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Umberto Bellotto

Umberto Bellotto

UMBERTO BELLOTTO
(1882 – 1940)

Figlio di un fabbro veneziano, compie il pro­prio apprendistato presso diversi laboratori artigiani, ereditando la bottega paterna a di­ciannove anni, nel 1901. La sua lavorazione del ferro inclina al recu­pero di motivi medievaleggianti ed elementi ornamentali del passato attraverso una spi­gliata reinvenzione tecnica e formale. Dalla collaborazione con architetti contemporanei come Giulio Alessandri, Domenico Rupolo, Ambrogio Narduzzi, Giovanni Sardi e Max Ongaro, realizzerà per edifici della laguna veneta nel primo decennio del Novecento inserti architettonici e arredi per interni di gusto liberty: ne sono esempio nel 1906 i cancelli degli ingressi di villa Romanelli, nel 1907 le balaustre delle scale esterne di villa Terapia, o Klinger, o Nuova dei Padri Armeni, con libellule e farfalle e altri insetti catturati in una ragnatela di ferro battuto, entrambi edifici di Domenico Rupolo; nel 1910 il can­cello per villa Otello, sempre di Rupolo, con il motivo dei pavoni a ruote spiegate realizza­to attraverso un sistema di maglie mobili cir­colari; il repertorio dei motivi decorativi trar­rà spesso origine dal mondo vegetale, con rami, cesti di fiori, frutti, impiegati in chiaro ordine distributivo nella tessitura. In collaborazione con l’architetto Cesare Au­rienti inventa, e brevetta nel 1910, la tecnica dei “connubi in ferro e vetro”, ovvero strut­ture in ferro che contengono al loro interno elementi in vetro soffiato e murrine (cfr. cat. 290, 291); suoi partner per tali ardite realiz­zazioni saranno la ditta dei Fratelli Toso e la Vetreria Artistica Barovier con il contributo a volte di Vittorio Zecchin per le realizzazioni in vetro. Presenterà tali creazioni con gran­de successo alla Biennale veneziana del 1914, svolgendo ancora al tempo delle successive Biennali del 1920, 1922, 1924 una ricerca di gusto tardo-liberty. Negli anni venti, men­tre numerose si susseguono le importanti commissioni pubbliche per le realizzazioni in ferro battuto, si dedicherà anche alla deco­razione ceramica, esponendo alle Biennali di arte decorativa di Monza del 1925 e del 1927.

BIBLIOGRAFIA: Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, a cura di M. Barovier, R. Barovier Men­tasti, A. Dorigato, catalogo della mostra (Venezia, Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro), Leonardo Arte Editore, Milano 1995. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Monica Vinardi

 

 

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