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Leopoldo Metlicovitz

Leopoldo Metlicovitz

Di on ott 5, 2018 in Artisti | 0 commenti

LEOPOLDO MELTICOVITZ
(1868 – 1944)

Tecnico di formazione – aveva iniziato a lavo­rare nella ditta paterna di minuteria meccani­ca – si accostò al mondo della grafica come aiuto litografo, prima a Udine, poi a Milano presso la ditta Tensi, specializzata nella pro­duzione di carte e lastre per la fotografia, e poi, dal 1893, presso le Officine Grafiche Ri­cordi, quale direttore tecnico, con il compito di trasferire su pietra litografica i disegni di Hohenstein e Mataloni. Presto però, grazie al suo talento, viene promosso al ruolo di pit­tore; tra le prime opere note si ricordano il manifesto per il quotidiano milanese La Sera (1892), Fleur de mousse (1898; cat. 124), La colonia libera (1899), Distillerie italiane (1899, cat. 133), nei quali è evidente la sua adesione al linguaggio liberty di ascendenza Jugenstil. Tuttavia nel suo lessico figurativo affiorano anche suggestioni diverse, di origine orien­tale, o legate al classicismo eroico di matrice michelangiolesca, come nel manifesto Lie­big vero estratto di carne (1899), nel quale un giovane nerboruto trattiene un poderoso animale, o ancora in quelli per la Mostra del Ciclo e dell’Automobile di Milano del 1905, o per l’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 (cat. 134), in occasione dell’apertura del Traforo del Sempione, nel quale le poderose raffigurazioni della Scienza e del Progresso guidano il treno fuori dal tunnel, immagine che ebbe una straordinaria fortuna. Nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, entrato in contatto con il mondo teatrale milanese per tramite di Ricordi, fu attivo come costumista e scenografo per il teatro alla Scala e realizzò una serie di cartoline per la Bohème di Puc­cini, presentate, nel 1906, alla prima mostra dedicata alle cartoline postali illustrate di Ve­nezia. Assai ricca fu anche la sua produzione di manifesti operistici nel primo ventennio del secolo, prevalentemente opere puccinia­ne (Tosca, 1900, cat. 129; Madama Butterfly, 1904, cat. 131; Manon Lescaut, 1909; Suor An­gelica, 1919; Il tabarro, 1919; Turandot, 1926) nei quali il suo linguaggio varia tra rappre­sentazione realistica e raffigurazione simbo­lica, con più marcati accenti liberty.

 

Bibliografia: Orlandini, L’attività cartellonistica di Leopoldo Metlicovitz, in Catalogo Bolaffi della grafica italia­na, Torino 1988; G. Ginex (a cura di), Metlicovitz, Dudovich. Grandi cartellonisti triestini. Manifesti dalla raccolta “Achille Bertarelli” del Castello Sfor­zesco di Milano, Milano 2001; La luce sul filo: lam­padine nei manifesti della Raccolta Salce, catalo­go della mostra, Treviso, 2003; La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915, a cura di F. Cagianelli, D. Matteoni, catalogo della mostra, Silvana Editoria­le, Cinisello Balsamo 2008.

Giulio Sommariva

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