Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!
Menu Navigazione
Il Liberty

Il Liberty

Sappiamo che in Italia si incominciò a parlare di « stile moderno » verso il 1895 e ci si riferiva soprattutto, in quel momento, al mobile pratico e funzionale che era noto come « mobile inglese ». Che l’interesse per tutta l’area del Modernismo, densa di intenzioni sociali e possibilità commerciali, si intensificò nell’ultimo lustro del secolo, quando il fenomeno incominciò a riguardare anche l’architettura. L’Italia allora prestò attenzione non soltanto all’inghilterra alla Francia e al Belgio, dove lo stile aveva assunto i connotati leggiadri e schioccanti del vero e proprio « Art Nouveau »; alla Germania, pure, dove lo Jugendstill sfoderava un repertorio floreale destinato a grandi fortune specialmente da noi, con la predilizione sviluppatasi nell’Ottocento per il tema del fiore.
I momenti salienti di questa prima fase sono l’esposizione di Parigi del 1900 – alla quale gli italiani andarono ad imparare: ma sì portarono via anche qualche premio – e quella di Torino del 1902, dedicata esclusivamente alle arti decorative e industriali, atto culminante dì tutta la vicenda della produzione modernista europea.
Nel 1902 si affermavano a Torino maestri artigiani che si sarebbero poi confermati come i protagonisti del nostro Liberty: l’équipe milanese con Mazzucotelli, maestro del ferro, Giovanni Beltrami, maestro vetraio, Eugenio Quarti, ebanista; il toscano Galileo Chini, con le sue ceramiche già apprezzate a Parigi; si affermava la ditta Golia Ducrot di Palermo, con mobili disegnati dall’architetto Ernesto Basile.
Dal 1902 al 1906 in Italia fu un gran fervore di adeguamento alle indicazioni di gusto e dì mercato emerse dall’esposizione di Torino: tra le quali erano anche orientamenti verso la più recente scuola tedesca, quella di Darmstadt, e verso la scuola viennese della Secessione, portatrici, l’una e l’altra, di uno stile meno fiorealizzato, con privilegio della linea retta, senza per altro la rinuncia alle vibrazioni vitalistiche caratterizzanti tutto l’arco del fenomeno modernista.
L’architettura registrò per la prima l’abbandono delle formule più mosse ed estrose, che comportavano tra l’altro difficoltà esecutive e costi molto alti; l’oggetto floreale resistette di più, ma a poco a poco fu chiaro che la produzione di routine doveva ripiegare su modelli più semplici, indirizzata com’era a una certa serialità; riservando al pezzo unico splendore di materiale e di disegno. Su que-
sto doppio binario, e un certo calo dello slancio artigianale, il Liberty dopo il 1906 si avvia al declino. Non senza aver lasciato indicazioni culturali e operative imprescindibili da quel momento in poi (e quando sdegnosamente se ne prescrisse, si commisero molti errori e si annullò un percorso prezioso, vanificandone i frutti); e aver stimolato, specie nella sua fase aurea, piccoli artigiani e maestri decoratori a esercitare talenti e fantasia nella realizzazione di oggetti, personalizzati pur sulla falsariga comune.
Questo aspetto del liberty, e cioè il patrimonio produttivo anche minore e disseminato in luoghi diversi, gli arredi pensati da architetti, le boiseries intagliate con amore da personalità rimaste oscure, è ancora in parte da indagare e riportare alla luce; con la fermezza del giudizio critico che sceglie, e non avalla qualunque oggetto purché rispondente ai caratteri dello stile: il recupero del Liberty non può essere una festa di trovarobe.
La scelta comporta anche un’individuazione dello stile nl vasto arco di esperienze entro il quale esso si collocò, rappresentando insieme il risvolto ultimo del naturalismo ottocentesco, la vittoria della stilizzazione sul « d’après nature », e infine proposte astratte; costituendo a un tempo il trionfo della decorazione e l’avvio al funzionalismo.
Dalla parte in cui il Liberty si appoggia all’Ottocento, e confonde la sua fisionomia, un poco salottiera, con quella della « belle époque », stanno schierati i pittori dal pennello sapido, luminoso ma non esuberante, cantori a mezza voce della borghesia benestante e mondana: sono, in questa mostra, Emilio Rizzi, Alberto Ferrero, anche Adolfo Busi nella fase giovanile; e lo scultore Davide Calandra, celebre per monumentali imprese. Appartengono alla stessa schiera gli artisti di estrazione scapigliata – e dunque specialmente lombardi – che incominciano a conferire più stilizzate ca-
denze alle loro scenette di genere: Troubetzkoy, Michele Vedani (attualmente in pieno recupero critico); e Achille Alberti, simbolista ormai, ma ancora legato stilisticamente al tardo verismo.
Dall’altro lato, i simbolisti dichiarati, quelli che hanno guardato a Moreau e a Klimt, a Hodler e Franz von Stuck; e che, in Italia, non rinunziano quasi mai ad accuratezze naturalistiche, ma hanno qua e là scatti trasfiguranti: e in questa mostra sono Kienerk, Innocenti, ma soprattutto Galileo Chini; per arrivare, con la secca preziosa stilizzazione di Disertori, o l’estro alta van Dongen di Mannucci, alle soglie del « Déco ».
Tra i due poli, lo stile floreale, il Liberty in senso stretto, insomma, quello caratterizzato dalle flessuose linee a colpo di frusta, insieme molle e scattante: specialmente praticato, in Italia, da cartellonisti e grafici di grande talento, l’équipe Ricordi (con Dudovich e Hohenstein), l’équipe Chappuis (con Baruffi e Majani) e così via; nella presente rassegna, pure Aldo Mazza e Giuseppe Palanti figurano con opere grafiche di singolare tensione Liberty; e sospirosamente, perfettamente Liberty è il bell’oggetto delle manifatture Miliardi disegnato da Domenico Baccarini.
Infatti, anche nell’oggetto e nell’arredo si verificano queste distinzioni, che riguardano insieme le fasi cronologiche del movimento e le sue partizioni sincroniche; e testimoniano dunque dell’evoluzione storica del Liberty e a un tempo delle personalità differenti e differenziate che in quell’ambito operarono. Il caso Bugatti, per esempio, fa a sé, per la geniale indipendenza di questo singolare ebanista, inventore di uno stile« alla moresca » che riguarderebbe più il clima del Decadentismo in senso lato che non il Liberty; ma non vi è dubbio che lo sgabello a sagoma arcuata assai simile al pezzi della camera da letto presentata all’esposizione torinese del 1902 e pertanto collocabile in quella data – riveli, nel libero scatto del disegno, un salto stilistico e un più diretto rapporto con l’incipiente Liberty.
Dentro il Liberty, nella sua accezione più floreale, sta il garbato arredo Zen, tipico della cultura media italiana di età modernista; così il salottino anonimo, con il cachepot di Laveno, databile, si suppone, intorno al 1905. Oltre questa data il mobile tende a irrigidirsi (a meno che non torni decisamente all’imitazione degli stili accademici); sia nell’edizione solenne, sia in quella leggera, paga il suo debito al gusto secessionista. In area secessonista, ma in posizione di libera intelligenza, sì pongono i mobili di Vincenzo Cadorin, testimoni in questa mostra della qualità colta, naturalmente mitteleuropea, dell’arte nelle Venezie per il periodo considerato.
Si confrontino, per apprezzare i vari risvolti del Liberty, i disegni di interni dovuti a Codenotti, ancora leggiadri e vivaci, con quelli più tardi e magniloquenti di Gambini.
Nel presentare schizzi e disegni di architetti, la mostra vuole appunto dare respiro di ambiente storico ai pezzi di arte figurativa o applicata, e fornire campionature della globalità della progettazione, in età Liberty.
La rosa delle indicazioni appare così molto ampia e articolata: ciascuno può trovarvi il suo personale filo d’Arianna e ricostruirsi un suo legittimo Liberty, alla sua maniera.

 

Testo di Rossana Bossaglia (1978)

CRONOLOGIA

1887 William esposizione d’arte fonda l’Arts and Crafts Exibition Society per promuovere la qualificazione artistica delle arti applicate; la società organizza esposizioni quadriennali a Londra.

1887-89 A Parigi in occasione dell’Esposizione universale è costruita la Torre Eiffel, l’esempio più famoso di architettura in ferro.

1889-1904 Hector Guimard realizza le pensiline delle stazioni del metrò, le costruzioni più celebri dell’art noveau francese.

1891 Esposizione nazionale a Palermo.

Alla prima mostra triennale di Brera a Milano partecipano numerosi artisti accomunati dalla tecnica del “divisionismo” (Previati, Segantini, Morbelli). Gaetano Previati presenta Maternità (Novara, Banca Popolare), realizzata con la tecnica del divisionismo e dai contenuti mistico- simbolici.
1892-93 Victor Horta costruisce la casa Tassel a Bruxelles, forse il monumento più significativo dell’art nouveau.

1894 Giovanni Segantini dipinge L’angelo della Vita, oggi alla Galleria d’Arte Moderna (Milano), aderendo al simbolismo spiritualizzante.

A Londra Aubrey Beardsley illustra la Salomè di Oscar Wilde.

1895 Prima Biennale di Venezia
I fratelli Lumière organizzano a Parigi il primo spettacolo cinematografico.

Horta costruisce l’hòtel Solvay a Bruxelles, concluso nel 1900.

1900 Esposizione Universale di Parigi del 1900 vede tra gli artisti italiani invitati Medardo Rosso

1901 IV Biennale di Venezia accoglie l’arte italiana in sale regionali e propone le mostre personali di Rodin e Boecklin, Morelli, Nono e Previati. Carrà rientra a Milano. Matisse espone per la prima volta al Salon des Indépendants. Kandinskji a Monaco fonda il gruppo ‘Phalanx’

1902 LXXII Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Roma,vi espone anche Giacomo Balla, dopo un soggiorno parigino.

La Promotrice di Torino allestisce la Quadriennale, Prima Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna. Bistolfi ne disegna il manifesto. Vi espongono, tra gli altri, Balla -attivo come ritrattista mentre compie ricerche sulla luce artificiale urbana (Boccioni e Severini frequentano il suo studio romano)- e Pellizza da Volpedo che espone il ‘Quarto Stato’ dipinto con tecnica divisionista. La rassegna sancì il trionfo del Liberty, come riflesso della linea di tendenza europea già comparso all’edizione del 1898, e coagulo di esperienza preraffaellite documentate dalla prima Biennale di Venezia del 1895

1903 LXXIII Esposizione internazionale di Roma opere di Balla, Bistolfi, Grosso, Guido Marussig, Medardo Rosso, Severini mentre si distinguono alla V Biennale di Venezia, ancora Balla e Pellizza da Volpedo. A Roma Sironi e a Venezia Modigliani entrano in contatto con Balla e con Boccioni. A Parigi viene istituito il Salon d’automne: vi comincia ad esporre Matisse. Henri Bergson pubblica ‘Introduction à la Métaphysique’

V° Esposizione Internazionale d’Arte a Napoli

1904 LXIV Esposizione Internazionale di Roma opere di Balla e di Pellizza alla LI Esposizione d’arte della Promotrice di Genova; al II Salon d’automne di Parigi un gruppo d’opere di Medardo Rosso che espone in personale al Kunstsalon Artaria di Vienna nel 1905

1905 VI Biennale di Venezia, opere di Pellizza da Volpedo; D’Annunzio sottolinea la presenza di Bistolfi (che si era formato sulla lezione di Grandi); nella sua plastica confluivano Simbolismo, Preraffaellismo e Liberty con esiti di un tipico spiritualismo.

LII e LIII Esposizione della Promotrice genovese.

F.T. Marinetti, attivo come letterato e poeta dal 1902, fonda a Milano la rivista ‘Poesia’ che ospita autori simbolisti e gli ‘incendiari’ italiani coi quali elabora le tesi futuriste.

Al Salon d’automne di Parigi espongono ‘Fauves’. Primo viaggio a Parigi di Lorenzo Viani.

A Dresda si forma il ‘Künstlergruppe Brücke’ (Gruppo del Ponte) che dà inizio alla fase saliente dell’Espressionismo. Il 1905 si considera anno d’inizio delle avanguardie storiche.

1906 Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano . Vi spiccano le opere di Balla e Pellizza.

È l’anno della morte di Paul Cézanne, figura dal ruolo determinante nel recupero dei valori di massa e forma dopo l’impressionismo.

Giungono a Parigi Amedeo Modigliani che inizia la propria formazione affascinato dalla scultura africana, e altri giovani tra cui Anselmo Bucci.

1907 VII Biennale di Venezia, Chini, De Albertis, Nomellini e Previati curano la mostra internazionale ‘L’arte del sogno’. Casorati vi presenzia per la prima volta, con dipinti legati al clima delle Secessioni di Vienna e Monaco. Boccioni si iscrive all’Accademia di Venezia. Morandi a quella di Bologna. Matisse compie un viaggio in Italia. Picasso dipinge le ‘Demoiselles d’Avignon’. Bergson propone ne ‘L’évolution créatrice’ il concetto di durata nell’esperienza in relazione alla conoscenza concettuale dell’oggetto. Su questa via muove la ricerca di Picasso, Braque, Gris, individuata con il termine ‘Cubismo’ da Vauxcelles nel 1908.

1908 LXXIII Esposizione internazionale di Roma opere di Balla e Casorati. Due ampie mostre di giovani alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia, diretta da Barbantini. Alla mostra autunnale della Permanente di Milano, opere di Boccioni e Carrà. A Roma, sulle premesse di simbolismo e di liberty lavora il poliedrico Duilio Cambellotti.

Picasso giunge al cubismo analitico. Inizia l’attività di Léger. Secondo viaggio a Parigi di Lorenzo Viani che si esprime in seguito in cupi accenti espressionistici.

1909 VIII Biennale si vede tra le mostre retrospettive quella di Pellizza da Volpedo, suicida nel 1907; la LXXIX Esposizione romana un folto gruppo di opere di Balla. A Parigi, sul ‘Figaro’ del 20 febbraio F.T. Marinetti, pubblica la ‘Fondazione e il Manifesto del Futurismo’. Cominetti firma il Manifesto ma non aderisce al Movimento. Sempre a Parigi nasce il movimento ‘Section d’or’. Prima presenza di Duchamp al Salon del Indépendants. A Milano ‘Poesia’ pubblica il Manifesto e un articolo sul Futurismo. A Firenze, sul n° 12 de ‘La Voce’, Soffici pubblica un lungo articolo dedicato a Medardo Rosso. Arturo Martini si forma sulle indicazioni di Hildebrandt a Monaco di Baviera dove si attiva la Neue Kunstler Vereinigung (Nuova Associazione degli Artisti) che darà vita a Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro).

1910 Balla, Boccioni (che dipinge ‘La città che sale’ e ‘Rissa in Galleria’), Carrà (che dipinge quell’anno stesso i ‘Funerali dell’anarchico Galli’), Russolo e Severini redigono il Manifesto della pittura futurista, seguito a breve dal ‘Manifesto tecnico'; alla LXXX Internazionale di Roma opere di Balla e Casorati; a Parigi Modigliani presenta un gruppo di opere al ‘Salon des Indépendants'; Gino Rossi (già a Parigi nel 1907) espone un gruppo di dipinti alla Fondazione Bevilacqua la Masa in Ca’ Pesaro che nell’estate vedrà una personale di Boccioni presentata da Marinetti; a Firenze si apre la ‘Prima mostra italiana dell’Impressionismo’ con un folto gruppo d’opere di Medardo Rosso; la IX Biennale di Venezia vede tra le mostre di stranieri le retrospettive di Courbet e Monticelli e le personali di Renoir e di Klimt. Nella Sala della gioventù espongono, per la prima volta ai Giardini, Casorati e Magnelli, unico tra gli ‘italiani di Parigi’ che si fermerà nella capitale francese senza più far rientro. Garbari espone a Ca’ Pesaro. De Chirico giunge dalla Germania a Firenze: vi dipinge il suo primo quadro metafisico, ispirato a piazza Santa Croce con la statua di Dante: ‘Enigma di un pomeriggio d’autunno’ che esporrà a Parigi nel 1913. Seguono le’Piazze d’Italia’ coeve ai ‘Canti Orfici’ di Dino Campana.

1911 ‘Manifesto dei Drammaturghi Futuristi’. Alla Esposizione internazionale di Roma, nel Cinquantenario dell’Unità d’Italia folti gruppi d’opere di Balla e di Medardo Rosso; alla Fondazione Bevilacqua la Masa gruppi d’opere di Arturo Martini e di Gino Rossi. Boccioni esegue la trilogia degli ‘Stati d’animo’. A Roma A.G. Bragaglia pubblica ‘Fotodinamismo futurista’. A Parigi espongono al Salon d’automne De Chirico, Rossi, Modigliani (scultore) e Martini che alla propria formazione bistofiana, wildtiana e di Hildebrandt aggiunge così la lezione di Maillol e Gauguin. Nell’ambito dell’Espressionismo, a Monaco di Baviera nasce ‘Der Blaue Reiter’. Il Russia Larionov sviluppa il ‘Raggismo’. Contatti tra futurismo e cubismo.

1912 Parigi, Londra, Bruxelles e la Galerie der Sturm di Berlino ospitano mostre dei Futuristi. Boccioni redige il ‘Manifesto tecnico della scultura futurista’ che invia a Parigi a Medardo Rosso, il grande scultore impressionista ammirato dai futuristi e sullla lezione del quale egli imposta il proprio lavoro; a Marinetti compete il ‘Manifesto tecnico della letteratura futurista’. Alla X Biennale di Venezia la mostra storica della Wiener Künstler-Genossenschaft. Tra le personali di italiani quella di Previati; di stranieri quelle di Knopff e di Blanche. Al X Salon d’automne al Grand Palais di Parigi, gruppi di opere di De Chirico, Martini, Andreotti, Modigliani e di Boccioni (che dipinge ‘Materia’), in dialogo critico col cubismo. Prampolini aderisce al Futurismo. Duchamp dipinge il ‘Nudo che scende le scale N 2′. Prime mostre di Max Ernst a Bonn e Colonia.

1913 A Roma si aprono la ‘Prima Esposizione di Pittura Futurista’ con Balla, Boccioni, Carrà, Severini, Soffici (già collaboratore di riviste francesi come critico) e Russolo (che redige il manifesto futurista ‘L’arte dei rumori’) e la ‘Prima Esposizione d’arte della Secessione’. A Firenze, su ‘La Voce’, Roberto Longhi pubblica l’articolo ‘I pittori futuristi’. Personali di Gino Severini a Londra e Berlino. A Ca’ Pesaro, alla mostra della Fondazione Bevilacqua la Masa, personale di Casorati e gruppi di opere di Martini e Gino Rossi. Alla Galérie la Boëtie di Parigi ‘Première Exposition de Sculpture Futuriste du peintre et sculpteur Boccioni’ che nel suo scritto ‘L’uomo fonte spaziale’ in catalogo afferma: “Il problema del dinamismo in scultura.dipende principalmente dall’interpretazione della forma”, introducendo il concetto di ‘forma variabile’. Carrà redige il manifesto futurista ‘La pittura dei suoni, rumori, odori’. Alla ‘Primo Salone d’autunno tedesco’ alla Galerie der Sturm di Berlino i Futuristi espongono in forze insieme con Chagall, Robert e Sonia Delaunay, Ernst, Goncarova, Kandinskij, Klee, Kokoschka, Larionov, Léger, Macke, Marc, Picabia, Rousseau, Souza Cardoso. Alla Galleria Futurista di Roma personale di Boccioni; a Firenze Esposizione di Pittura Futurista di ‘Lacerba’. A Parigi, De Chirico espone al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne. Primo ‘Readymade’ aiutato di Duchamp. Soggiorno di Ernst a Parigi. Picasso giunge al ‘Cubismo sintetico’.

1914 A Roma, alla Galleria Futurista, ‘Esposizione di Pittura Futurista’ ed ‘Esposizione libera futurista internazionale’ con Alchipenko, Depero, Marinetti, Martini, Morandi, Prampolini, Rosai, Rossi, Sironi che lavora a una celebrazione monumentale della civiltà della macchina permeata da intima minaccia. Nella pittura futurista entra il ‘collage’. Al Palazzo delle Esposizioni ‘Seconda esposizione Internazionale’ della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, con Balla, Cézanne, Klimt, Martini, Morandi, Morbelli, Previati, Rodin, Rossi, Schiele, Lorenzo Viani. Licini e Morandi espongono alla ‘Mostra dei Secessionisti’ a Bologna. Boccioni espone a Firenze. Prima Esposizione di Pittura Futurista a Napoli. A Milano ‘Primo grande concerto futurista per intonarumori’. Con composizioni di Luigi Russolo al Teatro Dal Verme e ‘Prima esposizione d’arte del gruppo di Nuove Tendenze’ alla Famiglia Artistica, con Bisi Fabbri, Chiattone, Dudreville, Erba, Alma Fidora, Funi, Nizzoli, Possamai, Sant’Elia, sostenuti da Ugo Nebbia. A Venezia la XI Biennale propone tra le personali di stranieri: Ensor, Bourdelle, Medardo Rosso e tra le mostre quella dei Divisionisti Italiani con Previati e Emilio Longoni, della Xilografia e delle arti decorative con vetri di T. Wolf-Ferrari e Zecchin; al Lido la ‘Mostra di artisti rifiutati dalla Biennale’. Su ‘Lacerba’ Soffici scrive di De Chirico e di Alberto Savinio che aveva tenuto un concerto a Parigi. Sant’Elia redige il ‘Manifesto dell’Architettura Futurista’. Inizia la pubblicazione di articoli interventisti a firma di Balla, Papini, Soffici. Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo e Piatti redigono il manifesto ‘Sintesi futurista della guerra’ Allo scoppio del primo conflitto mondiale Mussolini lascia l’Avanti e fonda ‘Il Popolo d’Italia’. Balla realizza le sue prime sculture (alcune con Depero) partendo dai problemi posti da Boccioni che pubblica ‘Pittura e scultura Futuriste’ per le Edizioni di Poesia. Esperienze plastiche di Melli. Esce da Vallecchi ‘Cubismo e Futurismo’ di Soffici. Alla nuova rivista ‘La Voce’ collaborano ampiamente i Futuristi. In Inghilterra nasce il ‘Vorticism’.

1915 Scoppio della Prima Guerra Mondiale.

 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>