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Padiglione Ungheria

Padiglione Ungheria

Di on mag 24, 2015 in |

Il primo padiglione straniero, quello del Belgio, fu edificato nel 1907 su idea del professor Fierens-Gevaert, direttore generale belga delle Belle arti. Il progetto per l’edificio e le decorazioni furono opera dell’architetto Leone Sneyers. Nel 1930 furono aggiunte due sale, laterali rispetto al grande salone centrale, mentre nel 1948 l’architetto veneziano Virgilio Vallot disegnò la nuova facciata.
L’ottava Biennale del 1909 si arricchì di tre nuovi padiglioni stranieri. Il padiglione della Gran Bretagna non fu costruito ex novo, ma fu utilizzato un edificio esistente, rimodernato da E. A. Richards e decorato internamente da Frank Brangwyn. Il padiglione della Germania, costruito accanto a quello inglese sulla collinetta dei Giardini, fu progettato da Daniele Donghi, architetto del Comune di Venezia. L’edificio inizialmente ospitò l’arte bavarese, mentre dal 1912 accolse opere da tutta la Germania. Chiuso durante la Grande Guerra, riaprì nel 1922 con opere dell’allora Repubblica federale del Reich tedesco. Proprietà del comune veneziano, nel 1938 venne riscattato e sostituito per ordine di Hitler da un altro più moderno su progetto di Ernst Haiger.

L’architetto scultore Géza Maróti, ispirandosi alle tradizioni della storia e dell’arte magiara, ideò il padiglione dell’Ungheria. I mosaici furono eseguiti da Miksa Roth, su disegni di A. Korösfoi. Alla Biennale del 1948, una mostra venne allestita altrove per consentire il restauro del padiglione danneggiato, ma continui ritardi lo tennero chiuso fino ’58, quando Agost Benkhard lo ricostruì parzialmente.
I padiglioni di Francia e Svezia furono eretti nel 1912, entrambi progettati e costruiti direttamente dalla Biennale. Quello francese esordì con la personale di Rodin. Nel 1914 la Biennale cedette l’edificio della Svezia all’Olanda. In seguito il padiglione olandese fu abbattuto e ricostruito nella stessa area nel 1954, su progetto di G. Rietveld di Utrecht, uno degli architetti usciti dal movimento de Stijl.

Oggi l’area dei Giardini conta 29 padiglioni. I paesi non titolari di padiglione espongono in altre sedi di Venezia centro storico.

L’architetto e scultore Géza Maróti (1875-1941), ispirandosi alle tradizioni della storia e dell’arte magiara, ideò il padiglione, e i mosaici furono eseguiti da Miksa Roth, su disegni di Aladár Korösfoi. La ricostruzione parziale avvenne nel 1958, per sistemazione di danneggiamenti avvenuti prima del 1948, da parte di Agost Benkhard.

Scheda tecnica

  • Denominazione ricorrente Padiglione Ungheria
  • Altre denominazioni
  • Indirizzo BIENNALE DI VENEZIA
  • Progettista Géza Maròti
  • Committente
  • Anno/periodo di costruzione 1909
  • Bibliografia

    Testi tratti dal sito della Biennale di Venezia.

    Mosaici eseguiti da Miksa Roth, su disegni di Aladár Korösfoi (Buda, 1863-1920).

    A. Speziali, Diletto e Armonia. Villeggiature marine Liberty, La Pieve, Pesaro 2015

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