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La fu la Palermo Liberty

La fu la Palermo Liberty

Di on nov 29, 2016 in Regione Sicilia | 0 commenti

di Maria Giulia Partinico

È la sensazione di sconforto che assale gli animi alla vista di una Palermo che era diversa da come la si vede ai giorni nostri.
Del “Boulevard” di Palermo, Via Libertà, e dei suoi Villini in Stile Liberty non rimane che un lungo boulevard composto da un mosaico di quel che rimane di villini liberty e palazzi moderni che si alternano rovinando l’atmosfera originale della Via Libertà di un tempo. Quel tempo citato nei righi precedenti non si riferisce ad un tempo lontano, ma un tempo storico abbastanza recente che risale agli ultimi anni dell’800 e soprattutto ai primi anni del ‘900.

•    La crescita economica e la lottizzazione della Palermo nordsettentrionale

Infatti con l’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891/92, situata nell’Attuale Giardino Inglese di Palermo, si da inizio ad un nuovo piano regolatore che permette la costruzione di viali alberati e la lottizzazione del terreno.
In quest’area, infatti, negli anni successivi all’Esposizione si avrà un vero e proprio fiorire di Villini Liberty e la zona amplierà il vecchio centro storico di Palermo da Via Dante sino a Piazza Vittorio Veneto (comunemente denominata Statua, per il suo imponente monumento celebrativo realizzato dallo stesso Ernesto Basile nel 1910).

E’ questo il periodo in cui comincia la costruzione di diversi villini in stile liberty da parte dell’architetto Ernesto Basile e da altri architetti conterranei.
I cosiddetti “villini” diventano formula di prestigio non solo per gli architetti ma soprattutto per i committenti che richiedono sempre più la costruzione di Villini in stile liberty che esaltino il prestigio della famiglia.
Anche i ricchi borghesi stranieri vengono a Palermo non solo per le vacanze (esempi famosi sono il Kaizer tedesco Guglielmo II e il re Edoardo VII di Inghilterra ospitati presso la residenza Florio) ma alcuni di essi decidono di venire ad abitare a Palermo (esempio famoso è la Famiglia inglese Whitaker. Oggi ne rimane la Villa Whitaker in Via Dante).

Ma non tutto è destinato a sopravvivere in eterno, conseguentemente al crollo della borghesia palermitana -la famiglia Florio ne è un esempio-, Palermo verrà avvolta da un lento declino che culminerà con il famoso “Sacco di Palermo”.

•    Ma cosa s’intende con l’espressione “Sacco di Palermo”?

Con l’espressione Sacco di Palermo si fa riferimento al deturpamento della città causato dalla lottizzazione aggressiva, il cosiddetto “boom edilizio”, attuato da parte dell’amministrazione del tempo nel ventennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale.
Infatti a causa dei bombardamenti, parte della vecchia Palermo fu distrutta ed furono necessarie nuove abitazioni e fu qui che entrò in gioco l’assessore ai lavori pubblici Ciancimino che concedette ben 4.000 licenze edilizie di cui 1.600 figuravano intestate a tre prestanome.
Si afferma che oltre 3.000 di queste concessioni furono firmate nell’arco di una sola notte e il tono con cui si raccontano questi avvenimenti che portarono al cambiamento dell’assetto urbano di inizio secolo non può essere che di nostalgia per ciò che non esiste più e amarezza per le cause che portarono a ciò.
Inoltre l’espressione “ciò che non esiste più” non è stata usata erroneamente o solo come esasperazione di un periodo ben più ampio e sanguinoso della storia di Palermo  ma come indice di tutto ciò che è stato raso al suolo in quel periodo.

•    La demolizione aggressiva
Molti dei Villini liberty tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 furono letteralmente rasi al suolo per far posto a nuove costruzioni o per nascondere ciò che non doveva esser visto.
Non uno, non due, ma più di un centinaio furono i villini distrutti dalla Mafia e in un breve percorso ne analizzeremo alcuni tra i più importanti:

Villino Deliella

Operai al lavoro a Palermo durante le rapidissime operazioni di demolizione di villa Deliella, iniziate il 28 novembre del 1959

Operai al lavoro a Palermo durante le rapidissime operazioni di demolizione di villa Deliella, iniziate il 28 novembre del 1959

Il lunedì 30 dicembre del 1959 Palermo fu colpita al cuore, uno dei tanti colpi che la città dovette subire, al suo risveglio. Villino Deliella non esisteva più, in una sola notte fu raso al suolo da un centinaio di operai incaricati di abbattere il Villino al suolo il Villino.
Le ragioni sono ignote e non si sa se il proprietario acconsentì di sua libera volontà alla demolizione o fu costretto a farlo sotto pagamento di denaro o minacce. Sul caso l’assessore Vito Ciancimino dichiarò “Non ho tratto alcun vantaggio di nessun genere. Anzi, posso dire– affermò nell’aula del processo per diffamazione all’ex senatore comunista Girolamo Li Causi – che ho fatto inserire nel piano regolatore la zona come verde pubblico, per cui il principe Franco Lanza di Scalea non ha avuto alcun utile a demolire la villa”.
Il luogo in cui era stato edificato fra il 1905 e il 1907 il Villino sotto progetto di Ernesto Basile è attualmente un posteggio per automobili.

Distruzione del Villino:

Oggi:

Villino Di Giorgi (Via Notarbartolo),

Villa Cusenza (Via Duca Della Verdura e Piazza A. Gentile),

Villino Liberty (Via Notarbartolo),

Villino Cavarrett (Via Giacomo Leopardi),

Villa Rutelli (Via Libertà e Via la Marmora),

E non furono solo i Villini ad esser rasi al suolo ma anche Chioschetti non più esistenti..

Chioschetto Piazzetta delle Palme (Via Roma):

schermata-2016-11-29-a-21-02-36E non solo le demolizioni lasciarono una profonda ferita nel cuore di Palermo ma anche i roghi dolosi causati a diverse villette, un caso famoso è l’incendio di Villino Florio (ancora esistente e tra i più famosi monumenti liberty Palermitani acquistato degli anni ’80 dall’Assessorato ai Beni Culturali di Palermo e considerato ed esaltato come “museo di sé stesso”).
Nel novembre del 1962 il Villino Florio s’illuminò.. non di luci elettriche, così come era stato progettato da Basile -infatti il Villino fu uno tra i primi ad esser dotato di luce elettrica a Palermo- ne di feste ma di fuoco.
Un incendio doloso distrusse l’arredamento, la tappezzeria, il caminetto e tutto ciò che faceva parte dell’arredo interno del Villino.
Le cause e il mandante non sono noti, ma è stato accertato che si trattasse di un incendio di natura dolosa.

Il Villino dopo l’incendio del 1962:

Nel raccontare tutte queste vicende e nel ripercorrere questo periodo buio della Città di Palermo sembra superfluo sottolineare il sentimento che genera tutto ciò nello scrittore ma soprattutto nel lettore che viene accompagnato per mano attraverso la distruzione di un patrimonio artistico ma soprattutto del ricordo materiale di una Palermo che fu e che non esiste più. E genera ancora più sdegno la visione quotidiana di una realtà dove il passato sembra non contare e dove il rispetto della memoria si affievolisce giorno dopo giorno e sembra scomparire sempre più la valorizzazione e la conoscenza del Liberty palermitano.

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