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Lino Selvatico

Lino Selvatico

Di on ott 5, 2018 in Artisti | 0 commenti

LINO SELVATICO
(1872 – 1924)

Crebbe in una famiglia agiata e amante dell’arte: il padre Riccardo, sindaco di Vene­zia, fu poeta e commediografo e fondatore della Biennale; lo zio Pietro, celebre storico dell’arte; il fratello minore Luigi, anch’egli pit­tore. Lino fu costretto tuttavia a laurearsi in giurisprudenza. Durante gli studi si dedicò alla pittura, frequentando le lezioni di Cesare Laurenti, affermato artista lagunare di modi tradizionali ma con virate simboliste, e scri­vendo brevi saggi di critica su giornali loca­li. Alla Biennale del 1899 presentò il ritratto dello zio, primo di una lunga serie di ritratti dell’élite veneziana. Nel 1902 immortalò l’at­trice Irma Gramatica (Venezia, Galleria d’Ar­te Moderna) in un dipinto presentato alla Biennale dell’anno successivo con il coevo Signora Coletti, dalla silhouette così allunga­ta da colpire il giovane Amedeo Modigliani durante il soggiorno in laguna. In questi ri­tratti Selvatico arriva a restituire non sol­tanto l’eleganza delle effigiate, con qualche concessione all’estetismo dannunziano-de­cadente, ma anche il loro temperamento (vigoroso per la Gramatica, sdegnoso per la Coletti), maturando un talento intuitivo sot­to la guida attenta di Laurenti. A distanza di nove anni, nel 1911, egli ritrasse anche Emma Gramatica, sorella minore di Irma. Esposto alla personale allestita alla Biennale del 1912, che rappresentò la consacrazione di Selvatico, il dipinto fu acquistato dal nobile piacentino Giuseppe Ricci Oddi nel maggio 1913. Nella vasta tela, impreziosita da una cornice néorocaille, la celebre attrice (Bor­go San Donnino [oggi Fidenza] 1874 – Ostia 1965) compare a figura intera, avvolta in un elegante abito a strisce bianche e violacee – quasi in forma di vaso liberty. L’ambiente, un palcoscenico evocato dai pesanti tendaggi del sipario di sfondo, rimanda alla profes­sione dell’effigiata.

Ritratto di Emma Gramatica 1911 olio su tela, 217 x 119 cm Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

Ritratto di Emma Gramatica
1911
olio su tela, 217 x 119 cm
Piacenza, Galleria d’Arte Moderna
Ricci Oddi

Il volto, incorniciato da un’acconciatura ariosa, è triste e pensoso. Nel 1911 Emma era reduce dai successi ri­scossi in Candida di Shaw e in Più che l’a­more di D’Annunzio. Formatasi accanto alla Duse, era approdata nel 1903 al capocomi­cato. Calcò le più prestigiose scene italiane e internazionali, applaudita in particolare nelle opere di Ibsen e Shaw, che contribuì a far co­noscere in Italia. Spiccò soprattutto nei ruoli di donne miti e sofferenti, ma seppe anche cimentarsi con coraggio in parti maschili. Il grande pubblico poté apprezzarla anche al cinema, in film come Le sorelle Materassi (1943). L’esposizione del suo ritratto consa­crò definitivamente Selvatico, che si distac­cava così nettamente dal ritrattista italiano più in auge, Giovanni Boldini, rispetto al qua­le era meno interessato all’effetto, più paca­to e sommesso, nell’alveo dell’opera di Franz von Lenbach, il ritrattista tedesco ammirato alla Biennale del 1899, dell’irlandese John Lavery e degli statunitensi (attivi a Londra) John Singer Sargent e James Abbott McNeill Whistler. Durante la Grande Guerra – con la conseguente crisi della domanda – Selvatico si ritirò, dopo un viaggio a Parigi, a Mira sul Brenta, dove praticò l’incisione e dipinse pa­esaggi, ritratti di familiari e scene di genere. Morì a Treviso nel luglio 1924 in seguito a una caduta dalla motocicletta.

BIBLIOGRAFIA: P. Molmenti, Artisti contempora­nei: Luigi e Lino Selvatico, in “Emporium”, XXXI, 1910, n. 184, pp. 243-266; Lino Selvatico, in “Em­porium”, LX, 1924, n. 355, p. 468; F. Arisi, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, Tip.Le.Co., Piacenza 1988, pp. 403-404. Testo tratto in: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Alessandro Malinverni

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