Menu Navigazione
Vittorio Corcos

Vittorio Corcos

VITTORIO CORCOS
(1859 – 1933)

Formatosi all’Accademia di Firenze sotto la guida di Enrico Pollastrini, nel 1878 si trasfe­risce a Napoli, dove entra in contatto con Domenico Morelli. A Parigi nel 1880, fre­quenta Giuseppe De Nittis, che lo introduce nell’ambiente parigino, e lo studio di Leon Bonnat. Lo stesso anno stipula un contrat­to con la Maison Goupil, a cui sarà legato per quindici anni, anche dopo il rientro in patria, specializzandosi in scene di gene­re luminose e graziose e in eleganti figure femminili, tanto da meritarsi il soprannome di “peintre des jolies femmes” (Dis-moi tout, Nous verrons, Idillio al mare, Les lillas, Ca­price). Nel 1881 esordisce con À la brasserie al Salon, a cui parteciperà anche nel 1884 e nel 1885. Abilissimo ritrattista, oscilla tra l’acuta penetrazione nei numerosi ritratti di personalità della cultura (Lega, Mascagni, Yorick, Carducci, Treves, Puccini) e la vena più mondana delle lusinghiere effigi femmi­nili (dalla figlia di Jack La Bolina del 1888 a Maria Luisa Isabella Spada Veralli del 1901), divenendo richiestissimo dalla nobiltà di tutta Europa: nel 1904 a Berlino ritrae l’im­peratore Gugliemo II e l’imperatrice Augu­sta Vittoria; l’anno dopo, a Lisbona, la regi­na Amelia del Portogallo, nel 1922 la regina Elena di Savoia. A partire dagli anni novanta nelle sue ele­ganti figure femminili vestite alla moda si insinua una vena di sottile inquietudine de­cadente, che trasforma le jolies femmes in donne fatali, come ne La Maddalena (1896), in Morfinomane (1899) o in Sogni (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), presen­tato alla Festa dell’Arte e dei Fiori aperta a Firenze nel 1896 e accolto da uno straordi­nario successo di pubblico e critica, affasci­nati da “i caldi pensieri e i torbidi desideri” (Vittorio Pica) della enigmatica giovane, tanto da spingere l’autore a eseguirne la re­plica ridotta, presente in mostra (cat. 149; cfr. Taddei 2008). Nella produzione grafica – fu cartellonista e illustratore di libri e riviste – e segnatamente dai primi anni del nuovo secolo, si dispiega invece una vena più leggera e aggiornata sul liberty francese, nella tendenza decora­tiva e nella flessuosità delle linee, come in Donna seduta (1900 circa) o in Ada (1902), mentre nei ritratti più tardi l’accuratez­za dell’esecuzione si blocca e si raffredda nell’evidenza fotografica delle figure (La si­gnora Parodi, 1924; Silvia Just, 1930).

BIBLIOGRAFIA: Mostra di Vittorio Corcos, a cura di D. Durbè, catalogo della mostra (Livorno, Vil­la Fabbricotti), Lucchesi, Livorno 1965; Vittorio Corcos. Il fantasma e il fiore, a cura di I. Taddei, catalogo della mostra (Livorno, Museo Fattori), Edifir, Firenze 1997; I. Taddei, in Da Fattori a Cor­cos a Ghiglia. Viaggio pittorico a Castiglioncello tra ‘800 e ‘900, a cura di F. Dini, catalogo della mostra (Castiglioncello, Centro per l’arte Diego Martelli), Skira, Milano 2008, pp. 170-171 n. 46. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Omar Cucciniello

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>