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Mario Stocchi Monti

Mario Stocchi Monti

MARIO STOCCHI MONTI

(1880 – 1950)

 

Al momento non vi è una biografia sull’autore. Puoi contribuire al progetto scientifico contattandoci via mail all’indirizzo info@italialiberty.it.

A Parma la committenza borghese trova ampio spazio per la propria manifestazione sociale a fianco dei viali perif erici, nati con la demolizione delle mura e sul lungo Par­ ma. Anche nell’ex ducato di Maria Luigia il villino costituisce la formula più consona alla concretizzazione moderna del sogno e dell’ideologia dello spazio privato borghese. L’abitazione dei Bonazzi, in precedenza erroneamente indicata come Pernigotti, fu co­ struita su disegno del raffinato ed aristocratico architetto Mario Stocchi Monti, uno dei più interessanti progettisti emiliani. La sua attività è infatti la pratica dimostrazio­ ne dei diff erenti e spesso contrastanti risultati espressivi raggiunti dal liberty italiano. Il villino parmense è stato associato al ben noto villino Ruggeri a Pesaro, opera del Brega, come espressione del “tramonto, nel virtuosismo di maniera, della poetica li­ berty” (Nicoletti).
A differenza della vicina produzione edilizia, il villino Bonazzi si impone infatti per le sue inconfondibili caratteristiche architet toniche e plastiche. Non si è di fronte alla solita scatola muraria, ma ad un involucro fondato sulla centr alità interna della scala che tende in tal modo a caratterizzare anche lo spazio esterno.

parma_bonazziQuest’effetto di dipendenza e la collocazione del lotto a fianco dell’incrocio viario, de­ termina la soluzione ad angolo dove emerge, anzi campeggia, la torretta . Dunque lo Stocchi Monti non si discosta dal formulario tipologico-distributivo, ormai ripetuto in tutte le sue possibili varianti, della villa a più piani . Su questa egli imposta un’ archi­ tettura esterna movimentata dal fitto assemblaggio decorativo e dove è evidente la le­ zione torinese di Pietro Fenoglio, una delle anime del Liberty italiano . L’attenta anali­ si dell’edificio rivela una ricerca intelligente e sapiente degli effetti d’immagine e del gusto per il dettaglio. E quella “non… eguale capacità inventiva nell’organizzazione degli spazi interni” (Godoli) dello Stocchi Monti va soprattutto ricondotta alla neces­ sità primaria di dare rilievo a quel desiderio d’apparire che si palesa in questa opera e, probabilmente, nel suo committente: ipotesi che ben s’attaglia all’idea che dell’Arte Nuova si era fatta il ceto borghese emergente.
La soluzione d’ingresso sagomata ed ottenuta nell’innesto tra la torretta, il vano scala e il restante corpo di fabbrica quadrangolare, sottolinea quegli eff etti scenografici pro­ pri della visione ad angolo. Ma è soprattutto il vasto vocabolario decorativo e formale a contrassegnare questo villino: le più varie forme d ell’ Art nouveau si intrecciano con caratteri eclettici. Le flessuose, plastiche forme f emminee aventi funzioni di cariatidi, i motivi zoomorfi e fitomorf i fatti di ghirlande, nastri.floreali e cartelle sotto cui si aprono le grandi finestre circolari mono o tripartite, si inseriscono in un tutt ‘uno con la struttura edilizia dove l’esaltazione asimmetrica della torretta si fonde con ilrigore geometrico dei fianchi contraddistinti dalle membrature orizzontali d’ordine rustico. Un pastiche dunque già caro ali’eclettismo di stampo umbertino che sempre sopravvisse nella cultura e nel f are progettuale dello Stocchi Monti (si faccia il confronto con l’ele­ gan e palazzina Ghirardi Pomarelli su viale Veneto), ma non per questo meno gradevo­ le. E un’architettura che grazie al repertorio liberty si confà al gusto della vita, al pia­ cere della ricerca del dettaglio anche architettonico.

Contenuto tratto da: M. Pace Marzocchi, G. pesci, V. Vancelli, “Liberty in Emilia”, Artioli stampatore, 1988.; A. Speziali, “Romagna Liberty”, Maggioli editore, 2012.

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