W. Pocino, Le fontane di Roma, Roma 2004; F. Cope – M. Tazartes, Fontane di Roma, Torino 2004.

[15]Grasso 1989…cit., p. 26. Mario Dell’Arco ritiene che Governale avesse anche detto: «l’Autore, secondo il suo modo di sentire e di vedere, ha trovato quattro divani, che vanno dal cavallo al mostro marino, e vi ha disteso le sue ninfe … non ninfe inebriate dal piacere dell’acqua; ma ciociare ubriache di cattivo vino, che hanno assunto su quei divani le pose più dimostrative»: M. Dell’Arco, Il Glauco e le naiadi, in «Strenna dei Romanisti ab U. c. MMDCCXXX», Roma 1977, p. 111-114.

[16] Sottoposta più volte ad interventi di pulitura, la fontana è stata restaurata nel 1998 e nuovamente nel 2019 per infiltrazioni d’acqua nella stazione della metropolitana.

[17] Attualmente il villino è chiuso ed in stato di abbandono.

[18] Per i bozzetti si veda il Regesto, a cura di Monica Mirri in: Grasso 1998…cit., p.149.

[19] Si veda foto in Rerum Romanarum, Fontana delle Naiadi https://www.rerumromanarum.com.

[20] Sotheby’s nel 2007 ha venduto un gruppo di cinque bozzetti, firmato dal maestro, e nel 2008 ha battuto all’asta una Ondina. Un bozzetto di Oceanina, in bronzo, firmato sulla base M. RUTELLI e recante anche il nome della «FOND – ART – LAGANA’ NAPOLI» è stato venduto non molto tempo fa da Finarte ed un altro è stato battuto all’asta nel 2019. I dati relativi alle vendite all’asta sono tratti dai siti web delle rispettive Case.

[21] Grasso 1989…cit., p. 27.

[22] W.  Tucker, Early Modern Sculpture: Rodin, Degas, Matisse, Brancusi, Picasso, Gonzalez , Oxford  1974, p.14.

[23]  Si veda P. Bettòli, Artisti contemporanei: Giulio Monteverde, in «Emporium», vol. X, luglio 1899, n. 55, pp. 1-22.

[24] E. Lavagnino, L’arte moderna dai neoclassici ai contemporanei, vol. II, Torino 1961, p. 151; Grandesso 2007…cit., p. 53.

[25] Si vedano in merito: F. Bellonzi, Le Naiadi della “belle epoque”, in: Grasso 1998…cit., p. 137; A. Tacchia, Modelli anticolani per la fontana delle Naiadi, in «Lazio ieri e oggi», 1998, n. 34, pp. 178-181; Idem, L’anticolano Sisto Belardi e la fontana delle Naiadi a Roma, in «Aequa», 2010, n. 42, pp. 51-56; M. Carrera (a cura di), Le muse di Anticoli Corrado: ritratti e storie di modelle anticolane da De Carolis a Pirandello, Roma 2017, p. 54; A.M. Barbera Mirri, Mio nonno Mario Rutelli, in: Grasso 1989… cit., pp. 26-27, riportato anche in: Grasso 1998, pp.141-143.

[26] La «Testa di Naiade 1900» è stata esposta, nella mostra «Mario Rutelli», Palermo, Galleria d’arte Moderna, 8 maggio – 6 giugno 1998: vedi Grasso 1998… cit., p. 85.

[27] Il presente testo è in parte tratto dall’articolo di L. Novara, Le Naiadi di Mario Rutelli nel «Villino Nasi» a Trapani, in «Dialoghi Mediterranei», n. 47, 1 gennaio 2020, www.istitutoeuroarabo.it/DM/le-naiadi-di-mario-rutelli-nel-villino-nasi-a-trapani .

 

Didascalie e Referenze fotografiche

1 Villino Nasi, Trapani (ph. autore ignoto)

2 Ritratto di Nunzio Nasi, Giacomo Balla, 1902, Trapani, Museo regionale Agostino Pepoli

3, 4, 5, 6 Villino Nasi, Interni (ph. L. Novara)

7 Ondina (ph. autore ignoto)

8 Oceanina (ph. N. Calvino, da foto originale)

9 Ondina, Fontana delle Naiadi (ph. autore ignoto)

10 Oceanina, Fontana delle Naiadi (ph. Ed. Alinari)

11 Ondina part. da cartolina d’epoca (coll. privata)

12 Fontana di Piazza Esedra (ph. Biblioteca Malatestiana, Cesena)

13 Oceanina, Bozzetto, coll. Nasi (ph. N. Calvino)

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