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Elementi Liberty nelle sepolture del Monumentale di Roberto Bagnera

Elementi Liberty nelle sepolture del Monumentale di Roberto Bagnera

Milano, 2 Novembre 1866: alla presenza delle autorità governative e municipali, previa benedizione religiosa di Monsignor Giuseppe Calvi, si inaugura ufficialmente il nuovo cimitero di Porta Garibaldi. Una lunga storia di giochi politici e progetti rifiutati stava già alle spalle di questo servizio pubblico che, nel volgere di breve tempo, avrebbe visto mutarsi la sua primitiva funzione in qualcosa di diverso e più inatteso significato. Considerati insufficienti alle esigenze della crescita vertiginosa che la città stava vivendo i cimiteri del Gentilino (P.ta Ticinese), di San Gregorio (P.ta Venezia), di San Giovanni alla Paglia (P.ta Vercellina), di San Rocco (P:ta Romana), della Molazza (P:ta Garibaldi), dei Tre Ronchetti, della Barona, di Calvairate, Monluè e Gratosoglio, il Comune di Milano decide di bandire un concorso per un cimitero “… degno del lustro della città, dove riunirvi lapidi e monumenti per distinti cittadini e sepolcri di famiglia, e vasto a raccogliere tutte le spoglie dei trapassati”; si destina all’opera la somma di L. 1.300.000. Nel giugno 1839, su venticinque progetti, vengono dichiarati lodevoli quelli dell’ architetto Alessandro Sidoli e dell’architetto Giulio Aluisetti; l’Accademia delle Belle Arti preferì quello del Sidoli, ma il Consiglio Comunale dichiarò decaduto il concorso e anzi, nel 1844, affidò all’ Aluisetti l’incarico di presentare un nuovo progetto. Abbandonato, o meglioaccantonato il problema, a causa degli avvenimenti politici del 1848, fino alla definitiva liberazione di Milano del 1859, il nuovo clima politico spingeva a rivedere le decisioni prese sotto un governo straniero e il 17 novembre 1861 fu pubblicato il bando di un nuovo concorso. Finalmente il 22 dicembre 1863, il Consiglio approvò definitivamente il progetto dell’Architetto Carlo Maciacchini, in seguito anche incaricato di dirigere i lavori. Ancora erano in corso i lavori per la recinzione dell’area e lo spianamento del terreno e la costruzione degli edifici frontali, che si palesava subito la insufficienza del Monumentale per il seppellimento di tutti i morti di Milano. La città andava prendendo un vertiginoso sviluppo e vedeva accrescersi rapidamente la sua popolazione. Furono riaperti nel 1875 i vecchi cimiteri e venne costruito ed aperto nel 1895 il nuovo grande cimitero a Musocco. Il Monumentale fu riservato allora per le sepolture a perpetuità; da tale norma limitativa derivò anche, gradualmente, un maggiore impegno...

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Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese

Precisazioni sugli interventi in stile liberty dell’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese

  In memoria del Prof. Avv. Luigi Zanzi (1938-2015) cui Varese deve molti studi, di carattere metodologico, o di approfondimento sulla storia cittadina. di Piero Mondini – Responsabile dell’Archivio Storico Comunale   È indubbio come l’architetto Giuseppe Sommaruga, apparso nel 1894 a Varese per la progettazione della edicola funeraria di Adone Aletti divenga ben presto il principale protagonista di tre tipologie progettuali: esegue i due principali siti a carattere ricettivo-turistico della città di Varese e delle sue montagne, di altre due edicole funerarie nel cimitero monumentale di Giubiano e di un intervento aggiuntivo su un fabbricato preesistente nelle località di Bosto,[1] Tutti questi interventi, con straordinari progetti stesi con grande abilità di redazione come deducibile dalle planimetrie presentate, sono in chiaro quanto indiscutibile stile liberty. Giuseppe Sommaruga seppe essere interprete della profonda trasformazione dell’architettura attuata grazie all’Art Nouveau, ma soprattutto divenire, grazie a progettazioni difficilmente soggette a ripetizioni od imitazioni, uno dei maestri dell’arte Liberty più significativi ed importanti.[2] Il tutto tenendo conto che l’arch, Giuseppe Sommaruga nel 1908, dopo progettazione dell’edicola Comi presso il cimitero di Giubiano, forse grazie all’intervento dello stesso Antonio Comi, stringe intensa collaborazione con l’ing. Giulio Macchi aprendo con lui uno studio professionale in Varese. In Varese, sia nelle edificazioni del Colle Campigli (Palace Hotel e Kursaal), sia del Campo dei Fiori (Gran Hotel Campo dei Fiori) fu in grado di effettuare un nuovo ed evolutivo carattere urbanistico architettonico lasciando al nostro territorio due complessi, uno dei quali, quello sul colle Campigli assai diminuito per i danni subiti nei bombardamenti della seconda Guerra Mondiale e dalla decisione di abbattimento degli anni Cinquanta del secolo scorso, tuttora facilmente riconoscibili e delineabili a grande distanza data la loro monumentale struttura, ma sicuramente in grado di modificare l’assetto ambientale in maniera assai pesante; spiace dovere affermare che il Gran Hotel del Campo dei Fiori, da molti ritenuto come logicamente inserito nel territorio, appaia in realtà come una enorme struttura posizionata in modo da essere in grado di potere visionare il territorio sottostante, sino alle lontane quanto splendide visioni alpine nelle giornate più limpide: con le stesse maestose visioni di un’aquila dominante, piuttosto che di un albergo ben inserito nelle forme montane prealpine. La colossale struttura liberty del...

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Regesto delle opere di Giuseppe Sommaruga

Regesto delle opere di Giuseppe Sommaruga

GIUSEPPE SOMMARUGA (Milano 11 luglio 1867 – Milano 27 marzo 1917) 1888-1889 Casa Broggi Milano 1889 Concorso per Palazzo Parlamento Roma 1890 ca Edicola Cirla Lanzo d’intelvi 1890 Progetti I Esposizione Italiana Torino 1891 Chalet Theobroma Milano 1892-1893 Ossario di Palestro 1893-1894 Padiglioni Esposizioni Riunite Milano 1895 Concorso Parlamento Buenos Aires 1895-1896 Casa Cirla Ripa Ticinese Milano 1896-1897, 1899 Casa Marelli Milano 1896-1897 Edicola Barigozzi Milano 1897 Concorso Cimitero Bergamo 1897 Villino Giovanni Aletti Roma 1898 Casa Saporiti Milano 1898 Edicola Aletti Giubiano (Varese) 1898 Negozio Calderoni Milano 1898-1899 Edicola Biffi Galliano (Como) 1899 Ritirate pubbliche via Marino Milano 1900 Restauro Casa Volonteri Milano 1900-1903 Palazzo Castiglioni Milano 1902-1903 Casa Cuzzi Ripa Ticinese Milano 1902-1903 Casa Cuzzi via Fumagalli Milano 1903 Concorso Cimitero Mantova 1903 Padiglione privato per esposizione 1903-1904 Concorso Palazzo Governo Montevideo 1903-1904 Padiglione Italiano Saint Louis 1905 Edicola Casnati Casnate (Como) 1905 Palazzina Appiani Treviso 1906 Esposizione Sempione Milano 1906 Palazzina Comi Milano 1906 Palazzina Salmoiraghi Milano 1906 Tomba Biffi Sommaruga Milano 1906 Villa Galimberti Stresa 1906-1907 Palazzo Viviani Giberti Trieste 1907 Cancello Villa Luigi Faccanoni Credaro 1907 Villa Giuseppe Faccanoni Sarnico 1907 Villa Pietro Faccanoni Sarnico 1907-1908 Mausoleo Faccanoni Sarnico 1908 ca Progetto Edicola Villa Milano 1908 Casa Cirla corso Colombo Milano 1908 Edicola Comi Giubiano (Varese) 1908 Ristrutturazione Palazzo Piva Milano 1908-1909 Casa Sommaruga Milano 1908-1909 Palazzina Galimberti Milano 1908-1909 Villa Carosio Baveno 1908-1912 Complesso Campo dei Fiori Varese 1909-1910 Casa Piccinelli Milano 1910 Progetto veranda Villa Comi Varese 1910-1911 Teatro Kursaal Varese 1910-1912 Asilo infantile Sarnico 1911 Fabbricato ditta Piccinelli Milano 1911 Tomba Stefanini Milano 1911-1915 Stazioni Ghirla-Ponte Tresa 1912 Edicola Macchi Giubiano (Varese) 1912 Villa Luigi Faccanoni Sarnico 1912-1913 Hotel Palace Varese 1912-1913 Ville Campo dei Fiori Varese 1912-1914 Villa Faccanoni Romeo Milano 1913-1914 Edicola Moretti Milano 1914 Cancelli Villa Comi Bosto (Varese) 1915-1916 Mausoleo Salmoiraghi Lanzo d’Intelvi 1915-1917 Villa Poletti Lanzo d’Intelvi 1915-1920 ca Villa Cirla Lanzo d’Intelvi   Scopri gli eventi dedicati al centenario dalla morte di Sommaruga: www.mostrasommaruga.it Salva Salva Salva Salva...

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Mazzucotelli, anima e volto del ferro battuto Liberty

Mazzucotelli, anima e volto del ferro battuto Liberty

«El fer l’ha da vess trattaa come una sciora». Così Alessandro Mazzucotelli spiegava il segreto della sua arte. E davvero l’artista – lodigiano di nascita e milanese d’adozione – trattava il ferro battuto come una signora, trasformandolo in fiori e volute eleganti secondo i dettami dello stile Liberty, in voga tra la fine delXIX secolo e l’inizio del XX. Difficile, passeggiando per le strade di Milano, non notare le opere del maestro lodigiano: le inferriate alle finestre, i decori di un cancello, il corrimano di uno scalone. Mazzucotelli, il re del dettaglio, il principe del Liberty italiano, nacque a Lodi il 30 dicembre 1865, in una famiglia originaria della Valle Imagna, nella Bergamasca. Imparò il mestiere di fabbro in via Manuzio a Milano, alla bottega di Defendente Oriani, laboratorio che poi rileverà nel 1891 trasferendolo successivamente in via Ponchielli e poi in Bicocca. Rapidi i passaggi che lo portarono a diventare collaboratore di architetti star dell’epoca come Giuseppe Sommaruga e Gaetano Moretti: Camillo Boito, fratello del librettista Arrigo, fece da “talent scout” e lo introdusse agli ambienti giusti. «Mazzucotelli e Sommaruga avevano gusti simili— racconta il professor Valerio Terraroli, docente di Storia dell’Arte moderna e contemporanea all’Università di Torino, collaboratore della professoressa Rossana Bossaglia, grande studiosa di Mazzucotelli —. Nei loro lavori c’è armonia tra la costruzione dell’edificio e i dettagli in ferro battuto». Un esempio di questo connubio è Palazzo Castiglioni, in corso Venezia 47 a Milano. Il cancello posteriore, lo scalone d’onore, i lampadari e le grosse api che decorano l’estremità superiore dell’edificio, sono tutte opere del Lodigiano. Non stupisca la scelta di decorare un palazzo con degli insetti di ferro: «Lo stile Liberty si ispira alla natura, rappresentandola non in maniera descrittiva, ma evocativa, attraverso linee morbide e sottili», spiega Terraroli. Tutto questo per «la ribellione all’architettura dell’epoca che prediligeva uno stile “antico”. L’influenza arrivò anche dalle stampe giapponesi portate in Europa per la prima volta», sottolinea il docente. Fonte d’ispirazione per Mazzucotelli, che riusciva a far sembrare leggero un materiale come il ferro: «Era la sua abilità — prosegue il professore —. Si pensi alla Lampada delle libellule, o al Cancello delle farfalle in via Ausonio 3, a Milano». Le farfalle decorano anche «i balconi in via...

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Due geni distinti del Liberty. Sommaruga e Mazzucotelli

Due geni distinti del Liberty. Sommaruga e Mazzucotelli

Riguardo ai rapporti tra l’architetto Giuseppe Sommaruga e l’artista del ferro Alessandro Mazzucotelli non sono documentate rilevanti collaborazioni se non a fine Ottocento, prima del liberty: nei villini per Giacomo e Giovanni Aletti a Roma (1897-1902), nell’edicola funebre per la famiglia Aletti a Varese (1898) e nella riforma del negozio Calderoni a Milano (1898). Sommaruga disegnava in modo dettagliato tutti gli elementi decorativi dei suoi edifici, tra cui i manufatti in ferro battuto. Ne fanno fede i disegni conservati o pubblicati, nonché il testo introduttivo della monografia curata da Ugo Monneret de Villard nel 1908. Ne è ulteriore dimostrazione l’omogeneità stilistica dei ferri in tutti i suoi edifici del periodo liberty, a differenza della maggioranza degli altri architetti dell’epoca. Piuttosto che collaborare con Mazzucotelli, sempre propenso a dare un contributo personale al disegno dei ferri e talvolta della stessa architettura in cui venivano inseriti (un caso esemplare è quello di Casa Ferrario a Milano, con i celebri balconi), Sommaruga preferiva affidarsi a esecutori che li realizzavano con virtuosismo ma in modo fedele ai suoi disegni. Per esempio le ditte Giovanni Magnoni e F.lli Ghianda per Palazzo Castiglioni a Milano e la ditta Bardone e Alziati per il Mausoleo Faccanoni a Sarnico (entrambe le ditte erano di Milano). Si può ipotizzare, a fronte dell’attuale assenza di documenti, che anche i ferri battuti delle tre ville per i Faccanoni a Sarnico, nonché di quella per Luigi Faccanoni a Milano (oggi Casa di Cura Columbus), siano stati realizzati dalla ditta Bardone e Alziati. A dimostrazione del fatto che i ferri battuti degli edifici di Sommaruga potevano raggiungere esiti altissimi anche senza il contributo di Mazzucotelli è emblematico il caso di Palazzo Castiglioni a Milano: il suo nome non compare nelle pubblicazioni dell’epoca (tra cui l’articolo dedicato specificamente ai ferri, non firmato ma di Camillo Boito) e non vi è traccia di disegni relativi al palazzo nell’archivio di Mazzucotelli, oggi conservato presso la Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano. Inoltre sui tre cancelletti nell’androne – tra i pezzi più straordinari dell’intera suite – compare in evidenza la targhetta della ditta Giovanni Magnoni. L’eccezionalità dei ferri del palazzo è indubbia, dunque le ditte Magnoni e Ghianda erano senz’altro in possesso delle competenze...

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Albergo Diurno Venezia: un gioiello sotterraneo

Albergo Diurno Venezia: un gioiello sotterraneo

Le testimonianze del Liberty in zona 3 (rimandiamo agli articoli apparsi sul numero precedente) sono numerose e ben evidenti girovagando per le strade di zona, ma vivono anche sotto i nostri piedi. Chi infatti scende le scale per entrare in metropolitana dall’ingresso a lato dello spazio Oberdan incontra, a metà scala, una porta a vetri, oltrepassata la quale ci si trova immersi in un ambiente d’altri tempi, in un’atmosfera che riporta agli anni Venti, alla Belle Epoque. Il Diurno di piazza Oberdan: ecco la meta del nostro viaggio. Qui resiste ancora un parrucchiere, il signor Carmelo Ajello, che potrebbe anche gestire, avendone rilevato dalla defunta proprietà le licenze, tutte le attività che una volta vi si svolgevano e delle quali utilizza solo quella per parrucchiere da uomo. Scendere pochi gradini è come andare a ritroso nel tempo. Tanti piccoli separée, ognuno ancora con l’insegna del tipo di servizio offerto, si aprono ai due lati del vasto salone una volta affrescato come si nota in alcune vecchie foto, e ora miseramente tirato a “ducotone”. Soffermandoci all’ingresso sui due lati ci sono ancora i banconi delle Ferrovie dello Stato, quello di un’agenzia di viaggi e del fotografo. Questa parte del Diurno è stata scioccamente deturpata dai lavori per la metropolitana eliminando una colonna, o perlomeno inglobandola nel muro, e soprattutto sostituendo una magnifica porta di legno e vetri con due anonimi battenti in vetro e relativa maniglia d’alluminio. Sarebbe stato sufficiente spostare la scala che porta in metropolitana di due/tre metri e nulla sarebbe stato distrutto, invece…. La pavimentazione interna è originale con tanto di firma fatta a mosaico della ditta che ne ha eseguito la posa.Mancano, purtroppo, nella mediana del salone, due sedili in pietra ricoperti da mosaici, come mostrano le vecchie foto che il signor Ajello espone in una vetrinetta, e al loro posto sono stati realizzati due rattoppi, sì a mosaico ma solo triste palliativo. Le condizioni dei separèe sono pessime: muri scrostati, segni di muffa, arredi, esclusi quelli salvati, in totale abbandono. Tutti aspetti che se fossero recuperati, come tutta la struttura del resto, potrebbero offrire uno spaccato di vita alle nuove generazioni. Si recupererebbe un pezzo di Milano da far conoscere anche ai visitatori stranieri. Che...

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