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Memorie liberty nel «Villino Nasi» a Trapani: le Naiadi di Mario Rutelli

Memorie liberty nel «Villino Nasi» a Trapani: le Naiadi di Mario Rutelli

Nell’estrema punta ovest della città di Trapani, in mezzo al mare e nel punto in cui il Tirreno si congiunge con il Mediterraneo, sorge «Villino Nasi». Qui, su «Lo scoglio», un sito straordinariamente suggestivo compreso tra la Torre di Ligny (1671) e il Castello della Colombaia (sec. III a.C.– sec. XVI), l’onorevole trapanese Nunzio Nasi (1850-1935), fece costruire nel 1898 un villino, affidandone il progetto all’ingegnere Giuseppe Manzo, per il piano terreno, e successivamente, nel 1913, all’architetto Francesco La Grassa, per il piano superiore (f. 1). Forse nella mente di Nasi scorrevano, come in un film, le immagini di questo luogo quando rivolgendosi all’onorevole Giolitti pronunciò la seguente frase: «…si ricordi Signor Ministro che l’Italia comincia da Trapani», alludendo alle tappe iniziali del percorso che portò all’Unità d’Italia, ma anche alla posizione geografica della città. L’ingegnere Manzo ideò per le superfici esterne dell’edificio una soluzione di rivestimento a bugnato rustico al fine di preservarle dalle intemperie e dal mare; l’architetto Francesco la Grassa, allievo di Ernesto Basile, vi impresse l’inconfondibile sua firma – l’apertura tripartita – ereditata dal maestro[1]. Nunzio Nasi (f. 2), amico di artisti famosi, mecenate, cultore delle arti e fine collezionista, particolarmente affascinato dal Liberty, fece dipingere pareti e volte del villino con motivi floreali e lo arredò con mobili, lampadari ed oggetti dello stesso stile[2]. Le volte sono infatti un tripudio di fiori, foglie, viticci che, ispirati alla morfologia vegetale, privilegiano la linea curva: una linea che si attorciglia, si raddoppia, si moltiplica, fino a diventare, talvolta, il tipico colpo di frusta del Liberty (f. 3). Una vera meraviglia è la «stanza degli aironi» dove non solo le volte ma anche le pareti sono dipinte. Qui il pittore trapanese Giuseppe Saporito, in tema con l’ambiente, creò il «trionfo» della natura: animali acquatici sostano tra piante marine[3](f. 4); aironi grigi svolazzano sull’acqua o, ad ali spiegate, volano liberi nell’aria; poi si vedono pesci, aragoste, ma anche rane e rondini. Non mancano le anatre e le oche che, muovendosi tra i fiori di iris, offrono un quadretto suggestivo che emana senso di naturale freschezza; qui il bianco diventa il colore dominante e, associandosi al verde, attira l’attenzione su quei bellissimi fiori dei quali sembra quasi di sentire l’odore (f. 5)....

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Trapani, una città con angoli Liberty

Trapani, una città con angoli Liberty

di Roberto Manuguerra Il Liberty ebbe vita breve. La sua data di nascita è sancita nel 1893 con la casa Tassel di Victor Horta, a Bruxelles. Si affermò in Europa, con differenti denominazioni: Art Nouveau, Jugendstill, Secessione, Modernismo, Liberty o Floreale. La sua conclusione è indefinita, sfumata come le cose che passano di moda e non si usano più. L’art Nouveau si propose come cultura raffinata “aperta”, come “un’avventura artistica internazionale tra rivoluzione e reazione, tra cosmopolitismo e provincia, tra costante ed effimero, tra sublime e stravagante” (cit. Lara Vinca Masini, studiosa del Liberty). Queste prerogative hanno creato un ambito elitario di fruizione consentendo l’uso dei nuovi linguaggi prevalentemente alle classi privilegiate che in maniera esclusiva hanno aderito al nuovo lessico diventando esse stesse committenti del Liberty, in linea con gli stili di vita già definiti dalla Belle Époque. La diffusione non fu capillare ma appannaggio delle aree “territoriali” più sviluppate, quelle, cioè, che possedevano un’economia industriale capace di sostenere i costi ma, soprattutto, utilizzava l’aspetto autoreferenziale della moda imperante. Trapani, a fine ’800, era un’attendibile interprete nell’economia industriale e mercantile della Sicilia occidentale, rappresentata da una classe dirigente che amava le avanguardie, ma era anche sollecitata da modelli elitari, esclusivi e aristocratici, e negli anni della trasformazione urbanistica post unitaria e del conseguente rinnovamento edilizio, costruì le proprie nuove dimore, gli chalet e le ville di campagna utilizzando i canoni rappresentativi dell’Art Nouveau. Edifici di efficace effetto, “usciti” in prevalenza dalle matite di pochi professionisti sensibili alle nuove suggestioni del mercato. A esordire in questa avventura architettonica è l’ingegner Giuseppe Manzo col villino e la cappella dell’On. Nunzio Nasi, sull’omonimo scoglio (1898-1899), cui seguono il prospetto di casa Agueci, in Via San Michele (1907) e il prospetto di casa Occhipinti in via Ammiraglio Staiti (1912). Quella di Alberto La Barbera in Via Osorio, fu invece la prima casa liberty di Francesco La Grassa autore anche, qualche mese dopo, del disegno della “Casa Verde” dei fratelli Ferrante di Via Vespri. Progettista raffinato, allievo di Ernesto Basile, teorico dell’architettura, architetto e urbanista, La Grassa è stato il più prolifico dei progettisti trapanesi, protagonista della parabola liberty autoctona, che ha percorso interamente da alcune più timide produzioni (casa Brigiano di via...

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Una finestra sull’arte Liberty a Catania

Una finestra sull’arte Liberty a Catania

All’inizio del Novecento Catania, città colta ed industriosa, aveva subito recepito il vento di innovazione estetica dettato dall’eleganza dell’Art Nouveau e dalle linee dolci e sinuose del Liberty. Linee curve, ornamenti vegetali con innesti di raffinata eleganza, elementi floreali si riscontrano in ville, palazzi signorili, in città e in periferia. Un Liberty esistente, un Liberty sparito e un Liberty che rinasce dalle proprie ceneri, un Liberty che è stato e sarà sempre testimonianza di una Città che rimarrà sempre al passo con i tempi. Catania già nel corso del Settecento si era avviata a divenire la seconda città della Sicilia sia per grandezza urbana sia per entità di commerci. Ciò grazie alla sua splendida ricostruzione – dopo il terremoto catastrofico del 1693- nelle forme di un tardo barocco monumentale ed elegante al tempo stesso nonché arricchito da una esuberante decorazione. Alla fine dell’Ottocento la città era divenuta la capitale dei commerci siciliani – soppiantando Messina – grazie a una borghesia vivace ed intraprendente e ad un entroterra intensamente coltivato. Favorita da un sito parzialmente pianeggiante e privo delle barriere montuose che penalizzano Messina, all’inizio del Novecento aveva potuto avviare un vasto programma di espansione e innovazione urbanistica. Città di industrie e di commerci aveva subito recepito il vento di innovazione estetica stimolato dalLiberty. Anche qui, come era stato per Palermo, fu grazie da una esposizione temporanea (la 2° Esposizione Agricola Siciliana con il padiglione di Luciano Franco ed il ChioscoInserradi Tommaso Malerba) a fornire l’occasione per mostrare ai catanesi delle realizzazioni che, sia pur effimere, esplicitavano per la prima volta i moduli estetici dell’ArtNouveau. Un primo esempio di architettura moderna si concretizza comunque ad una opera dell’architetto FabioMaiorana(1875- 1934) nel palazzo Rosa di viaVIAprile ( 1903- 1905). E’ comunque un’opera di Ernesto Basile, elegante e severa al tempo stesso, che apre ufficialmente la strada alla produzione architettonica modernista in Catania: il Palazzo Manganelli (1907) in corso Italia. L’edificio è contraddistinto da una fitta decorazione a cornici lineari e bugnati schiacciate e si caratterizza per la torretta angolare, tipica della cifra esteticabasiliana, che qui è coperta da un tetto apadiglioncinoaggettante. Altre opere  dello stesso autore sono il Villino BernardoFichera, in viaArdizzoneFichera, la casaFicherain via Dottor Consoli, la Villa Messina e...

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Ascesa e scomparsa della fabbrica d’arte Ducrot

Ascesa e scomparsa della fabbrica d’arte Ducrot

Vittorio Ducrot. Palermo,1867-Roma, 1942. Imprenditore, disegnatore, mecenate, collezionista, personalità di rilievo nella Palermo Liberty, elegante e cosmopolita, del primo Novecento. Eredita dal patrigno Carlo Golia il mobilificio che rinomina Studio Ducrot: da atelier artigianale lo trasforma in un’azienda tra le prime in Europa nella produzione industriale di arredi di alto livello di stampo modernista. Ducrot dota l’azienda di un Ufficio Tecnico (uno dei primi in Europa), e inizia la collaborazione con l’architetto Ernesto Basile, dal 1902 Direttore Artistico, instaurando rapporti anche con la sua cerchia di artisti, pittori e scultori. Uniforma una parte della produzione alla ricerca stilistica di Basile, che oltre a curare l’arredamento, il marchio, le carte intestate, la pubblicità dell’azienda, crea gli oggetti d’arredo più rappresentativi, e soprattutto mette a punto dei modelli definiti tipi (per es. Intaglio papaveri, Carretto siciliano, Faraglia), finalizzati alla produzione in serie di mobili di grande qualità. Nasce il binomio Basile-Ducrot, che porterà l’azienda al successo internazionale e alla fornitura di raffinati e moderni arredi per prestigiosi committenti sia privati che pubblici. Si può dire che fra il 1910 e il 1930 in città come Palermo (Villino Florio, Villa Igiea, Villa Deliella, la Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele), Roma (l’ala nuova di Palazzo Montecitorio e il Gran Caffè Faraglia), Napoli, Venezia, Taormina, Genova, Il Cairo, Istanbul, gli arredi di alberghi e navi di lusso, casinò, circoli, teatri, sedi di importanti istituzioni pubbliche (fra cui l’ambasciata a Istanbul, 1907) e private (ad esempio gli uffici FIAT in corso Sempione a Milano 1911) portano il marchio della fabbrica di Ducrot, che in alcune città nordafricane istituirà una sorta di monopolio nel settore dei grandi incarichi, eliminando la concorrenza delle industrie francesi. Le Officine Ducrot continueranno la loro attività, con alterne fortune, fino agli anni 70. Le immagini riproposte in questo post tratto da ReportageSicilia provengono da una pagina pubblicitaria che la prestigiosa ditta palermitana di mobili ed arti decorative Ducrot pubblicò nel 1909. Nell’anno 2017 si celebra l’artigiano Vittorio Ducrot nel 150° dalla nascita. L’Istituzione culturale Italia Liberty ha intenzione di allestire una mostra con mobili della sua produzione nella città di Palermo, a cura di Andrea Speziali. L’inserzione apparve sulle pagine del supplemento “Natale e Capo d’Anno- La Sicilia e la...

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La fu la Palermo Liberty

La fu la Palermo Liberty

di Maria Giulia Partinico È la sensazione di sconforto che assale gli animi alla vista di una Palermo che era diversa da come la si vede ai giorni nostri. Del “Boulevard” di Palermo, Via Libertà, e dei suoi Villini in Stile Liberty non rimane che un lungo boulevard composto da un mosaico di quel che rimane di villini liberty e palazzi moderni che si alternano rovinando l’atmosfera originale della Via Libertà di un tempo. Quel tempo citato nei righi precedenti non si riferisce ad un tempo lontano, ma un tempo storico abbastanza recente che risale agli ultimi anni dell’800 e soprattutto ai primi anni del ‘900. •    La crescita economica e la lottizzazione della Palermo nordsettentrionale Infatti con l’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891/92, situata nell’Attuale Giardino Inglese di Palermo, si da inizio ad un nuovo piano regolatore che permette la costruzione di viali alberati e la lottizzazione del terreno. In quest’area, infatti, negli anni successivi all’Esposizione si avrà un vero e proprio fiorire di Villini Liberty e la zona amplierà il vecchio centro storico di Palermo da Via Dante sino a Piazza Vittorio Veneto (comunemente denominata Statua, per il suo imponente monumento celebrativo realizzato dallo stesso Ernesto Basile nel 1910). E’ questo il periodo in cui comincia la costruzione di diversi villini in stile liberty da parte dell’architetto Ernesto Basile e da altri architetti conterranei. I cosiddetti “villini” diventano formula di prestigio non solo per gli architetti ma soprattutto per i committenti che richiedono sempre più la costruzione di Villini in stile liberty che esaltino il prestigio della famiglia. Anche i ricchi borghesi stranieri vengono a Palermo non solo per le vacanze (esempi famosi sono il Kaizer tedesco Guglielmo II e il re Edoardo VII di Inghilterra ospitati presso la residenza Florio) ma alcuni di essi decidono di venire ad abitare a Palermo (esempio famoso è la Famiglia inglese Whitaker. Oggi ne rimane la Villa Whitaker in Via Dante). Ma non tutto è destinato a sopravvivere in eterno, conseguentemente al crollo della borghesia palermitana -la famiglia Florio ne è un esempio-, Palermo verrà avvolta da un lento declino che culminerà con il famoso “Sacco di Palermo”. •    Ma cosa s’intende con l’espressione “Sacco di Palermo”? Con l’espressione Sacco...

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Basile. Un genio del Liberty palermitano

Basile. Un genio del Liberty palermitano

Ernesto Basile, aveva osservato le evoluzioni del dibattito artistico culturale della sua epoca in Europa, si era nutrito della voglia di rinnovamento del padre, che nel 1889 aveva progettato il villino Favaloro in piazza Virgilio a Palermo, primo esempio di uno stile nuovo che aveva trovato nella linea curva e sinuosa l’elemento costruttivo e decorativo insieme. Inizia ufficialmente la sua attività a Palermo in occasione di uno degli eventi più importanti della città: l’Esposizione nazionale del 1891- 1892. Concepisce una composizione “vasta e grandiosa, su di un tema quanto mai significativo per quella prima esposizione nella quale la Sicilia, ricongiunta all’Italia, doveva presentarsi agli Italiani”. (Sciarra Borzì “Ernesto Basile: la tradizione locale rivissuta come memoria creativa”. L’Esposizione non fu solo una occasione per mostrare i progressi della tecnica, ma anche esempi dell’arte e dei costumi dell’epoca. Coprì una vasta area situata tra le attuali via Dante, via P.pe di Villafranca e via Libertà, (proprio qui in seguito sorgerà un quartiere moderno, concepito secondo i dettami del tempo). In quel clima di sperimentazioni eclettiche che comprendeva un rivivere di architetture gotico-veneziane, rinascimentali ecc… Basile pensò a ideare per l’ingresso principale, dei padiglioni in stile arabo normanno. La formazione accanto al padre e l’ambiente culturale fatto di ottimismo e fiducia nel progresso insieme alle radici antiche della cultura siciliana, costituiscono la più autentica chiave di lettura del del linguaggio architettonico espresso dal Basile. E anche se spesso lo si è voluto interprete delle sole istanze della borghesia in ascesa, riducendo così il suo contributo innovatore, non bisogna dimenticare che all’interno della sua attività si collocano episodi interessanti che smentiscono tali affermazioni. Una di questi, ad esempio, la lunga collaborazione con la ditta Ducrot, per realizzare dei mobili, che potessero anche essere prodotti in serie, ed acquistati quindi, da una più vasta categoria di utenti. Questa collaborazione lascia intuire che alla base del suo lavoro si ponesse anche una rilevante apertura, verso quelle istanze sociali che promuovevano un’arte a servizio della collettività. Si è detto che la ricerca di una funzionalità che Basile espresse proprio all’interno di quella attività di progettista di mobili di arredo, lo faccia collocare all’interno dello spirito del suo tempo in modo tanto rilevante quanto quello della sua...

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