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Itinerario Liberty “Oberdan” a Milano

Itinerario Liberty “Oberdan” a Milano

L’itinerario “Oberdan” qui proposto intende e ha inteso a far conoscere e vivere l’esperienza Art Nouveau nei palazzi in stile Liberty milanesi al fruitore comune,
Il percorso studiato ad hoc con guide specializzate ed esperte ha inizio in piazza Oberdan. Si può percorrere in bici, pulmann e metrò.

Informati per partecipare all’itineraio proposto da Italia Liberty:

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Codice di sicurezza

Ecco gli edifici presenti nel percorso:

decoro_pavone_liberty_milano_italialiberty1. viale Piave 42 – Hotel Diana
2. via De Bernardi 1
3. viale Piave 11/13
4. via Pisacane 12
5. via Pisacane 16
6. via Pisacane 18/20
7. via Pisacane 22
8. via Pisacane 24
9. via Modena 2
10. via Menotti 16/19
11. via Menotti 1
12. via Menotti 4
13. via Castelmorrone 8
14. via Modena 20
15. via Castelmorrone 19
16. via Modena 27
17. via Modena 28
18. via Modena 30
19. via Modena 21/23
20. viale dei Mille 68
21. viale dei Mille 27
22. via Pisacane 53/55/57
23. via Frisi 2 – Palazzina Liberty
24. via Malpighi 12
25. via Malpighi 3

 

Itinerario Liberty a Milano con inizio in piazza Oberdan

 

Viale Piave 42, Hotel Diana, 1907, Arch. A. Manfredini

Viale Piave 42, Hotel Diana, 1907, Arch. A. Manfredini

La prima piscina pubblica d’Italia. Realizzata nel 1842 dall’architetto Andrea Pizzala. Inizialmente l’accesso era riservato solo agli uomini e, solo a partire dal 1886, fu previsto un ingresso apposito per le donne. Il complesso dei bagni prevedeva 120 cabine, un ristorante, un caffè e un grande giardino all’ombra di salici piangenti, ippocastani e pioppi. I Bagni di Diana sorgevano a Porta Venezia . La piscina sfruttava l’acqua della roggia Gerenzana, cioè le acque del Seveso che cambiavano nome dopo essersi mescolate a quelle della Martesana in via Melchiorre Gioia, dove ancora oggi scorre il Naviglio. I bagni furono sostituiti dal Kursaal Diana, una sorta di centro polifunzionale in stile liberty con forti accenti eclettici: era un albergo con teatro e, fino al 1946, anche uno sferisterio per il gioco della pelota basca. L’edificio fu progettato dall’architetto Alberto Manfredini e poi restaurato nel 1922 da Giorgio De Finetti. La piscina, che in un primo momento si voleva mantenere, venne sostituita con un giardino e una pista da pattinaggio su ghiaccio. Nel 1914 l’hotel ospitò la prima edizione dell’EICMA.

L’attentato del 1921. Era il 21 marzo 1921 quando un’esplosione squassò il Diana. L’edificio era stato oggetto di un attentato anarchico perché si era sparsa la voce che il questore Giovanni Guasti abitasse sopra il teatro. Gli attentatori avevano posizionato accanto all’ingresso riservato agli artisti una cesta contenente 160 candelotti di esplosivo, che avevano poi ricoperto con paglia e bottiglie vuote. Alle 22.40 lo spettacolo stava per iniziare: si trattava dell’ultima replica di una operetta di Lear intitolata La mazurka blu. L’esplosione fu tanto forte da mandare in pezzi il muro dell’edificio: le macerie investirono i membri dell’orchestra e gli spettatori delle prime file. Immediatamente dopo, per rappresaglia, una squadra fascista distrusse le sedi de “L’Avanti!” e di “Umanità Nuova”.

Via De Bernardi 1, Casa Alessio, 1905, Arch. G.B. Bossi

L’ampia fascia che si sviluppa ascensionalmente in corrispondenza dell’androne d’ingresso costituisce quasi una pausa al fitto susseguirsi di timpani e cornici di sapore classicheggiante. L’impronta secessionista, facilmente identificabile nella cadenza delle partiture, nel sapiente dosaggio della decorazione e nella trama della fascia centrale, è ancora riscontrabile nella parte alta della facciata. Qui la composizione si fa diversa, passando dall’aggraziato riquadro delle finestre del terzo piano, dove la linea ancora indulge a motivi floreali, alla più austera linearità delle finestre dell’ultimo piano, che sono collegate fra loro da una fascia decorativa continua di elementi geometrici e lineari alternati da grandi mensole sotto la gronda del tetto, cui corrispondono più in basso motivi a corona in forte rilievo. (AL)

 

Viale Piave 11/13, Casa Bossi, Arch. G. B. Bossi

Casa Bossi in stile liberty a milano

In questo edificio Giovan Battista Bossi si cimenta in reminiscenze medievaliste e orientaleggianti con un risultato cupo nei bugnati, severo nei tagli e negli oggetti, curioso nei dettagli degli architravi e dei mensoloni. La composizione della facciata, dall’accentuato sviluppo orizzontale, è stata abilmente risolta caricando con una fitta sequenza di balconi variamente aggettanti e diversamente dimensionati. Questa soluzione, unitamente all’uso del bugnato a piano terra, all’articolata partitura dei vuoti sempre sormontati da caratteristici architravi e al fitto susseguirsi di teste leonine sottogronda, si risolve in uno spiccato effetto chiaroscurale che conferisce alla facciata un apsetto di particolare, pesante severità. Il cemento è usato con particolare abilità sia nei contorni e negli architravi delle finestre, sia negli elaborati motivi decorativi. (AL)

 

Via Pisacane 12, 1903, Arch. A. Campanini

Si snoda elegantemente riproponendo in tono pacato la linea nervosa di Horta e Guimard, che qui accarezza appena le finestre e si aggraffa ai balconi. Caratteristico della facciata è il dilatarsi della finestratura centrale in corrispondenza del portone d’ingresso, a formare una larga fascia tripartita secondo schemi diversi e un gusto prossimo ai modelli art nouveau. (AL)

Via Pisacane 16, 1902, Arch. A. Fermini

La decorazione fitomorfa si carica di un gusto churrigueresco nei pesanti calchi in cemento che inquadrano le finestre e delimitano i balconi e nei ferri battuti delle ringhiere che riprendono motivi arabeggianti. (AL)

 

Via Pisacane 18/20, Casa Cambiaghi, 1902, Arch. A. Fermini

Gli stessi arabeschi stilizzati troviamo in questa casa, dove le reminiscenze moresche più palesi nei motivi stellari ricorrenti nella decorazione e nelle archeggiature delle finestre, ora ribassate, ora curiosamente forgiate. Anche i balconcini stranamente sagomati che si alternano al penultimo piano e i pavoni che sovrastano in stretta successione le aperture del primo piano si inseriscono in questa particolare maniera liberty. Dai disegni risulta in particolare come nella composta facciata di questo stabile gli elementi decorativi di maggior pregio siano costituiti anzitutto dal prezioso e vario profilo delle balaustre dei balconi, con compositi motivi floreali stilizzati, da originali contorni di finestre che variano da piano a piano con elementi vegetali e animali ricchi di fantasia compositiva. La strano geometrico contorno dentellato delle finestre del secondo piano è sottolineato da un divertente seguito di rami e di foglie. (AL).

 

Via Pisacane 22, Casa Cambiaghi, 1903-04, Arch. U. Stacchini

Lo schema dell’architetto è riconoscibile dalla centratura delle balconate su cui si aprono finestre tripartite che si raccordano ai piani superiori con la parte mediana. L’effetto coloristico è ottenuto mediante una differente campitura: intonaco al centro, cotto ai lati. La decorazione floreale, che nei ferri battuti si avvale della maestria di Mazzucotelli, si rivela coerente anche nei disegni dei cementi che adornano le finestre. (AL)

 

Via Pisacane 24, 1903, Arch. U. Menni

Via Pisacane 24, 1903, Arch. U. Menni

La rigida composizione si basa su un efficace modulo della distanziatura dei vuoti.. Il motivo centrale delle tre finestre raggruppate è questa volta applicato evidenziando particolarmente l’aggetto di un solo balcone che, abilmente inserito, si staglia nel riquadro in cotto che caratterizza cromaticamente la facciata. (AL)

 

Via Modena 2

L’edificio si ricollega alla serie di via Pisacane; ne è anzi l’inizio, pur presentando un più ampio fronte su via Modena. Si articola mediante partiture che alternano in riuscito effetto cromatico campiture in pietra e in cotto. Misurata la decorazione in piattabande, buoni i ferri battuti che ne impreziosiscono l’insieme. (AL)

 

Via Menotti 16/19, Case Scagliotti e Croci, 1904, Arch. L. Croci

Via Menotti 16_19, Case Scagliotti e Croci, 1904, Arch. L. Croci

Le case, che si ripetono con identico schema, rappresentano un esempio di architettura popolare frequentemente ritrovabile nella zona Venezia. In realtà si tratta di manifestazioni ibride in cui elementi floreali si mescolano a elementi classicheggianti. (AL)

 

Via Menotti 1, Casa Bessani e Maroni, 1904

Il coloratissimo motivo floreale che si insinua negli architravi e tra le finestre è l’unico vivace accenno liberty in uno schema compositivo molto modesto. (AL)

 

Via Menotti 4, Casa Scagliotti, Croci e Regazzoni, 1912, Arch. G. Vanini

Caratteristico della facciata è il coronamento ad archeggiature scandite da teste di fauno. Anche qui il motivo delle lesene ripartisce la facciata. da paraste, (AL)

 

Via Castelmorrone 8, Casa Noel Winderling, 1907

L’edificio, seppur modesto, rivela una certa nobiltà compositiva nel rispetto dei moduli e spaziature e nella ricerca attenta sia di una trama di allineamenti sia di una originalità di disegno degli elementi costitutivi. Da notare a questo proposito l’aggraziata forma ricurva delle esili ringhiere al terzo piano. (AL)

 

Via Modena 20

Taglio geometrico sapiente aperture con decori non banali. Interessante balconata al sottotetto. Mostra un colore vivace (quasi arancio) con alternanza grigia (nella zoccolatura al piano terra e al primo piano). (ML)

 

Via Castelmorrone 19, Casa Frisia, 1908

Facciata modesta imperniata sullo stretto allineamento in verticale dei tagli finestrati; tale ritmo è reso esasperato dall’introduzione di paraste. Scarna la decorazione. (AL)

 

Via Modena 27

I mensoloni massicci del sottotetto corrono ininterrotti. L’angolatura è ancora risolta con la più fitta decorazione, anche se geometrica e scarna. Il colore rosa antico è identico a quello della casa di via Modena 35. (ML)

 

Via Modena 28, Casa Maggioni, 1909

Nobile facciata, ricca di dettagli originali e di preziosismi decorativi, che si imposta su uno schema centrale severo negli allineamenti dei tagli, fiancheggiato da due fasce terminali dove il disegno diventa più estroso. Qui la sequenza di larghe aperture si sbizzarrisce nella ricerca di tipologie diverse, riquadrate da inserti di piastrelle a motivi floreali e da ferri battuti graziosamente forgiati, fino a culminare nelle capricciose aperture dell’ultimo piano. Queste ultime si inseriscono abilmente nella cimasa dell’edificio in cui fanno spicco le campiture dorate delle ceramiche, sottolineate dal fregio floreale in cemento. Ancora in cemento si modellano i pesanti mensoloni che sovrastano le finestre dell’ultimo piano a sorreggere l’aggetto della gronda. (AL)

 

Via Modena 30, Casa Croci, 1909, Arch. L. Croci

L’edificio ricalca lo schema delle case all’angolo con via Ciro Menotti e delle case all’angolo con le vie Uberti e dei Mille, sempre dell’architetto Croci. Questo edificio risulta qualitativamente superiore per una maggiore cura dei dettagli. (AL)

 

Via Modena 21/23, Casa Sinigallia, 1910

Due palazzi che si allacciano attraverso l’interruzione centrale, con piccolo giardino. Caratteristica alta zoccolatura con motivo rigato e spaziature differenti. (ML)

 

Viale dei Mille 68

L’edificio appare forse alterato nelle pitture a medaglione dell’ultimo piano. Presenta comunque uno schema tipico dell’architettura del quartiere che si imposta su una banale concezione di facciata: essa acquista interesse con la caratterizzazione della fascia corrispondente all’ultimo piano. Qui infatti assume importanza la gronda, sottolineata da una serie di aquile in cemento abilmente inserite fra fregi e timpani; i balconi ricurvi in cemento si fanno ricercati nel disegno, mentre le pitture contribuiscono a porre in particolare evidenza la ricca composizione. (AL)

 

Viale dei Mille 27

L’edificio, evidentemente sopralzato, presenta nella parte inferiore una caratteristica partitura secessionista dalle ben ritmate cadenze compositive che si ricollegano nei due sensi, orizzontale e verticale, sempre secondo moduli e spaziature esattamente calibrati in un risultato egregiamente riuscito. Si noti come alla campata centrale, variamente articolata su uno schema orizzontale, suggerito dalle tre finestre allineate secondo pacati ritmi spaziali, faccia riscontro ai lati, la serrata successione in verticale delle finestre tripartite che, nella fusione dei tre tagli in uno,, suggerisce un più nervoso ritmo ascensionale. E’ ancora importante notare come elementi spuri, quali i timpani, non turbino il raggiunto equilibrio, quasi matematico, dei valori compositivi e spaziali; e come i dettagli decorativi poco o nulla aggiungano alla lettura di questo edificio che manifesta la sua adesione al movimento secessionista per la concezione compositiva. (AL)

 

Via Pisacane 53/55/57

Gli edifici sono in realtà un solo grande caseggiato dall’impianto severo, secessionista nel tagli ascensionale delle finestrature, nella decorazione contenuta e nel coronamento del frontone. (AL)

Via Frisi 2 – Palazzina Liberty, 1910, Arch. Tettamanzi e Mainetti

Era uno dei primi locali per cinematografo di Milano, realizzato dagli Architetti Tettamanzi e Mainetti in perfetto stile liberty nel 1910. Ne rimangono la facciata e le pareti laterali. La sala del cinema è stata purtroppo trasformata in autosilo mentre l’atrio ospita la Biblioteca Rionale Venezia.  Il progetto orginale contiene dei bei disegni della facciata d’angolo, di quella su via Melzo, che non è poi stata decorata secondo i disegni, di quella su via Frisi, della sezione interna e della pianta.

Via Malpighi 12, Casa Guazzoni, 1906, Arch. G.B. Bossi

Fu costruita nel 1906 in stile liberty su progetto di Giovan Battista Bossi, come Casa Galimberti. Ulteriori informazioni e foto sono su wikipedia nella voce Casa Guazzoni. I ferri battuti sono probabilmente del Mazzuccotelli. “A differenza della casa Galimberti, qui l’effetto cromatico, che è più esatto chiamare chiaroscurale, è ottenuto tramite l’impiego di materiali diversi: cemento e ferro costituiscono al tempo stesso struttura e decorazione. Anche in questo caso i balconi e le aperture delle finestre si vanno alleggerendo verso l’alto, così come il rivestimento decorativo, più marcato al piano terreno e primo, si va semplificando verso i piani alti: il fitto intreccio di putti e ghirlande, scolpiti in cemento sui contorni delle finestre e sulle balaustre dei balconi del primo piano, si snellisce nelle trame vibranti e incisive dei ferri battuti sovrastanti. La composizione architettonica e decorativa risulta felicissima ed estremamente proporzionata nei suoi elementi.” (da Architettura Liberty a Milano, Salvadè-Frizzi Brianza, Mazzotta 1984)Tra il secondo ed il terzo piano vi era una fascia dipinta, andata perduta per l’effetto delle intemperie. Il passo carraio contiene un pregevole cancello di ferro battuto e degli affreschi con putti e fiori appena ritrovati, probabilmente dell’acquarellista Paolo Sala. Nell’ingresso davanti alla portineria sono appena stati ritrovati dei dipinti di un lago con piante acquatiche. Il corpo scale è esagonale, con ringhiera in ferro battuto e gradini di marmo a sbalzo. E’ stato appena restaurato lo zoccolo marmorizzato e le decorazioni floreali sul soffitto e sui lati. Le decorazioni riprendono il disegno del ferro battuto e seguono l’andamento delle porte di ingresso agli appartamenti. Dopo il restauro effettuato dalla ditta RA le scale sono diventate uno dei migliori esempi del liberty milanese.

Via Malpighi 3, Casa Galimberti, 1905, Arch. G.B. Bossi

Forse il più bell’esempio di liberty – qui, abbastanza inconsuetamente, in versione festosa e disinvolta – in quello che si è guadagnato il soprannome a Milano di ‘quartiere del liberty’. Fu costruito tra il 1902 e il 1905 su progetto di Giovan Battista Bossi. Fu costruita dai capomastri Giuseppe Gerolamo e Luigi Felice Galimberti della ditta Fratelli Galimberti che aveva lavorato a Palazzo Castiglioni. Caratterizzanti sono soprattutto le grandi superfici di facciata ricoperte di figure in ceramica e le ringhiere di ferro battuto. Alterata rispetto alla realizzazione originaria la gronda. Ospita attualmente, al piano terreno il Panino Giusto.Per l’uso massiccio e abile della ceramica, per la buona conservazione dell’insieme, per l’eleganza e raffinatezza delle decorazioni, merita di essere considerata non solo uno dei ‘gioielli’ della zona, ma anche in assoluto una delle migliori architetture liberty di tutta Milano.L’architetto Nicoletta Giudici ha progettato il restauro dell’ androne e scale, con il recupero delle decorazioni pittoriche originarie, con l’intervento dello Studio Delphi e della cooperativa Opus di Arona.

 

A cura di: Michele Sacerdoti

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