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Pietro Betta

Pietro Betta

PIETRO BETTA
(1878 – 1932)

 

Nacque Torino nel 1878 e qui studiò architettura presso la Scuola di Applicazione degli Ingegneri. Laureatosi nel 1906, partì per Roma per studiare i monumenti antichi. A partire dal 1908, intraprese una carriera in ambito accademico divenendo assistente dei professori Cimbro Gelati e Giovanni Vacchetta presso il Regio Politecnico di Torino; questo fu solo il primo dei suoi numerosissimi incarichi in ambito accademico. Si distinse in particolar modo per la storia dell’architettura, ottenendo la cattedra presso il Politecnico di Torino (1921) e insegnando Edilizia Cittadina presso la Scuola Superiore di Architettura di Torino (1929) e presso Scuola Professionale per Assistenti Edili G. A. Reycend.

Il suo impegno in campo accademico lo avvicinò anche alle mostre edilizie torinesi, alle quali partecipò in qualità di organizzatore tra il 1922 e il 1926; si distinse in particolar modo per la gestione dell’Esposizione Nazionale Italiana di architettura nel 1928.

Proprio in occasione dell’esposizione, fondò il Gruppo Architetti Novatori Torino (GANT), un’associazione composta da alcuni suoi allievi e altri giovani architetti. Sebbene in quest’ultima fase B. si orientò sempre più verso un approccio razionalista all’architettura, i primi anni della sua carriera furono caratterizzati da un’originale interpretazione degli sviluppi Liberty che avevano marcato Torino all’inizio del secolo.

Agli esordi, il suo stile fu profondamente influenzato da Giovanni Angelo Reycend e Carlo Ceppi – figure fondamentali anche per lo sviluppo di Pietro Fenoglio – e maturò grazie a numerose realizzazioni a Torino; tra queste si ricordano in particolare casa Avezzano (via Giambattista Vico, 1912), casa Olivetti (corso Francia) e casa Chicco (via Cavour).

Casa Avezzano è probabilmente l’esempio che mostra più esplicitamente l’influsso del modello secessionista, sebbene questo sia interpretato in maniera assolutamente originale, combinandolo con una modernissima struttura in cemento armato e integrandolo con colonne corinzie dal sapore espressionista. B. si distaccò inoltre da altri esempi contemporanei presenti a Torino omettendo il cornicione superiore, elemento imprescindibile in tutte le architetture Liberty italiane. Si distinse infine anche in ambito urbanistico ed editoriale. Nel 1913 fu incaricato del risanamento di via Roma a Torino. Nel 1930, in collaborazione con Armando Melis, si impegnò per la formazione di una sezione regionale piemontese dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU). In campo editoriale, diresse per due anni la rivista L’Architettura Italiana (1926-27) per poi fondare in seguito una sua testata chiamata Urbanistica (1932).

Morì a Torino nel 1932. Nel necrologio dedicatogli da Armando Melis è ricordato come una figura intellettualmente vivace e originale, che avrebbe meritato maggiore riconoscimento di quello che i contemporanei e i posteri gli hanno accordato.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

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