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Sante Mingazzi

Sante Mingazzi

SANTE MINGAZZI
(1867 – 1922)

Mingazzi dopo un periodo di apprendistato, dapprima a Ravenna sotto la guida di Giorgio Pasolini, poi a Bologna nella bottega di Maccaferri, inizia in proprio l’attività di artista del ferro nell’officina aperta in via S. Stefano 28. in dagli esordi si orienta secondo quei moduli espressivi floreali che, in quegli anni all’inizio del secolo, si vanno proponendo all’attenzione del pubblico e risultano particolarmente adatti alle possibilità dell’artista, molto più abile a trattare i lavori leggeri a freddo che a forgiare alla fucina. Nonostante però l’inserimento nell’arco stilistico liberty il Mingazzi non dimentica uno sguardo al passato e un’osservazione rigorosa della natura. Partecipe dei fermenti artistici cittadini, lavora per l’Aemilia Ars, con la quale è presente all’Esposizione di arti decorative e industriali a Torino 1902 e, naturalmente, è  in contatto con il Rubbiani, del cui influsso risente, fra l’altro, nella realizzazione del grande lampadario per la cappella Pace in S. Francesco. Presto apprezzato anche fuori di Bologna, accetta commissioni sempre più impegnative. Fra queste, decisamente orientata in senso modernista è la realizzazione di tutti gli elementi decorativi per gli edifici costruiti dall’arch. P. Sironi nella zona compresa fra via Saragozza e via S. Isaia a Bologna negli anni 1905-10. Riposa in certosa, nella cripta di famiglia collocata nel cortile del Chiostro VIII.

Fabia Farneti

Testo tratto da: Il Liberty a Bologna e nell’Emilia Romagna,catalogo della mostra, GRAFIS, Bologna, 1977. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti. Il fondo fotografico dell’azienda fu donato nel 1985 da una delle figlie di Mingazzi, Angela.

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