Menu Navigazione
Il Liberty in Italia

Il Liberty in Italia

Dopo le recenti esposizioni a Parigi (Grand Palais) e a Londra (Victoria and Albert Museum) anche a Roma trova ospitalità una retrospettiva sul fenomeno internazionalmente noto come “Art Nouveau”, nell’accezione italiana conosciuto come “Liberty”. La bella mostra organizzata al Chiostro del Bramante, curata da Fabio Benzi, propone una selezione di dipinti, sculture, progetti architettonici, arti applicate (mobili, ceramiche, vetri, illustrazioni, manifesti, tessuti, ecc.) che fanno il punto su questo stile internazionale che introdusse l’Italia Unita nel dibattito estetico europeo e modernista. Il percorso espositivo, obbligatoriamente frammentato data la struttura poco ariosa degli spazi, inizia con il proporre gli antecedenti italiani che contribuirono alla formazione dello stile, opere di Medardo Rosso, Giuseppe Boldini, Pelizza da Volpedo, Gaetano Previati, Francesco Paolo Michetti, tutti artisti variamente inseriti, negli anni Ottanta dell’Ottocento, nell’ambito divisionista e simbolista. I capolavori del trentennio 1890-1920, quelli che si possono a rigore considerare interni al gusto “modernista”, occupano le sale successive. Ecco dunque gli stupendi bronzetti e marmi di Leonardo Bistolfi (si veda nella foto la scultura in marmo Giovinezza, realizzata tra il 1899 e il 1907), i mobili di Carlo Bugatti, creazioni di un’eleganza rara, le ceramiche invetriate di Galileo Chini, forse le più straordinarie prodotte in Europa nel gusto “art nouveau”, e poi decine di manifesti e di pezzi di suppellettile domestica (bellissimo il vaso in vetro su stelo in ferro battuto di Umberto Bellotto, nella foto). La tesi sostenuta dai curatori è quella dell’esistenza di radici italiane del gusto Liberty, non secondarie rispetto a quelle provenienti dall’estero, dall’Inghilterra e dalla Francia soprattutto. Essi rintracciano nel divisionismo prima e nel simbolismo poi i due movimenti artistici che, contribuendo alla sconfitta del realismo, hanno aperto la strada all’adozione delle nuove forme fitomorfe. Il sostrato simbolista delle opere di Segantini, di Previati e di Pelizza, insieme a quello decadente e letterario delle creazioni di Sartorio (del quale è in mostra la tela Abisso verde del 1892) aprono dunque la strada al superamento del dato naturale, all’esaltazione del contenuto emozionale e spirituale dei soggetti trattati. L’Italia non fu dunque ultima tra le nazioni europee ad inserirsi nel solco del nuovo gusto, come le mostre di Parigi e di Londra sembravano affermare, ma addirittura contribuì a fondarlo. Il Liberty (uno...

Leggi Tutto