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Umberto Boccioni

Umberto Boccioni

Di on ott 5, 2018 in Artisti | 0 commenti

UMBERTO BOCCIONI
(1882 – 1916)

Costretto a viaggiare durante l’infanzia (Forlì, Genova, Padova e Catania) a causa del lavoro del padre, impiegato di prefettu­ra, si diplomò all’Istituto tecnico di Catania. Nel 1901 si trasferì a Roma dove frequentò la Scuola libera del Nudo e studiò disegno presso il cartellonista Giovanni Mataloni. L’incontro con Severini, Balla e la pittura francese contemporanea gli schiuse le ulti­me novità e lo indusse a dipingere en plein air. Nel 1906, grazie a una borsa di studio, soggiornò a Parigi, dove poté confrontarsi direttamente con la pittura degli impressio­nisti e dei postimpressionisti. Un viaggio in Russia lo indusse a riflettere sulla missione dell’artista nella sua epoca, come appuntò nel proprio diario: “Voglio dipingere il nuovo, il frutto del nostro tempo industriale”. Duran­te i soggiorni a Venezia e a Milano entrò in contatto con il Liberty e la Secessione au­striaca, ma preferì proseguire nella scia di un divisionismo memore di Previati, interessato alla resa della luce, venato di lirismo ma non privo di attenzione per la società industriale. Tra 1907 e 1910 si dedicò alla grafica, lavoran­do per riviste come “L’Illustrazione Italiana” e realizzando manifesti: ne è esempio quello esposto, creato per l’Esposizione di pittura e scultura di Brunate, in provincia di Como, nel 1909 (Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, cat. 138). Si tratta di uno dei più alti raggiungimenti della sua fase li­berty: i toni accesissimi del rosso, dell’aran­cio e del giallo, dispiegati in larghe campiture per restituire l’ampiezza e il movimento delle vesti delle due figure e delle ali di Mercurio, accendono grandi fiamme contrapposte alle tinte complementari del freddo sfondo blu e azzurro. Dopo l’incontro nel 1909 con Filippo Tom­maso Marinetti, autore del celebre Manifesto del futurismo (in “Le Figaro” del 20 febbra­io di quell’anno), Boccioni avrebbe abban­donato il Liberty, per aderire il 10 febbraio 1910, con Russolo, Carrà, Balla e Severini, al Manifesto dei pittori futuristi e il successivo 11 aprile al Manifesto tecnico della pittura futurista. La sua maniera si sarebbe tutta­via distinta da quella dei compagni, per un maggior interesse – in parte mutuato dal Cubismo – all’espressione plastica degli stati d’animo e al legame tra l’oggetto, i piani at­mosferici e l’ambiente circostante, teorizza­to nel Manifesto della scultura futurista del 1912. Fervente interventista, si arruolò come volontario nel 1915. Dopo un periodo di con­gedo, fu richiamato alle armi e morì durante un’esercitazione.

BIBLIOGRAFIA: P. Bellini, Umberto Boccioni. Ca­talogo ragionato delle incisioni, degli ex-libris, dei manifesti e delle illustrazioni, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2004; Umberto Boccioni: la rivoluzione della scultura, a cura di V.W. Feiera­bend, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2006. Testo tratto: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Alessandro Malinverni

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