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Palazzo Masieri-Finotti rappresenta il Liberty ferrarese

Palazzo Masieri-Finotti rappresenta il Liberty ferrarese

Ultimo in ordine di tempo dei tre edifici superstiti realizzati dall’ing. Ciro Contini lungo viale Cavour, il palazzo Masieri-Finotti è l’esempio della fase successiva all’adesione al gusto Liberty franco-belga che aveva caratterizzato il villino Melchiori e, in grado minore, villa Amalia.

In realtà quello che oggi è rimasto è la residenza signorile del committente, Teresa Masieri, ma  in origine essa era affiancata da un edificio condominiale ante litteram in angolo con via Ariosto, andato parzialmente distrutto in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la demolizione della Birreria Margherita, nel 1907 Teresa Masieri, vedova Taddei, e moglie del musicista Tullio Finotti, commissionò al Contini il palazzo e la palazzina attigua su terreni di proprietà Taddei .

La costruzione dell’edificio condominiale di tre piani, secondo il disegno e sotto la direzione del Contini, iniziò nel 1907 e l’inaugurazione avvenne l’anno successivo.

Visibile solo grazie a foto d’epoca l’edificio presentava una decorazione floreale nella fascia del sottogronda e nelle cornici marcapiano in cemento, mentre la decorazione generale, abbandonando i risultati Art Nouveau franco-belgi, adottava elementi tratti dallo jugendstijl mitteleuropeo reinterpretati secondo la cultura provinciale della città. Ciò che accomunava i due edifici erano i materiali, mattoni e cemento per le cornici delle finestre, per le membrature e per le cornici marcapiano, e la prospettiva d’angolo che li caratterizzava: rettilinea per l’edificio condominiale e smussata per la palazzina. La particolare costruzione che sottolineava l’angolo degli edifici non era solo un elemento architettonico Art Nouveau, ma  nella città emiliana affondava  le sue radici nel periodo rinascimentale quando Biagio Rossetti (Ferrara 1447 ca -1516), architetto e ingegnere alla corte ferrarese di Ercole I d’Este, era solito accentuare gli spigoli dei palazzi con decorazioni plastiche, sempre funzionali al progetto architettonico e urbanistico.

Nella palazzina, a partire dalla decorazione delle cornici delle finestre e delle lesene, le linee sinusoidali che ricordano la morfologia vegetale, sono abbandonate a favore di linee rette e geometrizzanti, ben esemplificate nelle inferriate dei balconcini, che creano un raffinato grafismo.

Gli elementi floreali sono presenti nei capitelli e sul frontone del balcone lungo viale Cavour dove però i tre steli che uniscono i fiori d’angolo con la loro leggera curvatura attenuano il dinamismo tipico delle linee liberty. Allo stesso modo le specchiature sopra le finestre della loggia del primo piano, sovrastante la porta d’ingresso, imprigionano i dinamici movimenti degli elementi fitomorfi  inscritti e realizzati in alto rilievo.

Una reinterpretazione ‘provinciale’ dello jugendstijl viennese sono state considerate le piastrelle in ceramica dai colori cangianti che sovrastano le bifore del primo piano, attribuite da Lucio Scardino nel 1988 a Galileo Chini.

Il poliedrico artista fiorentino aveva infatti fondato a Borgo San Lorenzo nel 1906 una nuova manifattura, Le Fornaci San Lorenzo, dove portò avanti la sua sperimentazione tecnica e stilistica, aggiornata rispetto agli esempi europei. Agli anni successivi al 1906 risalgono delle decorazioni in piastrelle ceramiche a lustri metallici dai colori cangianti, con una decorazione caratterizzata dai contorni leggermente in rilievo, applicabili agli interni e agli esterni degli edifici, simili alle piastrelle della palazzina Masieri-Finotti.

La palazzina, passata nel 1930 alla famiglia Ascanelli, replicava anche negli interni la trattenuta decorazione floreale entro un più rigoroso stile geometrizzante , visibile soprattutto nell’arco che un tempo dava accesso allo scalone ligneo (andato distrutto) con teste femminile angolari nell’intradosso ed elementi floreali circoscritti in cornici quadrangolari.

 

 

Bibliografia di riferimento

Lucio Scardino, Ciro Contini. Ingegnere e urbanista, Liberty House, Ferrara, 1987
Archivi del Liberty italiano, a cura di Rossana Bossaglia, Franco Angeli, Milano, 1987
Il Liberty in Emilia, Artioli, Modena, 1988
Bruno Zevi, Saper vedere la città. Ferrara di Biagio Rossetti, «la prima città moderna europea», Einaudi, Torino, 1997
Galileo Chini e la Toscana, a cura di Alessandra Belluomini Pucci e Glauco Borella, Silvana Editoriale, Milano, 2010
Andrea Speziali, Romagna Liberty, Maggioli 2012

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