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Sebastiano Giuseppe Locati

Sebastiano Giuseppe Locati

Di on dic 4, 2016 in Progettisti | 0 commenti

SEBASTIANO GIUSEPPE LOCATI
(1861 – 1929)

 

Nacque a Milano il 20 genn. 1861 da Francesco e da Angela Fossati. Studiò all’Accademia di Brera con C. Boito e C. Formenti, conseguendo la licenza del corso superiore di architettura nel 1881. Aggiudicatosi il pensionato Oggioni, trascorse un biennio a Roma, dove si dedicò allo studio dell’architettura medievale con una serie di rilievi presentati all’Esposizione di Torino (1884), che gli valsero la menzione d’onore. Fu aiuto di G. Ceruti nell’Esposizione di Milano del 1881 e nello stesso anno collaborò con L. Beltrami nel rilievo del lazzaretto. Dopo un breve periodo di frequenza all’École nationale des beaux-arts di Parigi (1885), intraprese la carriera professionale, concentrata in buona parte a Milano.

Sin dagli esordi la produzione architettonica del L. fu caratterizzata da un linguaggio tardoeclettico, influenzato sia dal neomedievalismo di impronta boitiana sia da cadenze neorinascimentali di matrice europea, assorbite nei frequenti viaggi di studio.

Tra le prime realizzazioni milanesi degne di nota sono le case Maddalena e Sartorelli (1885-87), interessanti soprattutto per le calibrate decorazioni in cemento gittato, terrecotte smaltate e marmi policromi. Più articolato, il complesso Rigamonti in via Solferino (1888-90), composto di due palazzine neorinascimentali unite da un corpo di fabbrica a un piano rivestito in bugnato.

Nel 1886 il L. partecipò al concorso per il completamento della facciata del duomo di Milano e per l’occasione approfondì la conoscenza del gotico attraverso viaggi in Europa; fu premiato e ammesso a partecipare nel 1888 al concorso di secondo grado (C. Boito, Il duomo di Milano e i disegni per la sua facciata, Milano 1889, pp. 272, 276). Nel 1900 sarà chiamato a far parte della commissione per l’esecuzione del progetto Brentano, con Boito, A. D’Andrade, G. Moretti e O. Tabacchi. Dopo essersi aggiudicato nel 1890 il pensionato sessennale Gori-Ferroni a Siena, che gli permise di effettuare ulteriori viaggi in Europa e Medio Oriente, ebbe l’occasione, per lui di fondamentale importanza, di frequentare D’Andrade, che gli commissionò progetti, in buona parte realizzati, di villini per familiari e conoscenti a Lisbona, città in cui il L. risiedette tra il 1891 e il 1893.

Nei villini Bastos e Julio de Andrade, entrambi situati al pateo de Thorel, la cifra stilistica delle facciate riporta alla libera reinterpretazione di stilemi neocinquecenteschi, mentre l’organizzazione degli interni appare svincolata da rigide simmetrie e caratterizzata da soluzioni spaziali e volumetriche dettate da precise richieste della committenza: nel primo, il grande salone tripartito da doppie colonne dal quale si accede al belvedere ottagonale con loggia e cupolino; nel secondo, il cortile centrale a loggiati sovrapposti, coperto da una struttura in ferro e vetro. Differisce da questa impostazione il progetto irrealizzato per il villino Almeida, dagli stilemi decisamente neogotici, che nel 1911 sarà riutilizzato, con leggere modifiche e adattamenti, per la costruzione del villino Pio Soldati a Lugano la cui cifra stilistica denota un’attenuazione dei caratteri gotici mediante l’inserimento di arcate a tutto sesto (Erba).

Nel 1894 conseguì la laurea in architettura civile presso il Politecnico di Milano.

Nell’ultimo decennio del secolo, dopo la parentesi portoghese proficua anche per gli approfondimenti sull’architettura manuelina, si registrano le migliori opere del L., tra le quali spicca la casa per i fratelli Reininghaus (1895-96: Milano, corso Genova) dalla tipologia mista, con i due livelli inferiori destinati a locali di ristoro e spettacolo, riproponendo nelle facciate “quel Neoromanico ripulito, schietto e assai dignitoso, che, di fatto, ne esalta la funzionalità per parti” (G. Canella, Il sistema teatrale a Milano, Bari 1966, p. 103).

Tra la fine del secolo e l’inizio del Novecento il L. svolse intensa attività nella costruzione di tombe, villini, palazzi e case, lasciando opere e progetti ad Albiolo, Ameno, Arona, Casalzuigno, Erba, Modena, Pavia e Stradella.

Di particolare interesse, a Milano, la villa Francetti Frova (1895-96: via Venti Settembre), con torre ottagonale d’angolo coronata da loggetta a cupolino e la casa per l’amico scultore Tabacchi (1903-05: via Petrarca), organizzata secondo lo schema dei casamenti d’affitto. Tra le numerose edicole funerarie realizzate al cimitero Monumentale di Milano, di maggior interesse è quella disegnata per Felice Villa (1901), dove il L., facendo uso di specchiature a mosaici policromi, sembra aderire cautamente al linguaggio modernista.

Fu attivo anche a Pesaro, dove progettò l’auditorium C. Pedrotti, ultimato nel 1892 (Teatri delle terre di Pesaro e Urbino [catal., Pesaro], a cura di F. Battistelli – P.L. Cervellati, Milano 1997, pp. 148-150, 167).

Il L. prese parte a concorsi internazionali per il Museo delle antichità egizie al Cairo (1895), apprezzato da E. Basile, per l’Università di San Francisco (1898), per la facoltà di scienze e per il Policlinico S. Martín a Buenos Aires (1908-09), riportando segnalazioni e premi (Architetto S.G. L.…, 1936).

All’apice della carriera professionale, nel 1903 si aggiudicò insieme con O. Bongi il concorso per l’Esposizione di Milano del 1905, organizzata per celebrare la realizzazione del traforo del Sempione e rimandata al 1906 per il protrarsi dei lavori.

Incaricato della direzione artistica generale della sezione allestita al parco Sempione, il L. disegnò l’ingresso principale a configurazione ellittica, sul quale prospettavano il padiglione del Sempione, con la riproduzione a scala originale dei due imbocchi del tunnel, e l’edificio dell’Acquario, con decorazioni a pannelli di piastrelle smaltate e cemento della ditta Chini, nel quale il progettista si rivelò sensibile alla corrente secessionista. Suoi, anche i padiglioni delle Belle Arti, dell’Architettura (con G. Bergomi), della Previdenza e dei Festeggiamenti, che nella commistione di stili e temi decorativi, a volte ridondanti, denotano un approccio ancora radicato a matrici eclettiche e poco partecipe alle istanze moderniste (R. Bossaglia, Il liberty in Italia, Milano 1968, p. 125).

Sempre in tema di apparati effimeri il L. diede i disegni per l’Esposizione dei trasporti a Buenos Aires (1910), città dove si recò a più riprese tra il 1908 e il 1909, accompagnato dal figlio Attilio, appena laureato nel 1907 al Politecnico di Milano e che sarebbe stato impegnato professionalmente in Argentina fino al 1916 (Opere e progetti nell’America del Sud. Arch. Attilio Locati, in L’Architettura italiana, XIV [1919], 5, pp. 35-40).

Durante e dopo la guerra il L. rallentò l’attività professionale, dedicandosi soprattutto alla carriera accademica; dal 1899 al 1935 fu professore all’Università di Pavia, insegnando ornato e architettura, composizione architettonica e architettura pratica. Tra gli allievi che si formarono con il L. nell’ateneo pavese, succedendogli anche negli incarichi didattici, vi furono H. Balducci e G. Bergomi. Ebbe anche un breve incarico a Roma, dove nel 1920-21 tenne la cattedra di rilievo e restauro dei monumenti presso la neonata R. Scuola superiore di architettura, orientandosi verso la tendenza storico-analogica del restauro, vicina alle concezioni di Beltrami e di D’Andrade. Membro di commissioni universitarie ed edilizie, nel 1914 fu il rappresentante italiano nella giuria dei concorsi per il palazzo reale, il palazzo di Giustizia e il Museo nazionale a Sofia.
Il L. morì a Milano il 7 ott. 1939.

 

Testo di Fabrizio Di Marco
Tratto dal Dizionario Treccani

 

Fonti e Bibl.: L’archivio Locati, conservato presso il dipartimento di ingegneria edile e del territorio dell’Università degli studi di Pavia, si compone di un rilevante numero di schizzi, disegni, copie cianografiche e foto. Si vedano inoltre: C. Mina, Le cappelle Pozzi, Nava e Molina…, in L’Edilizia moderna, III (1894), 9-10, pp. 71-73; Id., Il villino Calabresi in Milano, ibid., IV (1895), 11, p. 88; F. Magnani, Casa Reininghaus, ibid., VII (1898), 11-12, p. 79; Tomba Ceradini…, ibid., VIII (1899), 5, p. 35; Casa Tabacchi…, ibid., XIV (1905), 11, pp. 58 s.; A. Ferrari, L’architettura all’Esposizione di Milano del 1906, ibid., XV (1906), 5, pp. 29 s.; Palazzo per la facoltà di scienze in Buenos-Aires, in L’Architettura italiana, IV (1908-09), 10, pp. 110 s.; L’Esposizione dei trasporti… in Buenos-Aires, ibid., 11, pp. 122-125; Policlinico per la città di Buenos-Aires, ibid., VIII (1912-13), 5, pp. 56 s.; Architetto S.G. L.: progetti – costruzioni – rilievi, Pavia 1936 (con introduz. del L., curricula ed elenco delle principali pubblicazioni); Architettura liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia, Milano 1972, p. 6; M. Nicoletti, L’architettura liberty in Italia, Roma-Bari 1978, ad ind.; M. Grandi – A. Pracchi, Milano. Guida all’architettura moderna, Bologna 1980, ad ind.; Milano. Parco Sempione (catal.), a cura di M.G. Folli – D. Samsa, Milano 1980, pp. 70-72, 120-122; M. Salvadè – D. Frizzi Brianza, Architettura liberty a Milano, Milano 1984, pp. 54, 61, 82, 145, 179; M. Boriani – C. Morandi – A. Rossari, Milano contemporanea, Torino 1986, ad ind.; Archivi del liberty italiano. Architettura, a cura di R. Bossaglia, Milano 1987, pp. 169, 579; M. Picone Petrusa – M.R. Pessolano – A. Bianco, Le grandi esposizioni in Italia: 1861-1911, Napoli 1988, pp. 114-117; L. Erba, Il neogotico nell’insegnamento per gli ingegneri dell’Università di Pavia…: G.S. L., in Il neogotico nel XIX e XX secolo.Atti del Convegno, Pavia… 1985, a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, II, Milano 1989, pp. 206-214; Architetti e ingegneri italiani in Argentina, Uruguay e Paraguay, a cura di L. Patetta, Roma 1992, pp. 92 s.; Il Monumentale di Milano, a cura di M. Petrantoni, Milano 1992, pp. 106, 108, 116, 140, 334; M.P. Belski, 1860-1918: Milano cresce, Firenze 1995, pp. 312-316; L. Patetta, L’architettura a Milano al tempo di Luca Beltrami, in Luca Beltrami architetto (catal.), a cura di L. Baldrighi, Milano 1997, pp. 59, 62-66, 70, 72; V. Fontana, Profilo di architettura italiana del Novecento, Venezia 1999, ad ind.; A. Mazzarella, S.G. L.: orientamenti concettuali del restauro…, in La facoltà di architettura dell’Università “La Sapienza” dalle origini al Duemila, a cura di V. Franchetti Pardo, Roma 2001, pp. 169-175; Il liberty a Milano (catal.), a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, Milano 2003, ad ind.; L. Erba, I corsi per ingegneri all’Università di Pavia…, in Scuola e facoltà per ingegneri in Pavia, a cura di I. De Lotto, Como 2003, pp. 32-35; M. Forni, G.S. L., in Censimento delle fonti. Gli archivi di architettura in Lombardia, a cura di G. Leyla Ciagà, Milano 2003, p. 105.

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