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La Torino Liberty sul finire dell’800 e inizio del’900

La Torino Liberty sul finire dell’800 e inizio del’900

Casa Fiorio/Nizza di Giuseppe V. Bellini in via Bertola L’architettura di Torino è conosciuta soprattutto per il barocco delle sue grandi residenze sabaude ma fra la fine dell’800 e l’inizio del’ 900 ebbe pure grande sviluppo lo stile detto Liberty o Floreale, più conosciuto internazionalmente come Art Nouveau, tanto che tuttora ne è considerata la capitale italiana.
Questo stile estroso giunto da oltralpe assunse diversi nomi in relazione alle nazioni in cui si sviluppò.
Il nome Liberty è derivato da Arthur Liberty proprietario di una grande ditta di arredamenti inglese che trattò prima prodotti orientali, poi passò a diffondere oggetti del nuovo stile e in Italia ebbe particolare fortuna.
Liberty con la sua ambiguità di significato pareva esprimere libertà di ispirazione e sogno di tutte le arti decorative: dall’architettura alla scultura, dai manifesti pubblicitari all’arredamento con mobili soprammobili, vetrate, inferriate, argenterie, manufatti in ceramica, tessuti e oggettistica in genere. Le idee del Liberty sono tratte prevalentemente dal regno vegetale e dalla zoologia; sovente forme e oggetti sembrano elementi evocatori di fiori, farfalle e altri animali.

La diffusione in Italia prese corpo attorno alle riviste Emporium e Arte Decorativa Moderna stampate a Torino e fu incoraggiata dalla grande Esposizione Internazionale Industriale ed Artistica Torinese del 1884, dalle Esposizioni di Architettura Moderna pure torinesi del 1890, del 1902 e del 1911.
In queste brevi note accenneremo solo ai principali ingegneri e architetti che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo del Liberty architettonico.

Casa Fenoglio - La FleurIl maggiore protagonista fu sicuramente Pietro Fenoglio: progettò un centinaio di edifici in Torino. I suoi più noti capolavori per l’originalità stilistica sono considerati : casa sua (La Fleur – 1902) in Cs. Francia angolo via Principi d’Acaia 11, seguono casa Maciotta (1904) in Cs. Francia 32 (1904), ville Scott (1902) in Cs. Giovanni Lanza 57, casa Rossi Galateri in via Passalacqua 14 (1903), casa Boffa via Papacino 4 (1903) e la casa Balbis di via Balbis 1 (1905).

Di Giovanni Battista Benazzo è casa Tasca in via Beaumont 3 ang. via Piffetti (1903); di Gottardo Gussoni sono il villino Ruby in Cs. Francia 8 (1901 con P. Fenoglio) e i palazzi di via Duchessa Jolanda 17, 19 e 21 ang. via Collegno e via Palmieri (1914); di Giovanni Gribodo sono le case di via P. Piffetti 3, 5, 10 e 12 (1908); di Antonio Vandone è il capolavoro di casa Maffei in Cs. Montevecchio 50 (1905) (con ferri battuti di Antonio Mazzucchelli); di Annibale Rigotti è la casa di via Vassalli Eandi 18 (1908); di Carlo Ceppi di formazione eclettica, son le case Bellia in via Pietro Micca 4, 6 e 8 (1895); poi fra i tanti altri ricordiamo ancora: E. Bonelli, A. Premoli, R. D’Aronco e C. Dolza.
Palazzo Liberty in via Papacino 2 angolo corso Matteotti - progetto di Pietro FenoglioA Torino il Liberty seppur diffuso in parecchi quartieri, ebbe la maggior fioritura nelle zone inizio di corso Francia, di via Duchessa Jolanda, di via Papacino, di Cs. Galileo Ferraris, in corso Montevecchio, in via Madama Cristina, in via S. Francesco d’Assisi, nella zona precollinare (corso G. Lanza, corso Fiume) e nel Cimitero Monumentale con opere di L. Bistolfi, G. Casanova, D. Calandra, E. Rubino, A. Vandone e A. Mazzucchelli.
Noti per questo stile sono pure alcuni celebri caffè del centro storico: Mulassano (1904), Torino (1903) e Baratti (restyling 1909).

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