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Libero Andreotti

Libero Andreotti

LIBERO ANDREOTTI
(1875 – 1933)

Di umili origini, lavora tra gli otto e i dicias­sette anni come fabbro tornitore in un’offi­cina meccanica; autodidatta, non compie studi regolari. Dopo un periodo a Lucca dal 1892 in cui entra in contatto con gli ambienti intellettuali e artistici e di tendenza anarchi­co-socialista della Versilia, tra il 1897 e il 1899 si trasferisce a Palermo ove trova impiego presso l’editore Sandron; disegna caricature per molte testate locali. Rientrato a Lucca, nel 1900 è a Firenze ove lavora come illu­stratore di libri e periodici nella tipografia di Augusto Chini; tra il 1901 e il 1904 frequenta i corsi di nudo presso l’Accademia di Belle Arti; tra amicizie e contatti artistici importan­ti nell’ambiente culturale fiorentino di inizio secolo affina un gusto internazionale in cui si fondono liberamente il preraffaellismo di De Carolis, certa visionarietà nordica da Blake a Munch a Ensor, e il realismo permeato di venature espressioniste di ascendenza fran­cese tra Daumier, Millet, Courbet, Meunier. Nello studio dello scultore Mario Galli af­fronta le sue prime prove di plastica: esporrà alla Biennale di Venezia per la prima volta nel 1905 la terracotta Alba. Nel 1906 entra in contatto con Alberto Grubicy con il quale stipula un contratto che lo affilia alla omoni­ma galleria milanese, in vigore sino al 1909; apre uno studio a Porta Nuova, conosce F.T. Marinetti che lo avvicina al gruppo di “Po­esia”. Nel 1907 espone nella sala “L’arte del sogno” alla Biennale veneziana, e presenta ben 35 opere al Salon dei divisionisti italiani promosso da Grubicy a la Serre de l’Alma a Parigi, e tra queste figura Il baciamano del fauno, in mostra (cat. 109). La sua è una scultura di luce, o scultura-pittura, che vira tra un certo impressionismo di fattura e una personale sintesi espressiva, nell’adesione a temi letterari del Simbolismo internazionale. Nel 1908 espone sette opere alla Prima Bien­nale di Faenza con il gruppo della Giovine Etruria. La successiva permanenza a Parigi, tra l’estate del 1909 e il 1911, è ricca di contatti e suggestioni; il simbolismo evolve verso una più definita espressività sintetista, coniugan­do l’adesione alle ricerche plastico-luminose di Maillol-Bourdelle con il recupero archeolo­gico di radici arcaiche mediterranee, per una completa reinvenzione formale in cui con­vergono parallelamente stimoli provenienti dalle esperienze del teatro e della danza di Nijinsky. Nel 1911 esporrà 51 opere, tra cui i due Geni musicali qui esposti (cat. 173, 174), alla galleria Bernheim-Jeune, mostra che se­gna definitivamente la sua affermazione; la partecipazione a eventi di spicco della vita artistica parigina prosegue ininterrotta sino al 1914 quando per lo scoppio della guer­ra deve far ritorno in Italia; qui il rinnovato studio dei maestri italiani del Rinascimento, unito a una vibrante sensibilità pittorica nel trattamento a taches delle superfici che de­riva da Cézanne, lo condurrà verso nuove esperienze di sintesi formale.

BIBLIOGRAFIA: S. Lucchesi, C. Pizzorusso (a cura di), La cultura europea di Libero Andreotti, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale 2000. Testo tratto in: Aa. Vv. Liberty, uno stile per l’Italia moderna, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012

Monica Vinardi

 

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