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Enciclopedia di Torino. Gli edifici piemontesi

Enciclopedia di Torino. Gli edifici piemontesi

Edifici dal 1900 al 2011 lavoro data architetti progettisti Teatro estivo Parco Michelotti – di Umberto Fiandra 1900 1957 San Tommaso – cappella e cupola di Nostra Signora del S. cuore – 1900 Gallo Giuseppe Sant’Agostino chiesa ( v. S. Agostino ) 1900 Ceppi Carlo conte OGM ( H ) – edificio su via Damiano tra via Cuneo e via Carmagnola 1900 1906 Giacomo Mattè Trucco OGM ( E – F) edificio su corso Vercelli tra via Pinerolo e via Cuneo 1900 1906 Giacomo Mattè Trucco Palazzo Priotti ( c. Vittorio Eman. 52 ) 1900 Ceppi Carlo conte Fabbrica della Società Termotecnica e Meccanica – c. Tortona 1900 Fenoglio P. Villino Ostorero ( v. Beaumont 7 ) 1900 Fenoglio Pietro casa Menzio – ( Hotel Eden ) via Donizetti 22 – liberty 1900 arch. Alfredo Premoli Palazzo Barolo – sede di botteghe artigiane, e alcuni locali ospiti famiglie operaie – 1900 1906 Ospedale Amedeo di Savoia ( malattie infettive ) inaugurazione – cr. Svizzera 1900 Bassorilievo a Vittorio Amedeo ( 1900 A. Bonino Bassorilievo al Principe Eugenio ( 1900 A. Bonino Monumento a Nicolis Carlo conte di Robilant – ( giardino Cavour ) 1900 Ginotti Giacomo San Domenico – si riapre al pubblico dopo i restauri in stile gotico 1900 arch. Riccardo Brayda Teatro Alfieri – ricostruzione 1901 Pietro Fenoglio Bagni pubblici – c. regina / v. Vanchiglia – 1901 C. Dolza Lanificio Laclaire & Salietti – v. Mongrando 6 / 16 – Andorno e Varallo – oggi struttura per anziani 1901 P. Fenoglio Ospedale S. Giovanni – nuova ala verso via Cavour 1901 ing. Prinetti Palazzo Provana di Collegno (v. S. Teresa) diventa sede Banco di Roma 1901 Madonna della Pace – inaugurazione col cardinal Agostino Richelmy 1901 1908 Banca commerciale Ital. – ( v. Arsenale / v.S. Teresa ) fine costruz. 1901 Scuola elementare Torquato Tasso – via della Basilica 15 1901 1943 Casa Florio Rigat – via Cibrario 12 – liberty 1901 Giuseppe Velati Bellini e Amato Riccio Villino Raby – ( c. Francia 8 ) stile liberty 1901 Fenoglio Pietro e Gottardo Gussoni Madonna degli angeli – trasformazione integrale edificio – restauri 1901 / 26 Carlo Ceppi Pattinatori società – Laghetto al Valentino sino al...

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Eleganza liberty a cuneo

Eleganza liberty a cuneo

NONOSTANTE LA VOCAZIONE PREVALENTEMENTE AGRICOLA, ALL’INIZIO DEL ‘900 SI SVILUPPÒ ANCHE IN CITTÀ LO STILE CHE IMPERAVA NEL NORD EUROPA, CARATTERIZZANDO SOPRATTUTTO IL VIALE DEGLI ANGELI E LE ZONE LIMITROFE. di Fabrizio Gardinali Foto: Daniele Molineris L’Art Nouveau si sviluppa tra il 1890 e il 1914; trova il suo terreno più fertile in Belgio, specie con gli architetti Victor Horta e Henri van de Velde, che intendono l’architettura come strumento ampio, capace di trasformare non solo l’ambiente urbano, ma anche le abitazioni attraverso gli oggetti di arredo. Da Bruxelles si diffonde in tutta Europa diventando l’arte della società in movimento, dell’industria che cresce a dismisura, grazie alle scoperte scientifiche applicate alla produzione in costante innovazione. In Italia il nuovo stile si propaga con il termine Liberty, facendo riferimento al grande magazzino londinese aperto da Lasenby Liberty, e con un certo ritardo rispetto al resto del “vecchio continente”. In seguito all’enorme successo dell’Esposizione di Parigi del 1900, due anni dopo, a Torino si organizza l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna, dove sono presenti i maggiori esponenti dell’Art Nouveau europea. L’evento segna l’avvio del Liberty in Italia, come arte della borghesia in ascesa e manifestazione visibile delle sue istanze, come pure della sua espansione, trovando i propri epicentri in Palermo, Milano, Torino, e connotandosi come “arte urbana” per eccellenza. CUNEO, CITTÀ VIVACE Cuneo non si può certo dire una metropoli e neppure un centro di rilevante sviluppo di nuova economia, pur essendo essa modestamente presente. È una città di quasi 27.000 abitanti così descritta dalla Guida “Oggero” del 1909: “Vi sono fiere e mercati settimanali molto frequentati, per cereali e bestiame. Il solo mercato dei bozzoli dura da 25 a 30 giorni, sempre animatissimo. Quello delle castagne dura un mese circa. Vi hanno filature di seta ed alcune manifatture di tessuto di cotone, segherie, mulini, fabbriche di concimi e di ghiacci, di piastrelle di cemento…” Insomma un’area che viveva prevalentemente su agricoltura, commercio e artigianato, con limitata presenza industriale. Eppure ebbe la sua brava mostra, le Esposizioni Agrarie Riunite del 1905, collocata nella zona sud della città, dal Cottolengo. Regione “Orti, dove “regnava”, dalla fine del XIX secolo, Monsignor Peano, singolare figura di sacerdote e immobiliarista, i cui interventi incisero non poco sullo sviluppo della città: si veda, per esempio, la Chiesa del Sacro Cuore, che divenne fulcro della “città nuova”. Furono diversi i fattori concomitanti che portarono Cuneo ad avere una buona sensibilità verso l’innovazione in campo artistico e decorativo. Lo sviluppo edilizio verso sud, specie con il piano regolatore del 1908, favorì, nell’area...

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Torino, capitale del Liberty piemontese

Torino, capitale del Liberty piemontese

La fortuna dello stile Liberty ha la sua premessa nelle grandi Esposizioni Universali di Londra, di Vienna, di Parigi e di Torino, realizzate tra i XIX e il XX secolo. Queste Esposizioni – a loro volta concepite come il mezzo più efficace per far conoscere alle masse (non ancora vittime dei persuasori occulti e del consumismo che dilagherà nella seconda metà del Novecento) le meraviglie tecnologiche e i nuovi manufatti della Seconda Rivoluzione Industriale – hanno preparato il terreno al rapido diffondersi del nuovo stile in Belgio, in Francia, in Germania, in Austria, in Italia… Si pensi solo alla risonanza internazionale che ebbe l’Esposizione parigina del 1889, famosa per la discussa (allora) Tour in ferro e acciaio progettata e messa in opera dall’ ingegner Alexandre-Gustave Eiffel, che, fin dal giorno della sua inaugurazione, vide un’affluenza di visitatori che andava al di là delle migliori aspettative, e che ambiva a rappresentare il trionfo della scienza, della tecnica e delle arti, in particolare della meccanica e dell’energia elettrica (celebre, tra gli altri, lo spazio espositivo dedicato alle macchine, dove si potevano ammirare i generatori dell’ elettricità necessaria all’illuminazione e alle fantasmagorie di luci che caratterizzavano l’Esposizione, la quale intendeva celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’umanità nel centenario della grande Rivoluzione, in quella capitale che, da allora, venne non per niente chiamata anche Ville Lumière. L’Italia partecipò con la presentazione di opere del suo artigianato di alta qualità come i mosaici romani, le pietre dure fiorentine, i vetri veneziani, i coralli napoletani, oltre a suoi prodotti alimentari tipici e a vini pregiati. Va ricordato, per la cronaca, che all’Italia fu riservato un importante spazio espositivo dedicato a una nuova scienza: l’antropologia criminale fondata dal nostro Cesare Lombroso. Sull’onda lunga dell’enorme successo dell’Expo parigina si realizzò a Torino una seconda Esposizione generale italiana (la prima fu realizzata nel 1884) nel 1898, al Parco del Valentino (dove rimane ancora a suo ricordo la fontana dei dodici mesi, su disegno di Carlo Ceppi); ma quella che influì direttamente sulla fisionomia Liberty della Torino altoborghese nei primi anni del Novecento fu l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna (Aprile – Novembre del 1902), anch’essa al Valentino.. Il progetto esecutivo generale fu curato dall’architetto Raimondo D’Aronco, mentre...

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Leumann, villaggio operaio

Leumann, villaggio operaio

Il Villaggio Leumann nasce dall’idea di un illuminato imprenditore di origine elvetica, Napoleone Leumann, che trasferì l’azienda di famiglia da Voghera a Torino beneficiando delle convenienti agevolazioni che offriva il capoluogo piemontese, reduce del contestato trasferimento della capitale prima a Firenze e poi a Roma. All’epoca, infatti, la città di Torino concedeva terreni a prezzo politico e agevolazioni fiscali, con l’intento di ricreare un nuovo ruolo di riferimento che compensasse la perdita del lustro, della centralità e delle importanti funzioni di una capitale. Inoltre un’ampia offerta di manodopera specializzata a costi ridotti completò il processo di attrazione di capitali e imprenditori contribuendo a fare di Torino la nuova capitale dell’industria. La scelta cadde appunto sul vasto lotto di terra (circa 60.000 metri quadrati) nelle campagne circostanti il piccolo paese di Collegno, alle porte di Torino. Qui nel 1875 Isaac Leumann e il figlio Napoleone decisero di installare un nuovo sito produttivo che lavorasse il cotone, a differenza del precedente stabilimento di Voghera che trattava il lino. Fondamentale nella scelta del luogo fu anche la presenza di canali irrigui e la vicinanza di una nuova, moderna infrastruttura: la ferrovia che, correndo lungo l’asse dell’attuale Corso Francia, consentiva un rapido collegamento con Torino, la vicina Rivoli ma anche la Val di Susa e la Francia, attraverso il nuovo tunnel del Frejus. Il Cotonificio Leumann sarà destinato ad un crescente successo sino a diventare un’azienda di notevoli dimensioni e prestigio. Tuttavia Napoleone Leumann non creò soltanto un’industria con un annesso nucleo residenziale, bensì un’area ben definita in cui lavoro, famiglia, tempo libero, istituzioni sociali e previdenziali erano strettamente connessi fra loro, formando un contesto socialmente evoluto ed efficiente. L’organizzazione urbanistica, l’architettura degli edifici, le istituzioni sociali e i servizi assistenziali in esso creati fanno del villaggio un organismo che pone al centro dei suoi obiettivi una maggiore qualità di vita delle maestranze, sia sul lavoro che nella vita privata, con concreti vantaggi riscontrabili anche nell’ottima qualità che caratterizzò i prodotti del Cotonificio Leumann. Esempi di villaggi analoghi sorsero nel medesimo periodo anche in Lombardia e in Veneto, ma il Villaggio Leumann è forse l’esempio più esteso, completo e funzionale, tale da divenire un’interessante testimonianza di carattere storico, culturale e architettonico. Malauguratamente, nei...

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Quando il Liberty sedusse Torino

Quando il Liberty sedusse Torino

Il Liberty arrivò a Torino nel 1902 con l’Esposizione Internazionale d’Arte decorativa moderna. Inaugurata grandiosamente presso il parco del Valentino nel mese di maggio, in un clima di attesa febbrile e di intenso fermento culturale, l’esposizione ebbe l’intento di presentare al pubblico italiano ed europeo il meglio della produzione internazionale nell’ambito dell’architettura, dell’arredamento e delle arti applicate.   Il nuovo movimento modernista che stava pervadendo l’europa, a Torino venne chiamato semplicemente Liberty dal nome di Arthur Lasenby Liberty che nel 1875 aveva aperto un grande magazzino a Londra. Forte sostenitore dell’Arts and Crafts movement, Liberty presto divenne il posto più alla moda dove fare shopping a Londra, soprattutto per le sue stoffe, che venivano utilizzate sia per gli abiti che per l’arredamento di ambienti. All’Esposizione di Torino del 1902 parteciparono numerose nazioni: Regno Unito, Francia, Germania, Austria, Belgio, Ungheria, Svezia, Danimarca, Stati Uniti e Giappone. Poche e rare testimonianze delle strutture fieristiche e dei padiglioni degli Stati partecipanti, realizzati in stile Liberty al parco del Valentino sono rappresentate da fotografie, stampe d’epoca e materiale illustrativo e pubblicitario. Una piccola collezione di rarità sarà visibile presso la Libreria Antiquaria Peyrot, piazza Savoia 8/g, da venerdì 14 novembre sino al 16 dicembre (ore 10-13 e 15,30-18,30, chiuso lunedì e domenica. Dall’8 dicembre domenica aperto. Info email books@libreriapeyrot.com; tel. 011/436.96.54. Fonte: LA...

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La Torino Liberty sul finire dell’800 e inizio del’900

La Torino Liberty sul finire dell’800 e inizio del’900

L’architettura di Torino è conosciuta soprattutto per il barocco delle sue grandi residenze sabaude ma fra la fine dell’800 e l’inizio del’ 900 ebbe pure grande sviluppo lo stile detto Liberty o Floreale, più conosciuto internazionalmente come Art Nouveau, tanto che tuttora ne è considerata la capitale italiana. Questo stile estroso giunto da oltralpe assunse diversi nomi in relazione alle nazioni in cui si sviluppò. Il nome Liberty è derivato da Arthur Liberty proprietario di una grande ditta di arredamenti inglese che trattò prima prodotti orientali, poi passò a diffondere oggetti del nuovo stile e in Italia ebbe particolare fortuna. Liberty con la sua ambiguità di significato pareva esprimere libertà di ispirazione e sogno di tutte le arti decorative: dall’architettura alla scultura, dai manifesti pubblicitari all’arredamento con mobili soprammobili, vetrate, inferriate, argenterie, manufatti in ceramica, tessuti e oggettistica in genere. Le idee del Liberty sono tratte prevalentemente dal regno vegetale e dalla zoologia; sovente forme e oggetti sembrano elementi evocatori di fiori, farfalle e altri animali. La diffusione in Italia prese corpo attorno alle riviste Emporium e Arte Decorativa Moderna stampate a Torino e fu incoraggiata dalla grande Esposizione Internazionale Industriale ed Artistica Torinese del 1884, dalle Esposizioni di Architettura Moderna pure torinesi del 1890, del 1902 e del 1911. In queste brevi note accenneremo solo ai principali ingegneri e architetti che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo del Liberty architettonico. Il maggiore protagonista fu sicuramente Pietro Fenoglio: progettò un centinaio di edifici in Torino. I suoi più noti capolavori per l’originalità stilistica sono considerati : casa sua (La Fleur – 1902) in Cs. Francia angolo via Principi d’Acaia 11, seguono casa Maciotta (1904) in Cs. Francia 32 (1904), ville Scott (1902) in Cs. Giovanni Lanza 57, casa Rossi Galateri in via Passalacqua 14 (1903), casa Boffa via Papacino 4 (1903) e la casa Balbis di via Balbis 1 (1905). Di Giovanni Battista Benazzo è casa Tasca in via Beaumont 3 ang. via Piffetti (1903); di Gottardo Gussoni sono il villino Ruby in Cs. Francia 8 (1901 con P. Fenoglio) e i palazzi di via Duchessa Jolanda 17, 19 e 21 ang. via Collegno e via Palmieri (1914); di Giovanni Gribodo sono le case di via P. Piffetti 3, 5,...

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