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Museo del Disco d’Epoca

Il Museo del Disco d’Epoca a Sogliano al Rubicone, in provincia di Forlì-Cesena, è stato istituito negli anni Ottanta all’interno della fascinosa cornice del settecentesco Palazzo Ripa-Marcosanti.

Il Museo racconta la storia della registrazione sonora, partendo dalla prima incisione su un cilindro in cera (1896), fino ad arrivare alla tecnologia dei nostri giorni. In questo itinerario lungo più di cento anni si evince l’evoluzione della registrazione sonora. Si pensi che sono stati realizzati dei dischi da 50 centimetri di diametro, che non comprendono solo registrazioni di canzoni o musica. All’inizio del 1900 infatti è stato istituito un settore culturale dove venivano immortalate sul disco le voci dei personaggi storici che oggi ricordiamo. Un esempio. In un disco risalente al 1900 si può ascoltare la voce di Umberto Primo, che parla a un piccolo esercito in partenza per la Cina.

Nel Ventennio le voci più importanti del periodo sono state registrate con l’etichetta di Stato, e raccolte secondo un criterio d’individuazione dei discorsi più importanti dei politici del periodo. Vi sono anche quattro dischi originali del 1934 dove è registrata la canonizzazione di Giovanni Bosco. Sempre tra i meandri del Museo del Disco d’Epoca si può anche ascoltare un disco-picture del 1947, disco disegnato da Pablo Piacasso.

Si potrebbe scrivere un’enciclopedia di tutte le particolarità preziose che il museo custodisce. L’unico modo per conoscerle davvero è fare tappa di persona e immergersi in questo regno della conservazione del suono.

 

Palazzo della Cultura (Ripa-Marcosanti) Piazza Garibaldi , 47030 Sogliano al Rubicone (FC).

Telefono ✆ 366 3023594 388 1667113

SITO UFFICIALE: www.museodeldiscodepoca.com

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Breve storia della registrazione sonora

La storia della registrazione del suono parte all’incirca dal 1857 quando Eduard-Leon Scott ideò un apparecchio, il fonoautografo, in grado di trascrivere graficamente le onde sonore su un mezzo visibile, ma non era in grado di riprodurre il suono registrato. L’apparecchio era costituito da un corno che catturava e confluiva il suono su una membrana alla quale era fissata una setola di maiale. Inizialmente la setola “incideva” il suo tracciato su un vetro annerito col fumo, successivamente fu impiegato un foglio di carta annerito fissato su un cilindro. Nella sua concezione il fonoautografo risulta simile al fonografo realizzato e brevettato da Thomas Alva Edison nel 1877. Edison pensava di aver creato un utilie macchina da ufficio, infatti la prima applicazione che trovò per il suo fonografo fu la registrazione di accordi commerciali. Nacque così il “Dictaphone“, marchio registrato dalla Columbia Graphophone nel 1907. In anticipo di qualche mese su Edison, il francese Charles Cros teorizzò a sua volta la possibilità di imprimere un suono su un supporto meccanico per poi riprodurlo, idea che non riuscì mai a concretizzare per motivi economici. Dopo pochi anni di commercializzazione del fonografo, grazie a Emile Berliner iniziò l’evoluzione che portò il cilindro a diventare disco, che fu introdotto nel mercato nel 1892 insieme all’apparecchio in grado di riprodurlo, il grammofono. Cilindro e disco convissero insieme fino al 1929 quando vista la superiorità di diffusione del disco, Edison cessò la produzione dei cilindri. I dischi di Berliner furono gli antenati dei dischi in vinile a 78, 45 e 33 giri, e le altre tipologie in uso nel XX secolo.

 

 

Il museo

Nel valutare le invenzioni dell’ultimo secolo, dobbiamo dare un grande risalto alla registrazione sonora. Prova ne sia che i sofisticati sistemi informatici hanno alla base la registrazione di un segnale. I disci da grammofono, conosciuti come 78 giri o dischi in gommalacca, spesso gettati via dopo l’invenzione del microsolco, sono oggi diventati oggetti da collezione di grande richiesta.

…Maria aveva un agnellino, il mantello era bianco come la neve e dovunque Maria andasse l’agnellino non mancava di andare…

Questa popolare filastrocca americana, fu “gridata” da Thomas Alva Edison nel tubo collegato al primo rudimentale fonografo, e con enorme sorpresa dello stesso inventore, riuscì ad essere riprodotto molto chiaramente. La prima volta che Edison riuscì a registrare il suono, fu nel 6 dicembre del 1877. Fu la prima volta in assoluto che una macchina incidesse e riproducesse “fedelmente” la voce umana ovvero un segnale, leggendo i solchi incisi su di un cilindro di materiale ceroso (in verità la prima incisione della storia la si deve al succitato Scott ben 17 anni prima di Edison Fonte). Da quell’empirico primo cilindro all’ultima registrazione laser, come puo essere un cd odierno, il processo evolutivo lo si può solo immaginare e non si può certo avere la pretesa che le pagine di un libro, o quant’altro, possano svelare l’innumerevole serie di modifiche e perfezionamenti avvenuti in più di 130 anni, in quanto molto degli stessi, sono rilevabili solo visibilmente.

Beatles o Caruso? Non ha importanza. L’importante è che il disco in questo museo parli di se stesso.

} Tanto si è voluto nel dar vita a tale iniziativa culturale; documentare al visitatore l’evoluzione della registrazione sonora, come inizio il cilindro in cera e per non arrivare mai, in quanto il museo è sempre pronto ad aggironarsi per quanto riguarda le novità tecnologiche. In questo percorso vengono evidenziate le diverse particolarità del disco nei suoi 130 anni di vita.

 

Il Microsolco

Il microsolco fu ultimato alla fine della seconda guerra mondiale, ma iniziò la sua diffusione qualche anno dopo, all’inizio degli anni 50. Inizialmente il microsolco era un 78 giri migliorato, la velocità di riproduzione essendo più lenta permetteva la registrazione di più musica e il materiale utilizzato era di tipo resinoso, il quale permetteva un incisione più raffinata e con migliori proprietà elettroacustiche. Questa fu la genesi di quella evoluzione che portò il microsolco all’attuale stato definito oggi come “Alta fedeltà“, ma il processo di miglioramento non è ancora ultimato.

Principali caratteristiche del microsolco

La leggerezza Inizialmente il microsolco pesava 180 grammi a differenza del precedente 78 giri che ne pesava 360 a parità di dimensioni (30 centimetri). Per questioni economiche legate alla produzione il peso è sceso fino ai 130 grammi provocando però una perdita della qualità complessiva del supporto, cioè una maggiore vulnerabilità alle deformazioni meccaniche tra cui, distorsioni della forma, e ondulazioni, peggioramento della qualità del suono a causa di un aumento delle risonanze. Per quanto riguarda invece il microsolco di 17 centimetri cioè il 45 giri, a parità di durata di registrazione, rispetto al 78 giri ha un peso inferiore di circa 1/10.

La robustezza Se il disco 78 giri cadendo si spezzava, il microsolco grazie al materiale da cui è composto risulta infrangibile anche per merito dell’esiguo peso, al prezzo però di una superficie del microsolco molto più delicata rispetto a quella del 78 giri, quindi più sensibile ai graffi.

La durata Inizialmente con i 78 giri la durata di un disco di 30 centimetri, utilizzando entrambe le sue facciate, superava raramente i 9 minuti di registrazione. L’arrivo del microsolco 33 giri ha permesso di dilatare il tempo di esecuzione fino ai 30 minuti per ognuna delle facciate, con una durata totale all’incirca 6 volte superiore a quella del 78 giri. La principale caratteristica che ha permesso questo notevole miglioramento sta nell’adozione della tecnica chiamata del “passo variabile” che consiste nel variare lo spazio tra le spire del solco a seconda delle modulazioni del suono, invece di mantenerle costanti come succedeva in precedenza, permettendo in tal modo un utilizzo più efficiente della superficie del disco. In pratica, in presenza di una modulazione molto forte il tracciato del solco sarà più largo e quindi la distanza tra le spire superiore; nel caso contrario, quando le modulazioni saranno più deboli il tracciato risulterà più rettilineo, sarà quindi possibile ravvicinare le spire guadagnando spazio sulla superficie del disco.

La fedeltà Tra i perfezionamenti subiti dal disco alla ricerca di una sempre maggiore fedeltà l’utilizzo di un nuovo tipo di materiale, l’acetocloruro di polivinile, rappresenta un punto sicuramente determinante. La sua struttura molecolare permette l’attenuazione del rumore di fondo e l’aumento della dinamica sonora, cioè lo scarto tra le intensità più deboli percettibili prima del rumore di fondo e le intensità più forti tollerabili prima della distorsione da saturazione. Al contempo questo materiale permette l’incisione di un solco molto più sottile di quello incidibile sul vecchio 78 giri, caratteristica che abbinata alle nuove tecniche di registrazione ha portato alla crescita dello spettro sonoro ovvero la gamma di suoni riprodotti durante la lettura del disco.

Velocità e diametro Il miglior compromesso tra durata dell’ascolto e qualità sonora è rappresentato dal formato 33 giri (in realtà 33 giri e 1/3 al minuto) a 30 centimetri di diametro, diventato poi lo standard attuale. L’adozione di questo modello nasce dall’esigenza di trasportare il maggior numero di informazioni su un supporto a dimensione costante che risulti pratico all’utilizzo. A questo scopo è stata diminuita la larghezza del solco e ridotta la velocità angolare del disco creando la possibilità di avere una durata complessiva vicino ai 60 minuti di esecuzione con una buona qualità audio. Tuttavia ciò che si guadagna in durata si perde in qualità: una riduzione della velocità di rotazione al di sotto dei 33 giri comporterebbe una diminuzione della velocità lineare (cioè la quantità di superficie “letta” dalla puntina ad ogni giro del disco) tale da compromettere la qualità del suono, in special modo quando ci si avvicina al centro del disco. In effetti il tratto percorso dalla puntina nel bordo esterno di un disco a 30 centimetri è di circa 90 centimetri, mentre al centro del disco di soli 35, dunque mantenendo costante velocità angolare di 33 giri e 1/3 per minuto, la velocità lineare varia dai 50 cm/sec. all’esterno a meno di 20 cm/sec. al centro. Questo significa che bisogna “alloggiare” la stessa quantità di informazioni in minore spazio, per questo motivo il diametro dell’ultima spira non deve essere inferiore ai 10,6 centimetri altrimenti la qualità avrebbe un crollo inaccettabile.

La stereofonia La stereofonia è una tecnica di registrazione e di ascolto, che permette la localizzazione spaziale delle sorgenti sonore dando all’ascoltatore la sensazione di rilievo acustico, cioè producendo l’effetto direzionale, o effetto stereofonico; semplificando, questo procedimento consisteva nel dividere in fase di registrazione il suono in due canali, il canale di sinistra e quello di destra. Questa soluzione implicava un nuovo metodo di incisione nonché l’utilizzo di nuove testine per la riproduzione. Nella riproduzione monofonica il contenuto informativo del solco è localizzato ai suoi bordi, che la testina esplora per estrarne l’informazione meccanica che verrà poi tradotta in segnali sonori.
Per quanto riguarda invece la registrazione stereofonica avendo questa due tracce audio (canale sinistro e canale destro), c’era la necessità di far entrare una doppia informazione in un unico solco. Il principio dell’incisione stereofonica è costituito da una combinazione dei due tipi d’incisione esistenti:

  1. incisione verticale (a profondità variabile) usata prima dell’arrivo del microsolco
  2. incisione orizzontale (a profondità costante) usata per il microsolco monofonico

In pratica si ottiene un solco sinuoso come quello di un disco monofonico, i cui due fianchi però vengono incisi in modo differente: il fianco interno corrisponde al canale di sinistra e il fianco esterno al canale di destra. Naturalmente all’inizio della commercializzazione di questo nuovo formato c’era il problema della compatibilità, le puntine usate per i monofonici non potevano funzionare (a causa della componente verticale) sui dischi stereofonici. La prima soluzione a questo problema fu adottare un nuovo tipo di testina monofonica, provvista di una puntina adatta anche alla lettura dei dischi stereo; non si sarebbe goduto dell’effetto stereofonico, ma non si rischiava di rovinare i propri dischi.

Successivamente furono introdotti nel mercato dischi compatibili con entrambi i metodi di riproduzione chiamati “ Incisione Universale “ conosciuti anche come “Stereo-Mono”, “45-45”, “Sincrostereo”, ecc. Senza entrare nei dettagli questi nuovi supporti prevedevano l’incisione di un solco meno profondo, in cui si limitavano volontariamente le ampiezze di modulazione verticale che superavano una determinata soglia, in questo modo anche la puntina monofonica non rischiava di rovinare il disco ne di uscire dal solco durante la sua lettura.

La politica incide la sua voce nella storia della registrazione

Non appena si riconobbe la grande rivoluzione permessa dall’incisione e riproduzione del suono, un importante utilizzatore di questo processo fu la politica. Tutti i personaggio politici del XX secolo ebbero l’importante opportunità di dare immortalità alle loro imponenti parole, dettate dalla loro stessa voce, incidendole su un disco o un cilindro. Il museo del disco d’epoca vanta un importante collezione di voci storiche: Edoardo VII, Guglielmo II detto il Kaiser, Umberto I, Vittorio Emanuele II, Stalin, Hitler, Il Duce e altri ancora.

Esemplari preziosi del Museo del Disco d’Epoca

  • Discorso pronunciato dal Duce ai combattenti per il ventennale della vittoria, inciso il novembre 1938-XVII
  • Messaggio di S.E. Benito Mussolini al popolo Nord Americano e agli italiani d’America raccolto dal Chicago Tribune.
  • Disco Berliner L-4 anno 1902 “God Save The King”. Questo disco Berliner inglese venne creato e stampato per l’incoronazione di Re Edoardo VII (il bisnonno dell’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta) nel 1902. Nell’area normalmente usata per fissare l’etichetta vi è una scultura in rilievo raffigurante i tratti del Re e della Regina; per questo motivo il disco non ha il classico foro centrale. Tutto attorno al bordo esterno vi è incisa una scritta in latino e tradotta in inglese: “Edwardus VII D.G Britt.Omn Re per F.D IND. IMP. Et Alexandra Regina Coronati – Die XXVI Mens. Junil 1902″, ovvero, Edoardo VII per grazia di Dio Re di tutta la Britannia difensore della fede imperatore dell’India e la Regina Alessandra Incoronati il giorno 26 giugno 1902. Incisione della Grammaphone. Questo disco è sicuramente uno dei più rari e preziosi dischi mai prodotti da questa cosa discografica.
  • Discorso di Umberto I, per la partenza del battaglione Bersaglieri italiani per la Cina (la famosa guerra dei Boxer ) con la fanfara e banda di Milano.
  • Uscita del Tenente Colonello Giuseppe Galliano dal forte di Makalle, una scena dal vero registrata dalla Pathè.
  • Discorso di S.M. Vittorio Emanuele III salendo al trono, un Disque Pathè

I Picture Disc

I Picture Disc sono particolari dischi in vinile trasparente che incorporano un immagine; queste illustrazioni, poste su entrambi i lati, raffigurano l’artista oppure rappresentazioni, spesso con tematiche romantiche, legate al titolo della canzone incisa sul lato. I picture disc hanno diverse dimensioni che cambiano a seconda della casa discografica che ha inciso il disco. Gli esemplari presenti nel museo del disco d’epoca sono prodotti da Vogue Saturne e Pathè, e tra questi, quelli che hanno avuto più fortuna sono stati quelli della Vogue.

I Picture Disc della Vogue

I più comuni picture disc della vogue hanno un diametro di 25,4 centimetri e girano alla velocità di 78 giri al minuto; ne sono stati prodotti anche da 30,5 centimetri di diametro ma questi sono più rari. Il primo Picture Disc prodotto dalla Vogue misura 25,4 centimetri ed è stato rilasciato al pubblico nel maggio del 1946 con il numero di catalogo R707; la ditta ‘Sav-Way Industries’ che li produceva ha fallito, e di conseguenza ha cessato la produzione, poco più tardi nel mese di Aprile del 1947. Durante questo periodo sono stati prodotti circa 74 diversi picture disc. I Picture Vogue generalmente erano venduti singolarmente anche se la produzione di questa casa discografica conta otto diversi ‘album’ contenenti ognuno 2 registrazioni; i singoli venivano venduti a circa 1 dollaro mentre gli album a poco meno di 3 dollari.

Gli esemplari della Vogue sono acusticamente di qualità molto elevata, cioè hanno un rumore superficiale molto basso; il processo di produzione era piuttosto complicato e consisteva nel disporre a panino i vari strati che lo componevano, ovvero, partendo dal cuore di alluminio venivano sovrapposti gli strati di carta illustrata prima, e vinile poi.

La nuova età della registrazione sonora

Nonostante un inizio incerto la registrazione sonora ha avuto e avrà un ruolo fondamentale nella propagazione della cultura. Il Museo del Disco d’Epoca vuole perciò racchiudere al suo interno tutta l’evoluzione di questa importante tecnologia, non dimenticando che questa ha una vivacissima attualità. Di fatti, partendo dalle prime pionieristiche e imprecise incisioni, la collezione presentata dal Museo descrive un itinerario che porterà il visitatore fino alle più recenti innovazioni.

Si potrà osservare tra l’altro:

  • I primi registratori magnetici, a filo e a nastro, della famosa casa Geloso
  • Una coppia amplificazione (pre-amplificatore,amplificatore) valvolare della Mc Intosh degli anni 60
  • I primi riproduttori portatili come il poco fortunato Mini 10 che leggeva piccoli vinili di appena 10 cm di diametro dalla durata di pochi minuti
  • Un registratore a bobina della Revox
  • Un moderno impianto d’alta fedeltà composto da pre-amplificatore Mc Intosh, due finali monofonici da 1000W Mc Intosh, due diffusori Linn Akurate, la famosissima piastra Kenwood L-07D, uno schermo al plasma da 40 pollici e un lettore LaserDisc/Dvd

Presto, grazie alla collaborazione dell’università di Bologna dipartimento Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna, l’intera collezione di vinili (gommalacca, microsolchi, 78 giri, 33 giri, 45 giri, vinili a 180/210 grammi etc.) che conta circa 50000 esemplari sarà completamente catalogata, e sarà perciò possibile rendersi conto dell’immenso patrimonio culturale messo a disposizione del visitatore. E’ anche presente all’interno del Museo del Disco, una numerosa popolazione di statuette di terra cotta rappresentanti i più famosi personaggi della storia musicale come Maria Callas, il romagnolo Alessandro Bonci, Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin