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Silvio Gambini

Silvio Gambini

Di on lug 21, 2015 in Progettisti | 0 commenti

SILVIO GAMBINI
(1877 – 1948)

Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di modeste origini il 18 ag. 1877. Studiò dapprima nella sua città natale, dove si diplomò nel 1897 come perito agrimensore presso l’istituto tecnico V. Comi. Stabilitosi in seguito a Busto Arsizio, dal 1899 il G. iniziò a collaborare come disegnatore per l’Ufficio tecnico comunale, dove contribuì alla progettazione dell’acquedotto e del macello civico di via Pepe. A partire dal 1900 entrò a far parte dell’Ufficio per il piano regolatore di Busto come applicato tecnico e contemporaneamente, come assistente dell’architetto C. Crespi Balbi, seguì il cantiere di costruzione della scuola G. Carducci.

Villa La Plancola  (1909-1913).  Via Boccaccio, 70. Demolita negli anni 50

Villa La Plancola (1909-1913). Via Boccaccio, 70. Demolita negli anni 50

Nel frattempo sempre a Busto si dedicò alla realizzazione dei portici del nuovo cimitero e alla progettazione delle edicole funebri per le famiglie Bossi, Milani e Decio. Dal 1901 il G. frequentò lo studio dell’ingegner G. Guazzoni con il quale collaborò fino al 1915 (Bairati – Pacciarotti). Dal 1903 diede inizio a una parallela attività indipendente, costruendo il villino, lo stabilimento di tessitura e la tintoria di A. Castiglioni in via G. Mameli (ora in parte demoliti) e il complesso edilizio della ditta Garavaglia in via M. d’Azeglio nei quali sono evidenti motivi derivanti dalla cultura liberty-secessionista.

Seguì quindi per il G. un’intensa attività professionale con i disegni per il mattatoio di Carmagnola (Torino), del 1903, con il villino Paris a Giulianova, progettato nel 1904 e portato a compimento nel 1918, con la villa Bossi a Fagnano Olona (Varese), con la villa Gagliardi a Sacconago (entrambe del 1905) e con una lunga serie di costruzioni a Busto, culminata nella realizzazione della villa Ferrario in via Palestro, che segnò l’inizio del suo successo e della sua concreta influenza sull’ambiente architettonico cittadino.

Torretta con decorazioni in finta pietra e ringhiere in ferro battuto

Torretta con decorazioni in finta pietra e ringhiere in ferro battuto

Le ragioni di tale successo vanno ricercate in due direzioni distinte ma complementari: nella sostanziale novità della sua vena stilistica, risultato di una mediazione tra Jugendstil ed evidenti riferimenti ad alcuni progetti di E. Basile, L. Paterna Baldizzi e R. D’Aronco, e nell’operosità delle industrie tessili bustesi, le quali avevano determinato l’ascesa di una nuova e ambiziosa classe imprenditoriale, capace di promuovere nei suoi edifici di rappresentanza una rinnovata caratterizzazione estetica.

Sempre nei medesimi anni il G. intrecciò rapporti di collaborazione con il maestro di ferro battuto A. Mazzuccotelli, con il quale realizzò tra gli altri i motivi floreali dell’edificio per la Società elettrica Vizzola, della tintoria Garavaglia, della casa Rena, della cappella Gagliardi nel cimitero di Sacconago e, principalmente, i Molini Marzoli Massari e il “palazzino” di G. Castiglioni in piazza G. Garibaldi ancora a Busto.

Proprio nel progetto eseguito per la residenza di G. Castiglioni, il G. mostrò un’interessante capacità di mediazione dei molteplici elementi che si erano andati agitando nella cultura nazionale, tra cui quelli del linguaggio “mediterraneo” di Basile, e quelli di G. Sommaruga, estrapolati dall’omonimo palazzo in corso Venezia a Milano.

In coincidenza con queste ultime realizzazioni, databili al 1906, il G. iniziò una collaborazione con la scuola dell’Umanitaria di Milano e contemporaneamente avviò un’attiva frequentazione – durata sino al 1908 – dello studio

Particolare del bowindow . Decorazioni ceramiche Cantagalli

Particolare del bowindow . Decorazioni ceramiche Cantagalli

Sommaruga (Nicoletti, p. 208). Nel corso di questi anni il G. si dedicò alla realizzazione della villa bustese di R. Bossi (demolita), nella quale attraverso rivisitazioni bizantineggianti, diede vita a una nuova sensibilizzazione delle superfici murarie. Nel 1907 realizzò numerose costruzioni a Busto (case Bottigelli e Colombo, albergo dei Tre Re) e in alcuni centri limitrofi come Parapiago (villa Gajo, edifici della Società unione manifatture) o Samarate (villa Guicciardi). Nella successiva villa Avanzini in Busto (1908-09), il G. ribadì, sia pure con minore audacia, alcune coordinate di Sommaruga, ravvisabili sia nella struttura volumetrica che nell’ornato.

Durante questo periodo, il G. ottenne il primo premio all’Esposizione agricola artistica e industriale del 1906 di Oleggio, presentando disegni e fotografie di costruzioni realizzate o in corso di esecuzione, e vinse il concorso bandito nel 1908 per la copertina dell’Artista moderno; nel 1911 fu premiato all’Esposizione di schizzi architettonici nel negozio Rossi di Teramo, per la progettazione dei ferri battuti eseguiti dalla ditta Bertolini e Perrone di Borgosesia. In questi anni, inoltre, collaborò con scritti e disegni a numerose riviste d’arte, tra cui Memorie di un architetto (dal 1904), L’Architettura pratica (1904), L’Artista moderno (dal 1908), La Casa (1909), Per l’arte (dal 1911), L’Architettura italiana (1915).

Del 1909 è la villa Leone a Busto, opera che riassume la sua prima stagione di progettista e apre un nuovo e autonomo sperimentalismo formale dimostrando una particolare attenzione per gli apparati decorativi e per i rapporti dimensionali. Anche nelle numerose case d’abitazione costruite negli anni 1909-12 a Busto il G. mantenne sempre un alto livello qualitativo. Nondimeno interessanti sono anche due sue realizzazioni eseguite presso il Sacro Monte di Varese: il villino Petazzi (del 1909) e la villa di S. Armiraglio (1911-13). In ambedue le realizzazioni, accanto a un impianto stilistico ancora ricco di reminiscenze sommarughiane, si può notare l’estrema cura con la quale è stato mediato il contesto ambientale. Sempre di questo periodo (1909-13) l’opera più significativa dell’attività del G. è la villa Angeletti detta La Palancola, a Firenze (poi demolita).

Prospetto laterale

Prospetto laterale

In questo imponente edificio il G. sviluppa movimenti volumetrici tesi a espandersi nello spazio, trattenuti da fasce orizzontali, fregi ed elementi naturalistici eseguiti con una maniacale cura artigiana. Non mancano le citazioni-omaggio sia al Basile (scala d’ingresso) sia al Sommaruga (torretta e terrazzo).

Una revisione critica dei lavori precedenti si può notare dopo il 1913, quando ormai anche le tematiche liberty stavano declinando in tutta Europa: altri riferimenti cominciarono a guidare il G., che iniziò a interessarsi ai modi di progettare di G.U. Arata. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, il G. continuò a progettare e a realizzare opere che testimoniano un recupero del neomedievalismo di diretta influenza aratiana, accompagnato da un decorativismo lineare e asciutto, dove le concessioni al floreale vengono mediate attraverso una stilizzazione già preludio al déco.

Tipici, a tal riguardo, il progetto, non realizzzato, per la palazzina Di Martire a Teramo (1913), ma anche altre numerose opere destinate al territorio bustese: le case Gabardi (1913) e Rabolini (1913) e l’ambizioso progetto per un palazzo degli studi, il quale però si distingue dai precedenti per più evidenti assonanze (quale l’uso dell’ordine gigante) con le idee di U. Stacchini.

Particolare dello scala d'ingresso

Particolare dello scala d’ingresso

Il G. produsse, inoltre tra il 1913 e il 1915, diversi schizzi fantastici sulla scia del futurismo e finalizzati probabilmente a una pubblicazione della sua opera architettonica (Bairati – Pacciarotti). Questo corpus dimostra l’attenzione del G. ai fermenti innovativi europei; in gran parte acquerellati, i disegni, dai titoli molto esplicativi (Visione, Patria, Castello, Padiglione, ecc.), sembrano legarsi in maniera diretta sia alle matrici d’Oltralpe (in modo particolare a J.M. Olbrich e a O. Wagner), sia alle nostrane allegorie futuriste di A. Sant’Elia e agli “storicismi fantastici” di G. Mancini. Nel 1915 il G. progettò la sua casa a Busto (1915-21), dedicandola alla moglie Dircea e al contempo avviò il proprio studio professionale attiguo all’abitazione. Nel suo palazzo al n. 29 di via Mameli il G. realizzò un’opera che fa da tramite fra il periodo liberty e déco, sia per la razionalità dei volumi che per l’uso di ornamenti più sobri e geometrizzanti.

Dopo la parentesi degli anni di guerra il G. progettò lo stadio a Busto (1918-19, demolito), realizzò una serie di monumenti funebri di impronta déco fra cui quello della famiglia Radice nel cimitero locale (1919) e curò la ristrutturazione del teatro Gerolamo a Milano (1919). Al G. si devono anche gli alloggi IACP a Busto, che vennero inaugurati nel 1919. Dopo aver realizzato la villa Boriolo a Celle Ligure (1920-21), opera dai contenuti eclettici, tra il 1919 e il 1922 costruì le ville Masera e Tenconi a Busto, che segnano un’importante conferma delle sue predilezioni déco: a questa tendenza si legano anche altre opere successive, segnatamente l’albergo Pavone (1922-24), i villini Castiglioni (1924), Sommaruga (1924) e Armiraglio (1924).

La scelta della nuova borghesia comasca e varesina di edificare la propria dimora unifamiliare accanto allo stabilimento industriale offrì al G. la possibilità di trasferire alcuni elementi compositivi tipici delle abitazioni anche nei complessi industriali; si ricordano in particolare: le Fonderie Tovaglieri di Busto (1921-26), il complesso Musarra e Meraviglia di Canegrate (1926), la villa, lo stabilimento e le case degli operai della Tessitura Piantanida a Inveruno (1926). Tale processo provocava una ricerca estetica anche per le fabbriche come nel caso delle Officine meccaniche Pensotti (1924) o nella Manifattura Tosi (1926) entrambe di Busto.

Facciata verso Fiesole

Facciata verso Fiesole

Le opere della maturità rispecchiano l’adesione del G. al déco italiano, a questo proposito si ricordano il rifugio “Città di Busto Arsizio” in alta Val Formazza (1923-26), la casa del fascio e il municipio di Canegrate (1927), il campo sportivo e il circolo dell’Unione ancora a Canegrate (1928), la villa Solbiati a Busto (1928-30) e la “chiesetta” nella villa Gasbarrini alla Marina di Giulianova (1929-35). A testimonianza del suo impegno nel campo della progettazione nel 1928 ottenne dal ministro della Pubblica Istruzione la promozione da geometra ad architetto (Bairati – Pacciarotti).

Nel ricco materiale iconografico proveniente dal Fondo Gambini conservato nella Biblioteca civica di Busto Arsizio relativo alla produzione del G. negli anni Trenta, si possono scorgere molteplici riferimenti a G. Muzio e a R. Fagnoni, che spiegano come l’artista, attratto dall’uso dei volumi in quanto forme geometriche, venne eliminando progressivamente le decorazioni. Tra le opere di questi anni che testimoniano tale cambiamento stilistico si annoverano le case bustesi di E. Pensotti (1928) e di C. Piantanida (1928-30), gli studi per lo stabilimento Marcora ancora di Busto (1929-30) e la tomba Pedrazzini del cimitero di Arona (1930).

Un linguaggio assai diverso venne adoperato nel progetto per un edificio polifunzionale per il Lido di Arona (1931), in cui il G. eliminò totalmente la decorazione, tentando un razionalismo elementare proprio delle coeve esperienze italiane.

Arch. Silvio Gambini progetto per Villa  La Palancola

Arch. Silvio Gambini progetto per Villa La Palancola

L’opera successiva del G. è caratterizzata da una sostanziale duttilità: dopo una parentesi novecentista che trova compimento nella controllata libertà inventiva delle case Pellegatta (1931) e Piantanida (1934) a Busto, si assiste a una progressiva perdita di mordente, fatta eccezione per il climax razionalista raggiunto con la casa Sant’Elia a Busto del 1934. Delle numerose opere realizzate dopo il 1931 si ricordano: l’ampliamento della sua abitazione (1936) e il deposito merci Genellina (1938) a Busto, la casetta Colombo a Olgiate Olona (1932), l’albergo S. Antonio a Inveruno (1934), la villa Riva a Favria Canavese (1936) e l’edificio a uffici dell’ACNA (Aziende colori nazionali e affini) di Cesano Maderno (1937-38).

Nell’ultima fase della sua attività si dedicò con sempre maggiore interesse alla progettazione urbanistica: tra il 1933 e il 1934 partecipò insieme con P. Mezzanotte, G. Minoletti, M. Castiglioni e G. Granelli al concorso nazionale per il progetto del piano regolatore di Busto. La proposta del gruppo, denominato “Pentagono”, che vinse il primo premio, si qualificava per l’attenzione posta alla viabilità alla quale si coniugava una ricerca spaziale non priva di soluzioni originali. Il G. poté passare alla fase esecutiva del piano solo nel 1947 con professionisti locali. Sempre nel 1933-34 partecipò con Mezzanotte, Minoletti, Castiglioni e Gnocchi al concorso per il nuovo piano regolatore della città di Gallarate (secondo premio), adottando una soluzione comunque priva di retorica che intendeva dare unità stilistica alla località lombarda. Ancora in quel periodo insieme con Mezzanotte e Minoletti partecipò anche al concorso per il piano regolatore di Como, classificandosi al quinto posto, con una proposta incentrata sul diradamento edilizio dell’area centrale della città.

Fra le sue ultime opere si ricordano il progetto per un monumento ai caduti della libertà di Sacconago (1945), la tomba Menotti Paracchi (1945) e la casa di abitazione di via Luini (1947) a Busto.

Il G. morì nella sua casa di Busto Arsizio il 17 ott. 1948.

 

TESTO di Giuseppe Bonaccorso

 

rTra i numerosi scritti del G., oltre ai brevi commenti che illustravano i suoi progetti, si annoverano: Ferri moderni. Idee e schizzi, Milano 1914; Per il nuovo palazzo del Convitto nazionale, in Il Popolo abruzzese, 7 sett. 1914; Ferri decorativi moderni, in L’Artista moderno, 10 sett. 1914, pp. 270-275.

Fonti e Bibl.: R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, p. 115; D. Riva, Sulla mostra del liberty e sulla figura di S. G., in Almanacco della Famiglia bustocca, 1972, pp. 150-157; G. Pacciarotti, Codicillo al liberty bustese, ibid., pp. 158-160; Architettura liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia, Milano 1972, pp. 56, 98-100, 118; R. Bossaglia, Il decò italiano, Milano 1975, pp. 64 s., tav. 84; S. G. Opere: 1903/1915 (catal.), a cura di E. Bairati – G. Pacciarotti, Busto Arsizio 1976; S. Colombo – S. Zanzi, Varese liberty…, Malnate 1976, p. 10; G. Pacciarotti, Una personalità recuperata del modernismo italiano, S. G., in Situazione degli studi sul liberty. Atti del Convegno… Salsomaggiore Terme, 1974, a cura di R. Bossaglia – C. Cresti – V. Savi, Firenze 1977, pp. 237-243; M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Roma-Bari 1978, ad indicem; C. Cresti, Firenze 1896-1915. La stagione del liberty, Firenze 1978, pp. 143-145, 284; G. Marzocchi Mirioni, Saggio sull’edilizia liberty a Varese ed a Induno Olona, in Rivista della Società storica varesina, XV (1981), pp. 117-138; G. Pacciarotti, S. G.: cinquant’anni di architettura nell’alto Milanese, in Lombardia Nord/Ovest, LXII (1981), 3, pp. 15-23; F. Robecchi, Il liberty e Brescia, Brescia 1981, p. 504; G. Pacciarotti, Il liberty a Legnano e nell’alto Milanese, in Quaderni del Ticino, 1984, n. 21, pp. 45 s.; E. Bairati – D. Riva, Guide all’architettura moderna. Il liberty in Italia, Roma-Bari 1985, ad indicem; S. Leoni – E. Pavia – C. Valentini, S. G.: un artigiano dell’architettura, tesi di laurea, Politecnico di Milano, Facoltà di architettura, a.a. 1985-86; Archivi del liberty italiano. Architettura, a cura di R. Bossaglia, Milano 1987, ad indicem; G. Gambassi Pensa, S. G., in Rassegna di vita bustese. 1920-1940 (catal.), Busto Arsizio 1989, pp. 74 s.; S. G. La carriera di un architetto tra liberty e razionalismo (catal.), Busto Arsizio 1992.

Silvio Gambini

 

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