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Itinerario “Novecento tra Liberty e Déco” a Riccione

Itinerario “Novecento tra Liberty e Déco” a Riccione

Riccione

  • Autore: andrea speziali
  • Date Posted: set 26, 2018
  • Categoria:
  • Address: Riccione, via diaz 1

Questa seconda guida da percorre in bicicletta per “Le ville di Riccione” intende presentare ai visitatori alcuni esempi dell’architettura balneare e dell’ambiente urbano della città tra fine Ottocento e inizi Novecento.
 I luoghi proposti indicano ancor più che una tipologia di edifici, uno stile di vita e di vacanza caratteristico della cittadina balneare al suo nascere. Stile di cui sono testimonianza le ville con i loro giardini. I luoghi della vita sociale di allora, gli alberghi che ne hanno accompagnato le vicende sono accessibili prevalentemente d’estate.
L’itinerario proposto rispetto al precedente include anche zone quali l’Abissinia e l’Alba. La guida si articola con schede descrittive corredate di fotografie; gli edifici, che a volte hanno un proprio nome, sono spesso indicati con il numero civico così da rendere ancor più semplice individuarli.

IL PERCOSO – Usciti dalla stazione ferroviaria di Riccione con le spalle lato mare possiamo ammirare una delle residenze più famose della città, l’Hotel Stazione caratterizzato da mattoncini rossi ad angolo con viale Diaz.

HOTEL STAZIONE

hotel_stazione_riccione_villalibertySingolare costruzione in mattoni rossi e decori in pietra grigia che rammentano l’ecclettismo dello stile Coppedè. Cornicioni classicheggianti decorati a rosoni fanno da profilo a lesene con capitelli ionico-corinzi e con protomi sugli spigoli; aperture circolari con ricci e mascheroni di origine manieristica si combinano ai sottosquadri delle finei con elementi che ricordano bruciaprofumi settecenteschi. L’edificio si data, sui documenti, tra il 1925 e il 1929. Dalle testimonianze dei Pullè, la villa era di uno dei figli del Dott. Pullè, tra i cinque villini realizzati intorno la villa di famiglia.

Proseguendo su viale Diaz a pochi metri dell’Hotel Stazione sulla destra, immersa nel verde vi è la villa Pullè, appartenente a una famiglia che più volte legò il proprio nome a quello della storia locale. Nell’area della villa vi è una villetta intonacata di rosso mattone che per lunghi anni fu conosciuta come la “villa dei serpenti” perché abbandonata e avvolta dall’edera.

 

VILLA PULLE

L’edificio fu eretto in una data che si pone dopo il 1894 (quando non risulta nella rilevazione dell’Istituto Geografico Militare) e il 1912, anno il cui si trova segnato nella pianta di Riccione. Classicheggiante e modernamente Liberty in alcuni particolari (ad esempi(ad esempio i balconcini del piano superiore), si segnala per una certa seducente aria crepuscolare. Nel giardino s’innalza una macchia di querce. Il Dott. Pullè amava viaggiare, all’epoca il giardino ospitava variate specie di piante, alcune anche esotiche.

Ritornando all’Hotel Stazione proseguiamo su via delle Magnolie. Entriamo nel parco di villa Lodi Fè.

VILLA LODI FE

villa-lodi-fe-riccione-levilledirccione-novecento-architetturaNon si conosce la data di costruzione della villa. Da un estratto del catasto gregoriano, infatti, aggiornato al 1901 ancora non risultava. Da una prima analisi strutturale risulta un ampliamento riconducibile agli anni ’20, prima che Riccione diventasse Comune, scindendosi da Rimini. Secondo un rapporto del Ministero per i beni culturali e ambientali, questo edificio rappresenta un ”esempio di notevole interesse storico artistico di villa per le vacanze e relativo parco risalenti all’inizio del XIX sec. La villa assume le forme caratteristiche dello chalet nel parco, caratterizzato dalle finestre archivoltate, dalla pendenza delle falde di copertura, dal motivo decorativo a riquadri dell’intonaco esterno”.
Il villino presenta una struttura a ”chalet” che lo accomuna con altri dello stesso periodo: troviamo questa tipologia di villino (così come il villino con torretta) lungo tutta la costa adriatica; a Riccione è uno dei primi. Le parti dell’edificio sono caratterizzate da una simmetria speculare; le decorazioni esterne presentano motivi geometrici anch’essi disposti in modo simmetrico, purtroppo in parte eliminati dal restauro.
Una strada fiancheggiata da due filari di alberi, conduceva alla scalinata d’ingresso.
Fu costruito da Decio Monti di Bologna, per passare successivamente ai Lodi-Fè tramite il matrimonio di una discendente.
Attualmente è sede del Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi e dell’Associazione Riccione Teatro. La villa è situata in via delle Magnolie, vicino alla stazione.

 

Dal giardino della villa Lodi Fe è possibile vedere una parte esterna del villino Brenzini. Il villino venne costruito dal banchiere Aristide Santi di Bologna; oggi è proprietà privata, tranne parte del parco che appartiene al Comune (per esproprio) dagli anni Ottanta. Gli ingressi principali si aprono su viale delle Magnolie, ai nn. 1 e 4. L’area è divisa in quattro parti, a destra la più moderna già di proprietà Arpesella; segue una villa sulla cui sommità spicca un fregio maiolicato di ispirazione Dèco a motivi ottagonali profilati di rosso; accanto, a sinistra, è la giallina villa Monti; ultimo, dinanzi alla stazione ferroviaria, il giardino già di proprietà Pullè. Queste le piante principali con due varietà di sottobosco: alloro, biancospino, bambù, cedro, chamaerops (o palma di S. Pietro), diospiro kaki, eriobotrya japonica (o nespolo del giappone), frassino, ippocastano, ligustro, magnolia, phillyrea, pinus pinea, pinus sylvestris, sophora, sottobosco di edera, sottobosco di ciclamini e di iris, tasso tiglio.

Uscendo dal giardino, proseguiamo da viale delle Magnolie verso Rimini imboccando viale Ceccarini alta fino a raggiungere l’incrocio con viale Vittorio Emanuele II. Al civico 9 troviamo villa Zanni.

VILLA ZANNI

villa zanni riccione liberty itinerario

L’edificio incuriosisce per la perfetta somiglianza con l’ex ‘’Hotel Stazione’’ sito all’inizio di Viale Diaz, singolare edificio in mattoni rossi e decori in pietra grigia che rammentano l’ecclettismo dello stile Coppedè.
Secondo i progetti, l’edificio fu costruito tra il 1925 e il 1929. Dalle testimonianze della famiglia Pullè, questo è uno dei cinque villini realizzati intorno alla villa di famiglia. Nella facciata principale i cornicioni classicheggianti sono decorati a rosoni e fanno da profilo a lesene con capitelli ionico-corinzi e protomi sugli spigoli. Nella facciata retrostante vi sono aperture circolari con ricci e mascheroni che richiamano elementi della cultura manierista, combinati con moduli dell’eclettismo architettonico in voga tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. A firmare il fabbricato è stato l’Architetto Giorgetti. Al momento dell’autore non si conoscono né il nome di battesimo né informazioni sulla sua attività professionale. Si presuppone che anche il Villino Zanni, eretto nel 1923 come attestano i documenti conservati dalla Fam. Matteoni, sia stato progettato dall’architetto Giorgetti. Il fabbricato non è però firmato né sulle planimetrie né sul’architettura stessa, come invece avvenuto per l’Hotel stazione, che riporta inciso su pietra il nome dell’architetto. La villa per lungo tempo fu abbandonata, di conseguenza il corrimano in legno della scala fu rifatto perché l’originale era andato in malora, le balaustre e le decorazioni cementizie esterne furono restaurate per effetto di cedimenti e corrosione. Dall’analisi approfondita dei decori che seguono il perimetro della villa, agli angoli troviamo uno scudo araldico, forse anche affrescato all’epoca, come “impronta” della famiglia Zanni. Questa è una delle poche differenze che ci sono tra il villino Zanni e l’Hotel Stazione, che al posto degli scudi negli angoli del cornicione ha dei leoni. Rimangono di uguale stampo i “brucia fiori” posti sotto le finestre.

Ritornando su viale Ceccarini quasi di fronte al civico n°143 spicca una villa dalle cromie bianco e azzurro. Attrae il leggero motivo di marca Liberty con stella alpina inserito alla sommità delle porte e delle finestre. La tipologia e il decoro ripropongono quelli degli chalets montanari. Il villino è datato attorno gli anni ’30. Più avanti al civico n°182 un villino Liberty caratterizzato da un cancello in ferro battuto dal motivo floreale. Sempre sulla via vi sono diverse ville di inizio Novecento che meritano particolare attenzione per la loro dimensione imponente o la struttura tipica dei villini di inizio secolo. Tra esse villa Serafini parallela a villa Graziosi entrambe di proprietà di dottori storici.

VILLA SERAFINI

villino graziosi a riccioneE’ il 1923 quando il Dottor Sanzio Serafini (nato a San Marino nel 1876 e morto nel 1933 a Riccione), allora primario dell’ospedale Ceccarini, commissiona all’architetto Alberto Sironi un villino da erigersi presso il viale Viola, oggi Ceccarini.
Negli anni Settanta la villa venne ristrutturata e amplificata. Dai soffitti, alti più di cinque metri, venne ricavata la soffitta, e la dimora fu divisa in due appartamenti. L’architetto, trovandosi dinanzi a committenti intelligenti, ha rispettato le decorazioni caratteristiche dell’immobile senza stravolgerne l’architettura.
Villa Serafini fu una delle prime dimore che ebbe l’impianto di riscaldamento a carbone, installato dalla centenaria impresa Torri. Alberto Sironi all’epoca fu un architetto in voga.  Nacque nel 1882 a Milano e si spense a Bologna nel 1924. E’ presumibile che fu fratello dell’Architetto Paolo Sironi che acquistò a Riccione, prima della costruzione di Villa Serafini, la villa del barone Tella o villa Adria. Della dimora in stile Eclettico, con un’elegante torretta con pinnacolo, che la distingueva dalle usuali dimore riccionesi del tempo, rimane solo qualche immagine nelle cartoline dell’epoca,  perché fu distrutta dai Tedeschi durante la guerra per fare spazio alla costruzione di un bunker.
Nulla si sa dei tempi di realizzazione di villa Serafini, ma il prospetto della villa conservato dall’Ingegnere Antinori del Comune di Riccione la riconsegna alla nostra memoria nella sua originaria identità e ci attesta che comunque non ha subito sostanziali cambiamenti nel corso del tempo. Il villino conserva ancora l’originaria copertura in mattoncini nel piano superiore, che  contrasta con il color cemento della parte inferiore e di alcuni elementi ornamentali come le cornici delle finestre, le due scalinate e le colonne del portico del primo piano. Interessante è anche lo stemma decorativo in cemento posto sulla facciata dell’abitazione in cui ora è riconoscibile solo una fascia trasversale; purtroppo il tempo ha corroso ciò che vi era scolpito e affrescato. Invece è rimasto come allora il cancello principale con lavorata in ferro battuto la lettera ‘’s’’ della famiglia Serafini.
Seppure il Dott. Serafini fosse di origine sammarinese, dovette pagare un tributo alla guerra in corso: una parte della cancellata della sua villa durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata per fabbricare le armi, a differenza del villino Zanni in viale Vittorio Emanuele, la cui cancellata invece non potè essere confiscata, proprio perché la dimora apparteneva a un sammarinese. Purtroppo anche un carrarmato piombò nella villa dal cancello sul viale Viola, distruggendo la fontana nel giardino di cui rimane testimonianza da alcune cartoline. Durante la guerra villa Serafini fu occupata dai tedeschi e successivamente dal comando inglese.

VILLA GRAZIOSI

villino serafini a riccioneCè un giardino ben tenuto, una breve scala principale conduce a un portico d’ingresso. Interessanti i decori intrecciati sulle pareti, al di sopra delle arcate: piccole imprese di angiolini e tritoni con girali fitomorfe, decori chiari, appena un po’ stinti, su fondo rossiccio. Sono motivi assai diffusi che traggono origine dall’antico e vengono poi ripresi e usati in accademie o nelle arti applicate. Di essi si ritrovano ampie tracce anche nelle tradizionali decorazioni a ruggine romagnole adoperate nella stampa su tela (Santarcangelo, Gambettola, Meldola).
Il progetto della villa fu depositato in Comune nel 1932 e si deve al geometra Rodesindo Pozzi. Architetto di Misano Adriatico, si laureò all’Università di Bologna nelle Facoltà di Agraria (1920-21). Attualmente la villa manca degli stemmi lavorati in ferro della ricca famiglia Graziosi, posti nelle inferriate. Esternamente la villa conserva in discreto stato gli affreschi in stile Liberty con le iniziali del Dott. Graziosi. Del villino sono conservati i disegni originali presso il Comune di Riccione.

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Galleria Montparnasse in una cartolina d’epoca

Scendendo da viale Ceccarini alta fino al mare, prima del piazzale Roma al civico n°19 vi è la Galleria d’arte Montparnasse. Di proprietà della Fondazione Fontanesi Cicchetti Pantaloeni Onlus. Di questa architettura durante i restauri del 2006-2007, con la rimozione dell’intonaco della parete esterna si scoprì la pregiata decorazione sul muro in stile Liberty realizzata da quattro artisti torinesi. L’edificio fu sede sin dagli albori di un centro culturale per mostre d’arte. Nel 2014 la villa ospitò la mostra “Romagna Liberty” con una tela di G. Klimt come ospite d’onore per dar vita a un secondo ciclo di rassegne d’arte dopo la chiusura della libreria Mondadori al suo interno.

Proseguiamo fino al gazebo di viale Ceccarini all’incrocio con via Dante. Da qui sempre dritto fino al civico n°63 dove all’incrocio con via Ariosto incontriamo villa dell’Amarissimo eretta attorno al 1928.

VILLA AMARISSIMO

foto depoca villa amarissimo riccioneA distanza di tanti anni la villa fortunatamente non è stata soggetta alla demolizione per far spazio a un condominio o a un albergo, seppure destinato alla nobile causa della crescita del turismo riccionese; essa è ancora lì, con le stesse linee con cui la volle far erigere il suo primo proprietario, noto farmacista di quell’epoca: Arnaldo Passerini, nato nel 1891 a Finale Emilia in provincia di Modena e deceduto attorno agli anni ’50.
Arnaldo Passerini fu vicepodestà a Riccione, dove è ricordato non solo per essere stato il proprietario della farmacia dell’Amarissimo, ancora oggi  in piena attività in viale Ceccarini, e per aver controllato lo sfruttamento delle acque termali riccionesi, ma anche per il suo carattere di uomo mite e generoso, che non faceva mancare donazioni e aiuti alla popolazione.
L’originaria cancellata in ferro battuto con le iniziali del primo proprietario, Arnaldo Passerini, circonda ancora Villa Amarissimo sia sul lato che si affaccia sul viale Dante di Riccione che su quello del vialetto laterale. La villa in stile Art Decò conserva un discreto giardino che affaccia sul viale Dante, dove vi è l’ingresso principale. Il giardino è arricchito da qualche pianta e da un boschetto, al confine, per dare privacy all’interno.
Il villino non è riccamente decorato. I capitelli delle balaustre e delle colonne utilizzate nella decorazione del portico del piano rialzato e del terrazzo al primo piano riportano una decorazione floreale classica, dalle linee semplici ed essenziali: foglie corinzie nel capitello delle colonne degli archi e un fiore nelle piccole balaustre.
L’architetto ha utilizzato per l’esterno del piano terra un muro bugnato e per il primo piano un mattoncino. Da una cartolina d’epoca della villa pubblicata in “Romagna Liberty”, Maggioli 2012, troviamo la conferma che la villa si è sempre mantenuta come allora, a parte la sostituzione di qualche albero. Le finestre dal pianterreno sono ad arco, mentre quelle al primo piano a mattoncino. Purtroppo non è possibile accertare la variazione dei colori dell’edificio durante il tempo.

Proseguendo in zona Alba su viale D’Annunzio al civico n°50 vi è un singolare villino in stile Déco che merita attenzione. Linee geometriche e colori tenui che riflettono quella corrente artistica che a Riccione poco approdò. Questo villino è decorato tutto l’opposto dell’abitazione civile tra Corso Fratelli Cervi e Piazza G. Matteotti, caratterizzata da una facciata ad angolo curvilinea e un balcone in cemento con decorazioni Liberty, uniche nella città. Suggeriamo di visitare l’edificio a fine percorso.

Rimanendo su via D’Annunzio al civico n°30 vi è l’hotel Novecento, edificio del 1927.

HOTEL NOVECENTO

hotel novecento riccioneFu costruito sopra le ceneri della vecchia pensione Igea Praga, andata in rovina a causa del terremoto del 1916 che abbatté anche altri edifici, come l’hotel Des Bains di cui rimane l’immagine impressa in qualche cartolina. 
La vecchia pensione Igea Praga, situata vicino all’attuale Viale Dante, oggi è una villa privata.
Dopo il terremoto devastante che colpì Riccione, che ebbe epicentro più o meno nell’attuale borgo di San Lorenzo e che causò pesantissime conseguenze per gli abitanti in quanto abbastanza superficiale, i proprietari decisero di ricostruire la pensione più vicino al mare, sull’attuale Viale D’annunzio. Il nome dell’albergo rimase lo stesso Igea Praga ovvero, “Igea” in greco significa “al mare”, “Praga al Mare”: una dimora turistica per gli aristocratici di Praga che furono tra i primi turisti di Riccione. Nel 1927 quando è stato realizzato l’hotel, allora registrato tra i primi dodici di Riccione, si seguirono dei sistemi antisismici molto innovativi per l’epoca, come gli attuali proprietari hanno potuto appurare durante la ristrutturazione totale dell’hotel, iniziata nel 1996. Sono stati necessari due anni perché questo edificio storico tornasse a nuova vita, perché i proprietari hanno cercato di preserva possibile nella sua struttura. Immutate sono rimaste le forme delle aperture delle finestre, e le inferriate, forgiate a mano, sono quelle originarie del 1927, caso piuttosto raro se si considera che, nell’ultima fase della seconda guerra mondiale, con il passaggio del fronte i fori dei proiettili dei cecchini che occupavano la zona e le esplosioni hanno fatto molti danni. Altri particolari architettonici dell’hotel erano i balconcini realizzati dai cementisti come le due colonne all’ingresso del ristorante che, di forma particolare, i bravi artigiani dell’epoca avevano realizzato in funzione di calcoli architettonici particolari e che sono ancora quelle originali.
Se confrontiamo i moderni confort di cui oggi la struttura è dotata con il fatto che, quando fu costruito l’ex Igea Praga, aveva solo due bagni per tutti quanti gli ospiti, possiamo dire che il Novecento, con le sue tante vite, ricorda l’araba fenice, perché è stato costruito dopo un terremoto, ha avuto il suo primo sviluppo nel ventennio precedente la seconda guerra mondiale, poi nel corso di questa è stato utilizzato come prigione per i graduati arrestati e durante il passaggio del fronte ha fornito riparo dalle bombe a molti rifugiati. Una bomba è anche caduta sull’hotel, ha forato tre solai e poi è esplosa non danneggiando in modo irreparabile l’albergo. Ai proprietari è stato riferito che durante il passaggio del fronte qualcuno è anche nato negli interrati dell’hotel tra i proiettili dei cecchini. Nel tratto di mare proprio davanti all’edificio c’erano delle bombe, quando una di questa è stata fatta brillare ha creato un tale spostamento d’aria che ha divelto tutte le persiane dell’hotel. E questa è la sua terza vita.
L’etimologia del nome ”Igea Praga”se da un lato riconduce alla dea della salute, capace di proteggere l’uomo da ogni sorta di pericoli , dall’altra ricorda che questa dimora è stata costruita inizialmente per portare i nobili cecoslovacchi in vacanza sulla costa romagnola già prima della seconda guerra mondiale. La sua prima proprietaria fu una zia di Sykir Zideneck, una signora cecoslovacca di cui si racconta che durante la seconda guerra mondiale gestisse l’hotel armata di pistola, perché i tempi richiedevano un’ attenzione particolare.

Da viale D’Annunzio ritorniamo in zona Abissinia, viale Cesare Battisti dove all’incrocio con via Trento Trieste vi sono la pensione Florence, edificio Liberty caratterizzato da cementi e ferri battuti decorati e il Conte Rosso.

 

CONTE ROSSO

riccione_conte_rosso_liberty_villa_leviVillino Levi, oggi conosciuto come Conte Rosso. E’ situato sul lato monte di Viale Trento Trieste nell’angolo con Viale C. Battisti. Trae origine dalla villa Levi che era di proprietà di una famiglia fiorentina, ceduta poi alla famiglia Persichetti di Roma, e infine adibita a pensione.

Proseguiamo da via Trento Trieste all’incrocio con viale Francesco Baracca. Qui ad angolo con via Fiume vi è la villa dei Marmi al civico n°18. A pochi metri di distanza vi rimane intatto come al tempo di costruzione qualche villino d’epoca come il Merines e il De Angelis. Al civico n°16 di viale Baracca, un classico villino dei primi ‘900 caratterizzato dal glicine in fiore che cresce in parte sul balconcino del primo piano in ferro battuto.

 

VILLA DEI MARMI

La villa conosciuta anche come “villa Fontana” fu costruita nel 1903. L’edificio era completamente diverso da quello di oggi. Nell’estate del 1928 l’industriale milanese Giuseppe Mario Fontana, in vacanza a Riccione con la famiglia, acquistò la villa con il relativo vasto giardino. Il nuovo proprietario oltre a ristrutturare l’immobile l’abbellì con marmi di Carrara, statue di bronzo e di marmo. Morto il proprietario nel 1932, il figlio Eugenio Fontana la ristrutturò affidando l’incarico al noto architetto riccionese Massimo Della Rosa nell’anno 1994. Negli anni ’50 vennero pubblicate alcune cartoline che riproducevano i tre dipinti dell’artista Fausto Magni (Livorno, 1906 – 1985). Questi quadri, dipinti ad olio di grande fascino, vennero realizzati attorno agli anni ’30 e riproducevano la villa come allora. L’architettura era un soggetto molto caro al pittore come possiamo notare in altre sue opere. Oggi la villa è in ottimo stato di conservazione e, come in tempi più lontani, assieme al villino Emilia conserva ancora una posizione di spicco nel viale Baracca, dove sugli altri edifici svetta la sua elegante torretta. Di particolare pregio i bronzi che rappresentano le stagioni esposti nel giardino.

Proseguendo la passeggiata sul viale Baracca possiamo trovare edifici moderni e qualche villino Liberty nascosto nel verde. Oltrepassata via Trento Trieste, ad angolo sempre sulla sinistra, possiamo trovare una villa in fase di restauro: villa Faldella. La casa delle vacanze estive di questa famiglia era decorata con motivi floreali sulla fascia superiore delle pareti esterne, ora non più visibile, mentre si è conservato nel restauro il cornicione del tetto decorato con un motivo ondulato che richiama le onde del mare. Il piccolo balcone sopra la porta d’ingresso riporta nella ringhiera una decorazione Liberty in ferro battuto in stile con la casa. Una cartolina d’epoca documenta la presenza, sopra la porta d’ingresso, della scritta ‘’Faldella’’, pitturata a mano, con caratteri tipici dell’epoca, che purtroppo è stata ricoperta dalle mani d’intonaco successive. Il tetto “lievitato” della villa durante i restauri ha conferito alla villa una cubatura maggiore conferendo il fascino dei “villini ampliati negli anni del boom”. A confine vi è la villa Morara, dimora appartenuta al gerarca fascista Giovanni Morara, in stretto rapporto con Mussolini; l’edificio è stato da qualche anno ristrutturato con una scrupolosa attenzione nel mantenere certi particolari elementi decorativi, come le lampade in ferro,  e un’effigie in terracotta al lato del portone d’ingresso. Proseguendo fino in fondo al viale si possono trovare altri villini più moderni. Merita una menzione la villa “Del Bianco’’, situata verso la fine del viale, una dimora di due piani di ampie dimensioni risalente ai primi ‘900, caratterizzata da un rivestimento a bugnato che corre per tutto il pianterreno, da un grazioso balconcino collocato al centro del piano superiore, dai leziosi travetti in legno del tetto e dalla cancellata in ferro battuto ancora originale.

Ritornando su via T. Trieste si prosegue fino a via F. Bandiera al civico n°19 dove vi è la villa Fabbri.

VILLA DIEGO FABBRI

villa diego fabbri riccione via bandiera

Dimora estiva del drammaturgo italiano Diego Fabbri (Forlì 2 luglio 1911 – Riccione 14 agosto 1980). Riccione ormai da più di un secolo è meta di vacanza di tante famiglie e anche di personaggi famosi nel cinema, teatro, letteratura, scultura a architettura, come è un fatto certo che la zona Abissinia sia stata sempre la più amata dal villeggiante, oltre che per il mare, per la folta vegetazione e tanta quiete. Tra questi vi è stata anche la figura del commediografo Diego Fabbri, che acquistò un villino a Riccione dopo averci soggiornato, oggi residenza estiva degli eredi.
Si fa quasi fatica a notare il villino, perché immerso tra di pini e fiori, già entrando dal cancelletto si percorre un piccolo tunnel ricoperto di edera che conduce a un prato fiorito centrale rispetto ai due passaggi con ghiaino.
La villa, di 200 mq circa, dei primi del ‘900, fu costruita per il forestiero Marengo Attilio, che nel 1957 venderà a Diego Fabbri. La villa è rimasta architettonicamente come all’ora, il cancelletto e il cancello d’ingresso assieme alla recinzione sono originari dell’epoca. Gli accessi sono in ferro battuto con decorazioni anni ’20. Lo stesso motivo decorativo dei cancelli si ritrova nel villino ad angolo tra viale Cesare Battisti e viale Filzi, sulla sinistra, se attraversiamo il sottopasso della ferrovia.
Si presume che l’architetto per le finestre a sesto acuto, che ritroviamo solo nella facciata lato viale Bandiera, si sia ispirato a due ville: quella del custode della residenza del Conte Giacinto Martinelli Soleri (dove oggi vi è Grand Hotel di Riccione, in attuale fase di ristrutturazione) e la villa lungo l’ex viale Martinelli Ancilotti, oggi viale Gramsci, che ritroviamo spesso nelle cartoline panoramiche e dei villini all’Abissinia. Addirittura si potrebbe pensare che si sia trattato dello stesso architetto.
Villa Fabbri durante il passaggio del fronte, venne colpita da una bomba e qui si spiega perché ci sono finestre rettangolari sugli altri lati della casa.
Nel corso del tempo, durante una ristrutturazione negli anni ’65 circa, il villino venne rialzato al piano terra per questioni tecniche legate all’umidità, infatti troviamo delle bocchette nelle parti inferiori dei muri.
Il drammaturgo soggiornò in villa le estati, quando si trasferiva a Riccione dalla casa di Roma (Aventino, via Santa Prisca). Nella residenza estiva, più precisamente nel terrazzino del primo piano, concludeva le sue opere. Come possiamo trovare presso l’archivio “Diego Fabbri” a Forlì, ci sono diversi scritti che iniziavano con “Roma 19…” e si concludevano con “Riccione 19…”. Tra questi l’erede ricorda in particolare alcune opere teatrali  concluse in villa, come “La Bugiarda” del ’56 o la sceneggiatura di “Vita di Michelangelo” ecc… Nel 1978 e nel 1979 ha fatto parte della giuria del premio Riccione Teatro e nel 1947 ha vinto il primo premio come partecipante con l’opera “Inquisizione”. Attorno al rinomato premio si segnala anche il nome di Mario Mirko Vucetich con una testimonianza scritta sulla sua pubblicazione di poesie “Temeraria Viltà”. Lo stesso Vucetich attorno gli anni ’20 progetto villa Lampo (oggi demolita), ubicata ad angolo tra via C. Battisti e via Gorizia.

L’itinerario termina qui con l’invito a proseguire verso la spiaggia dove già dal lungomare si scorgono ville razionaliste di particolare interesse storico per gli anni del razionalismo.

(Copyright © Andrea Speziali – www.riccioneinvilla.it)

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