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Silvio Gambini

Silvio Gambini

SILVIO GAMBINI (1877 – 1948) Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di modeste origini il 18 ag. 1877. Studiò dapprima nella sua città natale, dove si diplomò nel 1897 come perito agrimensore presso l’istituto tecnico V. Comi. Stabilitosi in seguito a Busto Arsizio, dal 1899 il G. iniziò a collaborare come disegnatore per l’Ufficio tecnico comunale, dove contribuì alla progettazione dell’acquedotto e del macello civico di via Pepe. A partire dal 1900 entrò a far parte dell’Ufficio per il piano regolatore di Busto come applicato tecnico e contemporaneamente, come assistente dell’architetto C. Crespi Balbi, seguì il cantiere di costruzione della scuola G. Carducci. Nel frattempo sempre a Busto si dedicò alla realizzazione dei portici del nuovo cimitero e alla progettazione delle edicole funebri per le famiglie Bossi, Milani e Decio. Dal 1901 il G. frequentò lo studio dell’ingegner G. Guazzoni con il quale collaborò fino al 1915 (Bairati – Pacciarotti). Dal 1903 diede inizio a una parallela attività indipendente, costruendo il villino, lo stabilimento di tessitura e la tintoria di A. Castiglioni in via G. Mameli (ora in parte demoliti) e il complesso edilizio della ditta Garavaglia in via M. d’Azeglio nei quali sono evidenti motivi derivanti dalla cultura liberty-secessionista. Seguì quindi per il G. un’intensa attività professionale con i disegni per il mattatoio di Carmagnola (Torino), del 1903, con il villino Paris a Giulianova, progettato nel 1904 e portato a compimento nel 1918, con la villa Bossi a Fagnano Olona (Varese), con la villa Gagliardi a Sacconago (entrambe del 1905) e con una lunga serie di costruzioni a Busto, culminata nella realizzazione della villa Ferrario in via Palestro, che segnò l’inizio del suo successo e della sua concreta influenza sull’ambiente architettonico cittadino. Le ragioni di tale successo vanno ricercate in due direzioni distinte ma complementari: nella sostanziale novità della sua vena stilistica, risultato di una mediazione tra Jugendstil ed evidenti riferimenti ad alcuni progetti di E. Basile, L. Paterna Baldizzi e R. D’Aronco, e nell’operosità delle industrie tessili bustesi, le quali avevano determinato l’ascesa di una nuova e ambiziosa classe imprenditoriale, capace di promuovere nei suoi edifici di rappresentanza una rinnovata caratterizzazione estetica. Sempre nei medesimi anni il G. intrecciò rapporti di collaborazione con il...

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Egidio Dabbeni

Egidio Dabbeni

EGIDIO DABBENI (1873 – 1964) Nacque il 27 febbr. 1873 a Fiumicello (Brescia) da Paolo e Angela Pasolini. Il padre, che ebbe su di lui molta influenza per il gusto dell’arredo ed il minuzioso studio dei particolari, era falegname: aveva un avviato laboratorio ed insegnava ebanisteria all’istituto Piamarta di Brescia. Studiò ingegneria a Padova, poi si recò a Roma per perfezionarsi nell’architettura. Ritornato a Brescia, iniziò molto presto una infaticabile e continua attività che lo vide impegnato fino alla morte, dapprima in collaborazione con il geometra Francesco Moretti, poi con il figlio Mario e successivamente anche con i nipoti. Morì a Brescia il 2 giugno 1964. Il suo lavoro di progettazione si svolse interamente a Brescia e nella provincia bresciana ad eccezione dell’incarico per gli stabilimenti Dalmine Franchi a Dalmine e del concorso per lo stadio-velodromo di Bordeaux che lo impegnò poi, come vincitore, nella realizzazione con vasto impiego di prefabbricati. Membro effettivo dell’Ateneo di Brescia dal 1908, membro della Deputazione all’ornato, insegnante e commissario per il riordino della scuola professionale di arti e mestieri “Moretto” di Brescia, fu calcolatore di cementi armati per la Società bresciana cementi e costruzioni, collaboratore alla rivista L‘Architettura italiana (1903-4) dove pubblicò alcuni progetti, scrisse articoli e relazioni per l’Esposizione bresciana del 1904, memorie tecniche sull’uso del cemento armato; prese posizione contro la demolizione delle mura cittadine con un intervento su Il Piccolo di Brescia (11 marzo 1926) e, nello stesso giornale, svolse una polemica con Ugo Ojetti in difesa dell’impiego del botticino per il Vittoriano di Roma, allineandosi alla posizione di Zanardelli. Fu considerato esemplare il suo restauro alla sede della Banca S. Paolo di Brescia (1924). Nonostante l’archivio sia andato in parte distrutto e per il rimanente disperso, l’elenco delle sue opere accertate è molto vasto e comprende quasi tutti i temi dell’ingegneria e dell’architettura, dalle ville residenziali alle case operaie ed ai palazzi cittadini, dagli stabilimenti industriali agli impianti sportivi, alle scuole, alle chiese, dai monumenti funerari e dai cimiteri alle derivazioni elettriche, dighe, centrali, canali, dagli acquedotti, fognature, strade alla carpenteria metallica, ai contenitori per materiali, agli stucchi, alle decorazioni. La sua versatilità nell’affrontare i temi più svariati lo portò ad una estrema variabilità anche nelle forme espressive che,...

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Gaetano Orzali

Gaetano Orzali

GAETANO ORZALI (1873 – 1954)   Nato a Lucca il 5 Marzo 1873; studia disegno architettonico, e si diploma nel 1897, presso l´Accademia di Belle Arti di Firenze. Completati gli studi affronta il suo primo progetto che consiste nella realizzazione di palazzo Lazzereschi e Lazzeroni in Viale Cavour a Lucca, lavoro questo che denota una forte influenza della tradizione architettonica ottocentesca, concretizzatasi nel ricorso a degli stilemi prettamente classici. Nel giugno del 1902 c´è una svolta nella sua vita: l´ingegnere architetto Gaetano Orzali si trasferisce a Genova dove risiederà sino alla morte. Nel capoluogo ligure svolge una frenetica attività, impegnandosi in progetti di varia entità, dal villino tipico dei primi del Novecento al palazzo di parata, tutto questo pur continuando a mantenere dei costanti e ottimi rapporti con la città natia. Proprio in questo periodo il suo linguaggio architettonico è protagonista di un vero e proprio rinnovamento formale, che consiste in un avvicinamento allo stile liberty, visto come degna e adeguata risposta ai cambiamenti della situazione socio-economica della città, come giusto tentativo di soddisfare le esigenze e le aspirazioni della nuova borghesia imprenditoriale. Tra i suoi più importanti e originali interventi che hanno interessato Genova, c´è il palazzo eretto in Via XX Settembre per conto degli Starrico, che evidenzia bene quella che è stata la sua trasformazione, fornendo una sorta di manifesto del suo nuovo ed inconfondibile stile. La sua attività progettuale in ambito genovese, non termina però qui. Si annoverano, infatti, tra i suoi lavori molti progetti di ville e residenze fatte costruire nella zona di Albaro. Tutta questa sua attività denota non solo una grande attenzione architettonica, ma soprattutto una notevole coscienza che l´ingegnere architetto ha nei confronti di quelli che sono gli effettivi problemi urbanistici della città. Nel primo Novecento, Gaetano è contemporaneamente impegnato a Genova e a Viareggio, svolgendo un´attività densa e piena di riconoscimenti, venendo tra l´altro additato come uno degli architetti promotori del rinnovamento edilizio del capoluogo ligure. Si propone con edifici e strutture non molto innovative dal punto di vista strutturale, ma sicuramente ricche di elementi decorativi, propri di un formulario liberty, esauritosi a livello nazionale dopo il 1915, protrattosi invece nel tempo in ambito lucchese, individuabili per l´aspetto dei singoli dettagli,...

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Matteo Focaccia

Matteo Focaccia

MATTEO FOCACCIA (1900 – 1972)   Come avrete potuto leggere nello speciale dedicatomi all’interno del progetto ‘’Volti di Romagna’’ (simboli della sua identità territoriale) del 31 agosto, nell’intervista ho accennato appunto all’opera di Matteo Focaccia, uno dei non pochi personaggi della storia dell’arte dimenticati dopo la scomparsa. Portare alla luce questi ‘’illustri’’ fantasmi del Novecento non può che affascinare tanto gli storici che i lettori  curiosi di apprendere aneddoti e nozioni su argomenti che per anni sono rimasti nell’ombra. In  molti, credo, hanno potuto ammirare ad esempio la Casa del  Mutilato in piazza Kennedy, a Ravenna, ricavata tra il 1937 e il 1939 dalla demolizione di antiche case del quartiere ebraico per creare un’area moderna e rappresentativa nel centro cittadino,  senza magari interessarsi al progettista, Matteo Focaccia. L’edificio, composto di due ali asimmetriche, fu progettato dal Focaccia tra il 1937 e il 1938 e completato nel 1942. In facciata campeggia la citazione dantesca “dall’alto scende virtù che m’aiuta”. L’attico è decorato da due bassorilievi dello scultore Umberto Pinzauti. Il progettista Matteo Focaccia come dice Gianni Morelli privilegiava “linee semplici ed austere e con prevalenza di larghe masse di muratura fatte coi mattoni ravennati, ingentilita da sobrie demarcazioni in marmo. Il nuovo edificio vuole esprimere potenza, ordine e disciplina. E mentre per carattere costruttivo rinnova le antiche tradizioni dell’ arte muraria, si uniforma all’ ordine nuovo creato dallo spirito dell’ era mussoliniana”. All’ interno del salone d’onore sono conservati alcuni grandi pannelli a mosaico, ideati dai pittori Giovanni Majoli e Anton Giuseppe Santagata (Genova, 10 novembre 1888 – 13 settembre 1985). Ad eseguirli furono due équipes di giovani mosaicisti che si ritroveranno alcuni anni dopo, nel 1948, a fondare il Gruppo Mosaicisti dell’ Accademia di Belle Arti: Ines Morigi e Antonio Rocchi per le figurazioni mussoliniane, Werter Focaccia, Libera Musiani e Renato Signorini per l’ apoteosi delle armi italiane. L’opera del Focaccia può essere definita razionalista e in alcuni tratti futurista ed eclettica; la linea razionalista più comune, che si evidenzia in molti progetti, riprende lo stile di Adolf Loose .  Chi ama l’arte e l’architettura fascista non può evitare di ammirare i capolavori che il Focaccia ci ha lasciato; per lo stesso motivo non è fuori luogo fare menzione...

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Mario Mirko Vucetich

Mario Mirko Vucetich

MARO MIRKO VUCETICH (1898 – 1975)   Mirko Vucetich, nato da Giovanni e Francesca Cappelli il 9 gennaio del 1898 a Bologna, dove il padre era un funzionario delle Ferrovie, compì i suoi studi in quella città e successivamente a Napoli, in seguito al trasferimento del capofamiglia per motivi di lavoro nella città partenopea; qui nel 1917, conseguì presso l’Accademia di Belle Arti il titolo di Professore di Disegno architettonico. Nel giugno del 1919 fu assunto come architetto presso il Comune di Gorizia e in quella città si accostò al Futurismo: nell’ottobre del 1919 infatti insieme a Pocarini costituisce il “Movimento futurista giuliano”, il cui manifesto programmatico fu pubblicato ne “L’Eco dell’Isonzo (11-10 19) e in “Roma futurista” (19-10-19). Nel 1920 infatti fu trasferito con la stessa qualifica di architetto al Ministero Terre Liberate, con sede a Vittorio Veneto, ma nel 1921, in seguito allo scioglimento del Ministero, inizia la libera professione a Bologna e Venezia e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1922. Nella capitale, nel 1923, risulta vincitore tra i concorrenti dell’Emilia del Pensionato Art. Naz. nel ramo Decorazione, nel 1925 nel ramo Architettura. Costruzioni da lui progettate in questi anni vengono realizzate a Bologna , Venezia e a Riccione , dove gli innovativi caratteri compositivi adottati per villa Antolini fanno di questo edificio un esemplare di pregevole qualità architettonica, che spicca nel confronto con le costruzioni coeve della località. Nel 1928, dopo aver vinto il concorso Curlandesi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema “Padiglione per Mostra Coloniale”. Nel maggio del 1929 si trasferisce in America del Nord e risiede a New York, dove svolse attività di scultore, arredatore, architetto, scenografo: nel 1930 come aiuto regista e direttore all’allestimento collabora con Henry Dreyfuss al Forhtysecond Street Theatre, nel 1931 svolge le stesse mansioni al Roxy Theatre; sue sculture sono al Museum di Brooklin e in collezioni private. Sempre nella cittadina divenne caro amico del noto illustratore Alberto Vargas con in quale affrescò una casa di bordelli. Nel 1932 ritorna in Italia e si stabilisce a Roma, dove continua la sua multiforme attività: partecipa talora come attore, altre come scenografo, costumista o regista a un centinaio di spettacoli allestiti dalle migliori compagnie dell’epoca. Dopo lo...

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Indice dei nomi. Autori Liberty in Italia

Indice dei nomi. Autori Liberty in Italia

In questa sezione è riportato l’indice dei nomi dei principali esponenti del Liberty italiano assime ad altri autori che hanno realizzato opere legate alla corrente artistica Art Nouveau con qualche biografia di artisti e progettisti stranieri. A – Vincenzo Alagna, Ambrogio Alciati, Libero Andreotti, Giulio Ulisse Arata, Eugenio Arneodo, Aemilia Ars, B – Domenico Baccarini, Osvaldo Ballerio, Giulio Bargellini, Ernesto Basile, Giovanni Battista Bossi, Giovanni Battista Carpanetto, Cesare Bazzani, Ernesto Bazzaro, Umberto Bellotto, Giovan Battista Benazzo, Alfredo Belluomini, Benvenuto Benvenuti, Renato Bertelli, Leonida Bertolazzi, Pietro Betta, Antonio Bezzola, Enzo Bifoli, Leonardo Bistolfi, Giuseppe Boano, Umberto Boccioni, Amedeo Bocchi, Giovanni Boldini, Luigi Bompard, Luigi Bonazza, Emma Bonazzi, Aroldo Bonzagni, Giuseppe Brega, Vittorio Emanuele Bressanin, Giovanni Buffa, Carlo Bugatti, Edward Burne-Jones, C – Vincenzo Cadorin, Achille Calzi, Carlo Casaltoli, Duilio Cambellotti, Alfredo Campanini, Pietro Canonica, Leonetto Cappiello, Felice Carena, Augusto Carutti, Achille Casanova, Giulio Casanova, Felice Casorati, Leonardo Castellani, Amleto Cataldi, Ludovico Cavaleri, Gaetano Cellini, Giuseppe Cellini, Galileo Chini, Plinio Codognato, Giacomo Cometti, Luigi Conconi, Gino Coppedè, Vittorio Corcos, Carlo Cressini, D – Egidio Dabbeni, Raimondo D’Aronco, Luigi De Paoli, Alois Delug, Adolfo De Carolis, Luigi De Luca, Ettore De Maria Bergler, Luigi De Servi, Sophie Della Valle di Casanova Browne, Ercole Drei, Vittorio Ducrot, Marcello Dudovich, F – Maximilian Fabiani, Pietro Fenoglio, Matteo Focaccia, Luigi Fontana, Roberto Franzoni, Girolamo Furfaro, G – Silvio Gambini, Domenico Gatti, Riccardo Gatti, Giambattista Gianotti, Bartolomeo Giuliano, Gottardo Gussoni, Materno Giribaldi, Giovanni Gribodo, Giacomo Grosso, Giovanni Guerrini, H – Adolfo Honestein, I – Camillo Innocenti, Alberto Issel, K – Giorgio Kienerk, Gustav Klimt, L – Ettore Lambertini, Cesare Laurenti, Agostino Lauro, Enrico Lionne, Sebastiano Giuseppe Locati, Ambrogio Lombardi, M – Cesare Maggi, Giuseppe Mancini, Cirillo Manicardi, Cipriano Mannucci, Giulio Marcovigi, Alessandro Martinengo, Alberto Martini, Guido Marussig, Giovanni Mataloni, Aldo Mazza, Alessandro Mazzucotelli, Leopoldo Melticovitz, Giovanni Michelazzi, Fabbrica Fratelli Minardi, Arrigo Minerbi, Sante Mingazzi, Kolomon Moore, Antonello Moroni, Carl Moser, Alphonse Mucha, Attilio Mussino, N – Amos Nattini, Plinio Nomellini, Arturo Noci, Francesco Nonni, O – Filippo Omegna, Gaetano Orzali, P – Giuseppe Palanti, Paolo Antonio Paschetto, Domenico Pasi, Leonardo Paterna Baldizzi, Silvio Piccini, Gino Piccioni, Ernesto Pirovano, Alfredo Premoli, Gaetano Previati, Q – Eugenio Quarti, R – Società ceramica Richard-Ginori, Annibale Rigotti, Antonio Rizzi, Giuseppe Romagnoli, Antonio Rubino, Edoardo Rubino, S – Cesare Saccaggi, Enrico Sacchetti, Antonio Sant’Elia, Aristide Sartorio, Luigi Secchi, Giovanni Segantini, Attilio Selva, Lino Selvatico, Federico Seneca, Augusto Sezanne, Filadelfo Simi, Paolito Somazzi, Giuseppe Sommaruga, Giovanni Sottocornola, Paolo Sironi, Giorgio Spertini, Romolo Squadrelli, Ulisse Stacchini, T – Antonio Tagliaferri, Pier Augusto Tagliaferri, Aleardo Terzi, Federico Tesio, Ettore Tito, Achille...

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