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Romolo Squadrelli

Romolo Squadrelli

ROMOLO SQUADRELLI
(1871 – 1941)

 

Nacque a Milano il 20 agosto 1871. Dopo aver frequentato una scuola tecnica si iscrisse ai corsi di architettura dell’Accademia di Brera, che frequentò dal 1890 al 1896. Durante gli anni di studio si distinse tra i migliori allievi di Camillo Boito e venne premiato con diverse medaglie di merito. Fu probabilmente grazie alla mediazione di Boito che, terminati gli studi, S. ottenne un prestigioso incarico da parte del Governo della Repubblica Argentina. S. si trasferì in Sud America nel 1897, affiancando l’ingegnere Luigi Luiggi nelle opere edilizie del porto militare di Bahia Blanca e rivestendo un importante ruolo nella direzione dei lavori. Durante il soggiorno in Argentina, S. si occupò anche di progetti secondari in altre città circostanti.

Tornò in Italia nel 1902. L’affermazione garantitagli dall’esperienza in Sud America gli valse quello che sarà il più importante incarico della sua carriera: la commissione per il Grand Hotel a San Pellegrino Terme. Il responsabile Cesare Mazzoni cercava un architetto giovane ma già affermato da affiancare all’ingegner Mazzocchi. San Pellegrino si stava allora sviluppando come grande centro termale di levatura internazionale. La società anonima dei grandi alberghi si proponeva di realizzare un edificio moderno, in grado di rispondere al gusto del tempo e per questo guardava ai più recenti sviluppi in campo architettonico. S. e Mazzocchi, nello sviluppo del progetto, si riferirono ai più recenti esempi di strutture alberghiere presenti in Europa. S. in particolare si occupò personalmente dell’apparato decorativo, lasciandosi ispirare dalle contemporanee esperienze milanesi e molto probabilmente anche dall’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Torino del 1902. Il vivace immaginario Liberty proposto dall’architetto arricchisce e movimenta la facciata dell’edificio, la cui simmetria e il cui carattere monumentale tradiscono però l’impostazione accademica di S. La formazione eclettica assorbita negli anni della formazione non abbandonò mai l’architetto, che accanto alle creazioni liberty di San Pellegrino continuò a fare ampio uso di stili storici come per esempio lo stile quattrocentesco per l’ampliamento del municipio di San Pellegrino (1905-06) e per le scuole comunali di Cagliari (1906) o il gusto neo-medievale dell’ampliamento parrocchiale di Capizzone (1911). Anche nel progetto per Grand Hotel di San Pellegrino le moderne soluzioni tecniche e decorative si inseriscono su di un impianto architettonico ancora di tipo tradizionale. Il Grand Hotel venne interamente realizzato tra il 1902 e il 1904 e annoverò tra i suoi ospiti importanti personalità dell’epoca tra cui la regina Margherita di Savoia. Gli interventi di S. a San Pellegrino però non erano ancora conclusi: negli stessi anni era in fase di realizzazione un collegamento ferroviario con Bergamo. S. realizzò tutte le stazioni della linea Bergamo / S.Giovanni Bianco, inclusa quella di San Pellegrino Terme (1904). I vari edifici, progettati in continuità l’uno con l’altro, riprendono il linguaggio Liberty già sperimentato nel Grand Hotel. Nel 1905 la società delle terme di San Pellegrino si propose di migliorare ulteriormente l’offerta turistica con la realizzazione di un Casinò. Fu chiamato ancora una volta S., che in questo caso si avvalse del supporto tecnico dell’ingegner Leonardi. Usando come riferimento il Casinò di Montecarlo, S. ripropose molte delle soluzioni stilistiche degli anni precedenti. Come già nel Grand Hotel, l‘architetto dedicò una particolare attenzione alla coerenza e continuità degli apparati decorativi e si avvalse della collaborazione di alcuni affermati specialisti dell’epoca tra cui Alessandro Mazzucotelli per i ferri battuti ed Eugenio Quarti per gli arredi interni. L’ultimo contributo di S. a San Pellegrino Terme risale al 1910, quando fu incaricato della realizzazione di un padiglione per l’Esposizione Industriale. Le realizzazioni di San Pellegrino rappresentano sicuramente l’apice della carriera dell’architetto. Tuttavia S. rimase molto attivo anche a Milano e dal suo studio in via Volta eseguì numerosi progetti per edifici residenziali nel capoluogo lombardo. La destinazione popolare di alcuni degli edifici (quartiere operaio tra via Benedetto Marcello, via Scarlatti e via Petrella e le case in via Settala e via Ravizza, 1907) non permise all’architetto di dare sfoggio delle fantasie decorative Liberty tipiche di San Pellegrino. Tuttavia in altri edifici come casa Squadrelli (via Legnano, Milano, 1907)S. ripropose ancora una volta un connubio di formule accademiche e apparati decorativi moderni, in grado di dare movimento le superfici. In casi di auto-committenza come casa Squadrelli l’architetto poté esprimere al meglio il suo gusto personale e le sue inclinazioni decorative Liberty. Un altro esempio è la tomba Squadrelli al cimitero monumentale di Milano, realizzata in collaborazione con lo scultore Ernesto Bazzaro (1911). Negli anni della guerra S. si arruolò come volontario della Croce Rossa; tra i suoi incarichi ci fu la realizzazione del sanatorio di Cuasso al Monte (1917-1920), un progetto per il quale S. si basò sull’esperienza del Grand Hotel di San Pellegrino – omettendo però i ricchi apparati decorativi, ritenuti non idonei alla destinazione dell’edificio. Negli anni Venti e Trenta S. riprese la sua attività a Milano: trasferì il suo studio in un nuovo edificio che lui stesso aveva realizzato in via Carducci – oggi via Marradi – e da lì continuò a occuparsi prevalentemente di progetti per edifici residenziali. S. si dimostrò particolarmente ricettivo dei cambiamenti stilistici e culturali del suo tempo, mutando ripetutamente il suo linguaggio architettonico nel corso degli anni. La prima metà degli anni Venti fu caratterizzata da un vocabolario neobarocco e neorococò, evidente non solo nella casa di via Carducci (1816-28) ma anche nelle realizzazioni in via Ariosto (1924) e via Vincenzo Monti (1924). S. virò successivamente su un linguaggio più semplice e classico, che lo accompagnerà anche durante gli anni Trenta – case in via Washington (1928-29), piazza Maria Adelaide (1935), viale Abruzzi (1936) e via Tunisia (1939). Nella casa in via Sidoli, angolo via Vanvitelli (1936) S. mostra chiara consapevolezza anche dei più recenti sviluppi razionalisti. S. fu attivo anche ad Almenno S. Salvatore, piccolo paese in provincia di Bergamo dove l’architetto soleva recarsi in villeggiatura. Nel 1915 vi aveva realizzato un asilo infantile; negli anni Trenta si occupò del restauro del palazzo comunale, del completamento del cimitero e della costruzione della strada per Roncola. Morì nel 1941. Con gli anni le sue grandi opere a San Pellegrino conobbero un progressivo declino; il Grand Hotel venne chiuso definitivamente nel 1979 e giace da allora in stato di abbandono. L’amministrazione locale è ancora alla ricerca di una soluzione per recuperare e valorizzare la struttura.

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

 

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