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Luigi Conconi

Luigi Conconi

LUIGI CONCONI
(1852 – 1917)

Nacque a MiIano il 30 maggio 1852, figlio di Pietro, di famiglia patrizia, originaria di Malnate nel Varesotto, e di Amelia Gamba, e nipote del pittore Mauro Conconi. Terminati gli studi classici, si iscrisse alla Accademia di Brera, dove seguì i corsi di architettura, passando quindi al Reale Istituto tecnico superiore; durante questi anni strinse amicizia con Guido Pisani Dossi e con Luca Beltrami, suoi compagni di corso al politecnico, che furono suoi fedeli sostenitori per tutta la vita. Poco dopo il 1870, ancora studente, conobbe D. Ranzoni e T. Cremona, del quale iniziò a frequentare lo studio, apprendendo quella specifica resa pittorica, la tecnica aerea e il colore vaporoso, che influenzeranno in gran parte la sua produzione.

Diplomatosi architetto nel 1874, entrò nello studio degli ingegneri E. Combi e G. Sizzo, con i quali collaborò, tra l’altro, alla edificazione di Palazzo Turati a Milano (1877). Contemporaneamente, sotto la guida del Cremona, iniziò a dipingere: la sua prima opera documentata, l’acquarello Giovinetta malata (Milano, coll. I. Pacchioni) del 1877, propone lo stesso soggetto trattato contemporaneamente dal maestro (Roma, Gall. naz. di arte moderna), evitandone però la cruda veridicità e indulgendo in quell’elegante sentimentalismo che rimarrà una componente fondamentale nelle sue opere. Di questo stesso anno è la sua prima acquaforte, Palazzo Marino (Milano, Civica Raccolta di stampe Bertarelli: il rame è conservato alla Calcografia nazionale di Roma), esposta al Salon parigino del 1877, che suscitò notevole interesse e ammirazione tra gli artisti e gli editori del tempo; l’opera era destinata a corredare, con altre quaranta acqueforti, un testo dedicato a palazzo Marino, che il C. aveva ideato con Guido Pisani Dossi, ma che nessun editore si sentì di pubblicare.

Il successo del C. come acquafortista venne confermato nel 1880, con La casa del mago (Milano, Civica Raccolta di stampe Bertarelli), ispirata “a certo cupo romanticismo di tipo heiniano” (Jeri, 1951), che, esposta a Brera nello stesso anno con altri suoi lavori (Aria e sole, Ombra, Luce, ecc.), scandalizzò pubblico e critica.

Le acqueforti del C., da molti considerate la sua migliore produzione, erano ottenute dall’artista, con una particolare tecnica molto simile al monotipo, alleggerendo in alcuni punti la velatura del colore per ottenere effetti chiaroscurali e atmosferici, pur mantenendo la rigida costruttività disegnativa dei contorni.

Rispettivamente del 1879 e del 1880 sono le sue prime opere di pittura a olio: Ragazzi in giardino (Milano, coll. Bianchi, già Botta) e il Ritratto di Primo Levi (Milano, Civica Gall., d’arte moderna), che, pur rivelando una stretta aderenza ai modi del Cremona, se ne differenziano nella maggiore ricerca di fusione della figura nell’elemento atmosferico: quest’elemento, derivato in gran parte dalle ricerche cromatiche ranzoniane, influirà in maniera determinante nella ricerca plastica di Medardo Rosso.

Entrato a far parte nel 1881 della Famiglia artistica, il C. diventò ben presto animatore dell’ambiente milanese, fondando l’anno successivo, con Alberto Pisani Dossi, fratello di Guido, Carlo Borghi e Luca Beltrami, il settimanale Guerin Meschino, al quale collaborò per anni, ottenendo consensi come illustratore e disegnatore umoristico. Contemporaneamente, peregrinando da uno studio di architetti all’altro, alla ricerca di una dignità artistica in questo settore che il gusto ufficiale, a suo dire, non teneva in nessun conto, tentava invano di affermarsi come architetto: i suoi progetti per il monumento delle Cinque giornate a Milano (1880) e per quello a Vittorio Emanuele II a Roma (1881), considerati troppo impegnativi nella loro complessità e non consoni al gusto dell’epoca, vennero però rifiutati. Nel 1887, incaricato dalla Società fondiaria milanese di studiare la divisione in lotti e il progetto di massima per una grandiosa area al Foro Bonaparte a Milano, si vide di fatto rifiutare la commissione alla realizzazione degli edifici. Deluso e amareggiato dagli insuccessi in questo campo, privilegiò da questo momento in poi sempre più l’attività pittorica, partecipando solo di rado, e non con maggior successo, ai successivi concorsi architettonici ufficiali (del 1891 è il suo progetto per il monumento a Dante a Trento, che gli venne rifiutato; dell’anno seguente quello per il monumento al principe Amedeo a Torino anch’esso non accettato dalla giuria, ecc.).

Fino al 1885 divise lo studio con il coetaneo G. Previati, influenzando questo ultimo soprattutto nel campo della grafica; a questi anni appartengono Madonnina e Studio conservati entrambi alla Civica Galleria d’arte moderna di Milano. Tra il 1891 e il 1896 lavorò alla serie di quadri Fiabe e leggende, i cuisoggetti sono in gran parte tratti dal Decamerone del Boccaccio, tra i quali Il trono della bella Mantesca (Milano, coll. privata) del 1891 è unanimemente considerato il meglio riuscito. Degli stessi anni è la produzione di una serie di acqueforti che il C. sperava di pubblicare, di cui una, Lo scorpione, che probabilmente doveva servire come frontespizio al testo mai pubblicato, è conservata nella Civica Raccolta di stampe Bertarelli a Milano. Dopo il matrimonio con Eugenia Dal Co, pittrice anch’essa, avvenuto nel 1897 – un Ritratto della moglie (Milano, coll. Laura Ciarpi Conconi), databile in questi anni, è uno dei ritratti più tipici del C., di chiara derivazione cremoniana – si dedicò all’insegnamento della storia dell’arte alla Società umanitaria, e alla Associazione generale di mutuo soccorso degli operai, – dove tenne la direzione della scuola di disegno per cinque anni. Nel 1897 l’amico Guido Pisani Dossi gli commissionò la sua villa a Como – terminata nell’anno successivo dall’architetto Perrone che in parte modificò il progetto iniziale – nella quale il C. poté liberamente esprimere il suo gusto e le sue opinioni in materia architettonica.

In questi anni, nonostante la fama e la considerazione che gli venivano tributate sia in Italia sia all’estero come acquafortista, si vedeva bocciato a più riprese a tutti i concorsi della Regia Calcografia a cui partecipò: il Ritratto di Verdi nel 1891; la Veduta architettonica del Palatino del 1894; il Ritratto di Carducci nel 1907 e nel 1909 ed altri.

Entrato a far parte del Consiglio comunale, vi rimarrà dal 1899 al 1904, come esponente della maggioranza radicale, partecipando nel contempo a numerose commissioni organizzative e giudicatrici: tra le altre si ricordano quelle per l’Esposizione di arte decorativa a Torino del 1902 e l’Esposizione internazionale di Roma e Torino del 1911.

Del primo decennio del secolo sonouna serie di ritratti, commissionatigli daenti ed istituzioni pubbliche, come La signora Mantegazza del 1906 per l’Istitutodei ciechi di Milano e il Dottor Pirovano Visconti dello stesso anno per l’ospedaledi Varese, che rivelano un mutamentonelle intenzioni pittoriche del C.: pur nonabbandonando quella fluidità di resa delcolore e l’immersione atmosferica dellefigure, che avevano caratterizzato la suaproduzione precedente, la sua tavolozza èresa più aspra e, più densa, il tono, peruna maggiore resa del vero, diventa piùcostruttivo e diretto.

La medesima evoluzione del suo gusto pittorico, con l’aggiunta di una ricerca monocromatica chiaramente simbolica, la troviamo anche nei paesaggi eseguiti in questi anni, come nel caso di Variazioni di mezzanotte, esposto a Roma nel 1909 agli Amatori e cultori di belle arti e in seguito acquistato dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, dove è tuttora conservato.

Venuto meno alla sua decisione, che aveva maturato nel corso degli anni, di non partecipare ai pubblici concorsi di belle arti, inviò, nel 1915, alla Associazione degli incisori e acquafortisti italiani, alcune sue acqueforti, dividendo il primo premio con Carlo Agazzi, Enrico Vegetti e Cesare Fratino.

Il C. morì a Milano, dopo una lunga malattia, il 23 genn. 1917.

Nel 1920 la sua città gli tributava in omaggio una mostra postuma alla galleria Pesaro. Delle numerose esposizioni nazionali ed internazionali a cui partecipò, si ricordano: Berlino, 1883 e 1892;Livorno, 1886; Venezia, 1887 e 1899, alla prima esposizione internazionale di cartoline illustrate (A. Maggioni, in Emporium, X [1899], pp. 320 s.), oltre alle Biennali veneziane del 1897, 1903, 1905, 1907, 1914(vedi i cataloghi); Milano, 1888, 1991 (V. Grubicy de Dragon, Prima esposizione triennale a Brera, Milano 1891, pp. 69 s.), 1900 (G. P. Lucini, in Emporium, XII [1900], pp. 95 s.), 1902 e 1903 (Esposizione collettiva nel Palazzo della Società per le Belle Arti di Milano, Milano 1902-1903, p. 12); Londra, 1888; Monaco, 1891, 1901, 1902 e 1911 in cui venne premiata Notte serena (Milano, coll. Jucker); Filadelfia, 1893, in cui ottenne una onorificenza; Parigi, 1900, allorché gli venne assegnata la medaglia d’oro per la litografia; Berlino, 1901 e 1902;Buenos Aires, 1910.

Strettamente legato alla scapigliatura, il C. riprese e portò alle estreme conseguenze, attraverso la successiva influenza simbolico-divisionista, le ricerche di Cremona e Ranzoni.

Se al primo rimase costantemente fedele soprattutto nella saldezza strutturale dell’immagine, assorbì, in maniera altrettanto determinante, la fluidità cromatica propria delle opere ranzoniane, di cui il Ritratto di Amelia Possenti del 1879(Milano, coll. Possenti) è l’esempio più evidente.

Quello che interessò costantemente il C., più che il vero, fu la felicità e l’immediatezza della visione che si espressero a volte in una deformazione lirica e fantastica, come nella Casa del mago o nei Notturni, ancora decisamente legati alla tradizione romantica e alla prima scapigliatura.

Le ricerche cromatiche e l’interesse per una resa della fluidità atmosferica, lo portarono, soprattutto negli acquerelli, ad un sottile gioco di compenetrazioni cromatiche, ottenuto attraverso l’intersecazione delle macchie di colore, in cui l’influenza divisionista ebbe un notevole peso.

Fonti e Bibl.: Oltre ai catal. delle mostre citate, si veda: G. Martinelli, Artisti contemporanei: L. C., in Emporium, V (1897), pp. 8 s.;R. Giolli, L’archit. di L. C., in Vita d’arte, VIII (1914), pp. 136-144;P. Levi, L. C., in Rass. d’arte antica e moderna, IV (1917), 2, pp. 49;Id., L. C., in Vita d’arte, X (1917), pp. 4-32;L. Beltrami, L’anima e lo studio di un pittore (In mem. di L. C.), in Emporium, XLVIII (1918), pp. 115-123;Polifilo [L. Beltrami], L. C. nelle lettere a L. Beltrami in Parigi. 18761880, Milano 1920; Mostra individuale di L. C., pittore architetto, pref. di L. Beltrami, Galleria Pesaro, Milano 1920(rec. di R. Calzini, in Illustraz. ital., 19 dic. 1920, pp. 784 s.;A. G. Bianchi, in Emporium, LII [1920], pp. 266-272;E. Somaré, in Il Primato, III [1921], pp. 97 s.;R. Boccardi, in Natura ed arte, LV [1921], pp. 18; G. Nicodemi, in Rass. d’arte antica e moderna, VIII [1921], pp. 105 s.); R. Giolli,; L. C. architetto e pittore, Roma-Milano 1921; T. Cremona e gli artisti lombardi del suo tempo (catal.), Pavia 1938, p. 37;P. Nomellini, I caratteri della pitturamoderna…, in Il Telegrafo, 24 apr. 1941;A. Jeri, Lo Scapigliato maestro ha passato il pennello al nipotino prodigio, in Milano sera, 1° nov. 1951; Opere pittoriche dell’800 alla Galleria Guglielmini, Milano 1953, cart. 16; S. Pagani, Pittura lombarda della Scapigliatura, Milano 1955, pp. 176, 189;Casa delle aste (Magenta), Il saluto, in Merci e mercati, II, Milano 1959, p. 40;C. Maltese, Storia dell’arte in Italia, 17851945, Torino 1960, pp. 233, 241, 267, 270;M. Cinotti-E. Piceni, La pittura a Milano dal 1815 al 1915, in Storia di Milano, XV, Milano 1962, pp. 534 s. n. 3; M. Marioni, La foca e i gatti del pittore L. C., in Corriere del Ticino, 2 sett. 1963;A. M. Brizio, Mostra della Scapigliatura (catal.), Milano 1966, pp. 83 s.;F. Arisi, Gall. d’arte moderna Ricci Oddi, Piacenza 1968, pp. 148 s.;E. Piceni-M. Monteverdi, Pittura lombarda dell’800, Milano 1969, pp. 68 s.;G. Predaval, Pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura, Milano 1969, pp. 20 s.; Musei 0 Gallerie di Milano, L. Caramel-C. Pirovano, Gall. d’arte moderna. Opere dell’800, Venezia 1975, I, pp. 42 s.; Storia della pitt. ital. dell’800, I-III, Milano 1975, ad Ind.; L. Torti, Figura poliedrica di un artista. L. C…., in La Provincia pavese, 26 genn. 1978; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, VII, p. 290 (con bibl.); Encicl. Ital., XI, p. 79; Catal. Bolaffi della pittura ital. dell’800, I-X, Torino 1964-1980. Testo tratto da Treccani.

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