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Melchiori, villino Liberty nel ferrarese

Melchiori, villino Liberty nel ferrarese

Di on set 26, 2013 in Regione Emilia-Romagna | 0 commenti

Villa Melchiori fu costruito su un terreno rustico, acquistato nell’agosto 1903 da Giuseppina Marchi-Melchiori, lungo il viale di collegamento tra centro storico e la stazione ferroviaria inaugurata nel 1859, il villino Melchiori rappresenta la summa dei significati sottintesi alla cultura art nouveau: rinnovamento stilistico rispetto all’eclettismo della seconda metà del XIX secolo, sperimentazione e adozione di materiali prefabbricati e di nuove tecniche costruttive,  affermazione della classe borghese imprenditoriale e collegamento col mondo del commercio e della diffusione pubblicitaria.

Villa Melchiorri cartolina d'epocaIl villino fu costruito nel 1904 dall’ing. Ciro Contini (Ferrara 1873-Los Angeles 1952) che con questo edificio aderì agli stilemi artnovistici franco-belgi, solo timidamente accennati nel Caffè Eden, ex Tipografia Eridano rilevata nel 1900 dai fratelli Pascucci e affidata al Contini per i lavori di ristrutturazione.

Per alcuni studiosi il cambiamento di stile fu favorito dalla sensibilità artistica e dall’attività lavorativa del committente, il floricoltore Fernando Melchiori, marito di Giuseppina Marchi.

L’inaugurazione del negozio-residenza, luglio 1904, fu un avvenimento mondano e d’importanza culturale tanto che sia i giornali di cronaca nazionali che quelli specialistici d’arte parlarono dell’evento, come fece la rivista «Architettura italiana» nel 1905.

Lo spiccato carattere di manifesto pubblicitario dell’attività del Melchiori è particolarmente visibile nelle foto d’epoca che ritraggono il villino e nell’illustrazione che l’ «Architettura italiana» riportò sulle sue pagine e l’aver adottato lo stile floreale per tale attività fece giudicare il villino in modo positivo anche dai conservatori che non apprezzavano il nuovo stile d’Oltralpe.

Il villino a due piani dalla struttura plastico-volumetrica tradizionalmente chiusa, altra caratteristica che piacque ai conservatori, comprendeva lo spazio adibito all’esercizio commerciale nel sotterraneo e parte del piano terra, mentre la restante parte e il primo piano erano riservati all’abitazione privata.

Oggi la trasformazione in sola residenza privata e il cattivo stato di conservazione limitano il portato innovativo che in origine doveva avere l’edificio.

Gli elementi modernisti rimasti si riscontrano nella decorazione plastica in cemento, scolpita dallo scultore Arrigo Minerbi (Fe 1881-Pd 1960), nelle opere in ferro realizzate da Augusto de Paoli di Ferrara, che anche in seguito lavorerà per il Contini, e dall’ingresso a corbeille della porta d’ingresso. Questo tipo di soluzione che richiamava l’arco moresco era stata già utilizzata da architetti europei, come il tedesco Joseph Maria Olbrich in occasione della Prima Esposizione della Colonia degli Artisti di Darmstadt del 1901 (Casa Ernst-Ludwig 1899-1901 arco di ingresso a forma di omega; Casa Glückert 1900-1901) e il viennese Ludwig Baumann; ma anche da esponenti del Liberty italiano, come Pietro Fenoglio nella Casa Fenoglio-La Fleur (1902) e D’Aronco che lo utilizzarono ampiamente nei padiglioni della Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa di Torino nel 1902 (Padiglione per il Caffè e Padiglione per la Mostra Fotografica), esposizione a cui probabilmente Contini aveva partecipato dato che in quegli anni era fidanzato con la torinese Lidia Regina Malvano.

Sia la decorazione in cemento distribuita in maniera simmetrica  sui capitelli dei pilastri laterali del cancello, ai lati della scalinata a ventaglio dell’ingresso, agli angoli del balcone del primo piano, agli angoli inferiori delle finestre del pianoterra (oggi non più esistenti), sopra e sotto le finestre del primo piano, che la decorazione in ferro è caratterizzata da elementi floreali, principalmente i girasoli.

La rastrematura che corre lungo gli spigoli del balcone per poi trasformarsi nei rami del mazzo di girasoli degli angoli riprende quella più sottile che circonda le aperture semicircolari del sotterraneo e quella della specchiatura semicircolare sotto le finestre del pianoterra che prosegue per tutto il perimetro della villa andando a differenziare i due livelli abitativi, che in origine erano diversificati anche dal punto di vista cromatico.

Tipiche linee sinusoidali Art Nouveau che ricordano la morfologia fitomorfa di un Van de Velde sono quelle che circondano le finestre del primo piano e quelle inserite alle estremità delle specchiature semicircolari, ma anche quelle delle parti in ferro, come il cancelletto alla porta d’ingresso e il cancello principale della villa. In entrambi i casi i profilati verticali del cancello vengono intrecciati da quelli sinusoidali che in maniera simmetrica e decorativa culminano con il fiore, il girasole, nel cancello principale e con fiori più piccoli nella porta d’ingresso. La stessa apertura a corbeille dell’ingresso è circondata da una cornice di tre profilati di ferro circolari che si concludono con il gruppo di tre piccoli fiori, in origine sottesa alla scritta “Melchiori Floricultore” che campeggiava nella parte alta del balcone.

L’insegna non è l’unica parte policroma ad essere andata perduta; in origine infatti la villa era vivacizzata da una fascia marcapiano bicroma a scacchiera i cui colori riprendevano quelli della decorazione a onde della fascia del sottogronda, intervallata da mensole in ferro sinusoidali e, più in generale, i colori delle pareti esterne della villa.

Intorno al 1909 Contini, probabilmente in prima persona o tramite disegni, tornò a lavorare al villino quando Ferdinando Melchiori commissionò la costruzione di due edifici in muratura, ai lati della villa e in posizione più avanzata rispetto ad essa,  che dovevano ospitare i laboratori, le serre e gli alloggi dei dipendenti. Probabilmente dovuto al carattere ‘accessorio’ dei due edifici o forse all’attenuazione del florealismo Art Nouveau, visibile anche nel successivo palazzo Masieri-Finotti, la decorazione floreale è in questi due casi molto ridotta anche se viene comunque ripreso sia il motivo del girasole, nei due cancelletti laterali e nelle inferriate delle finestre del pianoterra dal lato del giardino della villa, e la fascia bicroma a scacchiera che separa il pianoterra e il primo piano, ancora oggi conservatisi.

 

 

 

 

Bibliografia di riferimento

«Architettura italiana», 1905, n. 7, p. 26
Riccardo Nelva, Bruno Signorelli, Le opere di Pietro Fenoglio nel clima dell’Art Nouveau internazionale, Dedalo Libri, Bari, 1979
Lucio Scardino, Ciro Contini. Ingegnere e urbanista, Liberty House, Ferrara, 1987
Archivi del Liberty italiano, a cura di Rossana Bossaglia, Franco Angeli, Milano, 1987
Il Liberty in Emilia, Artioli, Modena, 1988
Joseph Maria Olbrich. Architettura. Riproduzione completa dei tre volumi originali 1901-1914, Jaca Book, Milano, 1988
Torino 1902. Le Arti Decorative Internazionali del Nuovo Secolo, a cura di Rossana Bossaglia, Ezio Godoli, Marco Rosci, Fabbri Editori, 1994
Valeria Garuzzo, L’esposizione del 1902 a Torino, Graf Art, Venaria (Toirno), 1999
Romagna Liberty, a cura di Andrea Speziali, Santarcangelo di Romagna (RN), 2012

 

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