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Pietro Fenoglio

Pietro Fenoglio

PIETRO FENOGLIO
(1865-1927)

 

Nacque a Torino nel 1865 da una famiglia di costruttori edili. Dopo aver frequentato un indirizzo tecnico alle scuole superiori, si iscrisse alla Regia Scuola di applicazioni per gli ingegneri di Torino. Nel 1886, dopo la laurea, si associò per un breve periodo agli architetti Brayda, Boggio e Reycend per poi aprire un proprio studio architettonico a partire dal 1889. Il suo sviluppo professionale fu marcato dall’influsso di Carlo Ceppi, suo professore universitario, il cui approccio riprendeva apertamente una varietà di stili storici – in particolare gotico ma anche romanico e barocco – in combinazione con moderne tecniche costruttive, che gli permettevano di svincolarsi dai limiti della costruzione tradizionale.

Dal suo esempio, F. fu indirizzato verso le più recenti tendenze in campo architettonico, in particolare – nella prima fase della sua carriera – verso un approccio eclettico, in cui combinava diversi elementi stilistici – con una particolare predilezione per il gotico medievale della tradizione piemontese. F. declinò tali elementi in numerosi progetti, dall’edilizia privata a quella industriale, per le quali ricevette numerose commissioni negli anni Novanta dell’Ottocento.

Nei progetti per residenze private nel centro di Torino (casa Croizat, casa Giordano, casa Perino, 1899), gli elementi eclettici iniziarono a essere affiancati da dettagli originali, che si distaccavano dall’imperante revival gotico in favore di un gusto più personale e moderno.

Il grande spartiacque nella carriera di F. è normalmente identificato nell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna tenutasi a Torino nel 1902, per la quale F. fu coinvolto in prima persona in qualità di organizzatore. Negli anni immediatamente precedenti l’Esposizione, F. aveva già autonomamente sviluppato un interesse per linee fluide e dettagli decorativi floreali, ma furono solo l’esperienza diretta dell’Esposizione e il contatto con i numerosi protagonisti del panorama internazionale a consacrarlo definitivamente al nuovo stile, facendone il protagonista indiscusso – nonché il più fervente promotore – del Liberty torinese. I progetti successivi all’Esposizione mostrano un’assimilazione più matura delle tendenze d’oltralpe: la decorazione superficiale cedette il posto a un’interpretazione organica, con ampio uso di ferro e vetro, e dove – sulla scia di Guimard, Horta e Van de Velde – F. cercò un rapporto sempre più stretto tra struttura, funzionalità e decorazione. Fu proprio in questo periodo che F. realizzò alcuni dei suoi capolavori, tra cui casa Fenoglio-La Fleur (1902), acclamata come il capolavoro assoluto del Liberty italiano e il Villino Scott (1902) – divenuto sfondo del cult horror “Profondo Rosso” (Dario Argento, 1974).

Furono gli anni più impegnativi della sua carriera architettonica, con il suo ufficio responsabile della realizzazione di ben 140 progetti solo nel primo decennio del nuovo secolo. Sebbene firmati da Fenoglio, molti disegni sono probabilmente da attribuire ai suoi numerosi collaboratori, tra cui Gottardo Gussoni.

Fu proprio questa ricchissima attività edilizia – capeggiata da F. ma arricchita dal contributo di numerosissimi architetti locali – a trasformare Torino nell’indiscussa capitale del Liberty italiano. Gli interventi, relativi prevalentemente a programmi di edilizia residenziale, furono possibili anche grazie al grande rinnovamento politico e urbanistico intrapreso da Torino in quegli stessi anni. F. vi giocò un ruolo di primo piano grazie al suo coinvolgimento diretto nell’apparato delle istituzioni comunali in qualità di esperto per i settori urbanistico e finanziario; a partire dal 1902, fu tra i promotori di una svolta netta che intendeva promuovere Torino quale moderno centro industriale attraverso la realizzazione di servizi pubblici e progetti di edilizia residenziale. Questo impegno culminò nel piano regolatore del 1908, che vide importanti interventi in numerosi quartieri come Crocetta, Gran Madre e soprattutto Cit Turin, dove in breve tempo si moltiplicarono numerosissime realizzazioni in stile Liberty. Nel frattempo F. rimase attivo anche nei settori finanziario ed editoriale. I suoi numerosi contatti nel campo tecnico-industriale lo avvicinarono infatti al mondo delle banche e in particolar modo alla Banca Commerciale Italiana (BCI), della quale declinò inizialmente gli incarichi in quanto assorbito da altri progetti. In campo editoriale si distinse come fondatore e membro della redazione della rivista L’Architettura Italiana (1905), alla quale contribuì negli anni successivi con diversi articoli. Nel 1911 partecipò come coordinatore all’Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro organizzata a Torino in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia. Responsabile della realizzazione di alcuni padiglioni industriali, F. abbandonò qui lo stile Liberty in favore di un ritorno all’Eclettismo, ricercando in questo caso effetti monumentali derivati dalla tradizione Rococò piemontese. Deluso da quest’ultima prova, nel 1911 F. abbandonò definitivamente la pratica architettonica per dedicarsi a una carriera nel campo finanziario con la BCI. Si trasferì prima a Milano e successivamente a Roma, dove scalò i vertici del consiglio di amministrazione della BCI. Morì improvvisamente nell’agosto 1927 nella casa di famiglia di Corio Canavese.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

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