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Pesaro – Il villino Ruggeri, capolavoro Liberty

Pesaro – Il villino Ruggeri, capolavoro Liberty

Un’architettura parigina sulla riviera adriatica, una solida fantasmagoria con il mare sullo sfondo: questo è il Villino Ruggeri di Pesaro. Nel 1907 il villino appena fatto costruire dall’imprenditore farmaceutico Oreste Ruggeri suscitò, come ben possiamo immaginare, stupore, ammirazione e invidia. Molti anni dopo il pittore Gallucci, seduto al bar Capobianchi di Pesaro, complimentandosi con l’architetto Giuseppe Brega che aveva firmato il progetto del villino, fu sorpreso da una sua confidenza “Non è stata colpa mia. Oreste, che si era entusiasmato all’Esposizione Universale per la nuova arte,  mi portò da Parigi i disegni di un architetto francese per costruire il villino”. Oreste Ruggeri, il committente, dunque era rimasto affascinato dall’architettura Art Nouveau in Francia, così innovativa e piena di grazia, e aveva deciso di riprodurla nel suo villino di Pesaro. Era impossibile restare indifferenti davanti a questa nuova, audace e immaginifica costruzione. Le decorazioni esterne erano innovative anche nella struttura: per la sua particolare resistenza, era stato utilizzato il cemento idraulico, cosa inusuale per l’epoca, lavorato a mano da esperte maestranze austriache; il capolavoro infatti ha resistito fino ad oggi agli agenti atmosferici e al salino: se i fregi esterni fossero stati realizzati in stucco, già da tempo sarebbero irrimediabilmente rovinati.  La cancellata esterna, di cui oggi rimane solo l’ingresso, fu distrutta nel 1936  quando i Ruggeri, nonostante il valore artistico della struttura, furono costretti a donare ferro alla patria.

Il villino appena costruito, dunque, era un incanto fiabesco apparso in mezzo al deserto che allora era il lungomare pesarese. Proviamo ad immaginare cosa provasse un ospite dei Ruggeri varcando per la prima volta i cancelli d’ingresso, magari all’imbrunire. In mezzo ad un giardino di piante rare ed esotiche, sorge una visione che evoca al tempo stesso castelli nordici e palazzi orientali; le fondamenta sembrano lambite da flutti marini, tra i quali emergono a tratti polpi e aragoste. Le decorazioni sono tutte colorate a imitazione della natura – e non bianche come le vediamo oggi – e le tonalità delicate e naturali risaltano ancora di più grazie alle lampade fatte collocare in giardino, che spandono la loro luce sulle vetrate policrome, creando un gioco di riflessi che aggiunge alla già superba architettura, un’aura onirica. Le pareti del villino sono interamente affrescate da motivi floreali variopinti, che si ripetono in serie. Possiamo indovinare lo sguardo giustamente compiaciuto di Oreste Ruggeri, mentre accompagna gli ospiti sbalorditi sulla scala d’ingresso, dai raffinati colori verde, viola, celeste, che li accompagna al portone. Le due ante in bronzo, sono decorate con un bassorilievo di Alfredo Cartoceti che raffigura bagnanti – quasi ninfe – che emergono dalla trasparenza del mare. L’immagine è incredibilmente naturalistica, l’acqua trasparente;  lo sguardo di una delle figure femminili, rivolto verso gli spettatori, ha un effetto conturbante.

E’ circondato da una cornice di ceramica e sovrastato dalla scritta in ceramica “Qui faccio buon sangue io”, ora perduta, un ironico riferimento al medicinale per l’anemia prodotto da Ruggeri, che riprendeva la scritta sopra la porta di casa di Eduardo Scarpetta a Napoli “Qui rido io”. Purtroppo nel 1921  lo splendido portone in bronzo fu sostituito da uno in legno. A questo punto, l’ospite ridiscende la scalinata e torna in giardino per ammirare con più attenzione le pareti esterne. I quattro lati della casa hanno decorazioni diverse, ma i motivi sono collegati tra loro in maniera armoniosa, formando un unico capolavoro. Le decorazioni marine della base, se risaliamo le pareti con lo sguardo, lasciano spazio a motivi floreali orientaleggianti. La facciata che guarda ad est, cioè verso il mare, è la più sfarzosa: un tripudio di radici intrecciate e stilizzate. Oreste Ruggeri aveva fatto costruire il villino sul mare non certo per la necessità di una casa di villeggiatura –  infatti abitava in via Sabbatini, nel centro storico di Pesaro e quindi a due passi dal litorale –  ma, possiamo intuire, per il puro piacere di stupire sé stesso e gli altri, non disgiunto da motivi ideologici. L’industriale farmaceutico  credeva infatti nelle teorie igieniste che affermavano l’utilità dei bagni di mare; credeva inoltre nella creazione di una città giardino, una ricostruzione del paradiso terrestre su misura per i facoltosi villeggianti; aveva, infine, una visione lungimirante del futuro della città.  La prossima settimana continueremo a conoscere Oreste Ruggeri ed entreremo nel suo villino, per scoprire le meraviglie che racchiude all’interno.

FOTO: http://www.flickr.com/photos/andreaspeziali/sets/72157622056605128/with/5116945005/

 

 

 

 

 

www.romagnaliberty.it
Arianna Mamini

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