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Pietro Canonica

Pietro Canonica

PIETRO CANONICA
(1869 – 1959)

A soli dodici anni entrò all’Accademia Al­bertina di Torino, frequentando le lezioni di scultura di Odoardo Tabacchi, che tre anni dopo gli subappaltò dieci piccoli angeli per la tomba Sineo nel cimitero di Torino. Nel 1885 aprì un proprio studio, comincian­do una proficua carriera, durata oltre ses­sant’anni. I primi successi a Torino arrivaro­no nel 1889 con il bronzo Ruth – esposto al Circolo degli artisti e acquistato da re Um­berto I, per il quale posò Tina (Caterinuccia), modella all’Albertina e amante dell’artista – e nel 1893 con Dopo il voto, comprato dalla Galleria d’arte moderna, ed esposto, nella versione in marmo, al Salon di Parigi dello stesso anno, dove si aggiudicò la medaglia d’oro. In queste opere permane forte il lega­me con il verismo accademico del maestro Tabacchi e di Vincenzo Vela, ma si avverte una nuova concezione dei valori plastici, ac­compagnata da un’altissima perizia tecnica. Canonica partecipò a importanti esposizioni italiane (Torino 1882, Palermo 1891, Venezia 1895, 1897 e 1899), e ideò nel 1908 per il mo­numento a Vittorio Emanuele II un bozzetto, poi non presentato (Roma, Museo Pietro Ca­nonica), e la grande figura del Tirreno ai piedi dello scalone, realizzata. Tali opere si affian­cano ai suoi numerosi monumenti celebrativi (soprattutto ai caduti della Prima guerra) e funerari (trentacinque per il solo cimitero di Torino). Oltre a queste, di tono più retorico e accademico, Canonica creò alcune opere di gusto simbolista, come Veglia dell’anima del 1901 (in mostra una replica più tarda, Roma, Museo Pietro Canonica; cat. 208), nel quale i lunghi capelli sparsi della donna si fondono nella pietra e le mani traducono gestualmen­te il sentimento di abbandono (Canonica fu definito il “poeta delle mani”). Anche in So­gno di Primavera del 1898 (Trieste, Museo Revoltella) protagonista è la gestualità delle mani, con la sinistra che collega in un virtuo­sistico gioco di pieni e vuoti il cuore al viso, alludendo al verso tratto da La Nuit de Mai di Alfred de Musset inciso nel clipeo sul ba­samento: “La bouche garde le silence / Pour écouter parler le cœur”. La resa fisionomica, priva di idealizzazione, della protagonista ri­manda ad altri ritratti di Canonica, eccellente nel genere al punto da ricevere incarichi da varie teste coronate: Alessandra ed Edoar­do VII d’Inghilterra, lo zar Nicola di Russia e Vittorio Emanuele III. Precedente al Sogno di Primavera, e maggiormente legato alla tradi­zione accademica, è Pudore del 1893, in mo­stra in una versione successiva (1920-1930 circa, Roma, Museo Pietro Canonica, cat. 207). Qui la giovane figura femminile appa­re inerme nella più completa nudità, mentre si schermisce con le gambe incrociate e le ginocchia proiettate in avanti, il busto all’in­dietro e le braccia a coprire il volto, le mani impigliate nei fluenti capelli. Il decorativismo e il manierismo avvicinano l’opera a certi esiti bistolfiani.

BIBLIOGRAFIA: C. Merzagora, Pietro Canoni­ca, Roma 1961; Dal mito classico all’elaborazione poetica di Pietro Canonica, a cura di G. Orsola, Roma 2002. Testo tratto da: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Alessandro Malinverni

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