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Vincenzo Cadorin

Vincenzo Cadorin

Di on mar 11, 2018 in Artisti | 0 commenti

CADORIN VINCENZO
(1854 – 1925)

 

Nacque a Venezia nel 1854 da Fabiano e Paolina Giusti. Come afferma il figlio Ettore nelle Note di un artista veneziano (Venezia 1953, p. 7), la famiglia, originaria del Cadore, vantava un’antica tradizione di architetti e scultori. La sua formazione iniziò presso lo studio veneziano del Benvenuti e si compì con la frequenza dei corsi dell’Accademia. Il primo successo il C. lo conseguì esponendo lavori in bronzo e legno ad una mostra collettiva, a Roma, nel 1883. L’anno seguente (1884) all’Esposizione di Torino vinse la medaglia doro con Flora, statua raffigurante un delicato nudo femminile in atto di spiccare il volo. Nel 1886 ricevette l’incarico di eseguire le boiseries per lo scalone d’onore della villa di Strehlen (presso Dresda) da parte della regina di Sassonia (l’opera è andata distrutta nel corso della seconda guerra mondiale). A Venezia, all’Esposizione del 1887, presentò ancora lavori di intaglio che gli valsero l’attenzione della critica e del pubblico abbiente. Da questo momento nella carriera del B. le commissioni, anche prestigiose, non vennero mai meno.

Nel 1888 la regina d’Italia Margherita gli commissionò una Madonna in avorio. La stessa committente ebbe ad avvalersi spesso in seguito delle sue prestazioni, sia per la decorazione della propria cappella privata a Roma sia per altre minori incombenze.

Intorno al 1895 lavorò al trono in legno dorato che, in occasione delle maggiori feste liturgiche, serve a completare l’altare donatelliano nella basilica di S. Antonio a Padova. Negli stessi anni, per la sua consumata abilità, venne chiamato (insieme con G. Michieli, addetto alle figure) a modellare le ornamentazioni per le porte bronzee della basilica del Santo, su disegno del Boito.

Alla Biennale del 1899 (III) presentò la scultura Primavera (bassorilievo in gesso bronzato) che, esposta in seguito a Monaco (1901), gli ottenne vivo successo e l’acquisto dell’opera da parte della regina Margherita.

Espose ancora alle biennali del 1905 (VI), del 1907 (VII), del 1912 (X) e del 1914 (XI). Particolare risonanza ottennero l’arredo decorativo e il mobilio da lui realizzati per la sala internazionale all’Esposizione veneziana del 1901. Nel 1906 espose ancora a Milano.

Al 1908 risale l’opera più nota del C.: il trono in legno dorato donato dai Veneziani a Pio X in occasione del suo giubileo sacerdotale (firmato e datato, ora in S. Maria, della Salute a Venezia).

I precedenti sono rappresentati sia dal già ricordato tronetto della basilica del Santo sia dal trono eseguito per l’ateneo di Bucarest nel 1897. Il trono per Pio X si presenta come una imponente macchina sovrabbondante di motivi decorativi, sia quantitativamente nelle figure che lo incorniciano (la Fede e la Carità giacenti, S. Pietro e S. Paolo ai lati, il fregio con i putti), sia nel gusto dove il realismo più anonimo si mescola, con eguale facilità, a reminiscenze accademiche ed a tentativi di aggiornamento sulla scia delle più adusate cadenze secessioniste.

Il C. morì a Venezia il 27 novembre del 1925.

L’arco della sua produzione è difficilmente controllabile, sia per la struttura della sua bottega, che vide ben presto attivi, accanto al padre, i figli Romeo ed Ettore, sia per la destinazione a privati dei copiosissimi mobili, intagli e motivi decorativi. Artigiano eclettico, fruì con uguale disinvoltura di motivi rinascimentali e rococò (la cui ripresa peraltro l’ambiente di lavoro poteva facilmente suggerire), non senza prestare attenzione a quanto Secessione e Liberty venivano formulando. L’assunzione, tutta esteriore tuttavia, di cadenze in sintonia con l’arte contemporanea lascia sempre dubbiosi circa una reale aderenza del C. a tematiche nuove, rendendo più plausibile l’idea di affrettati aggiornamenti dettati da motivi di mercato.

 

Fonti e Bibl.: Oltre ai cataloghi delle mostre citate e alla bibl. in U. Thieme-F. Becker Künstlerlexikon, V, pp. 344 s., e in Encicl. Ital., VIII, p. 246, si veda A. De Gubernatis, Diz. degli artisti italiani viventi, Firenze 1889, p. 82; V. Matteucci, Le chiese artistiche del Mantovano, Mantova 1902, p. 225; C. Callari, Storia dell’arte contemporanea italiana, Roma 1909, pp. 412 s.; G. Marchiori, I Cadorin, Firenze 1968, passim; Il Liberty in Italia, Milano 1972, pp. 214 s. (catal. della mostra).

Testo tratto da TRECCANI

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