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Due geni distinti del Liberty. Sommaruga e Mazzucotelli

Due geni distinti del Liberty. Sommaruga e Mazzucotelli

Di on nov 29, 2016 in Regione Lombardia | 0 commenti

Riguardo ai rapporti tra l’architetto Giuseppe Sommaruga e l’artista del ferro Alessandro Mazzucotelli non sono documentate rilevanti collaborazioni se non a fine Ottocento, prima del liberty: nei villini per Giacomo e Giovanni Aletti a Roma (1897-1902), nell’edicola funebre per la famiglia Aletti a Varese (1898) e nella riforma del negozio Calderoni a Milano (1898).

Sommaruga disegnava in modo dettagliato tutti gli elementi decorativi dei suoi edifici, tra cui i manufatti in ferro battuto. Ne fanno fede i disegni conservati o pubblicati, nonché il testo introduttivo della monografia curata da Ugo Monneret de Villard nel 1908. Ne è ulteriore dimostrazione l’omogeneità stilistica dei ferri in tutti i suoi edifici del periodo liberty, a differenza della maggioranza degli altri architetti dell’epoca.

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Piuttosto che collaborare con Mazzucotelli, sempre propenso a dare un contributo personale al disegno dei ferri e talvolta della stessa architettura in cui venivano inseriti (un caso esemplare è quello di Casa Ferrario a Milano, con i celebri balconi), Sommaruga preferiva affidarsi a esecutori che li realizzavano con virtuosismo ma in modo fedele ai suoi disegni. Per esempio le ditte Giovanni Magnoni e F.lli Ghianda per Palazzo Castiglioni a Milano e la ditta Bardone e Alziati per il Mausoleo Faccanoni a Sarnico (entrambe le ditte erano di Milano). Si può ipotizzare, a fronte dell’attuale assenza di documenti, che anche i ferri battuti delle tre ville per i Faccanoni a Sarnico, nonché di quella per Luigi Faccanoni a Milano (oggi Casa di Cura Columbus), siano stati realizzati dalla ditta Bardone e Alziati.

A dimostrazione del fatto che i ferri battuti degli edifici di Sommaruga potevano raggiungere esiti altissimi anche senza il contributo di Mazzucotelli è emblematico il caso di Palazzo Castiglioni a Milano: il suo nome non compare nelle pubblicazioni dell’epoca (tra cui l’articolo dedicato specificamente ai ferri, non firmato ma di Camillo Boito) e non vi è traccia di disegni relativi al palazzo nell’archivio di Mazzucotelli, oggi conservato presso la Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano. Inoltre sui tre cancelletti nell’androne – tra i pezzi più straordinari dell’intera suite – compare in evidenza la targhetta della ditta Giovanni Magnoni. L’eccezionalità dei ferri del palazzo è indubbia, dunque le ditte Magnoni e Ghianda erano senz’altro in possesso delle competenze tecniche e artistiche necessarie per rispondere alle richieste di Sommaruga.

Di Mazzucotelli è documentato all’interno di Palazzo Castiglioni (nella portineria) solo un esemplare della celebre “lampada delle libellule”, con inserti di pasta vitrea colorata. Ma la lampada appare del tutto autonoma dal suo contesto architettonico, rendendo difficile dimostrare una collaborazione tra i due personaggi.

Studiosi autorevoli si sono occupati del rapporto tra Sommaruga e Mazzucotelli giungendo a questa conclusione: tra loro Eleonora Bairati e Valerio Terraroli.

La medesima posizione è sostenuta in una recente tesi di laurea monografica, ad oggi il contributo più completo sulla figura di Mazzucotelli: Giuditta Lojacono, Dum vulnerat format: i disegni di Alessandro Mazzucotelli della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano, relatori P. Rusconi e G. Mori, correlatore S. Bignami, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Storia e Critica dell’Arte, Anno Accademico 2011-2012, p. 13.

 

di Pierfrancesco Sacerdoti

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