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Il Teatro Liberty di Treviglio

Il Teatro Liberty di Treviglio

LA STORIA
(tratto da un articolo de “Il Popolo Cattolico”)

Ripercorriamo la cronaca del non lontano 28.02.1987, giorno in cui viene riconsegnato ufficialmente alla Parrocchia di San Martino di Treviglio, rappresentata dal Parroco pro-tempore Mons. Enrico Anzaghi, e alla comunità trevigliese il “Filodrammatici” dopo le opere di restauro sostenute completamente dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Treviglio.

Il Dr. Ferri nel suo intervento, oltre a spiegare i motivi per cui la Cassa Rurale si era sentita in dovere di fare in modo che la cittadinanza trevigliese avesse a disposizione un Teatro, ripercorre le date che storicamente hanno contraddistinto il sorgere di questa sala.

Da un documento del 1898 si hanno le prime notizie, grazie a Mons. Pompeo Ghezzi (trevigliese), Vescovo di S. Sepolcro, dalle quali si rileva che il costo per l’ampliamento del Santuario era sostenuto direttamente dalla “Cassa Rurale” la quale aveva previsto tra le altre opere un primo progetto del “Palazzo delle Associazioni Cattoliche col Teatro”: idea felice perché da allora, praticamente il “Teatro” ha trovato la sua collocazione urbanistica in un’unica piazza, per l’appunto piazza Santuario, nella quale, il Teatro, col Palazzo delle Associazioni e il Santuario costituiscono un unico complesso urbanistico di proprietà della Chiesa.

Nel tempo la sala teatrale è stata adibita a diverse funzioni, e questo dimostra la sensibilità della Chiesa locale che, quando doveva provvedere a contribuire a necessità sociali, utilizzava la sala anche per altri scopi.

Fu così che nel 1905 venne iniziata la cosiddetta “scuola autunnale” cui partecipavano complessivamente 300 ragazzi delle scuole elementari e della scuola tecnica.

La cessione dell’orto di proprietà del Dott. Alessio Cameroni, permise la costruzione dell’ Oratorio maschile, denominato di “S. Agostino”, adiacente al complesso della piazza Santuario.

L’inaugurazione dello stesso, nel 1905, fu fatta dal Comm. Rezzana, e dal Parroco di allora Mons. Nazari; intervenne anche l’On. Agostino Cameroni, primo parlamentare cattolico (trevigliese) eletto nel parlamento italiano.

Sempre nel 1905 il Teatro divenne anche sala cinematografica.
Nello stesso salone esordì la compagnia drammatica del “Circolo S. Luigi”. Nei decenni successivi il centro S. Agostino divenne ospedale militare e sede dell’industria Face di Milano.

  • Nel 1940 nasce la “Compagnia di Prosa”.
  • Nel 1945 nasce la “Compagnia Stabile” nella quale, oltre ad alcuni elementi della precedente compagnia, spicca la direzione di Gino Gaigher.

Nel dopoguerra nasce l’Associazione pro-cultura che riesce a programmare interessanti cicli di conferenze.

Nelle adiacenze dei locali del Teatro, oltre alle scuole elementari, vennero riservate aule per la biblioteca “Leone XIII”; la parte antica e quella della struttura nuova conservano il nome di “Casa di S. Agostino” per ricordare l’epoca storica del convento delle Agostiniane.

Filodrammatici ultimo atto: per l’appunto quello del giorno della riconsegna alla cittadinanza di un locale completamente ristrutturato dalla Cassa Rurale di Treviglio.

Riprendiamo da un articolista trevigliese:
“l’autentico spettacolo è costituito dall’ambiente completamente rinnovato; l’ingresso è ora dotato di guardaroba e di specchiere, ma l’autentica rivelazione è la sala: sparite le antiestetiche colonnette della galleria, il Teatro ha ora un aspetto molto più arioso, ciò grazie anche alla raffinata scelta delle pareti e del velluto delle poltrone. Quest’ultimo un gradevole rosa tenue suggerisce alla sala un aspetto da bomboniera.”

Il palcoscenico è ora spostato più avanti ed è stato creato uno spazio da “golfo mistico”; inoltre il boccascena è fiancheggiato da gradevoli decorazioni e da due coppie di colonne dorate.
La galleria è ora più ampia e comoda.

Per la gestione si costituisce, nel dicembre ’87, un Comitato senza finalità di lucro, composto: dal Parroco Mons. Anzaghi, dal Dr. Ferri, dall’arch. Bencetti (l’architetto che ha ideato la bellissima ristrutturazione), da Paolo Colleoni (attuale Direttore) e da G. Luigi Como, Piergaetano Ghiggini, Riccardo Giberti, Ettorina Gorreri, Luigi Meneguzzo, Michele Motta, Carla Musazzi, Giuseppe Ronchi e Sergio Temelini.

Ecco allora i primi passi, le prime difficoltà legate a insuccessi e deficit annuali. Del Comitato originario, dimessosi collegialmente, rimasero in carica l’attuale Presidente arch. Duccio Bencetti, il signor Paolo Colleoni, il quale quattro anni fa organizzò la prima vera programmazione a livello nazionale che continua ancora oggi con grande riscontro di pubblico.

In sostanza sotto la direzione di Paolo Colleoni, attualmente Direttore, e praticamente senza alcuna struttura, fatto salvo l’ausilio di un custode, il Teatro riesce a raggiungere sorprendenti risultati di efficienza, di economicità nella gestione e bontà nella produzione di spettacoli.

Certo bisogna ricordare l’importante contributo del Comune di Treviglio e della locale Cassa Rurale ed Artigiana a sostegno delle iniziative culturali; ma questi non bastano. Ecco che ricorrendo alle concessioni in uso della sala alle varie realtà locali (in un anno, complessivamente, si raggiungono 59 usi per conferenze, spettacoli di Prosa, musicali e di beneficenza) si riesce a raggiungere il pareggio economico.

Certo oggi che tutto sembra correre in apparenza senza problemi, a qualcuno viene facile dimenticare i drammi della prima stagione (5 le rappresentazioni e 5 furono i rinvii); i rischi economici (non si aveva la certezza di chiudere in pareggio la stagione) le facili considerazioni sulla non idoneità dell’attuale Direttore (che è commercialista a tempo pieno con un proprio studio) a portare a termine un’impresa sulla quale nessun imprenditore era disposto a scommettere, non solo le famose 5 lire, ma anche la possibilità di riuscita.
Eppure a distanza di 4 anni i nomi più importanti del Teatro italiano sono passati a Treviglio. Citiamo solo per ricordarli: Enrico M. Salerno, Valeria Valeri, Paolo Ferrari, G. Sbragia, G. Pambieri, Lia Tanzi, Montagnani, Maddalena Crippa, Micheli, Proclemer, Albertazzi, Ferzetti, Giordana, Malfatti, Gravina, Zanetti, Vallone, Sannoner e Gazzolo.

Certo l’azione del Teatro ha dei limiti:

  • innanzitutto il limitato numero dei posti, impedisce l’accesso di un maggior numero di cittadini agli spettacoli;
  • le difficoltà economiche, impediscono la replica degli spettacoli;
  • è stata completamente abbandonata la programmazione della musica;
  • bisognerebbe replicare rappresentazioni a favore di studenti e anziani a condizioni agevolate;
  • si potrebbero suggerire vari percorsi culturali, i quali potrebbero così tener conto delle varie esigenze che esprimono gli utenti.

Nonostante questi limiti, oggi, le rappresentazioni di Prosa a livello nazionale in calendario sono nove e, se il Teatro non può organizzare in proprio alcune manifestazioni, lascia libertà di iniziativa alle varie Associazioni le quali possono proporre spettacoli che rientrano nelle aspettative culturali dei loro aderenti.

Diciamo, come fanno notare del resto tutti gli attori, che in Italia esistono esempi di questo tipo di gestione, ma sono rarissimi; gli stessi attori rimangono piacevolmente sorpresi nel constatare, come praticamente senza una struttura organizzata, tutto funzioni nei più piccoli particolari e questa è forse la miglior ricompensa per chi, come il Direttore, in mezzo a mille difficoltà, vede alla fine soddisfatti attori, spettatori, utenti e coloro che hanno provveduto alla ristrutturazione del teatro.

 

IL CENTENARIO
(da un’articolo de “L’Eco di Bergamo”)

Cent’anni tra la gente di Treviglio, prima era Salone delle associazioni cattoliche, utilizzato durante le guerre come ospedale, poi sede di un’industria, e dal 1948 sala teatrale. È il Teatro Filodrammatici, inaugurato il 15 luglio 1905. E la «sua» gente, i trevigliesi, si ritroveranno ancora una volta nel grande salone completamente ristrutturato nel 1987 grazie all’intervento della Cassa Rurale. Questa volta il protagonista sarà proprio il teatro, da un secolo sfondo delle commedie e delle tragedie della storia. L’appuntamento è per domenica 10 luglio con il concerto «Musica e immagine, colonne sonore di film con proiezione». Nel corso della sua storia il Filodrammatici ha ricoperto ruoli diversi e molteplici: da sede di associazioni a ricovero per feriti di guerra a teatro, ma è proprio in veste di cinematografo che è stato consegnato alla città nel 1905. Nelle cronache dell’epoca è, infatti, possibile trovare notizie sull’acquisto di una macchina per cinematografo, grazie all’interessamento di monsignor Antonio Pellenghi. Sul bollettino «Il Santuario di Treviglio» del 1905 si legge: «Lo spettacolo nuovo e imponente della luce, che vien modificata dalla minima alla massima gradazione a varietà di colori, riuscì davvero imponente e riscosse applausi dagli astanti. La direzione del salone-teatro ha potuto far acquisto di una macchina cinematografo, di ultima perfezione, sicché d’ora innanzi con molta maggior comodità e frequenza si potranno dar rappresentazioni che sempre riescono dilettevoli e istruttive».

Per ripercorrere la storia del teatro e del suo ruolo, su cui non esistono pubblicazioni specifiche, bisogna risalire al 1898 quando nei suoi appunti personali monsignor Pompeo Grezzi, vescovo di S. Sepolcro, scriveva del progetto di un «palazzo delle associazioni cattoliche con annesso teatro», legato all’ampliamento del santuario ad opera della Cassa Rurale. L’opera è stata poi realizzata dalla Banca di Credito Cooperativo, che ha commissionato all’ingegner Carlo Badolini il progetto del «Palazzo delle associazioni cattoliche col teatro», struttura in stile Liberty con sale spaziose e comodità d’ogni tipo. Allo stabile fu dato il nome di Casa di Sant’Agostino, per ricordare l’epoca storica del convento delle Agostiniane. Durante la Prima guerra mondiale divenne ospedale militare, mentre dal 1940 al 1945 è stata sede dell’industria «Face» di Milano. In quegli anni l’attività teatrale della città si teneva in gran parte nel Teatro sociale di piazza Garibaldi, fondato nel 1912 e abbattuto nel 1964 per far posto all’Upim.

Nel corso delle sue molteplici vite, la struttura, che dal 1948 in poi ha preso il nome di Teatro Filodrammatici, non ha dimenticato mai la sua vocazione teatrale, grazie soprattutto all’intraprendenza dei giovani dell’epoca: dal giorno stesso dell’inaugurazione la compagnia drammatica «Circolo San Luigi» si era impegnata a organizzare numerosissime serate. Negli anni seguenti è nata poi la compagnia «Bona Ars», scioltasi nel 1940, di cui faceva parte Alfredo Ferri, attuale presidente onorario della Cassa Rurale. Nel 1945 è stata fondata, invece, la «Stabile» e nel dopoguerra è nata l’associazione Pro cultura, che organizzava cicli di conferenze. È però ancora per opera della Cassa Rurale che il Teatro Filodrammatici, rimasto sempre di proprietà della parrocchia, ha potuto vivere una nuova giovinezza, grazie all’intervento di ristrutturazione per un miliardo e mezzo di vecchie lire, interamente finanziato dalla banca, che lo ha restituito ai trevigliesi il 28 febbraio 1987, completamente rinnovato, dopo quasi 15 anni di chiusura.

Due anni di lavori hanno cambiato il volto della struttura ormai in decadimento, svelandone le peculiarità dello stile Liberty della progettazione di Carlo Badolini all’inizio del Novecento. Ora il teatro è gestito dell’Associazione Teatro Filodrammatici presieduta da Duccio Bencetti e amministrata da Paolo Colleoni. Il Filodrammatici ha vissuto stagioni di successo, con la sala gremita e i migliori attori teatrali italiani sul palco. Tanto che gli abbonamenti sono 170 su 290 posti e che, nonostante le difficoltà economiche per l’incremento delle spese di gestione e di manutenzione, riesce ancora a dare spazio a piccoli cammei, a partire dalla tragedia greca fino ad arrivare agli spettacoli teatrali.

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