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Villa Franceschi

Villa Franceschi

Di on set 26, 2018 in |

Villa Franceschi appartiene al patrimonio balneare nato nei primi decenni del secolo scorso e partecipa con la sua costruzione al fenomeno urbanistico della crescita di Riccione come centro turistico. Tra la fine dell’800 ed i primi anni venti del secolo scorso si passa da un turismo terapeutico ad uno balneare con la costruzione di ville e villini accanto ai primi alberghi, analogamente a quanto stava succedendo in alcuni centri della Versilia. Numerose famiglie dell’alta borghesia dell’Emilia ed anche del resto d’Italia trovarono a Riccione l’ambiente adatto e la disponibilità di terreni edificabili per costruire le loro case di vacanza sul modello di quell’eclettismo che allora stava trionfando in Europa.
Caratteristica dello stile era il riprendere ispirazione dal passato ed inserirvi anche le più recenti proposte dell’Art Nouveau come l’uso di decorazioni floreali che nella loro iterazione sconfinavano nella ricerca astratta e l’uso di materiali di avanguardia anche se utilizzati con forme tradizionali (si pensi alla ghisa, al vetro ed al cemento).
In questa corrente formale si inserisce anche la realizzazione di Villa Franceschi, che sorge in una prima fase tra il 1900 e il 1910 ed in una seconda fase verso gli anni venti nell’aspetto e con le decorazioni che oggi ammiriamo. Infatti l’edificio non appare nelle tavole dell’urbanizzazione riccionese del 1901, mentre il lotto nel 1912 occupato da un edificio di dimensioni minori dell’attuale. Forse per il terremoto dei 1916 o per passaggio di proprietà, l’edificio negli anni venti viene ristrutturato e sono aggiunti la parte posteriore con la torretta ed il corpo garage e la casa del custode. Le due diverse epoche di costruzione sono anche rilevabili dalle fondazioni, impostate a due quote diverse e giuntate. Inoltre la muratura esterna dei corpo aggiunto è diversa dalla precedente. Tipico delle costruzioni di quegli anni è il piccolo capanno nel giardino che nasconde il pozzo, dotazione indispensabile nelle ville riccionesi dei primi del secolo fino al 1929, quando fu inaugurato il nuovo acquedotto che liberò la stazione balneare dalla tradizionale penuria d’acqua.

La famiglia Franceschi
La Famiglia Franceschi acquistò la villa, denominata “Marina”, presumibilmente come dimora di vacanza. Nel 1919; l’edificio in quella data era composto di 10 vani disposti su due piani, è pertanto riferibile ai Franceschi la ristrutturazione, con ampliamento dell’edificio, avvenuta intorno agli anni ‘20. La famiglia apparteneva alla medio-alta borghesia emiliana.
Federico, figlio adottivo del Colonnello Antonio Franceschi, nacque a Bologna il 17/12/1883, e unì al cognome dei padre quello di Calderai (o Calderari). Clementina ebbe i natali a S.Maria di Sala, in provincia di Venezia, il 13 febbraio 1883, da Mosé e Regina Deganello. Il tenente Federico Franceschi Calderai e Clementina Zugno, sposatisi a Firenze nel 1911, si trasferirono stabilmente a Piccione nel giugno del 1926 dopo una lunga permanenza presso Argelato in provincia di Bologna, e a partire da quell’anno abitarono la villa. Federico fu “centurione” della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corpo militare istituito da nel 1923 allo scopo di inquadrare e legittimare le Camicie Nere.
I coniugi non ebbero figli. Sventuratamente Federico morì all’età di soli 43 anni, nel maggio del 1927. Clementina visse ancora a Riccione per 26 anni, fino alla morte avvenuta il 9 ottobre 1953.
Non se ne conosce l’aspetto ma piace immaginarla nella grazia e nella figura come la bella signora ritratta da Amleto Montevecchi nelle sue opere intitolate Ritratto di signora in rosso e Ritratto di gentildonna, già inserite nell’arredo di Villa Franceschi e che, per il tempo di realizzazione e per la collocazione originale, potrebbero effettivamente raffigurarla.
La signora Zugno redasse un testamento, in data 6 gennaio 1943, nel quale nominò il Comune di Riccione suo erede universale affinché erigesse una “casa di educazione per bambine povere”, preferendo “le bambine orfane di guerra e della guerra fascista”, da intitolarsi a lei e al marito: “…le bambine saranno avviate al governo della casa per farne delle brave spose e madri; apprenderanno pure un mestiere per poter vivere anche se resteranno nubili .. “. Per sé chiese un funerale di prima classe con molti fiori e musica, inoltre di essere tumulata con il marito Federico nel Cimitero della Certosa di Bologna nel sarcofago di marmo rosso appositamente predisposto per accoglierli. L’eredità di Clementina Zugno, purtroppo, non apparve più sufficiente, al momento del lascito, a realizzare l’istituto da lei agognato. I suoi beni si erano andati nel tempo esaurendo e per questa ragione il Comune di Riccione, alfine di rispettamne la volontà e ai contempo accettare l’eredità, intervenne a scopi benefici in altri ambiti.
La villa venne utilizzata per lungo tempo come sede di servizi pubblici: biblioteca comunale, dependance della scuola media, ufficio di collocamento fino a quando dovette essere chiusa perché dichiarata inagibile.
A metà degli anni ‘90 prese avvio il progetto di restauro dell’edificio, con una ben precisa destinazione a sede museale per le arti visive, nel quadro di un più vasto programma di recupero e di valorizzazione del patrimonio storico-culturale riccionese.

L’Architettura e l’ornato
Villa_Franceschi_riccione_liberty
L’impianto architettonico è improntato a grande semplicità distributiva con la scala posta sull’asse centrale e le stanze ai lati. Note di maggior originalità sono: la stanza ai piano terreno ampiamente finestrata che si protende sul giardino col terrazzo soprastante, il tutto di forma semi-esagonale e la torretta sul retro con il belvedere finestrato, da dove era possibile ammirare il mare da sopra le chiome degli alberi.
Anche il giardino ci è giunto in buono stato di conservazione: sono leggibili tutte le aree pavimentate e quelle a verde, delimitate da un cordolino di cemento, per cui l’impianto iniziale della sistemazione a verde è integralmente conservato. Alcune essenze presenti, come i pini marittimi, dovrebbero appartenere alle piantumazioni originarie.
Ma il maggior pregio dell’edificio sono le decorazioni esterne realizzate in cemento con una cura e grazia che un materiale così povero apparentemente non consentirebbe. Forse queste decorazioni furono opera del cementista riècionese Guerrino Giorgetti, molto famoso all’epoca per la maestria ed inventiva artistica con cui decorò le ville dell’epoca; ed il lavoro doveva essere tanto se si pensa che a Riccione in una decina di anni furono costruite 200 ville. L’ispirazione creativa derivava direttamente dai modelli decorativi dell’architettura eclettica nord europea della fine del secolo con disinvolte contaminazioni tra Neogotico, Neoclassico e Art Nouveau.

Elementi decorativi
Una fascia festonata, con trionfi di frutta sugli architravi, cinge le finestre di tutti i piani dando ritmo alla facciata; la cadenza, dettata dalle aperture tutte uguali, è interrotta solo dalla vetrata del corpo esagonale della veranda al piano terra, sormontato dalla balaustra con sei vasi neoclassici. I terrazzi, le scale esterne e la veranda hanno parapetti formati da pilastrini d’angolo con colonnine ad anfora finemente decorate con motivi floreali. Sui pilastrini del terazzo esagonale erano posti sei vasi con greche e manici riportati, dei quali uno solo è conservato in buono stato. Ma l’oggetto sul quale la creatività del cementista si è espressa con maggior libertà è una panca di decorazione molto complessa: due leoni alati accovacciati fanno da terminali e braccioli, il sedile in graniglia grigia è di forma semiellittica e sorretto da quattro leoncini. I pannelli sotto i sedili tra i leoni portano al centro un volto di putto sormontato da una conchiglia, mentre quelli superiori, sopra il sedile, sono composti da bassorilievi con leggero drappeggio di bordo e tralci di vite e grappoli intrecciati. La piana di base e quelle piccole che chiudono lo schienale sono in graniglia rosa. Al di là della descrizione analitica quello che colpisce è la cura del particolare, è l’armonia dell’insieme, qualità non consuete in un artigiano cementista che raramente sapeva trarre da un materiale da getto così povero tanto risultato. La stessa qualità è posta anche nella realizzazione della recinzione che riporta la stessa tipologia di colonnine ad anfora, ma di dimensione molto maggiore; i pilastri erano sormontati dalla tradizionale pigna. Le opere in ferro della cancellata e di qualche rara inferriata sono improntate alla massima semplicità, con leggeri accenni a decori Liberty. Internamente non si rinvengono decori murali, se non di una estrema semplicità, e probabilmente successivi alla costruzione della villa. Due stanze, al primo piano verso Rimini, hanno a soffitto piccole cornici in stucco a formare un semplice disegno di rettangoli ed ellissi inscritte, mentre la stanza grande sul retro al piano terra ha il soffitto dipinto trornpe d’oeil a cassettonato. Di ben maggiore qualità sono i pavimenti in piastrelle di graniglia. Quasi ogni stanza ha il suo decoro, si va dagli esagoni bicolori, alle greche geometriche, alle greche stilizzate con angoli a fiori, composizioni a cassettone con losanghe e quadroni di vari colori. Grazioso è anche il parapetto della scala interna realizzato con montanti in ghisa e caposcala di disegno più importante; il corrimano è in legno con sagoma ellittica.

Arredi
Si conservano tuttora alcuni dipinti, stampe, ebanisterie e suppellettili facenti parte dell’arredo originale di Villa Franceschi. Essi sono stati acquisiti acquisiti del Comune di Riccione a seguito di una donazione effettuata nel 1954 da Clernentina Zugno, vedova Franceschi.
Tali materiali trovano in parte collocazione all’interno della villa accanto alle altre opere d’arte di proprietà comunale.
In generale, gli elementi residui degli arredi (specialmente mobili e stampe, tra le quali alcune vedute e scene allegoriche del Meissonier e di altri incisori francesi e nordìci) sembrano richiamarsi al gusto ‘’fin de siecle’’ certamente diffuso in casa Franceschi come pure negli altri villini di Riccione e della riviera romagnola.

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Scheda tecnica

  • Denominazione ricorrente Villa Franceschi
  • Altre denominazioni Galleria d'arte moderna e contemporanea
  • Indirizzo RICCIONE, via Gorizia 4
  • Progettista
  • Committente
  • Anno/periodo di costruzione 1900 - 1910
  • Bibliografia

    Testi soprariportati di Stefano Guidi, architetto di Rimini
    A. Speziali, "Una stagione del Liberty a Riccione", Maggioli, Santarcangelo 2010

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