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Itinerario Liberty “Grandi ville” a Luino

Itinerario Liberty “Grandi ville” a Luino

Il territorio comunale di Luino presenta notevoli esempi di residenze per villeggiatura, interessanti per qualità architettoniche e decorative, per parchi e per storia di villeggianti che ne hanno animato la vita sino alla Prima Guerra Mondiale. Affermato centro turistico e capoluogo amministrativo e commerciale del circondario, Luino, infatti, ha attirato già dalla metà dell’800 insediamenti di ville attorniate da grandi parchi sul colle sovrastante l’abitato (ville Menotti).

Dopo l’inaugurazione della ferrovia (1882), si è assistito ad una vera e propria ondata edilizia risolta sovente nelle forme del villino borghese come tipologia di completamento non solo per le aree panoramiche più ambite ancora disponibili, ma, soprattutto, per i settori urbani, centrali e verso le frazioni, ricavati grazie a un impianto viario sovradimensionato rispetto alle reali esigenze, principalmente dettato dalla necessità di relazionare nodi produttivi, turistici e commerciali posti a grande distanza tra loro (stazione, frazioni industriali, centro antico, lungolago).

Sperimentazioni eclettiche di pregio (villa Crivelli; terza villa Hussy, oggi albergo Camin Luino) hanno preceduto una stagione liberty di valore, frutto d’una visione progressiva delle sorti cittadine legata ad una classe imprenditoriale e dirigente incline ad accogliere le più avanzate sperimentazioni linguistiche dello stile liberty: è il caso di villa Carissimi nella frazione di Colmegna.

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1 Uno dei giardini più ricercati del Lago Maggiore
Villa Huber-Cicogna-Porta
(oggi albergo)
località Colmegna

Passeggiate a filo d’acqua; panorami estesi sul Lago Maggiore in ogni direzione un porto privato e una grande darsena; piante esotiche, alcune delle quali importate dalla Cina; sentieri tagliati nella roccia; sculture alla ‘Gaudì’, una grande fontana e una cascata privata. Il parco della villa che si estende lungo le rive del lago nella frazione di Colmegna rappresenta uno dei giardini più ricercati della sponda lombarda del Lago Maggiore.
La storia è complessa. La prima menzione risale ad una guida del 1857: «Colmegna […] qui il sig. […] Casnedi ha recentemente costrutto, e […] aperto al pubblico una deliziosa villetta ad uso di albergo». In realtà il luogo fu ridotto a villeggiatura in precedenza e le menzioni vanno corrette. La creazione della villa si deve all’industriale Luigi Huber, che edificò la casa padronale nel 1841-43 «sopra l’area di un bosco misto» e la cinse di giardino «con piante esotiche» nel 1844, convertendo allo scopo un’altra area a «bosco misto». La villa corrispondeva all’attuale caseggiato nella pianta a L aperta verso sud, secondo quanto è riscontrabile nella cartografica storica: il settore padronale era affiancato da un corpo minore prolungato in direzione di Luino destinato a rustico e in parte ceduto ad altri proprietari.
La villa di Luigi Huber, industriale di origine svizzera con setificio a Germignaga, ereditato dal padre Francesco, era estesa quasi quanto il parco attuale: al giardino vero e proprio s’affiancavano uno «zappatoio», un «ronco» e boschi («ceduo forte» e «bosco da taglio»). Il giardino misurava oltre 3 pertiche; l’intero possedimento: 4 pertiche e mezza. La villa era già nota col nome di ‘Inglesina’. Tale denominazione sembrò un presagio. Huber, infatti, morì nel 1862; eredi furono Francesco, Giulietta, Enrichetta e Matilde, nati dal matrimonio con Adele de Cofframe; amministratore per i minorenni era Achille Longhi «di Germignaga», noto archeologo che in altre coincidenze si presentò come intermediario per l’acquisizione dei terreni con villa a Germignaga. Nel 1868 la proprietà passò a Giuseppina Guzzi, nata Porta. Subentrò sir Henry Lloyd Wynne, originario del Galles, capitano della regia guardia inglese, a tal punto affezionato al lago da essere seppellito a Colmegna. Morto nel 1874, i suoi eredi cedettero la tenuta a Giuseppe Cicogna nel 1878-79.
Il conte Giuseppe Cicogna, nel 1895, ottenne dal demanio il diritto d’occupazione per un tratto di litorale (al di sotto della carrozzabile per Maccagno in costruzione verso l’attuale darsena) «per allargare il suo giardino, che è ricco di rare piante conifere, di fiori, diligentemente coltivate dal bravo giardiniere Mauri Filippo. Nel detto giardino vi sono ampii viali, e terrazze, dai quali si gode uno splendido panorama. Una grande darsena, vi è per la custodia e riparo delle gondole», come ricorda la cronaca dell’epoca. Nel 1898 entrò in funzione un acquedotto privato per «l’innaffiamento perenne». A questo tempo risale la bella serra che reca la data 1896 e, pare dalla descrizione, anche una prima cascata d’acqua. Nel settore nord, il versante che piega in vista di Maccagno, è presente una torre aperta da arcate al lago già rilevata nel catasto del 1861, ma rialzata e ridotta ad uso del giardino durante la proprietà Cicogna. Si tratta d’un corpo contenente in origine una scala per collegare il ricovero delle carrozze, a livello della strada soprastante, al lago.
A questo disegno si aggiunse quello impresso dal successivo proprietario, Enrico Porta; morto il conte Cicogna nel 1906 (per altri 1908) la villa fu intestata alla figlia Leopolda, sposa del marchese modenese Camillo Montecuccoli e, nel 1912, a Porta (1874-1928). Questi era ingegnere nel campo della produzione dell’energia idroelettrica con imprese per lo sfruttamento in tal senso delle acque nelle valli bresciane. Botanico e paesaggista dilettante esercitò le proprie doti nel singolare disegno del giardino sul Verbano. Qui mise a dimore alcune piante di pregio acquistate in Cina tramite la figura di un padre missionario milanese; affiancò alle cospicue opere architettoniche che componevano il giardino dopo la riforma Cicogna una serie di manufatti chiaramente ispirati all’estro del celebre architetto catalano Antoni Gaudí, di cui paiono citazione la nuova fontana – dove il tradizionale tema delle grottesche assume curiose forme di stalattiti, piramidi, vasche cementizie in successione verticale (escamotage per la costruzione di un ‘rock garden’) – e la statuaria d’arredo (tra cui un Arione di Metimna salvato dal delfino). Il Porta rimodellò buona parte del versante verso Maccagno complicando l’intrico di vialetti scavati nella roccia, riutilizzata come parete di ingenui ‘rock garden’. Un grande cartiglio rivolto al lago presenta ancora la scritta Villa Porta composta a mosaico. Oltre la torre, è certo la trovata più ingegnosa: un ridotto belvedere, con sedile per due persone e balaustra in cemento, è sovrastato da uno scivolo d’acqua che scende dal monte (oggi non in uso); l’artificio permetteva agli ospiti di trovarsi sotto una cascata d’acqua e riecheggiava le meraviglie idrauliche dei giardini seicenteschi.
Il risultato delle manipolazioni è un impianto estremamente scenografico, ben calibrato tra radure a prato vicino alla villa, bordate da siepi, vasi e statuaria di fine ’800, ombrose zone con esemplari d’alto fusto e percorsi a specchio sull’acqua con piazzole di sosta ombreggiate da berceau in continua vista lago. I sempreverdi sono consueti (una grande rovere a monte del gazebo sulla punta rappresenta un innesto di botanica spontanea nell’impianto esotico), ma essenze mediterranee sono sparse a infrangere il verde cupo: allori, ligustri (a lato della terrazza a prato), agavi e acanto (a cingere la vasca). D’impatto le magnolie protese sopra il percorso a lago come una galleria vegetale con rami fino all’acqua.

2 Un’esemplare villa liberty
Villa Carissimi
località Colmegna

La villa fu iniziata nel 1907 per l’ingegnere Emilio Carissimi, forse originario di Agra. Con buona probabilità, l’architetto fu Vincenzo Morandi, nativo di Cadero (in Val Veddasca) e molto attivo nella trasformazione di Luino e zona nei primi decenni del Novecento. La posizione della villa, in forte pendio sopra l’abitato di Colmegna, non permise l’innesto della torretta, mentre l’intero fronte della villa poteva usufruire di una aperta vista sul lago. Il dislivello è superato elevando la villa sopra un basamento con poderose arcate a sorreggere un ampia terrazza. Il blocco compatto è spezzato dal rientro delle ali laterali e, soprattutto, dal rilievo conferito alla parte centrale, in aggetto rispetto al filo di facciata e elevata sopra il tetto con un abbaino.
L’apparato decorativo è di estrema qualità: il basamento è fasciato da un motivo a bande, ciascuna rastremata verso l’interno, così da creare un profilo a sega; le arcate terrene presentano una testa di leone con le fauci spalancate come chiave di volta degli archi depressi; le balaustre dei balconi hanno specchiautre arcuate al centro per ospitare i ferri piegati in linee curve punteggiate di rosette in ferro; le lesene lisce agli angoli delle fronti sono coronate da capitelli con visi femminili da cui scaturiscono mensole di ferro e legno poste a sostegno della gronda. Ne consegue un ritmo ascendente che aveva la sua conclusione oltre il tetto in acroteri decorati di ferro, aereo dettaglio oggi rimosso. Al centro della facciata campeggia una finestra tripartita di forma vagamente ellittica, circondata da una cornice lobata alla base e coronata da una testa muliebre. L’interno è ancora parzialmente conservato e ora oggetto di un attento restauro da parte dei proprietari: per gran parte lo spazio è occupato da un monumentale scalone di pianta quasi quadrata, attorno a cui gli ambienti si dispongono a L.
Lo scalone, con elegante balaustra e lampioncino di invito in ferro, è illuminato da una finestra circolare al primo piano, da una trifora al secondo e da un bifora al terzo: la successione di queste aperture si coglie sul retro del fabbricato. La volta del soffitto è decorata da un affresco al cui centro è una figura femminile distesa in un paesaggio appena accennato; lungo le pareti la boiserie dipinta simula i decori a foglie presenti sulle facciate, nei riquadri del sottogronda.

3 Tra i più antichi giardini del Lago Maggiore
Parco ‘Fonteviva’ (ex villa Crivelli)
Luino, lungolago della Vittoria

Grande parco romantico posto a nord dell’abitato di Luino, ricco di essenze botaniche pregiate per rarità e dimensioni monumentali. Con una superficie di circa 6/7 ettari, è uno dei più estesi giardini del Lago Maggiore ed è uno dei più antichi. Frutto di due fasi cronologicamente determinate, l’una a fine Settecento, l’altra a metà Ottocento, si propone come chiaro esempio del mutato gusto nella progettazione del verde in area lombarda tra cultura neoclassica e romanticismo.
Fase 1. Il primo impianto risale al 1773-1789. La famiglia milanese dei Crivelli, titolari del feudo di Luino, incaricarono l’architetto Felice Soave, architetto neoclassico, a capo della Fabbrica del Duomo di Milano, della sistemazione del vasto possedimento, dove era intenzione dei conti costruire non una villa, ma una serie di passeggi nel verde a complemento del palazzo che, nel cuore del paese, poteva contare su un giardino piuttosto ristretto (questo palazzo è oggi la sede del Municipio di Luino e di un istituto bancario). Il disegno prevedeva un lungo ‘corridoio’ centrale fiancheggiato da un colonnato voltato con fitto intreccio di rampicanti. Il passeggio iniziava dopo un ponte a cinque arcate necessario per superare un torrente che scorre nel mezzo della proprietà; al termine, verso nord, era posto un tempietto a colonne ioniche binate; a metà, invece, un più grandioso tempio circolare aperto fungeva da snodo (anche per le carrozze) con altro viale colonnato, perpendicolare al precedente. Questo scendeva da un belvedere sulla collina e arrivava al lago. Il piano fu eseguito parzialmente: furono costruiti ponte e tempietto (che ancora sopravvivono). L’ambizioso progetto è noto grazie all’Elogio che Francesco Soave, fratello dell’architetto e noto più di questi per essere stato il padre spirituale di Alessandro Manzoni, dedicò alle imprese edilizie dei Crivelli in Luino. Francesco Soave, spesso ospite dei conti Crivelli, cantava in versi la bellezza del parco: «[…] Scorre lungo il colle/superbo indi vedrai portico immenso/dove la volta – da frondose viti/che s’intrecciano agli archi, ombrata e adorna – /reggon di bianco marmo alti pilastri».
Fase 2. Rimasto incompiuto, il parco fu risistemato ‘all’inglese’ nel 1856: autore del nuovo piano fu il marchese Trotti, fondatore della Società Orticola Milanese, e, in parte, anche lo stesso conte Alberto Crivelli che un poco si dilettava di botanica. Nel 1932 una comitiva di soci della Società Orticola Milanese visitò l’opera dell’illustre fondatore: «il giardino è all’antica, il vero tipo del giardino lombardo dell’Ottocento, denso abbondante, pieno d’ombre deve la mano del giardiniere non geometrizza, ma invece amplia, arrotonda, imbarocchisce con sapiente misura. I fiori qui si espandono vittoriosi, colorano a loro voglia, accendono il verde, lo sposano in letizia, creano cascate, ciuffi, ghirlande, mutano colore preparando ogni ora riflessi nuovi, vivono trionfalmente e muoiono esausti di gioia. Questo giardino è veramente un trionfo di bellezza naturale».
Fase 3. Solo nel 1889, all’interno del giardino, fu costruita una villa, dove era custodita una tela di Francesco Hayez: ritratto della principessa Belgiojoso, zia dell’ultima proprietaria della villa, la contessa Antonietta Crivelli Serbelloni. La villa sfoggiava decori (oramai in cemento) propri dell’epoca in un curioso miscuglio di stile tudor-neogotico con torretta ottagonale belvedere, sul modello di larghissima diffusione grazie all’esempio, di alcuni decenni precedente, del Castello di Miramare a Trieste e poi di numerose ville in Brianza dove l’architettura d’area milanese scioglieva i vincoli imposti dallo ‘stile’ in una più libera impaginazione secondo il ‘gusto’ e la moda. Tra i casi di maggior attinenza si citano: villa Litta Modigliani a Vedano al Lambro (arch. L. Chierichetti), villa Lattuada, Vismara (arch. A. Tagliarferri, 1885), le scuderie di villa Ponti a Varese, villa Branca a Baveno (Verbania, 1879). La villa fu demolita e sostituita da un moderno caseggiato al cui interno si conservano parti architettoniche della residenza dei conti, quadri e cimeli diversi. Rimane intatto il giardino, ricco di essenze botaniche, tra cui rododendri e camelie, che incorniciano ricercati scorci panoramici sul lago.
Nel 2006, il parco di villa ‘Fonteviva’ ha raggiunto il 41° posto nella classifica nazionale de I Luoghi del Cuore, popolare e sentito censimento che ogni anno il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) promuove tra i cittadini italiani per sensibilizzare l’opinione pubblica e le amministrazioni locali alla tutela del proprio patrimonio storico, artistico e paesaggistico.

4 Ricca «di sculti marmi e di pitture alla pompeiana, di artisti valenti»
Villa Menotti
(sede di istituti scolastici)
Luino, via Lugano

Villa Menotti, posta sul colle dominante Luino, in posizione panoramica sul Lago Maggiore, racchiude, entro il perimetro del parco, due residenze oggi distinte e dedicate a sede di istituti scolastici superiori: un liceo e un istituto tecnico. Entrambe sono frutto di una trasformazione generale e unitaria del sito operata da Carlo Menotti: la dimora principale, quale è oggi, intorno al 1891, un ‘villino’ associato alla precedente entro il luglio 1888.
La villa principale fu la prima ad essere costruita, nel 1851, dalla famiglia Bellegotti, di origini locali. I lavori consistevano nella trasformazione di un casale già esistente. In unità, fu dato avvio alla prima trasformazione della vastissima area di pertinenza, in parte a destinazione agricola (alcuni gelsi furono impiantati dal 1847 al ’50), in parte già a giardino. In seguito (nel 1876) la proprietà passò nelle mani di Carlo Menotti che, nel 1891, intraprese lavori di abbellimento a seguito dei quali la villa padronale assunse le attuali fattezze. La costruzione, a tre piani fuori terra sopra un basamento trattato in forma di terrazza, presenta una pianta a C con portico terreno e due piani loggiati tra due ali contratte, aperti al paesaggio. Ben conservati anche gli interni, con salone al piano nobile ampio oltre 60 metri quadri (oggi sede della presidenza), che s’avvale di arredi (tavolo, armadi, grande camino in legno) per buona parte introdotti dal Menotti. Attende riscoperta l’apparato decorativo, affrescato dal pittore Raffaele Casnedi di Colmegna (all’epoca professore all’accademia di Brera di Milano e autore dei cartoni per due lunette che ancora si ammirano nell’ottagono centrale alla galleria Vittorio Emanuele II in Milano).
Carlo Menotti (Viconago, Va, 1846 – Roma, 1904) fu personaggio di primo piano nella vita politica italiana. Impresario edile e onorevole parlamentare, ricavò immense fortune dalle operazioni di speculazioni edilizie legate all’ingrandimento di Roma capitale, nei decenni postunitari. La sua dimora romana, nel centro del quartiere dei “Prati” (cuore del piano di ampliamento di Roma), fu edificata con lusso e fasto. Vi si conservava anche una ricchissima raccolta di opere d’arte che oggi sono confluite nelle collezioni pubbliche romane. Sul soffitto della camera matrimoniale della dimora romana è ancora presenta una raffigurazione ad affresco della villa e del parco che possedeva a Luino.
Nel 1888 volle costruire, a valle della principale villa, una seconda dimora (oggi sede del Liceo Scientifico). Questo ‘villino’ Menotti fu impostato secondo una pianta quadrata, con angoli finemente smussati, occupata per buona parte da un aereo scalone ad andamento circolare. Interessanti le facciate, scompartite da lesene ioniche in ordine gigante, accompagnate da fregi decorativi, e gli interni, decorati con gusto tra rinascimento e pompeiano, secondo stilemi tardo-eclettici consueti, ma non scontati. Piace pensare ad un progettista romano: Menotti, infatti, s’avvalse dell’ing. Luigi Loppio per l’attraversamento della conduttura d’acqua potabile sotto via ‘S. Zeno’ a servizio della nuova costruzione. Il grande possedimento, di proprietà pubblica dagli anni Cinquanta del ’900, fu parzialmente smembrato a fini speculativi. Sede d’istituti superiori d’istruzione, le due ville sono state sostanzialmente salvaguardate, anche se ampliate con corpi di fabbrica che hanno compromesso l’impostazione paesaggistica della tenuta. Ricco di statue e elementi decorativi (tra cui un busto di Leopardi dello scultore milanese Odoardo Tabacchi, ora conservato presso la fondazione Marazza Borgomanero, statuaria in cotto e altri elementi d’ispirazione classica) il parco attende una corretta riqualificazione (anche botanica) in grado di bilanciare gli incauti interventi degli ultimi decenni per riproporre una balconata panoramica sul lago fruibile pubblicamente, nell’ambito di una sostanziale revisione dei valori ambientali della collina di Luino.

5 Interni di fine Ottocento, anticamera del Liberty
Villa Flora
(seconda villa Hussy)
Luino, via Creva/via Volta (loc. Ronchetto)

La villa, nota anche come villa Flora (da nome campeggiava sul frontone centrale ora rimosso), rappresenta la seconda residenza che la famiglia di industriali svizzeri Hussy, stabilitasi a Luino dal 1870 ca., fece costruire in posizione a metà strada tra gli stabilimenti dagli stessi impiantati nella frazione di Creva e il centro cittadino. La prima residenza, poco a monte della villa in oggetto, sarebbe stata edificata già intorno al 1870; rinnovata nel 1908 in stile liberty dall’architetto Giuseppe Petrolo (l’architetto del Kursaal-Verbania), fu in anni recenti sede della caserma dei Carabinieri ed ora trasformata in appartamenti privati.
Villa Flora, invece, sarebbe stata costruita intorno al 1880-85, come denunciano gli aggiornamenti catastali e i caratteri morfologici e tipologici. Ignoto è il nome del progettista, che va forse ricercato nei professionisti svizzeri a cui, inizialmente, gli Hussy si erano rivolti per costruire in Luino le loro fabbriche e le loro prime residenze: ancora nel 1909 l’architetto A. Bringolf di Lucerna fu chiamato per dar forma alla portineria della villa. La massiccia cancellata di ferro, intervallata da pilastri in cemento e mossa dal “giro delle carrozze” nei pressi della medesima portineria, invece, fu disegnata, intorno al 1910, dall’architetto Petrolo.
Concepito in blocco isolato, con massiccia volumetria mossa da rientri e dallo slancio delle verande di ferro sulle facciate principali, il fabbricato presenta un sistema costruttivo tradizionale, con muri d’ambito e di spina in muratura; probabile il ricordo al ferro (oltre che per le logge di cui si è detto) per le solette dei locali di maggiore dimensione; di ottima fattura è lo scalone interno con gradini a sbalzo in granito rosa di Baveno.
Ben conservati sono gli ambienti interni che recano ancora evidente l’articolazione funzionale originaria, tra sale di rappresentanza (significativamente collocate sul ‘fronte lago’ e opportunamente accoppiate, al piano terreno e al primo piano, rispettivamente, ad una loggia e ad una grande balconata), studioli (biblioteca al piano terreno; studio al primo piano nobile), camere private e locali di servizio (cucine). Buona parte dei locali mantiene i pavimenti di legno con moderati giochi di incastri, boiserie e qualche ornato in rilievo di stucco: alcuni di questi elementi furono ripresi in un restauro effettuato intorno al 1930. Il visitatore, nel grande vestibolo d’ingresso, è accolto dagli stemmi della famiglia e della confederazione elvetica. Il grande e inalterato scalone è ornato di vetrate con vetri istoriati.
Tra gli arredi, spiccano due grandi stufe in maiolica databili al primo decennio del Novecento e collocate negli ambienti di rappresentanza di cui si è detto: di produzione svizzera, o austriaca, documentano il notevole influsso culturale della famiglia, in grado di veicolare a Luino i più avanzati modelli di elaborazione estetica di matrice centro europea i cui esiti si rintracceranno, di lì a pochi anni, nelle più valide pagine dell’architettura liberty locale (il Kursaal di Luino, poi Palazzo Verbania; vedi itinerario: Palazzo Verbania).
Il parco, forse originariamente esteso a comprendere le due unità abitative (la prima villa, a monte, e villa Flora), offre ancora l’imponente alberatura d’alto fusto coeva all’impianto, tracce della serra e altri minori edifici (gazebo, etc.).
La villa, sede di alcune associazioni locali, è proprietà comunale ed è visitabile.

6 Un’esemplare dimora di fine Ottocento, tra Svizzera e Italia
Villa Hussy
(oggi albergo)
Luino, lungolago Viale Dante

Si tratta della terza villa che gli Hussy, famiglia industriale stabilitasi a Luino dal cantone svizzero di Argovia da metà ‘800, costruirono in Luino nel 1898. Prime, infatti, furono costruite le ville di Creva in località Ronchetto: villa Flora (oggi comunale), il cui nome campeggiava sul frontone centrale ora rimosso e altra villa (poi caserma dei Carabinieri, ora trasformata in abitazione), rinnovata nel 1908 in stile liberty dall’architetto Petrolo. Entrambe risultano negli aggiornamenti catastali a partire dal 1870 ca. Solo a metà del ’900 gli Hussy subentrarono ai Battaglia in un’altra villa, collocata in piazza Risorgimento (costruita da Alessandro Barozzi nel 1876 ca.; è oggi sede della biblioteca vivica).
La villa sul lungolago (oggi albergo) fu progettata da uno studio di architettura straniero, forse svizzero: lo testimoniano le tavole di progetto con didascalie in tedesco. Gli Hussy, nonostante il loro definitivo stabilirsi in Italia, mantennero stretti infatti legami con i luoghi d’origine: ancora nel 1909 chiamarono l’architetto A. Bringolf di Lucerna per disegnare la portineria di villa Flora; la stessa villa conserva ancora camini-stufe liberty in maiolica di considerevole interesse per il chiaro gusto viennese; per gli stabilimenti di Creva (ora IMF) si utilizzarono elementi in ghisa forniti da ditta di Zurigo (forse la ditta Locher, della famiglia imparentata cogli Hussy tramite il matrimonio tra una delle figlie con Giovanni Hussy, figlio di Teofilo, nel 1895). I disegni della villa a lago sono conservati oggi nelle carte dell’architetto Giuseppe Petrolo: questi, ancora giovane nel 1898, aveva forse seguito il cantiere; lo stesso, nel 1908, fu chiamato dalla famiglia a riprogettare la villa in loc. Ronchetto. Tramite la famiglia svizzera modelli architettonici di ampio respiro influenzarono l’opera dell’arch. Petrolo; ne riuscì il ‘viennese’ padiglione del Kursaal (poi Palazzo Verbania; vedi itinerario: Palazzo Verbania). Nell’archivio comunale si conserva la pratica edilizia della villa a lago, documentata con scarna planimetria e sommario prospetto: l’aveva presentata l’impresa f.lli Pozzi che edificò nel 1901 anche le scuderie. Queste sono oggi situate lungo via Verdi (n. 7-9) separate dalla villa in seguito a recenti lottizzazioni.
La villa riuscì singolare, con sovraccarico di elementi decorativi e torretta a loggiato. La tipologia con torretta (per la prima volta introdotta a Luino) e i decori di facciata, chiaramente ispirati a motivi rinascimentali, denunciano una rilettura dell’architettura della villa italiana condotta con un gusto proprio della cultura d’Oltralpe.
Gli interni sono stati accuratamente conservati e recuperati dai proprietari. Vi si ammira, nella successione di sale coperte a volte al piano terreno, un grande camino decorato recante la data di costruzione della villa e vari apparati decorativi affrescati, alcuni intessuti di glorie famigliari. Ai piani superiori, alcune camere sono ornate di ridondanti soffitti lignei, secondo il gusto dell’epoca.

Per chi vuole sapere di più
Federico Crimi, Ville della sponda orientale del lago Maggiore: note per un catalogo, «Loci Travaliae» (Biblioteca di Porto Valtravaglia, Va), n. XVI, a. 2007.
Villa Huber-Cicogna-Porta. Colmegna
Camin Hotel Colmegna, La nostra storia. Due secoli di ospitalità: storia di una villa, dei suoi proprietari e del suo parco, stampato in proprio, 2013
Villa Menotti
Carlo Menotti e la sua dimora. Un esempio per Roma capitale, Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani), Roma 1988.
E. Rossi, Carlo Menotti imprenditore fra Roma e Verbano, «Verbanus» (Verbania), n. XXXII, a. 2011, pp. 199-228.

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