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Manifattura Egisto Fantechi

Manifattura Egisto Fantechi

Nel 1905 Egisto Fantechi acquistò tutte le quote della proprietà di un’azienda che aveva contribuito a costituire verso la fine dell’800: la Società Industriale per la Fabbricazione delle Maioliche Artistiche. Subito dopo l’acquisto Fantechi trasformò la ragione sociale della fabbrica dandole il proprio nome.

La Società Industriale per la Fabbricazione delle Maioliche Artistiche aveva iniziato l’attività verso la fine del 1896. Fu fondata da sette soci: Egisto Fantechi, Luigi Ceccherini, Francesco Grassi, Paolo Banchelli, Giuseppe Conti, Ugo Zaccagnini e Augusto [detto Agostino] Fantini. I sette soci fondatori avevano alle spalle un percorso di formazione professionale e di lavoro molto simile. Con l’unica eccezione di Fantini tutti avevano frequentato la Scuola di Disegno Industriale di Sesto Fiorentino, e tutti, Fantini compreso, avevano lavorato nella Manifattura Ginori. La Società Industriale si caratterizzò fino dagli inizi della sua attività per la qualità della produzione tanto da ottenere nel 1902 una medaglia d’argento alla Esposizione Internazionale di Lille. L’azienda poteva usufruire della professionalità dei suoi proprietari le cui singole competenze coprivano le più importanti fasi del processo di lavorazione: Zaccagnini era un modellatore, Conti un formatore, Fantini un fornaciaio, Banchelli, Ceccherini e Grassi erano pittori di maioliche, Fantechi un decoratore di porcellana. Se i primi sei misero a disposizione della fabbrica probabilmente soprattutto la loro professionalità, Fantechi vi aggiunse le risorse economiche. Suo padre era infatti quello che oggi definiremmo un piccolo imprenditore edile; i locali dove la Società Industriale svolgeva la sua attività erano di proprietà di Egisto Fantechi.

La produzione della Società Industriale, improntata alle caratteristiche professionali dei proprietari, era costituita principalmente da riproduzioni in maiolica e in terraglia di ceramiche e di opere d’arte rinascimentali. Fonte costante d’ispirazione fu la produzione di maioliche artistiche della Manifattura Ginori che proprio in quegli anni la fabbrica di Doccia, in piena espansione industriale, stava fortemente riducendo. Alla produzione in stile rinascimentale la Società Industriale affiancò oggetti in stile liberty in un momento in cui l’Art Noveau stava furoreggiando in ogni settore artistico e artigianale; e proprio nella produzione in stile liberty è visibile un notevole impegno di creatività originale.

I primi anni di attività della Società Industriale furono particolarmente felici, tanto che agli inizi del ‘900 nella fabbrica lavoravano 27 persone, ivi compresi i proprietari. Ma nel giro di poco tempo la situazione cambiò; alla fine del 1905 il personale era sceso a 12 unità. Fu in questa situazione di crisi che s’inserì probabilmente la proposta di Egisto Fantechi di acquisire tutte le quote della proprietà della fabbrica. Nel corso di quello stesso 1905 Fantechi divenne proprietario unico della fabbrica dandole il proprio nome. In pochi anni riuscì a risollevare le sorti della manifattura; il personale della fabbrica fu continuamente incrementato: nel 1911 raggiunse le 26 unità.

La fabbricazione di oggetti in stile liberty era stata ormai abbandonata; il campionario era ora composto in gran parte da oggetti con forme e decori che si ispiravano alla produzione artistica rinascimentale. E questo tipo di produzione non sarebbe stata abbandonata nei due decenni successivi. Una suggestiva testimonianza del repertorio stilistico e delle tecniche di lavorazione adottati in quegli anni dalla Manifattura Fantechi è costituita dalla collezione di bozzetti, modelli e forme in gesso conservati nell’Archivio della Ceramica Sestese.

I buoni risultati ottenuti con la fabbrica consentirono a Fantechi di allargare il campo delle sue attività economiche. Intorno al 1910 inaugurò un negozio in via della Vigna Nuova a Firenze, dove veniva prevalentemente venduta la produzione della manifattura, e un esercizio commerciale a Prato, il Gran Bazar della città di Prato, dove come in un moderno grande magazzino, veniva venduto un po’ di tutto, compresi ovviamente oggetti in ceramica. Lo scoppio della prima guerra mondiale, e il tragico protrarsi del conflitto, incisero in maniera fortemente negativa anche sulla vita dell’azienda sestese. Occorse del tempo dopo la guerra per superare le difficoltà, ma nel corso degli anni ’20 la fabbrica riprese il cammino interrotto incrementando anche le capacità produttive. Nel 1927 lavoravano nell’azienda 40 operai, tutti come in passato, di sesso maschile.

Egisto Fantechi Sesto Fiorentino Grande vaso in terracotta maiolic

Intanto le attività imprenditoriali di Egisto Fantechi si estendevano ancora a Sesto Fiorentino; già proprietario di un bar, il Caffè Tebe, nel 1920 fece edificare una sala teatrale e cinematografica, il Cinema Teatro Verdi, che fu attrezzato anche per allestire opere liriche. L’accoglienza del pubblico fu probabilmente molto favorevole, tanto da convincere Fantechi a far costruire nel 1924, un’altra sala. Nel 1931 le sale Verdi furono dotate di impianti di proiezione per il cinema sonoro. Due anni dopo, nel 1933, moriva Egisto Fantechi. La sua attività imprenditoriale fu continuata dai figli Mario e Renato che già da diversi anni lo coadiuvavano nella gestione degli affari. Negli anni ’30 la manifattura continuò a fabbricare oggetti che riproducevano più o meno fedelmente opere di epoca passata, tentando tuttavia non poche innovazioni nelle forme e nei decori.

Nel secondo dopoguerra, la manifattura continuò la propria attività per poi chiuderla definitivamente all’inizio degli anni ’60 quando fu posta in liquidazione.

 

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Bibliografia

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G. CONTI, G. CEFARIELLO GROSSO, La maiolica Cantagalli e le manifatture ceramiche fiorentine, Introduzione di R. MONTI, Roma, De Luca 1990.
La Manifattura Egisto Fantechi. Modelli, materiali e documenti di una ceramica sestese (1896-1940). Sesto Fiorentino, Villa San Lorenzo, 10 settembre – 9 ottobre 1994, Firenze, Arti Grafiche Giorgi & Gambi, 1994.
Antonio Malavolti Renato Bertelli Modelli originali in gesso di due scultori toscani del Novecento. Firenze, Galleria Brancolini-Desramaux, Settembre 1996, a cura di G. BADINO, I. BRANCOLINI, V. DESRAMAUX, Firenze, Tipo Lito Tannini, 1996.
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ASSOCIAZIONE TERRE DI TOSCANA, Terre fiorentine. Le città toscane di antica tradizione ceramica, Roma, Tip. Città Nuova della P.A.M.O.M., 2002.

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Fonte: www.sestopromuove.it/node/14

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