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Palazzo Salvi

Palazzo Salvi

Chi giunge a Caldarola da viale Umberto I, se fa attenzione a destra tra i tigli, può ammirare un candido palazzo stile Liberty.
L’Art Nouveau fu un movimento artistico che interessò l’architettura e le arti decorative in Europa e negli Stati Uniti tra il 1890 e la prima guerra mondiale, in Italia fu conosciuto come stile floreale o Liberty; s’ispirò direttamente alla natura, con un accentuato linearismo.
Patrizia Carradorini ci racconta che il nonno Fortunato Salvi (classe 1886) era un falegname caldarolese, la sua famiglia abitava nella vecchia casetta del beato Francesco Piani a Piandebussi. Il padre era infermiere e la mamma casalinga figlia di macellai.
Dapprima emigrarono per Chicago (Illinois) alcuni fratelli, Fortunato prestò il servizio militare a Pavia nel 9° Rgt Artiglieria, ottenuto il congedo il 14 settembre 1909 decise di partire insieme al cognato che garantì.
A una festa da ballo nel quartiere italiano (North East Side), Fortunato incontrò Isola Angelini, una ragazza di tre anni più giovane originaria di Borgo a Mozzano (Lucca). La donna si era fermata per un periodo a Liverpool dallo zio cuoco in un albergo di lusso, siccome amava viaggiare si era imbarcata per Chicago. Fortunato e Isola si sposarono negli Stati Uniti, dove nacquero le figlie Margherita e Antonia.
Insieme al fratello Ernesto e le mogli gestivano uno store (emporio) dove vendevano generi alimentari, dolci, medicine e sigarette; gli affari andavano bene, Isola aveva una collaboratrice di colore.
Nell’aprile del 1922 con la nave, via Cherbourg, Fortunato e Isola (in dolce attesa di Filomena) con le due bambine vennero a far visita ai genitori a Caldarola, decisero di non ritornare negli Stati Uniti. Aprirono un negozio di generi alimentari sotto le logge del palazzo comunale (attuale edicola Giuseppetti). Con i risparmi acquistarono tre terreni: a Collarsone, in contrada San Pietro (attuale proprietà Ricottini) e un’area fabbricabile dalla famiglia De Ales.
A Chicago sicuramente Fortunato avrà ammirato qualche bella costruzione in stile Art Nouveau, magari dell’arch. Frank Lloyd Wright. Così tra il 1925 e il 1930 (all’attuale civico 16) volle far costruire il suo palazzo dalle imprese Cappelletti e Sciamanna di Tolentino. Gli infissi furono preparati dalla falegnameria Fernando Mercorelli (attuale rivendita Vernaccia Rocchi), mentre il fabbro Rodolfo Rocchi nell’officina di piazza Leopardi preparò le ringhiere di ferro interne. Si racconta che il fabbricato costò 100.000 lire.
Il palazzo di mattoncini rossi fu decorato solo esternamente con gessi bianchi stile Liberty, vi furono ricavati due appartamenti, a pian terreno un magazzino di alimentari con granaio e interrate le cantine dai soffitti a volta. Nel giardino c’era una vasca divisa in due per lavare.

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Durante l’ultima guerra nel palazzo trovarono rifugio alcuni sfollati: un’impiegata del ministero, il maestro Billi di Bologna con tutta la famiglia e altri ai quali Margherita aveva affittato l’appartamento al secondo piano. Al pian terreno c’erano Adele e Romeo, una coppia di Roma che in seguito si stabilì in paese.
Con l’occupazione tedesca successiva all’8 settembre 1943, dapprima ufficiali della Wermacht ispezionarono il palazzo apponendovi il cartello con la scritta “Lazzaretto”, poi mandarono via gli inquilini che dovettero rifugiarsi dai parenti e lo utilizzarono come alloggio. Nel giardino avevano messo in funzione una cucina da campo, dove cuocevano gli animali requisiti ai contadini dei dintorni.
Margherita aveva studiato musica dalle suore Giuseppine di Macerata, purtroppo per un anno non aveva potuto conseguire il diploma di maestra di musica, amava suonare il suo pianoforte tedesco Zari e aveva anche una bella voce.
Nel dopoguerra in una stanza al primo piano si svolgevano le prove per le operette e le recite della filodrammatica caldarolese “Amici dell’Arte”, composta da Amo e Mara Lucentini, Aspasia Filoni, Valerio Meo, Augusto Fabbroni, ecc. In visita a Caldarola un giorno vi passò l’attore Massimo Girotti.
Verso la metà degli anni Cinquanta, raggiunta una certa età, i coniugi Salvi cedettero il negozio alla figlia maggiore Margherita, il cui marito Renzo gestiva il servizio pubblico e la aiutava.
Il luminoso palazzo dalle eleganti balaustre esterne ha un ampio e comodo scalone, dal balcone del primo piano e dalle finestre del secondo si ammira un bel panorama dalla chiesa di San Martino fino al fabbricato con logge, già sede della vecchia cantina di Battellini. Non ha subito gravi danni dai terremoti che si sono susseguiti numerosi.
Una foto recente del palazzo è comparsa in una rivista, ma la storia della famiglia Salvi è inedita.

 

Scheda tecnica

  • Denominazione ricorrente Palazzo Salvi
  • Altre denominazioni
  • Indirizzo CALDAROLA, viale Umberto I
  • Progettista
  • Committente Fortunato Salvi
  • Anno/periodo di costruzione Inizi '900
  • Bibliografia

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