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Maximilian Fabiani

Maximilian Fabiani

MAXIMILIAN FABIANI
(1865 –1962)

 

Undicesimo di quattordici figli, Maximilian (Max) Fabiani nacque nel 1865 a San Daniele del Carso, una piccola cittadina non lontano da Trieste oggi appartenente alla Slovenia.

La particolare collocazione geografica del paese d’origine permise a F. di formarsi in un ambiente multiculturale e multilingue. Parlava italiano, tedesco e sloveno e per questo poté studiare sia in Slovenia (Realschule a Lubiana, dove rimase sette anni) sia in Austria, iscrivendosi facoltà di architettura della Technische Hochschule di Vienna. Sempre a Vienna, si diplomò architetto nel 1889, discutendo un tema di urbanistica. Infatti non fu solo architetto ma si distinse anche per i suoi meriti in campo urbanistico ottenendo a Vienna numerosi riconoscimenti per il suo impegno nel settore.

Lo sviluppo di Fabiani non fu però marcato solo da successi accademici: una delle esperienze più significative negli anni della formazione fu il premio Ghega, una borsa di studio che gli permise di viaggiare per tre anni attraverso l’Europa e l’Asia Minore (1892-1894). Questo Grand Tour portò F. a visitare estensivamente la Grecia e soprattutto l’Italia, studiando architetture storiche e contemporanee. Si avvicinò in particolar modo al classicismo di Palladio, all’arte etrusca e all’architettura rinascimentale. Ma conobbe anche le realizzazioni innovative di C.F.A. Voysey, Victor Horta, Henry Vande Velde, avvicinandosi così alle correnti più moderne nel campo dell’architettura. Durante un soggiorno a Roma, F. incontrò Joseph Maria Olbrich, Gustav Klimt e Carl Moll, destinati a diventare figure di spicco della Secessione Viennese. Si trovò presto a collaborare con loro: terminata la borsa di studio nel 1894, F. fu invitato assieme a Olbrich collaborare nello studio di Otto Wagner, allora punto di riferimento del rinnovo architettonico in corso a Vienna. F. frequentava inoltre le riunioni del Siebner Club, un gruppo di artisti e architetti raccolti attorno a Joseph Hoffmann dove si discutevano quelle idee che solo pochi anni più tardi avrebbero dato origine alla Secessione.

I primi progetti viennesi di F. riflettono chiaramente l’impronta di Wagner: non mancano riferimenti storici, che l’architetto cercò sempre di declinare secondo la tradizione artistica e architettonica del luogo; questi però sono combinati con elementi costruttivi e tipologici assolutamente moderni, come per esempio le ampie vetrine del piano terra e l’assenza di motivi ornamentali (palazzo Portois & Fix, Vienna, 1898-1900, palazzo Artaria, Kohlmarkt, Vienna, 1900-1901).

Negli stessi anni F. iniziò a distinguersi anche nel settore urbanistico: nel 1898 vinse il primo premio al concorso per la sistemazione di Karlsplatz a Vienna. Si dedicò anche al piano regolatore per Bielsko, una piccola cittadina polacca, ed ebbe un ruolo di primo piano nella ricostruzione di Lubiana. La città slovena era stata gravemente danneggiata da un terremoto nel 1895 e F. fu tra i principali autori del nuovo piano regolatore. Ispirandosi alle teorie di Camillo Sitte e agli interventi sulla Ringstrasse a Vienna, F. propose un sistema di piazze e ampie strade che integravano i vari tessuti architettonici su scala territoriale. I suoi progetti architettonici evolvono qui dal decorativismo tipico della Secessione viennese verso risultati sempre più razionali e geometrici, interpretando in senso moderno motivi tipici del luogo. L’importanza degli interventi di F. a Lubiana ne ha fatto una delle figure di riferimento per lo sviluppo dell’architettura moderna in Slovenia. Particolarmente rilevante il suo impatto sul collega Josef Plecnik. L’esperienza urbanistica si rifletté anche sui progetti architettonici realizzati a Vienna gli anni successivi: per esempio nel palazzo Palmers (Vienna, 1911-1912) F. cercò di coordinare la planimetria dell’edificio con gli assi prospettici creati dagli edifici circostanti.

Prima dello scoppio della guerra, F. fece a tempo a occuparsi di progetti architettonici a Trieste e Gorizia. A Trieste, realizzò l’hotel Balkan (1901-1904), noto in origine come Centro Comunitario Sloveno. Primo centro polifunzionale realizzato in Europa, l’edificio dà sfoggio di motivi decorativi di chiara matrice secessionista ed era arricchito in origine da vetrate di Koloman Moser. F. è riconosciuto tra i grandi protagonisti del rinnovo architettonico triestino di inizio secolo; tra gli altri progetti casa Stabile (1905-1906) e casa Bartoli (1905-1908), il progetto che con la sua cascata di foglie più di ogni altro omaggia l’immaginario Liberty italiano. Tuttavia il critico Walcher Casotti ha sottolineato la distanza di tali progetti dal decorativismo tipico dello stile floreale in favore di un’impostazione funzionalista che segue le teorie di Wagner piuttosto che l’esuberanza decorativa del Liberty.

  1. continuò a lavorare a Gorizia anche dopo la guerra, in questo caso al piano regolatore e al piano di ricostruzione della città (1917-1922). Passò poi a occuparsi in scala più grande dell’intero bacino dell’Isonzo: questo impegno lo tenne occupato per molti anni a seguire con nuove proposte avanzate rispettivamente negli anni Venti e negli anni Cinquanta e volte a studiare le potenzialità dei collegamenti nel territorio attraverso le vie d’acqua. Nel 1929 F. tornò a San Daniele, la sua città natale, e ne divenne podestà per ben dieci anni, dal 1935 al 1945. Durante il suo incarico si occupò del riadattamento e ristrutturazione di molti edifici storici della città, tra cui la conversione del castello in un centro multifunzionale in grado di ospitare numerosi spazi pubblici, tra cui il municipio, la scuola e un cinema. Gli anni Trenta e Quaranta lo videro impegnato anche con opere architettoniche monumentali per il regime fascista. Negli anni Cinquanta tornò a occuparsi di urbanistica, dedicandosi ai piani regolatori per Venezia (1952), Palermo (1953), per il territorio tra Trieste e Capo d’Istria (1950-53) e di nuovo per Gorizia (1954) e Lubiana (1960). Sebbene impegnato professionalmente nella stesura di questi progetti, F. a causa dell’età avanzata, declinò nel 1952 la carica di Senatore a vita offertagli da Alcide de Gasperi. Tornò a Gorizia e vi morì nel 1962 all’età di novantasette anni.

Oltre alla sua ricchissima carriera come architetto e urbanista, F. fu impegnato nel corso della sua vita anche con incarichi di insegnamento. Esordì nel 1896 come assistente di Karl König alla Technische Hochschule di Vienna, dove in seguito ebbe diversi incarichi come professore tra il 1898 e il 1917. Fu anche conferenziere e spesso coinvolto in incarichi pubblici, specialmente in relazione ai suoi interventi a Gorizia.

Non mancarono nemmeno medaglie e riconoscimenti, tra cui la targa d’oro dedicatagli nel 1960 dalla città di Lubiana per celebrare il sessantacinquesimo anniversario del piano regolatore. In quella stessa occasione una via della città fu intestata a F. Anche Gorizia, Trieste, Vienna San Daniele gli hanno in seguito intestato vie o scuole per celebrare i suoi preziosi contributi architettonici e urbanistici.

Nel 2015 si è celebrato il 150° anniversario della nascita di Fabiani; in quest’occasione l’ Architekturzentrum Wien gli ha dedicato una mostra monografica atta a riscoprire l’eredità dell’architetto sulla tradizione moderna nei territori dell’ex impero Austro-Ungarico.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

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