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Villa Pompili: ”La Regina Liberty a Cesenatico”

Villa Pompili: ”La Regina Liberty a Cesenatico”

 

Incontro a Cesenatico lungo viale Anita Garibaldi, al numero civico 22, la giornalista nutrizionista Daniela Gay.
A sorpresa vengo a sapere che è la proprietaria di villa Pompili, ‘’la Regina di viale Garibaldi’’.

Villa Pompili, a Cesenatico, così come riportato in una cartolina della collezione Nanni, prende il nome dal primo proprietario Pompili che svolgeva l’attività di veterinario a Cesena. Successivamente, nei primi decenni del Novecento, fu acquistata dal generale Pietro Gay , alla cui famiglia ancora oggi appartiene: si tratta insomma di una cosiddetta villa storica di famiglia.

Il colonnello Pietro Gay, così lo ricordano i suoi eredi, fu un uomo d’onore, come si diceva un tempo, coraggioso comandante della terza artiglieria alpina Julia, di cui seguiva alla lettera il famoso motto: ‘’tutti per uno uno per tutti’’, ma anche un raffinato esteta, amante del bello e del ricercato. Se, come capitava per motivi di lavoro, doveva trasferirsi in una nuova città, la dimora più bella e importante doveva essere necessariamente la sua. Altri aspetti rilevanti, a mio avviso,  del personaggio sono il suo carattere estroverso e, soprattutto, la sua cultura. Molti libri parlano di lui e di quello che ha fatto per il paese, nel bene o nel male. Basti in proposito quanto è ricordato nel romanzo autobiografico di Giulio Bedeschi “Centomila gavette di ghiaccio’’, composto tra il 1945 ed il 1946 e che, pubblicato originalmente nel febbraio 1963 per l’editore Mursia, fu vincitore del Premio Bancarella nel 1964.

La famiglia Gay vantava l’amicizia di persone benestanti e nobili, come lo fu la moglie stessa di Pietro Gay, la contessa Afra Valeria Belli, che diede alla luce Luigi Gay, figlio unico, il quale diede successivamente i natali a Daniela e Piero Alfredo, che abitano la villa.

Villa Pompili o ‘’la Regina Liberty’’, a Cesenatico, rimane la dimora che in vita potesse rappresentare al meglio Pietro Gay, proprio per la sua imponenza e fascino al tempo stesso. Bisogna aver l’onore di poter visitare gli interni del villino per capire quanto sia grande ‘’l’emozione, che non puoi trasmettere pienamente, ma solo recepire’’ come dice la signora Daniela, proprietaria dell’immobile.
Il generale Pietro Gay, che come già detto cambiava spesso abitazione per motivi di lavoro, prediligeva per il suo soggiorno un ambiente oltre che elegante anche confortevole e la villa cesenate ne è la prova. Già nel progetto originario l’abitazione risulta ricca di un fascino particolare : molto ariosa e “vacanziera”, studiata per ospitare grandi feste e bei momenti in compagnia, è valorizzata da un vasto giardino e una grande hall, che comunicava attraverso belle vetrate con il giardino, trasmettendo un’aria di pace e tranquillità; all’interno la casa era un gioco di vetri colorati.

 

Il giardino dietro la villa era ben curato e gestito dalla moglie stessa del generale, donna anch’essa di buon gusto e amante del bello. Valeria amava la natura, specie le rose. Il giardiniere che progettò inizialmente il giardino fu Dell’Amore, e successivamente fece ulteriori lavori il giardiniere Palazzi, entrambi di Cesenatico. L’ornato del giardino, dal gusto ottocentesco, era ricco di fiori, specie di rose. Dal racconto di Daniela emerge che, nel progetto originario della villa, l’area destinata al giardino aveva due aiuole circolari con al centro due pini ancora esistenti, canne indiane rosse e verso l’esterno le rose: una composizione eclettica per l’epoca.

Se si considera la metratura dell’immobile, risulta sicuramente che la Pompili era la più grande tra le ville di Cesenatico  e che rispetto a villa Faedi-Moretti, posta all’inizio del viale Anita Garibaldi e allora ancora presente, per una questione di importanza artistica sarebbe stata seconda. Villa Moretti, sorto nei primi anni del Novecento, era ricco di decorazioni, un unicum nella Romagna del Nocecento per gli intagli dei pinnacoli del tetto, per affreschi e ricche decorazioni nate dalla linea a ‘’colpo di frusta’’ della Secessione viennese.

La dimora Gay però, rispetto allo sfortunato villino Faedi- Moretti di cui restano solo immagini, mostra ancora le belle decorazioni e, se non altro, è ben tenuta; peccato per gli interni modificati nel corso degli anni! Ma giustamente sono state apportate delle modifiche per adibire il villino a una residenza abitabile tutto l’anno, visto che originariamente non vi erano nemmeno i termosifoni.

La prima cosa che si nota a villa Pompili è il cancello in ferro batutto Liberty, una vera opera d’arte. Il primo impatto visivo con la lavorazione del ferro battuto, che riprende una stilizzazione di 12 gatti come quelli della padrona, amante degli animali, mi ha ricordato la foggia di un cancello che si trova nel Lazio, a villa Bettina del 1906.
All’epoca la villa non godeva di una ricca e decorata recinzione, bensì  unicamente di un ornato fatto di rose colorate e profumate che descrivevano da sole l’architettura.
I cementi si rifanno quasi alla linea gotica rivista in chiave Liberty, quasi Art Nouveau.

Le decorazioni su piastrelle poste sotto il tetto riportano elementi naturali come il limone; un pino in bassorilievo sopra il portone principale riprende la funzione decorativa dei due pini collocati nel giardino posteriore.

 

Villa Pompili è quel genere di architettura che si può definire un prezioso frammento di Liberty italiano, che mantiene elevati i livelli di buon gusto e di maestria artigianale. Tecniche queste ultime non di secondo piano, in un periodo in cui forte era l’esigenza di riconoscersi in un artigianato ‘’simbolo’’ di modernità, raffinatezza e di alta qualità.
A conferma del suo pregio va ricordato un aneddoto: qualche anno fa l’abitazione fu oggetto d’interesse da parte di un noto regista RAI, che voleva girarvi un servizio sulla storia del Duce, non avendo trovato a Riccione una location adatta. Per una questione tecnica poi non se ne fece nulla, ma rimane tuttora viva la capacità dell’edificio di portarci indietro negli anni.

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    2 Commenti

  1. sono affascinato dallo stile liberty. Un grazie per aver rivalutato questo stlite di architettura che risalta il bello ed ogni suo partcolare.

  2. Solo per precisare che il Gen. Pietro Gay comandò, in Russia, il 3° Reggimento Artiglieria Alpina della Divisione “Julia”

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