Di Silvia Birindelli

La valenza innovativa del Novecento in ambito artistico e ingegneristico non ha antecedenti analoghi, soprattutto per quanto concerne il periodo che precede il Secondo Conflitto Mondiale. In particolare, l’architettura del Novecento comprende un arcipelago di correnti stilistiche che dipartono dal Modernismo, in Italia denominato Liberty, sviluppatosi nel ventennio tra fine Ottocento e inizi Novecento, per giungere al Decostruttivismo di fine secolo.

Esaminando il Liberty, che rivaluta l’elaborazione artistico – artigianale in contrapposizione alla produzione seriale, mediante l’utilizzo esteso della linea curva e il riferimento alle forme naturali, soprattutto vegetali, troviamo nella nostra nazione eccellenti interpretazioni di questa tendenza nelle realizzazioni di Ernesto Basile, Raimondo D’Aronco e Giuseppe Sommaruga.
A Pistoia ne troviamo applicazioni significative nella Galleria Eden in via degli Orafi, nei Magazzini Lavarini all’incrocio tra via degli Orafi e via Buozzi, nel villino Pacini in viale Petrocchi, nei villini Desii in via Desideri, nei Bagni Pubblici e nella Palazzina di ingresso alle Officine S. Giorgio in via Pacinotti, nei Palazzi I.N.C.I.S. in piazza del Carmine.

Il Razionalismo nato dal Funzionalismo di Gropius e Le Corbusier, che si proponevano di progettare edifici e arredi ottimizzando lo spazio disponibile in relazione alle esigenze dell’uomo moderno e prevedendone la flessibilità futura con il mutare di queste, e dal Futurismo espresso dalle proposte non realizzate di Antonio Sant’Elia, trovò possibilità di realizzazioni concrete nel periodo fascista. Il Regime, infatti, elesse il nuovo stile come rappresentativo dell’innovazione che intendeva perseguire, amplificandone l’aspetto scenografico-monumentale e consentendone la realizzazione concreta in molte città italiane. Gli esponenti più significativi a livello nazionale furono Giuseppe Terragni, Luigi Figini, Gino Pollini, Adalberto Libera, Marcello Piacentini, Giuseppe Pagano e il nostro Giovanni Michelucci.

Il Razionalismo di Michelucci possiede un aspetto “organico” che lo avvicina a F.L. Wright: l’attenzione alle esigenze psico-percettive dell’uomo connesse al rispetto dell’ambiente naturale o costruito preesistente in cui le nuove costruzioni si innestano, soprattutto nella scelta dei materiali da rivestimento utilizzati.
Dobbiamo a Michelucci l’ideazione degli interventi edilizi più significativi del Novecento: Casa Michelucci-Iovi in via Bellini, la Casa del Balilla (ex Consorzio Pistoiese Trasporti) in piazza San Francesco, la Chiesa della Sante Maria e Tecla in località La Vergine, la Chiesa dei Santi Pietro e Girolamo a Collina di Vinacciano (Pontelungo), Casa Iozzelli in via S.Quirico, la Chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Maria in via dei Tigli al Villaggio Belvedere, la sede della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia (ex Borsa Merci) in via S.Matteo.

Seguono esempi di strutture architettoniche, non più esistenti o ancora rintracciabili, edificate nel periodo storico in oggetto di trattazione.

 

Casa del Balilla – Ex Consorzio Pistoiese Trasporti (Piazza San Francesco, 4)

Casa del Balilla

L’edificio, realizzato negli anni 1927-29 su progetto di Michelucci, si inserisce di un’area considerata agli inizi del Novecento di espansione urbana, essendo all’interno della terza cerchia muraria e ancora inedificata, quindi atta a contenere le strutture pubbliche che il centro cittadino non è sufficiente ad accogliere, interessata, pertanto, da vari interventi di qualificazione urbanistica.
L’area, situata a nord-ovest del centro storico, era delimitata a nord da via di Porta al Borgo, a est da Piazza San Francesco, fulcro della “Pistoia nuova”, a sud da via Bindi, a ovest dalle mura: nel primo ventennio del secolo scorso in questa zona vengono realizzate le principali strutture commerciali e socio-ricreative cittadine. Nel 1922, con l’acquisto dei terreni inedificati dall’Unione Sportiva Pistoiese, vi viene costruito il campo di calcio e nel 1929 una palestra comunale sul lato nord di Piazza Monteoliveto.
Nel 1934 i terreni adiacenti alla Casa del Balilla vengono ceduti dal Comune all’Opera Nazionale del Balilla per la costruzione di una palestra, parte del progetto di un centro polisportivo che non venne attuato poiché nel P.R.G. del 1935 fu previsto lo spostamento del campo di calcio a nord, zona che attualmente ospita le strutture sportive comunali. Nello stesso periodo viene realizzata via del Molinuzzo come apertura nelle mura e collegamento tra Piazza San Francesco e il Viale Petrocchi. Nel 1921, un progetto prevede di adibire i locali dell’ex convento di San Francesco alla Scuola Femminile Urbana e di collegare la piazza stessa al centro cittadino con una strada ortogonale al suo asse longitudinale che apre la quinta muraria del lato sud. Nel 1928, al posto della scuola, viene costruita la Casa del Balilla. Nel 1923, viene realizzata una cancellata di chiusura dello Sferisterio adiacente al lato nord di piazza San Francesco, delimitato dal Parterre, e nel 1928 l’area viene destinata a mercato ortofrutticolo, demolendo la gradinata dello sferisterio e realizzando un’ampia tettoia in cemento armato: tale struttura viene ampliata nel 1935 e mantenuta fino alla metà degli anni ottanta, periodo in cui venne abbattuta per destinare l’area a parcheggio scoperto.
Nel 1926, al posto della vasca precedente, viene collocato il monumento ai caduti al centro della Piazza San Francesco, che determina una cesura visiva tra piazza, parterre e pantheon.

Progetto

Progetto per la Casa del Balilla del 1928. Pianta del Piano Terra

Nel 1927 l’Opera Nazionale Balilla affida il progetto per la costruzione di una “Casa del Balilla” agli architetti Raffaello Fagnoni e Giovanni Michelucci. Il progetto iniziale, datato 1928, stabiliva un impianto distributivo “a elle” con l’edificio di ingresso al centro, la palestra a sinistra di questo e a destra un blocco curvilineo di collegamento con una scuola. Successivamente, al posto dell’edificio scolastico previsto lungo via del Molinuzzo, venne edificata una nuova palestra.
In seguito alla caduta del regime fascista, il complesso fu suddiviso in diverse unità immobiliari adibite, nel corso del tempo, a funzioni diverse: eccetto la palestra Marini che ha mantenuto la medesima destinazione d’uso dal 1935, gli altri spazi hanno contenuto la sede distaccata di Istituti Scolastici di Secondo grado, la galleria fotografica, la sede amministrativa e stazione di partenza dei pullman del Consorzio Pistoiese Trasporti, la Saletta Gramsci per ospitare le attività dell’Associazione Teatrale Pistoiese e altri eventi cittadini che necessitino di circa cento posti a sedere.

Prima&Oggi

La struttura architettonica connotativa è il prospetto dell’edificio d’ingresso: il rivestimento bugnato in pietra (proveniente dalle cave delle Grazie di Saturnina) del piano terra e le quattro colonne doriche del piano superiore rievocano la severità dei palazzi signorili rinascimentali e assecondano la monumentalità fascista. All’interno, oltre al soffitto voltato di atrio, vestibolo e salone e alla pavimentazione a motivi geometrici, l’elemento più significativo è lo scalone elicoidale con balaustra in ferro a motivi floreali e decorazioni in stucco alle pareti.

Edificio dei bagni pubblici (Viale Pacinotti, 42)

Prima & Oggi

I lavori di costruzione dell’edificio dei Bagni Pubblici, eseguiti dall’impresa Carobbi su progetto dell’Ing. Becherucci, furono completati nel 1914. All’inizio del Novecento l’area di costruzione, una fascia di terreno delimitata dalle mura urbane a ovest e dalla ferrovia a est sul lato occidentale di viale Pacinotti e prospiciente la Palazzina d’ingresso delle Officine S.Giorgio, si trovava all’interno della zona industriale e conteneva soprattutto edifici pubblici e alcune residenze private, entrambi concentrati sul lato ovest della strada.

Bagni PubbliciIl carattere stilistico dell’edificio, circondato da un giardino sui quattro lati, è di genere eclettico con accentuati componenti neoclassici, rilevabili: nel pronao ridotto che identifica l’ingresso, cui si accede da una scala di pochi gradini delimitata da balaustre curvilinee, sormontato da un timpano arcuato spezzato con lo stemma cittadino e la data di costruzione (“ANNO MCMXIV“) al centro;  nel trattamento di facciata, suddivisa in senso verticale da paraste e intonacata con sottili fughe orizzontali che alludono ad un rivestimento bugnato; nei triglifi che scandiscono le aperture finestrate collocate al di sotto della trabeazione per consentire l’illuminazione dall’alto degli spogliatoi interni eludendo l’introspezione. All’interno la distribuzione degli spazi è rigorosamente simmetrica per la necessità di separare gli spogliatoi maschili da quelli femminili: dal vestibolo d’ingresso due ampi corridoi si diramano a destra e a sinistra, differenziando i percorsi. In testa al corridoio sinistro è collocata una scala che conduce al piano seminterrato occupato da bagni medicinali, lavanderia, stenditoi e antichi lavatoi in pietra.
Attualmente l’edificio ospita l’Archivio storico del Comune che raccoglie i documenti comunali dall’Unità d’Italia ad oggi.

Palazzina d’ingresso Officine San Giorgio (Viale Pacinotti, 9)

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Lo stabilimento industriale, adibito alla costruzione e riparazione del materiale ferroviario, fu costruito nel 1905 per iniziativa della società San Giorgio di Genova nell’area delimitata a ovest dalle mura e a est dalla ferrovia, indicata nel Piano Regolatore del 1903 come zona di espansione urbana in seguito alla realizzazione della stazione ferroviaria (1899).
ParticolareL’edificazione dei quattro capannoni e la direzione lavori furono affidate all’ingegnere Becherucci, mentre del progetto per la Palazzina d’ingresso, realizzata tra il 1907 e il 1908, fu incaricato l’architetto Gino Coppedè (1866-1927) che aveva già ideato lo stabilimento della San Giorgio a Sestri Ponente.
Le Officine San Giorgio divengono il polo produttivo maggiore della città fino alla Seconda Guerra Mondiale che provoca gravi danni al complesso: l’attività viene ripresa soltanto dopo la ricostruzione e convertita in produzione di carri ferroviari e autobus, quando la Breda costruzioni ferroviarie pistoiesi prende il posto della San Giorgio e nel 1973 viene decentrata in prossimità dell’entrata autostradale, lasciando la sede di viale Pacinotti dismessa.
Verso la metà degli anni Ottanta, un Piano Particolareggiato redatto da De Carlo prevede la riqualificazione dell’area ex – Breda, di cui ha trovato attuazione soltanto la ristrutturazione del capannone destinato alla Biblioteca San Giorgio, mentre gli altri capannoni ancora agibili vengono utilizzati per attività sportive oppure esposizioni occasionali.
Ieri & Oggi - 2L’elemento di maggior rilievo è costituito dalla facciata della Palazzina d’ingresso alle Officine San Giorgio: una delle inconsuete applicazioni toscane di architettura Liberty a un edificio industriale, evidente nella pensilina a sesto ribassato che individua la zona centrale, sormontata da un’elegante inferriata e decorata da un pannello in ceramica dipinta che raffigura San Giorgio nell’atto di uccidere il drago e nella guarnizione delle zone laterali con motivi a scacchi bianchi e rossi dipinti in modo da simulare applicazioni in ceramica.

Torre della Porta Vecchia (Angolo tra via degli Orafi e via Buozzi)

Ieri & Oggi

A sinistra una cartolina degli anni Venti del Novecento,
a destra una fotografia degli anni Ottanta del Novecento

La Torre della Porta vecchia è ubicata all’incrocio tra via degli Orafi e via Buozzi, in corrispondenza della Porta Lucensis (in direzione ovest verso Lucca) della prima cerchia muraria pistoiese (eretta probabilmente in epoca longobarda, nei secc. VII-VIII), citata nei documenti del X secolo d.C. : una lapide con l’epigrafe “Canto alla Porta Vecchia” ne rievoca l’origine.
Nel 1899 venne completata la ristrutturazione della torre in stile liberty promossa dal commerciante Antonio Lavarini per allestirvi il proprio negozio. La direzione dei lavori fu condotta dall’ing. Pietro Parri e le abbondanti decorazioni in ferro battuto eseguite nelle Officine Michelucci. L’elemento architettonico di maggior rilevanza espressiva è la cupola a padiglione, in seguito rimossa come evidenzia la documentazione fotografica, sorretta da sottili colonne con i capitelli lavorati a “mascheroni” e la copertura ornata con motivi geometrici stellari e triangolari curvilinei, di derivazione orientale.
La “firma” dei Michelucci è la statuetta di Mercurio su ruota alata ancorata all’angolo del primo piano (successivamente tolta), simile a quella elaborata per l’ingresso alla Galleria Vittorio Emanuele in via degli Orafi.
Attualmente il piano terra è ancora destinato ad uso commerciale, occupato da una profumeria, mentre i piani primo e secondo e la terrazza adiacente sono occupati da un bed & breakfast.

Villino Pacini (Viale P. Petrocchi 135, Pistoia)

Villino Pacini_4
La facciata principale dell’edificio prospetta sul viale Petrocchi, mentre quella laterale costeggia via Desideri.
Villino Pacini_3Il progetto del villino è dell’architetto Ferdinando Pacini, mentre i lavori di costruzione furono eseguiti dall’impresa edile del fratello Dante, cui la residenza era destinata. Il fregio sottogronda dipinto a tempera riporta l’anno di ultimazione dei lavori, 1909, e le iniziali del progettista: F.P.
La costruzione del villino s’inserisce nel piano di espansione edilizia urbana che interessò l’area posta a ovest della terza cerchia muraria e, in particolare, la fascia compresa tra Porta al Borgo e via Vergiolesi che venne edificata, nel primo trentennio del Novecento, con residenze plurifamiliari destinate alla medio-alta borghesia circondati su almeno tre alti da giardino recintato, di cui il villino Pacini e i villini Desii in via Desideri costituiscono gli esempi più significativi.
Villino Pacini_2La distribuzione planimetrica dell’edificio è rigorosamente simmetrica e imperniata su un corpo scala centrale che conduce agli ingressi dei duplici appartamenti presenti su ciascun piano. Lo sviluppo volumetrico avviene su tre livelli perpendicolarmente al fronte principale, secondo un parallelepipedo a base rettangolare a cui è stato aggiunto, nel secondo dopoguerra, a nord e con l’affaccio su via Desideri,  un blocco di minor altezza a base quadrata coperto da terrazza.
Villino Pacini_1L’aspetto di maggior valore sul piano stilistico è la decorazione del prospetto principale: il finto bugnato in cemento del piano terra di derivazione rinascimentale toscana; il balcone sostenuto da mensole a volute con mascheroni antropomorfici e con la balaustra che alterna, in un contrasto accentuato, colonne piene in pietra e pannelli in ferro lavorato a motivi fitomorfici ripresi nel cancello del passo carrabile a piano terra in stile liberty, lo stesso che ritroviamo nella frutta dipinta nel fregio del sottogronda, realizzato dall’Arcangioli e negli architravi curvilinei terminanti a volute e poggianti su mascheroni come il balcone.

Villini Desii (Via I. Desideri, 5)


Villini Desii_1
La costruzione del complesso residenziale Desii risalente agli anni 1929-1930 appartiene, come il villino Pacini, all’intervento di espansione edilizia urbana a ovest dell’ultima cinta muraria previsto nel Piano Regolatore di quegli anni, ed è connessa nello specifico alla costruzione della nuova strada: via Padre Ippolito Desideri. In particolare, appartiene a una lottizzazione di villini di lusso fatti edificare dalla famiglia Desii su terreno acquistato dai Conversini in viale Petrocchi.
Nel 1976, Nello Desii lasciò tutti i suoi beni agli amministratori del Villone Puccini, imponendo la non alienabilità degli immobili; dopo la chiusura della casa di riposo, la proprietà è passata al Comune di Pistoia.
L’aggregato è composto da 16 residenze plurifamiliari abbinate in un impianto planivolumetrico compatto e lineare, ed è strutturato su tre livelli (piano terra, primo piano, mezzanino e soffitte), fatta eccezione per le soluzioni d’angolo a torre che emergono dal corpo di fabbrica di un ulteriore livello e che connotano formalmente l’insieme, evocando lo stile pittoresco delle residenze inglesi ottocentesche. L’insieme è caratterizzato da una distribuzione equilibrata di pieni e vuoti e da guarnizioni raffinate, sia all’interno (pavimentazioni e rivestimenti) che all’esterno (marcapiani, mensole sottogronda, cornici delle aperture).

Il progetto PIUSS(*) “Dall’antico centro storico al nuovo centro urbano” approvato nel mese di ottobre 2009 dalla Regione Toscana, predisponeva un finanziamento statale e comunitario di14 milioni di euro per la realizzazione di opere portanti e funzionali; nel 2011 ne erano stati erogati circa la metà per il consolidamento/rifacimento delle strutture portanti, prevalenti rispetto agli interventi di carattere distributivo. La stima del costo complessivo dell’opera era di circa 300.000 euro di cui 69.000 finanziati dal Comune, 127.000 da un contributo regionale e 104.000 dal Piuss; l’impresa edile Vespignani è stata incaricata di eseguire i lavori. La destinazione d’uso prevista riveste carattere sociale: un centro di accoglienza per ospitare temporaneamente persone in condizioni di disagio, cui offrire un adeguato supporto logistico e psicologico finalizzato al recupero dell’autonomia. Gli interventi effettuati consistono nel rifacimento di tutti i solai e nel consolidamento delle murature portanti e nella realizzazione del vano per l’ascensore e nella ristrutturazione degli impianti elettrici e termo-sanitari.
Successivamente il piano prevedeva gli interventi di finitura (rifacimento o sostituzione di intonaci, tinteggiatura, pavimenti, infissi e fornitura di nuovi arredi) e la riorganizzazione degli spazi esterni, ovvero il riadattamento di accessi e percorsi con l’eliminazione delle barriere architettoniche per l’ingresso all’interno dell’edificio, mediante la realizzazione di una rampa esterna e la costruzione di una piattaforma all’interno dell’edificio per raggiungere il primo piano.
L’assetto distributivo pianificato è organizzato su tre livelli: il piano terra adibito a cucina-pranzo e soggiorno e a una stanza-ufficio per i colloqui, disimpegnati da un ingresso con bagno;  il piano mezzanino, con accesso dal pianerottolo delle scale, destinato a una camera da letto con servizi; il primo piano sarà riservato prevalentemente a zona notte con tre camere da letto e un bagno; l’ultimo piano a soffitta utilizzato come ripostiglio; la torretta allestita per ospitare un operatore sociale in caso di necessità.
Al momento attuale, solo uno dei Villini Desii è stato ristrutturato e viene utilizzato come centro diurno in cui si programmano attività ludico ricreative  a cui possono accedere gli utenti della Salute Mentale e non solo.

(*)PIUSS : Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile = strumento di attuazione delle politiche per lo sviluppo economico e sociale nelle aree urbane distribuendo le risorse dell’Unione Europea da parte della Regione Toscana.

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Biblio-sitografia