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Raffiora negli scatti di Jacobelli la perduta villa Liberty di Bazzani

Raffiora negli scatti di Jacobelli la perduta villa Liberty di Bazzani

Di Andrea Speziali

Sembra la sceneggiatura del film ‘‘Un topolino sotto sfratto’’ dove due fratelli ereditieri si appropriano di una preziosa villa progetta dal famoso Charles Lyle Larue.

Vilino Piacentini Gabrielli Sciarra in stile LibertyLa vicenda del villino ‘fantasma’ di Roma si è rivelata una storia simile. Tutto è partito dal collezionista Andrea Dorlinguzzo, autore del sito <<Roma ieri Oggi>> che ha trovato in una vecchia busta venti negativi realizzati nel 1911 dal fotografo romano Jacobelli. Stupito dalla bellezza delle immagini dei vari villini ripresi tra lo stile Liberty ed Eclettismo, il collezionista si è messo in contatto con l’istituzione <<Italia Liberty>> al fine di ricavare informazioni circa la collocazione dell’anonimo villino. Il comitato di studio ‘‘Italia Liberty’’ incuriosito ha diffuso online le immagini per poterne individuare la collocazione. Inizialmente si pensò potesse essere a Roma in viale Vaticano in virtù della presenza di villini di primo Novecento in quella zona. Ma è risaputo che lo stile Liberty nella città eterna non ebbe lo stesso slancio di altre città italiane come ad esempio Milano, Torino, Trieste e in regioni come l’Emilia-Romagna e la Sicilia. Ci saremmo trovati di fronte, pertanto, ad un ritrovamento sensazionale. Gli studiosi di stemmi araldici Silvia Savoretti e Luca Barducci, contestualmente, riescono a individuare dalle foto che gli stemmi affrescati sulla parete della villa rappresentavano due famiglie potenti dell’epoca. Uno stemma apparteneva al Conte di Camerino Giuseppe Parisani (1823-1887) l’altro della moglie Principessa Emilia Gabrielli (1849-1911) figlia della nipote di Napoleone Bonaparte. I due sono genitori del pittore Napoleone Parisani (1854-1932) cugino del fotografo Giuseppe Primoli. Nell’albero genealogico della villa spunta anche il principe Placido Gabrielli (deceduto a Frascati nel 1911), nipote di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Si potrebbe immaginare il suo apprezzamento per l’Art Nouveau in relazione alla sua lunga permanenza in Francia. La costruzione della villa è databile tra il 1908-1910.

Dalle foto di Jacobelli notiamo che l’immobile si affaccia su due fronti differenti, uno che guarda su una strada in pendenza e l’altro su uno spazio più ampio e pianeggiante. Si è quindi pensato che si trattasse di una zona del Lungotevere, in particolare tra palazzo Primoli e vicolo dei Marchegiani, un’area in cui nel 1909 sono state effettuate numerose demolizioni. Dopo un mese dalla divulgazione delle immagini, l’associazione Amici di Frascati, nella persona di Massimo De Sanctis, comunica a ‘‘Roma ieri Oggi’’ e ‘‘Italia Liberty’’ che il villino si trovava a Frascati.

È bastato osservare qualche cartolina panoramica della città per individuare la villa locata sopra la stazione ferroviaria che confinava con via Duca d’Aosta e Principe Amedeo ed era nota, inizialmente, come Villa Piacentini, poi Gabrielli ed infine Sciarra. Ho subito contattato il proprietario dell’Hotel Cacciani che, fortunatamente, si ricordava della villa su cui oggi sorge il suo ristorante. Purtroppo oggi la villa non esiste più, fu bombardata o l’8 settembre del 1943 o il 2 gennaio del 1944, al suo posto oggi sorge anche un edificio anni ’60, niente ha a che vedere con la bellezza Art Nouveau del villino originario. Ricostruendo la storia dalle cartoline e dalle testimonianze orali si evince che dopo il bombardamento la villa è rimasta abbandonata, in seguito i calcinacci sono stati rimossi per far spazio ad un cinema all’aperto. Ma la storia non poteva terminare qui.

Perciò come studioso d’arte Liberty mi sono messo sulle tracce per scoprire l’autore di questo autentico gioiello Art Nouveau italiano. Il Ministero dei Beni Culturali e l’Archivio Storico del Comune di Frascati non hanno trovato documenti in merito se non il ricordo della villa nella memoria dei dipendenti pubblici. Il bombardamento era stato così drammatico che, oltre a distruggere preziosi monumenti, ha fatto sparire gran parte delle fonti. Studiando l’architettura del periodo nell’area del Lazio e i suoi architetti ho individuato la firma del noto progettista Cesare Bazzani la cifra stilistica espressa in villa Gabrielli, si sposa con altre sue opere dallo stile affine, ad esempio villa Giulio Rossi a Terni. Il gioco dei pilastri ai quattro angoli della casa, che terminano sopra il tetto con un vaso decorato, è una delle analogie che approvano la mia tesi. Circa lo studio degli affreschi della villa Parisani Gabrielli Sciarra sono certo che si tratti dell’opera del maestro Paolo Antonio Paschetto (nonché autore del logo della Repubblica Italiana) e noto decoratore all’epoca. L’architettura della villa risente dell’influenza fiorentina attraverso l’opera dell’architetto Michelazzi e di un respiro parigino rispetto al modulo ondulato che percorre i due lati della villa. L’incarico al Bazzani (1873-1939) denota una particolare cura della committenza circa l’ottenimento di un risultato di pregio della villa.

Cesare Bazzani frequentò la Scuola di Applicazione di Roma, vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano. Nel 1905 vinse il concorso per la facciata di S. Lorenzo in Firenze e nello stesso periodo organizzò a Roma una mostra nel suo studio di via in Arcione esponendo lavori come il progetto della villa in questione, insieme ad altri progetti di piccole costruzioni, tra cui quello del circolo “Canottieri Aniene” alla passeggiata di Ripetta che si rivela un certo interesse e che fu stigmatizzato dal Giovannoni per alcune “evidenti concessioni alla moda Liberty”. I primi incarichi professionali sono relativi a una chiesa in Treia (Macerata), un villino a Taranto e ima palazzina a Terni.

Nei venti scatti di Jacobelli (vengono ripresi villa Cagiati in via Dei Gracchi, villa Astengo sul Lungotevere de’ Cenci, villa Titta Ruffo sita in via Carlo Dolci, piazza della Repubblica, villa Aldobrandini a Frascati, e altri villini sconosciuti tra cui uno ripreso in fase di costruzione e un fregio in gesso da montare per i padiglioni dell’esposizione del 1911) si può ricomporre la storia di una giornata passata tra Frascati e Roma in compagnia di Cesare Bazzani. È plausibile che nella busta vi fossero più negativi di quelli rinvenuti, l’uomo ripreso in tuta da canottiere nei negativi, è presumibile che sia proprio Bazzani e la casa sul Tevere il circolo di Canottieri. Ipotesi che si può constatare confrontando il ritratto di Bazzani con l’uomo ripreso.

La biografia del Bazzani mette il luce anche l’opera architettonica che costeggia il mar Adriatico. Si tratta del villino Matricardi a Grottammare realizzato nel 1913 dopo il villino di Frascati. Si può pensare che i Matricardi, famiglia anch’essa potente all’epoca, si sia innamorata delle opere del Bazzani fino a commissionagli un villino per la stagione estiva in una località marina delle Marche. Anche nel villino di Grottamre, caratterizzato da una torretta, si vedono affreschi Liberty sul tema della natura.

Bazzani nel 1906 partecipa al concorso per la Biblioteca nazionale di Firenze, riuscendo ad imporsi; due anni dopo affronta e vince anche il concorso per il Palazzo delle Belle Arti (inaugurato nel 1911) che diventerà poi la Galleria d’arte moderna di Roma. Questi due successi saranno decisivi per la sua fama: nei progetti, la sua personalità forte e autoritaria, lontana da preoccupazioni ideologiche e da raffinatezze critiche, ma perfettamente consona alla cultura ufficiale dell’epoca, si manifesta pienamente.

La storia di questa villa è la testimonianza eccezionale di una dimora Liberty come la più prestigiosa di Roma e dintorni, sia per la storia della famiglia che la fece erigere, sia per la fama dell’architetto e il prestigio del suo decoratore, per la parte stilistica che vede una progettazione pensata nel rigoroso rispetto dello stile Liberty. Paragonabile, come prestigio e bellezza al villino Ruggeri di Pesaro fino ad oggi la massima espressione dell’arte Liberty nell’architettura italiana.

Secondo Cecilia Casadei, già presidente del Concorso Fotografico Italian Liberty, il dibattito e l’interesse che si sta sollevando intorno al ritrovamento del villino romano, dimostra che l’arte è aspetto imprescindibile della esperienza umana e il godimento della bellezza è una esigenza estetica che troppo spesso viene soffocata in mancanza di sollecitazioni.

 

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