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Il Liberty a Bari

Il Liberty a Bari

Parlare di Liberty significa parlare di uno stile che ha assunto una portata internazionale e che ha interessato ogni settore nel campo dell’arte, dalla pittura alla architettura, dalle arti applicate all’arredamento. Esso però, ha rappresentato soprattutto la risposta ad un particolare momento storico in cui si è cercato attraverso l’arte, di educare le masse al gusto del bello e di sopire eventuali focolai di rivoluzione di natura sociale, imperante nelle nuove classi operaie. L’Europa, e in particolare l’Inghilterra, sono state il teatro di questa rivoluzione del gusto, legato anche a motivazioni di tipo economico, ad uno stallo dei mercati soprattutto inglesi, che avevano difficoltà a lanciare i propri prodotti in una competizione internazionale. L’estetica della funzionalità consentì di creare prodotti di qualità che univano la praticità ad una rinnovata estetica, dando vita a figure professionali che possiamo considerare gli antesignani dei moderni designers. La pubblicazione di un recente volume intitolato “Il Liberty a Bari” pone delle profonde riflessioni sul recupero delle architetture Liberty della città e di alcuni centri della provincia, come testimonianza di un momento storico particolare che l’Italia, e soprattutto la Puglia ha vissuto con un ritardo cronologico, e come “fenomeno di importazione”. Il nuovo stile unisce il razionalismo del progetto che si imposta sul rigore della forma geometrica, e la libertà del decoro che esprime invece, il dinamismo del divenire del progresso, nella linea sinuosa, sensuale che si avvolge su se stessa, e che trae ispirazione dalla natura.

L’Europa pullula di nuovi edifici e di grandi architetti, come Otto Wagner, considerato “un pioniere del modernismo”, in quanto la sua progettualità comprende l’impiego delle nuove tecniche e dei nuovi materiali. Otto Loos, l’austriaco Josef Hoffmann, e lo scozzese Charles Renne Mackintosh preferiscono il rigore della linea retta alla curva flessuosa. La nuova architettura sperimenta la fusione tra decorazione e funzione, ma in Italia la cultura ha difficoltà ad inserirsi in una dimensione europea a causa di una tradizione regionale che da poco si è inserita nella “neoformazione” di uno stato unitario, e per la persistenza di una cultura accademica. A Bari il Liberty arriva tra il 1910-1911, in un momento di crescita della città che assorbe un numero notevole di immigrati dall’entroterra, e che si rinnova innestandosi sulla “fisionomia urbana” del “murattiano”. Questa nuova architettura decorata in superficie, con motivi desunti dalla contemporanea architettura europea, si avvale della collaborazione di botteghe artigiane che realizzano gli inserti decorativi. Tra ebanisti, elettricisti, e fabbri, si distinguono un gruppo di scultori e pittori, quali Mario Praier, che ha decorato il vecchio Oriente e il Santalucia; Armenise, autore dell’affresco sulla volta del Petruzzelli; e Colonna. Tra gli scultori: Cifariello, Civera, e De Bellis. I committenti fanno incidere la data di costruzione e il loro nome sulla chiave di volta dell’arco sul portone principale; la presenza di maschere apotropaiche hanno funzione decorativa e scaramantica. Cornucopie, foglie di acanto, conchiglie, sono simbolo di prosperità e di buon auspicio, oltre ad ostentare un certo status sociale. Tra i palazzi in stile tardo Liberty presenti nella città di Bari si fa menzione di: palazzo di via Buozzi 39 commissionato da Nicola Gomes nel 1910, che presenta ornamenti desunti dalla tradizione liberty europea, con fiori stilizzati, che decorano anche il portone in legno suddiviso in quattro ante uguali. Palazzo Diasparro del 1911 è situato al numero 21-27 di Corso Cavour, angolo via Piccinni numero 6, ed è uno dei più importanti in Bari; presenta due facciate uguali, scandite lateralmente da due finte torri che delimitano un registro interno coronato da un cornicione con mensole; particolare è la fascia di piastrelle in ceramica a motivo floreale verde e rosso che corre lungo la parete centrale al di sotto delle bifore dell’ultimo piano. Palazzo Isolato del 1912 è compreso tra via De Giosa, via Cardassi, via Bozzi, e via Imbriani. L’edificio ha quattro piani e il corpo centrale sul prospetto di via De Giosa si caratterizza per la presenza di quattro paraste terminanti con teste di meduse.

La facciata elabora una sintesi di equilibri tra gli elementi verticali delle paraste e delle finestre allungate, e quelli orizzontali del cornicione, delle balconate e dello zoccolo in pietra al piano terra. Il palazzo di via Tanzi numero 26 fu commissionato nel 1912 dal gen. Galati e progettato dall’architetto Saverio Dioguardi. La villa nasceva come residenza di periferia e il progetto originario prevedeva un piano terra e un primo piano. Gli attuali proprietari che lo acquistarono nel 1947 realizzarono la sopraelevazione di due piani; delicati elementi decorativi a volute con soggetti floreali caratterizzano i parapetti in cemento della balconata e le eleganti ringhiere in ferro battuto. Palazzo Clemente in piazza Umberto 21-23 fu commissionato dal dott. cav. Giovanni Clemente nel 1912, su progetto dell’ingegnere Orazio Santalucia. Fasce decorative orizzontali corrono lungo le aperture dei balconi, intervallate da testine femminili al primo piano e da mascheroni al secondo livello. Palazzo Dioguardi fu progettato dall’architetto Saverio Dioguardi nel 1913-14, su commissione di Nicola Dioguardi; è ubicato in via Crisanzio 97, angolo via Visconti. Caratteristiche del prospetto sono l’eleganza del dettaglio e la coerenza formale impostata sull’andamento ritmico degli elementi decorativi in stucco; particolare è il dettaglio del portone inserito all’interno di un semicerchio sormontato in alto dalla testa di un leone. Su commissione di Antonio Radicchio è stato costruito nel 1915-16 il palazzo di via Argiro, su progetto dell’ingegnere Michele De Vincentiis. Gli equilibri formali si impostano sull’incrocio delle paraste del registro centrale, e sulla orizzontalità delle lunghe balconate che si caratterizzano per i disegni fitomorfici del ferro battuto. Palazzo Atti è sito in Corso Cavour n°24 ed è stato progettato dall’ing. Ettore Patrono tra il 1915-16. Si tratta di un edificio piuttosto monumentale; il prospetto si caratterizza per l’eleganza del portone incorniciato da due colonne che poggiano su alti piedistalli; i capitelli compositi sostengono una trabeazione che poggia anche su tre piccole mensole, sulla quale si imposta il balcone centrale del primo livello che segue una leggera curvatura e termina nelle parti laterali con due statue in posizione seduta che non sono presenti nel progetto iniziale. Palazzo Sbisà sempre in Corso Cavour 127, con angolo in via Dante è stato progettato su commissione di Giacomo Sbisà nel 1907 ed è uno dei primi costruiti in Bari. Anche qui la presenza di paraste interrompono la continuità dei marcapiani. Sul prospetto lungo la parete del primo piano corre una fila di piastrelle quadrate in ceramica. Al 1912 risale invece, l’edificio di via Sparano 99, che fu costruito su un preesistente edificio del 1880 con primo piano e piano terra. Oggi il palazzo è di quattro piani e si presenta con un’architettura molto semplice, suddiviso in tre parti con corpo centrale più stretto delimitato dalle lunghe paraste che sporgono dal parapetto e interrompono il ritmo delle mensole. I balconi presentano ringhiere in ghisa molto semplici e trabeazioni elaborate. In via Calafati n°396 angolo via Ravanas si trova il palazzo commissionato da Raffaele e Giuseppe Garibaldi, su progetto di Tommaso Barile del 1916. Al progetto originale su due livelli si aggiunse un terzo piano. Anche in questo caso si tratta di un’architettura molto semplice impostata sulla essenzialità della forma e sul rigore degli elementi decorativi. L’edificio in via Tunisi 7, angolo via Mola fu progettato nel 1915-16 da Tommaso Barile su commissione di Domenico Danese; il portone del prospetto principale è inserito all’interno di un profilo di cemento squadrato, sormontato da un suggestivo mascherone. Due lunghe lesene corrono per tutta l’estensione del prospetto tagliando la superficie in tre e delimitando la zona centrale. In via Imbriani 56, angolo via Bozzi è sito il palazzo costruito tra gli anni 18 e 20 del Novecento, su committenza di Vito Luigi Alberotanza; lunghe paraste suddividono l’edificio in cinque parti, di cui le esterne risultano più piccole.

La facciata si compone di finestre e balconi che si susseguono in un ritmo alternato di sequenze che si combinano nei diversi livelli dell’edificio. Il palazzo di via Tunisi 1, angolo via Emanuele Mola, datato 1920 si caratterizza per il suo portone con volto di donna centrale e margherite laterali e una ghirlanda con fiocchi sostenuta da due piccole figure che sorreggono lo stemma centrale con la datazione in numero romano. In via De Rossi 221, angolo via Crisanzio è ubicato un palazzo monumentale progettato dall’architetto Miraglia nel 1921; imponenti paraste, di cui due angolari, suddividono la facciata in tre parti, sottolineando le dimensioni di quella centrale che alterna un ritmo consecutivo di finestre e balconi. Palazzo Chimienti in via Marchese di Montone 98 è stato progettato nel 1921 dall’ingegnere Pasquale Lo Foco; si sviluppa su tre livelli e presenta una certa sobrietà nell’impianto generale. Il palazzo sito in Corso Vittorio Emanuele 78 si caratterizza per le decorazioni del portone sulle cui ante sono incise ghirlande di fiori e due mascheroni che occhieggiano ostentando una smorfia con la lingua. Villa Ombrosa in via Alcide De Gasperi 389 fu commissionata da Luigi Colonna nei primi anni del 1900; ancora oggi, si conserva un ampio arco ellittico sull’ imponente ingresso che presenta due leoni ai lati. Villa Anelli in via Alcide De Gasperi 354 presenta una importante recinzione la cui cancellata si evidenzia per la presenza di pilastri in cemento sormontati da teste di caprone simbolo del diavolo che custodisce la casa dai malevoli; gli altri pilastri che cadenzano il ritmo della cancellata, presentano capitelli decorati a motivo floreale con foglie e rose. Una menzione particolare va dedicata al Kursaal Santalucia, e al Teatro Margherita. Il Kursaal fu commissionato tra il 1924-27 dalla famiglia Santalucia e progettato dall’ingegnere Orazio Santalucia. Dal 1927 viene adibito a locale per la proiezione cinematografica, teatro, bar, ristorante, sale congressi e abitazioni. Il 15 giugno 1955 fu ampliata la sala cinematografica, mentre al 1988 risale il restauro dell’architetto Paolo Portoghesi. L’impianto presenta un corpo centrale scandito da grandi vetrate e da importanti decorazioni inserite negli spazi tra gli arconi delle vetrate. All’interno si possono ammirare dipinti di Mario Prayer. Infine, il Teatro Margherita sito in Piazza IV novembre fu progettato dall’ingegnere Francesco De Giglio tra il 1912-14, e fu commissionato dalla Società Anonima Pubblici Divertimenti Orfeo di Bari. L’incendio del 22 luglio 1911 distrusse il complesso iniziale del 1893 denominato Eden Margherita, destinato allo svago e alla ristorazione, e collegato da un ponte alla terraferma. Fu inaugurato il 22 agosto 1914 con il nome Kursaal Margherita, in onore della moglie di re Umberto I di Savoia, e alla committenza fu concesso il tratto di costa dove sorgeva appunto, il nuovo teatro. Il teatro fu costruito nel mare poggiato su palafitte e si sviluppava su una superficie di 3500 metri quadrati. Fu salotto della Bari bene, e dal ’43 fu punto di smistamento per le truppe americane; nel ’46 fu ripristinato a seguito dei danni riportati per lo scoppio di una nave americana. Con lo scadere della concessione il Teatro fu acquistato dallo Stato, e ha cessato così, di essere luogo di rappresentazione. La struttura si presenta con un ricco apparato decorativo e si caratterizza per la presenza di un ampio arco a vetrata affiancato da due alti pinnacoli. La cupola è ottagonale con lucernario di chiusura.

 
Antonella Colaninno

(Foto di Gianni Porcellini)

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    1 Commento

  1. Salve, un recente breve soggiorno ad Acquaviva delle Fonti , ha acceso la mia curiosità circa la presenza di numerosi fabbricati che rappresentano il Liberty anche se in chiave minore e di cui non troovo traccia nel Web e non riesco a trovare alcuna pubblicazione . Sarei grato per due righe di aiuto
    Marco Aglietti Pistoia

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