Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!
Menu Navigazione
La femme fatale

La femme fatale

Il momento di maggiore diffusione dell’immagine della “femme fatale” è sicuramente quello che sta a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando la figura della donna fatale si propone come grande mito moderno all’interno di una società fondata proprio su tale elemento.
Specchio di questo sentire saranno proprio le arti figurative: solo attraverso l’arte l’uomo riesce ad instaurare un rapporto con la donna fatale, altrimenti inattingibile. L’opera d’arte si mostra come cifra del suo destino ed in essa imprigiona la sua passione che, labile, oscilla tra la sete di vita e il sentimento di morte.
Numerosi esempi si ritrovano nelle opere di pittori quali Giovanni Boldini, Amedeo Bocchi, Adolfo De Carolis, Amleto Cataldi con le sue danzatrici ed i suoi piccoli ritratti, Ercole Drei e Vittorio Matteo Corcos, ritrattista della borghesia che venne soprannominato “peintre des jolies femmes”. E ancora di scultori come Domenico Trentacoste ed Edoardo Rubino, sino ad arrivare agli interventi di costumisti come Caramba e Fortuny sui corpi delle dive.
L’arte riflette lo stile del proprio tempo, negli aspetti plastici e decorativi, puntando su di un forte impatto a livello di vita quotidiana.
Tuttavia mentre il maschio borghese vede proprio nell’epifania delle donne-fiore, delle donne-sirena, delle donne-fatali l’apoteosi della donna oggetto, essa in realtà in queste sue nuove vesti porta avanti una battaglia per l’emancipazione, per l’istituzione di rapporti sociali che le assicurino una certa libertà, e lo fa proprio attraverso un ritorno ed un contatto diretto con una natura originaria.
La “donna Liberty” non appare semplicemente come la donna della Belle Epoque bensì come quella figura che contribuisce attivamente, con i propri atteggiamenti a creare un determinato modello, destinato a divenire uno “status symbol”.
Soprattutto la pubblicità metterà in evidenza come l’immagine della donna stia mutando verso una maggiore emancipazione, sottolineando in particolare quella nuova consapevolezza del corpo che sta acquisendo, attraverso una sua maggiore esposizione: donne provocanti che mettono in mostra un seno rigoglioso, maliziose ragazze che, mentre pubblicizzano le qualità di un impermeabile, affidano all’immaginazione del pubblico la nudità di un corpo che tale indumento cela.

 

archivio-iconografico-del-verbano-cusio-ossola-metlicovitz-fleurs-de-mousse

(www.facebook.com/mostralibertyforli)

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>