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Manifattura Liberty Ginori, dal 1896 Manifattura Richard-Ginori

Manifattura Liberty Ginori, dal 1896 Manifattura Richard-Ginori

La storia della ceramica sestese in epoca moderna ebbe inizio con la fondazione della Manifattura Ginori avvenuta intorno al 1737. La fabbrica sestese fu una delle prime manifatture europee a produrre porcellane in un’epoca in cui la fabbricazione di porcellana, diffusa da secoli in estremo oriente, era in Europa ad uno stadio ancora quasi sperimentale. Proprio per questo il progetto del marchese Carlo Ginori, esponente di rilievo dell’aristocrazia toscana, di creare una manifattura di porcellane in un paese in cui gli abitanti erano da sempre dediti all’agricoltura, non fu di facile attuazione. Non era facile reperire le materie prime utili ad ottenere impasti e decorazioni di qualità; mancavano riferimenti produttivi e culturali. Fu quindi necessario ingaggiare pittori e tecnici stranieri e formare professionalmente come ceramisti alcuni contadini delle molte proprietà terriere dei Ginori. Oltre alle difficoltà tecniche la fabbrica di Doccia doveva affrontare problemi stilistici. Cosicché per consentire agli artisti che lavoravano nella manifattura di avere modelli iconografici a cui ispirarsi, Carlo Ginori acquistò calchi di opere d’arte, cammei, terrecotte, libri di storia dell’arte e di architettura, cere e bronzetti di Massimiliano Soldani Benzi e Giovan Battista Foggini, due scultori fiorentini tardo-barocchi di notevole valore.

ginori liberty donne trio

Durante i primi due pionieristici decenni di attività, la Ginori produsse comunque opere di grande pregio artistico: statue e gruppi plastici in porcellana bianca di notevoli dimensioni, serviti da tavola e da caffè decorati assai spesso con motivi ispirati alle porcellane prodotte in estremo oriente; i decori del tulipano e del galletto, in particolare, ottennero consensi tali da avere largo spazio nella produzione della manifattura di Doccia lungo tutto l’arco del ‘700.
Nello spazio di pochi decenni la manifattura divenne un’azienda di notevoli dimensioni; nel 1774 occupava già oltre 100 operai. Fabbricava maioliche e porcellane di grande pregio artistico, per le quali era conosciuta in tutta Europa. La porcellana stava diventando ormai un comune oggetto d’arredamento nei palazzi dell’aristocrazia e la sua fabbricazione, come quella di ogni altro prodotto dell’artigianato artistico, era influenzata dalle mode, dall’affermarsi di nuovi canoni stilistici nel panorama dell’arte.
Verso la fine del ‘700 si affermò in Europa il gusto neoclassico e la produzione della manifattura ne subì fortemente l’influenza; molte decorazioni furono ispirate al repertorio archeologico. Caratteristici di tale epoca furono i vasi e i serviti decorati con soggetti tratti dai volumi dell’opera Antichità di Ercolano che illustravano le scoperte archeologiche effettuate proprio in quegli anni. Nello stesso periodo, a seguito delle conquiste napoleoniche si diffuse lo stile impero che imponeva forme più lineari e severe; la fabbrica di Doccia recepì, rielaborandola, anche questa nuova tendenza del gusto.
Le caratteristiche artigianali della produzione non cambiarono per molto tempo. Nella prima metà dell’800 la manifattura fabbricava mediamente 500.000 pezzi in maiolica e 100.000 in porcellana all’anno occupando ancora circa 100 operai, tutti di sesso maschile.
Solo negli ultimi quattro decenni dell’800 nella manifattura avvenne una trasformazione in senso industriale. Per favorire questo processo di sviluppo, nel 1873 venne istituita a Sesto Fiorentino la Scuola di Disegno Industriale dando a tale istituto il ruolo di centro di formazione professionale per i lavoratori più qualificati in un momento in cui, nel settore ceramico, la realizzazione di una forte espansione della produzione era possibile quasi esclusivamente con un altrettanto consistente incremento della mano d’opera e solo in minima parte con la meccanizzazione delle lavorazioni. Nel 1893, anno che costituì una sorta di punto d’arrivo di questo lungo processo di trasformazione produttiva, la fabbrica si estendeva su una superficie di circa 70.000 metri quadrati, occupava quasi 1.400 persone di cui oltre 300 erano donne, e fabbricava una enorme quantità di oggetti: quasi 4.000.000 di pezzi all’anno. La produzione seriale di porcellane di uso comune, fabbricate in una vasta gamma di tipologie, dalle più raffinate e più costose a quelle di minor prezzo con decorazioni molto semplici, aveva acquistato col passare degli anni uno spazio preponderante nell’attività produttiva della manifattura. Accanto a questa si era sviluppata la fabbricazione di oggetti di uso industriale ed in particolare di isolatori telegrafici ed elettrici. La manifattura continuò comunque anche in quel periodo a produrre oggetti di grande pregio artistico ottenendo successi in molte esposizioni internazionali presentando il meglio della propria produzione: dal vasellame in finissima pocellaa ai grandi vasi decorati con paesaggi di gusto naturalistico dal pittore Giuseppe Benassai.
Dopo l’acquisto dell’azienda da parte del gruppo Richard (avvenuto nel 1896) l’espansione industriale venne ancora accentuata. La produzione artistica continuò comunque ad avere uno spazio importante nell’attività della manifattura. Nella stagione del liberty la Richard-Ginori fabbricò opere di grande pregio. Esili vasi, brocche, basi per lampade dalle linee sinuose in porcellana bianca, impreziosite da decori in rilievo costituirono una nuova raffinata linea produttiva che trovò larghi consensi in particolare alla Esposizione Universale di Torino del 1902.
Negli anni ’20 Gio Ponti progettò per la Richard-Ginori, linee produttive fortemente innovative che sarebbero ben presto diventate un punto di riferimento per l’intero settore dell’artigianato artistico. Utilizzando forme del repertorio classico, Ponti progettò decorazioni caratterizzate da sfondi geometrici ed elementi architettonici (colonne, archi, piedistalli) e da figure, isolate o in gruppo, collocate su sfondi a ripartizioni geometriche. Negli anni ’30 iniziò a collaborare con la Richard-Ginori Giovanni Gariboldi, allievo di Ponti. Garboldi continuò a progettare forme e modelli per la manifattura sestese fino all’inizio degli anni ’70. Lontano da qualunque sontuosità decorativa, l’impianto estetico delle opere create da Gariboldi, era basato sull’essenzialità della struttura, sull’efficienza funzionale degli oggetti. Verso la fine degli anni ’50 fu definitivamente abbandonata l’antica sede di Doccia della manifattura; negli anni precedenti l’attività produttiva era stata progressivamente trasferita in un nuovo stabilimento costruito in un’altra zona di Sesto Fiorentino. I nuovi locali, inaugurati nel 1949, costituiscono tuttora la sede della Richard-Ginori.

 

Fonte: www.sestopromuove.it

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